HIROSHIMA August/06/1945

La memoria, da sempre, cammina sulle gambe degli uomini.

Per questo i sopravvissuti ad ogni tragedia sono qualcosa di di diverso da un uomo qualunque.

I loro ricordi non sono oggettivi cristalli del tempo.

La storia che raccontano non è frutto di faticosi studi e discernimeti.

Le loro immagini ingannano cineprese camere.

I loro volti non appartengono più a loro.

I loro occhi sono pozzi profondi.

Per loro, in loro, dentro di loro, è la tradedia che hanno vissuto che si agita e li muove.

La vita, strappandoli alle braccia prepotentemente protese della morte, li presi in ostaggio rendendoli schiavi della loro stessa sopravvivenza.

Loro non appartengono più a loro stessi.

Sono Testimoni per Noi.

Lo Sono per Sempre.

Poi ci sono i poeti, che plasmando la materia delle parole, creano creature che vivono la propria vita in mezzo a noi.

Non possiamo scartarle, neanche se lo volessimo, non possiamo evitarle, non posssiamoneanche ipocritamente far finta che quelle non esistano, se solo ci capita di incontrarne una per strada.

E le strade sulle quali camminano, quelle creature fatte del soffio della parola, sono le imprevedibili strade su cui cammina il pensiero dell’uomo.

E’ un’esperienza, un’incontro con una di quelle creature, che lascia il segno per sempre.

Come una scheggia di bomba.

E ci fa Testimoni, per sempre.

Ecco qui, allora, che questa pagina viene animata da alcune di quelle creature e si fa strada, luogo d’incontro, piazza, dove s’incontra la testimonianza che ci cambia.

E se pure siamo ben consapevoli che non siamo noi, certo, a determinare il corso della storia, ogni nostro cambiamento, pure, è certo, sarà quello a cambiare,almeno di un poco, di quel poco che noi siamo, il corso della storia.

Primo LEVI

NULLA RIMANE DELLA SCOLARA DI HIROSHIMA

Poichè l’angoscia di ciascuno è la nostra

ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna
che ti sei stretta convulsamente a tua madre
quasi volessi ripenetrare in lei
quando al meriggio il cielo si è fatto nero.

Invano, perché l’aria volta in veleno
é filtrata a cercarti per le finestre serrate
della tua casa tranquilla dalle robuste pareti
lieta già del tuo canto e del tuo timido riso.

Sono passati i secoli, la cenere si è pietrificata
a incarcerare per sempre codeste membra gentili.

Così tu rimani fra noi, contorto calco di gesso,
agonia senza fine, terribile testimonianza
di quanto importi agli dei l’orgoglioso nostro seme.

Ma nulla rimane fra noi della tua lontana sorella,
della fanciulla d’Olanda murata fra quattro mura
che pure scrisse la sua giovinezza senza domani:
la sua cenere muta é stata dispersa dal vento,
la sua breve vita rinchiusa in un quaderno sgualcito.

Nulla rimane della scolara di Hiroshima,
ombra confitta nel muro dalla luce di mille soli.

Vittima sacrificata sull’altare della paura.

Potenti della terra padroni di nuovi veleni,
tristi custodi segreti del tuono definitivo,
ci bastano d’assai le afflizioni donate dal cielo.

Prima di premere il dito, fermatevi e considerate.

Nazim HIKMET

 

LA BAMBINA DI HIROSHIMA

“Apritemi sono io…
busso alla porta di tutte le scale
ma nessuno mi vede
perché i bambini morti nessuno riesce a vederli.

Sono di Hiroshima e là sono morta
tanti anni fa. Tanti anni passeranno.

Ne avevo sette, allora:

anche adesso ne ho sette perché i bambini morti non
diventano grandi.

Avevo dei lucidi capelli, il fuoco li ha strinati,
avevo dei begli occhi limpidi, il fuoco li ha fatti di vetro.

Un pugno di cenere, quella sono io
poi il vento ha disperso anche la cenere.

Apritemi; vi prego non per me
perché a me non occorre né il pane né il riso:
non chiedo neanche lo zucchero, io:
a un bambino bruciato come una foglia secca non serve.

Per piacere mettete una firma,
per favore, uomini di tutta la terra
firmate, vi prego, perché il fuoco non bruci i bambini
e possano sempre mangiare lo zucchero.”

