PAROLE INCISE (per la GIORNATA DEL LIBRO 2015)

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Uruk, Possibly World’s First Metropolis – http://www.huffingtonpost.com

… Il messaggero aveva la “lingua pesante”, non era capace di ripeterlo (il messaggio)
poichè il messaggero aveva la “lingua pesante”, e non era capace di ripeterlo (il messaggio)

il Signore di Kullab (l’antica città di Uruk) impastò l’argilla e vi incise le parole come in una tavoletta;

– prima nessuno aveva mai inciso parole nell’argilla –

ora, quando il dio sole risplendette, ciò fu manifesto:

il signore di Kullab incise le parole come in una tavoletta, ed esse furono visibili…

(Testo tratto da “I SUMERI”, di Giovanni PETTINATO)

Queste, più o meno, sono le parole con cui è stata raccontata l’invenzione della scrittura dagli stessi inventori, l’antico popolo dei Sumeri. La scrittura erano “parole incise nell’argilla”. Il suono, il soffio, il respiro, il vento… il (la) ruah… Inciso come in una tavoletta. La forza del pensiero imprigionata nella materia per renderla visibile…

Il messaggero doveva portare il messaggio del potente Enmerkar, re di Kullab, l’antichissima Uruk, con il quale si intimava la resa al re della città di Aratta, oggi di collocazione incerta, ma certamente, secondo gli storici, situata sull’altipiano iranico, in Asia, nella porzione d’Oriente più vicina a noi. Uruk, Kullab, invece, si trovava in Mesopotamia, nella terra tra i fiumi Tigri ed Eufrate, dove sorse una delle civiltà più fulgide della storia dell’uomo, quella che diede la scrittura, la scuola, la storia all’umanità. Seppero incidere la parola nell’argilla e con questo mezzo seppero tramandare nel tempo le imprese umane, impedendo al racconto orale di scolorire fino a svanire con il tempo.

La parola proferita dal re di Uruk ed affidata al suo messaggero dalla “lingua pesante”, resa pesante dal fardello del lungo e difficile messaggio che doveva porgere al re di Aratta, era stata incisa nell’argilla. E, in quella forma resa eterna. Fu incisa nel fango argilloso cotto dal sole, dai sapienti scribi di Mesopotamia più di tre millenni prima dell’era cristiana. Oltre 5.000 anni fa! E, da allora, la voce di Enmerkar tuona possente ancora oggi.

…Enmerkar, il figlio del dio Utu, mi ha consegnato una tavoletta di argilla;
o signore di Aratta, esamina la tavoletta, apprendi il cuore della sua parola;

ordinami ciò che devo riferire riguardo al messaggio ricevuto.

Il signore di Aratta, dall’araldo,

prese la tavoletta lavorata artisticamente;

il signore di Aratta scrutò la tavoletta;

– la parola detta ha forma di chiodo, la sua scrittura trafigge -,

il signore di Aratta scruta la tavoletta lavorata artisticamente…

(Testo tratto da “I SUMERI”, di Giovanni PETTINATO)

Morale di questa storia:
Oggi, in quella terra baciata dal sole della conoscenza si sta diffondendo l’ombra della barbarie.
Ma ogni ombra è destinata ineluttabilmente a svanire quando la luce, alta, ricomincerà a brillare.
Così, la parola incisa nell’argilla resterà per sempre incisa nell’eternità.

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