MAJOR TOM, GOOD WALK TO THE STARS

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ZIGGY STARDUST MOTION PICTURE, the movie: clik on the image, or here
STRANEZZA SPAZIALE 1
(Bowie)

Torre di Controllo a Maggiore Tom,
Torre di Controllo a Maggiore Tom,
Prendi le tue pillole di proteine e mettiti il casco.

Torre di Controllo a Maggiore Tom
comincia il conto alla rovescia,
accendi i motori,
controlla l’accensione
e che Dio ti assista.

(parlato)
Dieci, nove, otto, sette, sei, cinque,
quattro, tre, due, uno, Partenza

Questa è la Torre di Controllo
a Maggiore Tom,
Ce l’hai proprio fatta
E i giornali vogliono sapere che marca di camicia porti
E’ arrivato il momento di lasciare la capsula se te la senti.

Qui è Maggiore Tom a Torre di Controllo,
Sto uscendo dalla porta
E sto galleggiando nello spazio
in modo strano
E le stelle sembrano molto diverse oggi.

Perché
Sto seduto in un barattolo di latta,
Lontano sopra il mondo,
Il pianeta Terra è blu
E non c’è niente che io possa fare.

Malgrado sia lontano
più di centomila miglia,
Mi sento molto tranquillo,
E penso che la mia astronave sappia dove andare
Dite a mia moglie che la amo tanto,
lei lo sa

Torre di Controllo a Maggiore Tom
Il tuo circuito si è spento,
c’è qualcosa che non va
Mi senti, Maggiore Tom?
Mi senti, Maggiore Tom?
Mi senti, Maggiore Tom?
Mi senti……

Sono qui che galleggio
attorno al mio barattolo di latta,
Lontano sopra la Luna,
Il pianeta Terra è blu
E non c’è niente che io possa fare

Mi piace immaginare che adesso mi possa rispondere:
“Sono qui che galleggio
attorno al mio barattolo di latta,
lontano sopra la Luna,
il pianeta Terra è blu
e non c’è niente che io non possa fare”.

Quali parole migliori?

Ciao, Major.
Anche tu sei partito.

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MURI DI BERLINO e…

Photo by Pierperrone
Photo by Pierperrone

Nel giorno in cui si celebra con tanto calore il trentennale della caduta del muro di Berlino, dobbiamo augurarci che tutti i muri possano cadere perchè non esistono muri giusti e muri sbagliati.

Questi sono i muri che io conosco, se qualcuno ne conosce qualcun altro, prego, allunghi la lista.
Per ognuno lo stesso augurio: possa cadere presto!

LETTERA ALL’INDIETRO DEL TEMPO

Photo by Pierperrone
Photo by Pierperrone

Ciao, Neil.
O devo chiamarti Tom, come il nostro amico David si è permesso di fare?
Scusami l’ardire, la confidenza.
So che sei molto indaffarato.
Le operazioni da compiere sono molte.
E la tua attenzione non può essere distratta da me.
Il rischio è grande, incalcolabile, forse, tremendo.
Da te dipende qualcosa di così grande che non io so neppure dargli un nome.
Ed ecco, è proprio questo, la mancanza della parola a darmi cuore di chiamarti, l’ardire di distoglierti dai tuoi compiti di uomo della storia.

O forse, davvero, è solo la diffidenza.
Si, il sospetto, il malfidato timore che siamo stati infinocchiati tutti.
Sono in molti, qui, sulla terra, a pensarlo.
Pochi, si, pochi hanno il coraggio di dirlo.
E soprattutto all’inizio, era solo qualcuno.
Inguaribili sciocchi, denigratori, seminatori di balle spaziali.
Ma col tempo sono aumentati.
Hanno girato film e registrato interviste.
I saggi dei presunti intellettuali del caso hanno la pretesa di aver dimostrato la falsità.
La bugia della tua impresa.
Il complotto contro il nostro grande sogno.
Si, potrebbe essere anche solo la diffidenza a darmi la forza di chiamarti, lassù.

Ma, in fondo, forse, mi fa parlare soltanto l’invidia.
Tu.
Solo tu.
Tu, il Primo.
Il primo Passo.
Tu e non io.
Io, quando, tu hai posato quel piede, là, nella soffice polvere, io ero soltanto un bambino.
Un bambino di dieci anni neanche compiuti.
Che veniva rimproverato ogni volta che mettevo le scarpette pulite nella polvere grigia.
Ma è con te che ho scoperto la verità della favole.
Sei tu che mi hai fatto credere ai sogni della vita andando a calpestare quella polvere grigia tanto lontana.
Io ero alla finestra, quella sera d’estate.
Forse la mia era una finestra speciale.
Non ricordo con esattezza, ma sono passati tanti anni da allora.
Tanti.
Tanti così che non mi ricordo neanche più bene.
Ma da quella finestra io ti ho visto passeggiare davvero lassù.
E, tante, tante volte, così tante che neanche puoi immaginarti quante volte ti ho visto, negli anni, Neil, calpestare la polvere grigia, lassù.