Pablo NERUDA

ODE ALL’ATOMO

Piccolissima
stella
sembravi
per sempre
sepolta,
e nel metallo, nascosto,
il tuo diabolico
fuoco.
Un giorno
bussarono
alla tua minuscola
porta:
era l’uomo.
Con una
scarica
ti liberarono,
vedesti il mondo,
uscisti
nel giorno,
percorresti
citta’,
il tuo gran fulgore arrivava
a illuminare le esistenze,
eri
un frutto terribile
d’elettrica bellezza,
venivi
a affrettare le fiamme
dell’estate,
e allora
giunse
armato
d’occhiali di tigre
e armatura,
con camicia quadrata,
con sulfurei baffi
e coda di porcospino,
giunse il guerriero
e ti sedusse:
dormi,
ti mormoro’,
avvolgiti tutto,
atomo, che sembri
un dio greco,
una primaverile
modista parigina,
adagiati
sulla mia unghia,
entra in questa cassettina,
e allora
il guerriero
ti mise nel suo gile’
come se fossi soltanto
una pillola
nordamericana,
e se ne ando’ per il mondo
e ti lascio’ cadere
a Hiroshima.
Ci svegliammo.
L’aurora
si era consumata.
Tutti gli uccelli
caddero calcinati.
Un odore
di feretro,
di gas delle tombe,
tuono’ per gli spazi.
Ascese orrenda
la forma del castigo
sovrumano,
fungo cruento, cupola,
gran fumata,
spada
dell’inferno.
Ascese bruciante l’aria
e si sparse la morte
a onde parallele,
e raggiunse
la madre addormentata
col suo bambino,
il pescatore del fiume
e i pesci,
la panetteria
e i pani,
l’ingeniere
e i suoi edifici,
tutto fu polvere
che mordeva,
aria assassina.
La citta’
sgretolo’ i suoi ultimi alveoli,
cadde, cadde d’un tratto,
demolita,
fradicia,
gli uomini
furono d’improvviso lebbrosi,
afferravano
la mano dei figli
e la piccola mano
rimaneva nella loro.
Cosi’, dal tuo nascondiglio,
dal segreto
manto di pietra
dove il fuoco dormiva,
ti trassero,
scintilla accecante,
luce rabbiosa
per distruggere le vite,
per infestqre lontane esistenze,
sotto il mare,
nell’ aria,
sulle spiagge,
nell’ ultimo
tgomito dei porti,
per cancellare
i semi,
per assassinare i germi,
per ostacolare la corolla,
ti destinarono, atomo,
a lasciare rase al suolo
le nazioni,
a tramutare l’amore in nera pustola,
a bruciare cuori ammonticchiati,
ad annebbiare il sangue.
Oh folle scintilla,
torna
nel tuo sudario,
sotterrati
nei tuoi strati minerali,
torna ad essere pietra cieca,
non dar retta ai banditi,
corrotti invece
alla vita, all’ agricoltura,
soppianta i motori,
stimola l’ energia,
feconda i pianeti.
Non hai piu’
segreti
cammina
in mezzo agli uomini
senza maschera
terribile
affrettando il passo
e propagando
i passi della frutta
separando
montagne,
raddrizzando fiumi,
e fecondando,
atomo,
straboccata
coppa
cosmica,
torna
alla pace del grappolo,
alla velocita’ della gioia,
torna al recinto
dalla natura,
mettiti al nostro servizio,
e anziche’ le ceneri
mortali
della tua maschera,
anziche’ gli inferni scatenati
della tua collera,
anziche’ la minaccia
del tuo terribile chiarore,dacci
la tua sussultante
indocilita’
per il bene dei cereali,
il tuo magnetismo sfrenato
per fondare la pace fra gli uomini,
e cosi’ non sara’ inferno
la tua luce abbacinante,
ma solo felicita’,
mattutina speranza,
contributo terrestre.

Ricordanza. 26 Aprile.

 
26 aprile 1986. Ucraino: Чорнобильська катастрофа, Čornobyl’s’ka katastrofa, in russo: Чернобыльская авария, Černobyl’skaja avarija

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Era tanto tanto tempo fa …

Cominciano così le storie …

e poi continuano …

Quando si tratta di favole, si sa, il lieto fine è assicurato, ma le favole, anche questo si sa, esistono solo nei libri e si raccontano, si, per far tremare con un pò di paura chi le ascolta, ma poi riempiono di felicità il cuore dei bambini di tutte le età …

Questa storia, invece, non è una favola.

Assomiglia invece ad un incubo,  ad uno di quegli orribili sogni ricorrenti, quelli che si vorrebbero scacciare e che, invece, feroci più delle belve feroci, ritornano sempre.

E, anzi, è certamente ben peggiore di un incubo, perchè questa storia è reale, vera, è accaduta sul serio … addirittura sta accadendo proprio adesso …

Ecco, come è cominciata questa storia.

… Cominciò ormai tanto tempo fa …

6 AGOSTO 1945 - HIROSHIMA

 

Erano tempi di guerra.

Tempi di gran confusione.

Tempi nei quali l’uomo si era smarrito e sulla terra circolava una belva feroce …

 … Ecco …

Questa storia continua …

Continua ancora oggi … come il peggiore degli incubi … continua ancora oggi …

 

11 Marzo 2011 - FUKUSHIMA

 

Ma io, questa storia, non voglio raccontarla.

La conosciamo tutti, si, nessuno può dire il contrario.

