POSEIDONIA – photopost

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Passeggiare nei luoghi della storia ha sempre un fascino speciale.
Ma quale sia, veramente, questo fascino, in cosa consista precisamente, a cosa debba la sua presenza palpabile, ecco, questo, me lo domando, ma non so darmi una risposta pienamente soddisfacente.
Sfugge sempre qualche cosa.
E’ come chiedersi in cosa stia l’amore, quando guardi – e ti domandi – il bel volto amato e sul suo valore immenso, a cui non si sa mai dare una misura esatta.
E cosa sia la Bellezza, anche questo sfugge, non appena si presenti il punto.
Interrogativo, è ovvio.
Interrogativi che affliggono i poeti, che vorrebbero sapere tutto senza avere la boria dei filosofi.
Perchè, ai poeti, alfine basta l’impressione della dolce voce della Musa.
Consolante presenza numinosa.
Abitatrice degli antichi cardi e decumani.

Cantava Neruda per spiegare lo sfuggente senso dell’amore…

… Saprai che non t’amo e che t’amo..
… perché la vita è in due maniere,
la parola è un’ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.
Io t’amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l’infinito,
per non cessare d’amarti mai:
per questo non t’amo ancora.
T’amo e non t’amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.
Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t’amo quando non t’amo
e per questo t’amo quando t’amo…

E anche la Bellezza sfugge, con i suoi contorni frastagliati, allo sguardo attento dei poeti.
Bellezza del conoscere o del toccare, del desiderare o dell’ammirare… Shelley, Baudelaire, Gibran, Neruda, e chissà quanti altri son restati estasiati dinanzi al mistero inspiegabile di qualcosa che attrae e che non si può spiegare…
E quanti altri ancora avranno interrogato le Musa che, paziente, ha sempre offerto un riparo dalla tempestosa ansia di dare una risposta all’impossibile.

Passeggiando fra i sentieri, in mezzo alle colonne antiche, agli echi lontani che, da millenni, tendendo l’orecchio attentamente, non si sono del tutto spenti, là, in mezzo alla polvere del tempo, fra i fili d’erba vibranti d’armonie profonde e i rami d’alberi sintonizzati su frequenze d’onde lunghe, anche i petali dei fiori diventano immagini di storia eterna.

Una rosa, fiorì in quel punto del sentiero,
uno o due millenni fa, accanto al tempio della dea,
dove, oggi, uno o due turisti trafelati
battono il sandalo distratti. Lì vi fu un’aiola,
un tempo, innaffiata con amorevole attenzione,
furtivamente, occhi si posavano sui raggi della luna
che parlava la lingua delle Muse, nota alla Sibilla,
incomprensibile per i vani umani passeggeri…

CUMA - ANTRO DELLA SIBILLA (photo by Pierperrone)
CUMA – ANTRO DELLA SIBILLA (photo by Pierperrone)
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