SOLO

Come angeli, le note, dal pianoforte, tutt’attorno, si spandono.
Leggere farfalle, falene, d’un attimo vibrano. Prima di spegnersi.
Soffia, il tiepido respiro. Vibra. Trilla. Cala, la brezza del tempo.
Le foglie, verdi, tenere, sorridono. Ed i petali, giocosi, profumano.
Gli angeli volano, compagni, soavi, d’una melodia. Piano, poi, vanno.
Ed io con essi vado. Il mio cuore, oh sogno, colmo. Si calma la marea.
Anche gli oceani s’acquetan, dell’ansia, ch’irrequieta orsempre l’agita.
Ed i fiumi, pure. Distesi e pigri. Al sole s’offrono. Al tiepido alito.
Niente resta, dell’attimo in cui ogni nota muore. Soltanto l’eco, in cor.
L’eco che risuona del silenzio infranto. E, dopo rotto, ‘l silenzio nuovo.
E la nota nuova. Nuova primavera d’un solo attimo. Nuova nota, nuova vita.
E, fra questa e quella, nuovi, ogni volta, impensabili, d’attimi, silenzi.
Attimi. E battiti. Palpiti. Note. Vibrano. E si spengono. Uno. Due. Solo…

 

IMPERATORE

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Beethoven e Mozart (immagine da qui)

Il concerto n. 5 di Ludwig Van Beethoven, Imperatore, mi piace davvero molto.
L’ho ascoltato migliaia di volte, lo conosco da tanti anni.
E’ un pezzo del mio percorso di vita, che si è svolto (anche) lungo i sentieri della musica.

La musica è come un vento che gonfia le vele, fa correre la galea della vita, a volte velocemente, a volte più lenta.
A volte, nelle pause, quando cade il vento, la deriva, dolce, oppure terribile, spinge ancora la chiglia avanti per un poco.
Se il vento della musica non riprende a gonfiare le vele, la pausa si trasforma in silenzio, la luce in buio, l’attesa in angoscia…
Ma non è il caso di questo concerto.

Il pianoforte e l’orchestra si inseguono e si incontrano.
Poi, si perdono, ma si cercano, in un continuo di armonie e di melodie.
La forza impetuosa, quella forza che rapisce, innalza, spinge, ordina, comanda, quella forza a cui non ci si può sottrarre, alla quale non si può disobbedire, a cui ci si deve soltanto lasciar andare, a tratti si addolcisce, come una carezza, un bagliore pallido di luna, un sogno dolce.
Questo concerto è un equilibrio perfetto fra il lato illuminato e quello oscuro della vita.

Ho messo a confronto le esecuzioni di alcuni grandi pianisti del presente e del passato.
Sono artisti differenti che narrano, con le stesse parole, la stessa storia musicale.
Ma quanto sono diverse le une dalle altre, quelle storie, quanto essi sono diversi l’uno dall’altro, come ognuno di noi, diverso, sempre, da ogni altro.
Mondi gemelli mai uguali l’uno all’altro.
Universi sconfinati, in cui quel vento soffia portandoci verso l’altrove, ovunque esso sia, nel quale non vi è nulla di noto, benchè esso sia perfettamente scritto e descritto, eseguito e diretto.
Così si comprende la profondità delle sfumature.
Il valore della ricchezza che è nella diversità.
Dove anche il più infinitesimo insignificante dettaglio è indispensabile.
Serve per spiegare cosa siamo.