POVERA ITALIA

Leggo le notizie che circolano in questi giorni e non ho la forza di commentare.
Che si può dire mai, di questa circostanza della storia italiana nella quale ci troviamo a vivere giorni di viva preoccupazione e sconcerto?
Situazione estremamente grave, ma non seria, parafrasando Flaiano.
Ma non bastano le parole, per descrivere ciò che sta accadendo.

Parole che sembrerebbero dettate da un momento in cui la gravità come quello che precede una guerra.
Oppure, dopo un attentato alle Istituzioni, o un colpo di Stato, o un’insurrezione armata.
E’ questo che evocano le parole “viva preoccupazione”.
Qualcosa di altamente drammatico, di rottura, di dramma.

Le cronache politiche sono già salite sul carro dei vincitori dell elezioni di più di due mesi fa.
Basta vincerle le elezioni, i giornalisti devono prendere il loro stipendio, non c’è spazio per le critiche, per le coscienze, nessuna attenzione per i rischi che può correre una fragile democrazia malata come quella italiana.
Del resto, se il bullo trumpismo atomico ha potuto trionfare negli USA, cosa mai potrebbe turbare il sonno degli ignavi, in Italia?

La democrazia, in fondo, ha trionfato.
Lì, negli USA.
E pure qui, in Italia.
Hanno, abbiamo, votato.
Liberamente.
Candidati e programmi, idee e prospettive.
Ora, quindi, cosa vogliamo?

Domani avremo un nuovo governo.
Hanno fatto grandi promesse.
Avremo la luna che si specchia nel pozzo.
La botte piena e la moglie ubriaca.
Tutto e il contrario di tutto.
Prendiamoci tutto e subito.
Questo slogan mi sembra di averlo sentito già qualche altra volta, in passato.
Non ha portato niente di buono.

Aspetto, ormai, che vengano promulgati i nomi e gli incarichi.
Un vago senso di nausea mi coglie soprattutto quando sento i TG vomitare le loro perverse attenzioni per questa ridda di folli che s’è impossessata, col beneficio del voto democratico e libero, delle coscienze d’un popolo imbelle e senza coraggio.
Avremo, dunque, giorni duri e un prezzo che sarà molto duro da pagare, senz’altro.
Come sempre, le illusioni dei popoli le pagano sempre i più deboli, che non hanno niente per potersi difendere.
Invece, i ricchi, loro trovano sempre il modo di fare affari sulla miseria.
Prepariamoci, dunque, alla lotta.

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