FRUITS

Photo by Pierperrone
Photo by Pierperrone

Esercita un’attrazione fisica, sensuale, un fascino conturbante, quasi erotica, essere catturati dall’intimità della natura.
Guardare i colori dei fiori, sentirne gli effluvi, umidi e dolci, densi ed eccitanti è piacere dei sensi, un piacere quasi fisico, una stimolazione che in primavera ha a che fare con l’esplosione ormonale della vita che si offre interamente nuda, nella sua splendente bellezza, ai baci luccicanti del sole ed alle carezze tiepide dell’aria.
I fiori esercitano questo potere usando i colori, i profumi, ed anche la carnosità morbida, soffice, lieve, leggera e setosa dei petali o il verde tenero e acerbo delle foglie…
Niente di male se al penetrante odore un pò aspro della linfa di alberi e piante ed all’inebriante malìa floreale non possono sfuggire creature innocenti e pure come le farfalle, le api, e le vespe, o le coccinelle, i maggiolini, le mosche, i grilli, i bombi ed ogni altro tipo e genere di calabrone volante o strisciante, chiamati, guarda un pò, insetti pronubi…
I frutti aggiungono anche un altro piacere all’amplesso naturale, più diretto e irresistibile, il piacere orale, la soddisfazione primordiale ed irresistibile del primo bisogno di ogni creatura.
Le sensazioni della dolcezza, dell’appagamento sazio, della pienezza dei sensi vengono dalla prima nutrizione, dal suggere ebbro, dall’abbandono estasiato…
Godimento totale di sapore, odore e colore sono, credo, il primo piacere pieno e completo a cui si abbandona ogni nuovo essere che viene nutrito e lo sfinimento dei sensi che ne segue è l’anticipazione dell’estasi amorosa dei sensi adulti.
Ma, nella creatura che si sazia del seno materno, vi è qualcosa di più che nell’amante sfinito: l’innocente certezza che nessun tradimento potrà mai porre termine al piacere ed al ripetersi del piacere.
I frutti richiamano questo primordiale impeto della natura, quasi fossero l’ambrosia concessa all’uomo!

Beh, consiglio sempre di impostare il video sulla massima qualità di definizione dell’immagine ed a tutto schermo e… buona visione e ascolto.

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PHRAESIA [Canto di un fiore. Canto della Bellezza]

Quando me la ritrovo davanti non so trattenere il brivido che mi suscita.
E’ una questione di sensibilità.
La pelle s’elettrizza, prende odore e vive!
Un palpito batte forte e sussulta, tutto, il cuore .
Si riflette l’eco di quel colpo e corre sui fili delle vene, come una corrente che accende e brucia, arde, fulmina…
Nelle tempie pulsa il lampo, in un attimo, e tutto s’illumina, intensamente.
E l’onda che viene dal profondo, rullando e bussando, colpisce, impetuosa, potente.

La vibrazione dura quel tanto che basta a tendere tutto il corpo.
Come il soffio di vento che, nel sole limpido di marzo e tiepido, scuote il fiore, in piedi, un poco emozionato sul suo sottile stelo.
Me la ritrovo davanti agli occhi e non so trattenere il brivido che mi provoca.
Ogni volta e ogni volta.
E ogni volta, sì, è lo stesso.
Sbatto le palpebre e mi stupisco, sempre.
Sempre come la prima volta.
E più la vedo e più mi stupisco e trasecolo e inghiotto saliva che in gola si strozza.
E’ sempre, l’emozione, sempre la prima.
La stessa.
Sempre.

Io sono il figlio di un dio, se la natura, ogni volta, mi grazia di questo dono.
O sono io la casa del dio.
O, forse, il mio cuore è la casa, per lui.
Qualcosa di sovrannaturale avviene, ogni volta, in una briciola di di tempo così fragrante, e intensa.
L’umano che son io si schiude.
La infinita intensità della vita si squilibra, espansa a fiotti nel mio cuore, e mi sconvolge.
Turbina in un vortice e si turba, ma non esita.
E infine, con un boato, esplode, l’emozione.

Qualcosa accade alla mia materia.
In un breve istante, il grilletto scatta e parte il colpo.
Il corpo resta ferito e sangue fiotta dalle labbra appena aperte.
Caldo, pulsa e sgorga e lo sento, denso, scendermi il rosso miele sulle dita.
E, goccia, a goccia, piovere e nutrire terra, a sazietà.
La memoria prende forma e si fa materia il tempo mentre il cuore musica una carica impazzita.
Torma di cavalli imbizzarriti scalpita e di lontano sopraggiunge il rombo.
E apro le mie porte, m’arrendo.
Felicemente offro il petto e cedo il mio stendardo.
E’ il piacere acuto della sconfitta repentina.
Il piacere che la chimica non sa spiegare ancora.

Non occorron più parole per dir di questi studi.
Ogni corpo sente l’intenso brivido salire.
Il corpo è muto, si sa, quando vuol godere dei suoi reconditi segreti.
La pelle contagia la pelle che la sfiora e v’è, da questa, un sùbito contagio.
Nè è più possibile, oramai, arginar la dilagante epidemia.
Nè, prescriver alcuna quarantena.
E’ la malattia, nel corpo, che rapida s’avanza.
Un’invasione, un’infezione, un flusso d’influenza.
Ardenti febbri che rovinosamente dappertutto avvampano le membra.