La conosciamo davvero tutti.

La conosciamo già.

E allora questa storia dobbiamo solo ricordarla …

… Ecco, allora, come  comincia …

 

 

Proprio come un incubo, nel peggiore dei mondi, abitato da scheletri, fantasmi, uomini  che hanno imparato a portarsi la morte dentro per tutta la vita … per tutto il tempo che gli è rimasto da vivere …

Che dire ?

Il 6 agosto 1945 il Bene si è tolto la maschera ed è apparso nelle sue reali sembianze.

La storia, la storia della vita sulla terra, la storia dell’umanità, se l’umanità è il frutto dell’evoluzione, l’approdo finale della vita primordiale …  ecco, la storia intera deve ricordare il giorno del 6 agosto 1945.

Proprio quel giorno, lo spettacolo della vita, quello che si rappresenta, ogni giorno, sulla terra, quel giorno quello spettacolo ha avuto la sua peggiore rappresentazione !

 … Ma non bastano le parole …

… Non mi bastano …

… Non ce ne sono abbastanza … per dire una cosa così.

Perciò chiedo aiuto a voi, Muse, Muse del Parnaso !

Chiedo aiuto a voi, sì,  perchè voi siete figlie di Mnemosyne, voi siete le figlie della Memoria universale, voi, che avete sangue divino, solo voi, possedete la forza per ricordare, solo voi potete dare forma alla memoria che deve parlare a tutti gli uomini, solo voi potete spiegare, spiegare il significato di questa storia, di questa tristissima storia, di questo incubo che duole e non vuole passare …

 

 

La vostra mano ha il dono degli dei, come la vostra voce, come il colore dei vostri occhi …

A chi avrei potuto chiedere aiuto, se non a voi, Muse che cantate la Storia ?

A chi, se non a voi, figlie e ancelle della divina Mnemosyne ?

Il dramma dell’uomo, la sua stupida arroganza, la sua corta memoria che gli fa commettere gli errori più orrendi … ecco, soltanto a voi è concesso raccontare tutto questo !

A me, a noi, resta solo una possibilità.

Ricordare !

La cadenza del passo di marcia, il passo con cui avanzava la storia in quegli anni di guerra, è diventata passo di dolore.

E’ una triste danza macabra …

E’ il passo che accompagna la vita, come l’ha saputa raccontare Bruno Bozzetto, con i suoi disegni meravigliosi,

Lui, con l’aiuto delle Muse divine, ha illustrato la storia dell’uomo, la storia … della storia … la storia che si conclude, alla fine, svelando la vera faccia dell’uomo, alla fine dei giorni, alla fine della storia !

Guardatelo tutto, il cartone, fino all’ultima immagine, e capirete, capirete perchè dico così.

Le Muse non mentono ed a me stanno raccontando la verità.

Affinchè io ricordi.

E anche voi ricordiate, insieme a me.

I timpani e i tamburi che esplodono alla fine della marcia propagano l’eco tonante che spinse le fiamme su nel cielo di Hiroshima, quel giorno …

E’ lo stesso fuoco  che continuò ad ardere per decenni nelle vene dei sopravvissuti, fino a quando, pietoso, scese, su molti di loro, il nero velo della Morte.

Ecco, gentili dee, ecco il destino dell’uomo : dimenticare !

Non ricordare più.

L’Oblìo.

Ecco la condanna.

Ecco cosa accadde a non mangiare dell’albero della Conoscenza.

A non bere alla Fonte della Vita.

Ecco.

Il Bene ed il Male, ora, si confondono, si fondono in un’unica bestia immonda !

 


 

Morte e distruzione.

Ecco, su questo scempio aleggia, ora, il rintocco delle campane.

Leggero, scivola sullo spettacolo di tanto dolore, lieve come una carezza …

Il rintocco delle campane unisce Roma a Delhi, a Mexico City, a Lahore e Lhasa … Hiroshima a Nagasaki e Chernobyl a Fukushima …

Tutti gli dei del mondo hanno caro il suono delle campane …

Deve essere fatta così la voce delle Muse … devono parlare questa lingua universale …

Ecco, quel suono così soave ed universale è come un balsamo sulle ferite che bruciano profonde, sulla pelle e nel nel cuore … ecco, si stende, questo velo di purezza che annoda i quattro angoli del Mondo …

Ed, ecco, ecco che arrivi anche tu, Sogno, sollievo della notte, dolce compagno che acquieti il sonno dim ogni cuore disperato … tu, che volgi al Bene l’incubo del Male !

Ecco,ecco che anche tu, tu, che volteggi sulle ali leggere dell’immaginazione, ecco, ecco, anche tu, sogno, mio sogno caro, anche tu ti unisci alla compagnia delle Muse, e, dolce Sogno, sogno dell’arte, sogno della vita … trasformi, come per miracolo … questa terribile storia … in un soffio leggero …