Si, perchè quella era una finestra che obbediva soltanto alle leggi scritte da me.
Su, Neil, non guardarmi così.
Neil, non sono matto, lo sai, non sono matto del tutto, almeno, io, a dire queste cose, stasera.
E poi, un pò matto, anche tu lo sei stato.
E forse anche più matto di me, certamente.
Solo un matto poteva tentare davvero un’impresa come la tua.
Tom?
Dici che posso chiamarti col nome nomignolo che David ti diede cantando la tua passeggiata spaziale?
Grazie, oh, si, grazie.
Ho sempre sperato di potere avere un amico davvero speciale come te.
Te, si.
E lui.
David, anche lui è un amico speciale, per noi, caro Neil, no?
Spero che accetterai la mia amicizia , ora, su Facebook.
Potremo scambiarci le foto dei sogni.
I tuoi sono grandi così, che non si possono nemmeno abbracciare.
Ma anche io miei sono grandi, lo sai? Sono davvero grandi così!
Io guardo la luna, spesso, lassù.
E mi emoziona, senza sapere bene neanche il perchè.
E che invidia mi fa ancora oggi la tua passeggiata sulla terra dei sogni!

Le ho scritte io, le leggi di quella finestra.
Si, come tu hai scritto le pagine di storia di quell’impresa fuori dal tempo.
Per questo noi due siamo davvero speciali.
Le conosci le leggi ho scritto?
La prima dice che da quella finestra si guarda soltanto il mondo che piace a noi due.
Il mondo dei sogni, del cuore, degli sconfinati spazi infiniti.
Questa legge, lo so, sono certo, puoi capirla bene anche tu.
Dalle finestrelle della tua navicella perduta nel mare dei cieli l’hai applicata anche tu.
No, non me l’hai rubata, no, stai tranquillo, amico caro del cielo.
Le leggi, quelle vere, quelle eterne, stanno scritte da sempre nel cuore dell’uomo.

La seconda legge dice che a quella finestra non si può mettere un vetro per fermare la mano che vuol prendersi i sogni che si sognano guardandoci dentro.
Tutte le altre finestre sono un inganno, un’illusione tremenda.
Vedi una cosa? La desideri? La vuoi?
Pensi che basta allungare una mano!
Ma, ecco l’inganno.
Alla fine ti manca sempre qualcosa.
C’è uno scudo, una barriera, un terribile ostacolo che t’impedisce di afferrare la felicità che volevi acchiappare.
Ecco, c’è un vetro.
Con la mia legge, invece, non può succedere una cattiveria così.
Certo, bisogna saper riconoscere i sogni veri dai falsi.
Perchè sta scritto che puoi afferrare solo i sogni che danno la vera felicità.
Ma anche che ci si deve affidare alle rotte sicure del cuore.
Così, stai certo, non puoi mai sbagliare, amico di tanti viaggi lontani.
Tu conosci quelle infallibili rotte.
Tu hai guidato, con mano sicura, quella meravigliosa navicella spaziale.

Non ho scritto altre leggi per regolare il funzionamento della mia finestra speciale.
No, non ce n’è stato bisogno.
Tu ci sei passato, no, l’hai visto?
Hai trovato mica qualche difficoltà?
Perchè, lo so, troppe leggi uccidono i sogni.
E gli assassini si meritano l’eterna prigione del mondo quaggiù.
Noi, invece, siamo liberi.
Possiamo anche andarcene quando vogliamo, a spasso lassù.

Adesso voglio salutarti, amico, avrai tante altre cose da fare.
Ho interrotto per un pò la tua missione spaziale.
Ma tanto che fa?
Due chiacchiere con un amico fanno sempre piacere.
Aspetto tue notizie dal mondo profondo dei sogni.
Tu, che hai calpestato la luna.
Prima di te c’erano arrivati soltanto sognatori e poeti.
Ma tu ci hai portato con gli occhi, tutti, lassù.
Passando dalla finestra.
E possiamo, ora, raggiungerti in fretta.
Ecco, questa era l’ultima legge che avevo creato.
Avevo quasi dimenticato di dirla.
Il tempo e lo spazio, da qui, non contano più.

CHISSA’ !?

Il tempo a volte scorre lento e sembra un’eternità infinita,  altre volte invece va veloce e non sembra lasciare tracce, sembra un ladro che fugge, un contrabbandiere che ruba la tua merce e ti lascia più povero, a piangere per quello che hai perduto, per ciò che non hai più.

Ma c’è anche un altro tempo ed è quello che a me piace di più.

Si, il tempo che mi piace di più.

Il tempo che ti fa immaginare, sognare, esplorare mondi esconosciuti.

E’ il tempo che lascia intravedere il senso delle cose che ancora non si hanno.

E’ il tempo che scorre dentro ogni uomo, come un flusso invisibile, un fiume sotterraneo.

Ma, a momenti, poi, quel flusso, quella corrente, quel fiume affiora.

A momenti.

E forma stagni e laghetti, o sorgive cristalline gelide oppure pozze madide e virulente … o paludi … o mari … o oceani infiniti …

Sono momenti, quelli, quando si può ammirare quel fiotto che emerge, in cui si scopre l’inimmaginabile, quello che ancora non c’è, quello deve nascere ancora …

Ecco, quello è il tempo che mi piace.

Il tempo corre e scava e poi si ferma e poi di nuovo …

E poi ti ruba il fiato e ci gioca senza sapere cosa fare di lui, o di te, che sei legato a quel filo d’aria che unisce l’universo della materia a quell’altro universo tutto interno al nostro animo e che alimentiamo con il calore della passione in ogni istante dalla nostra vita.

Il tempo … che poi resta sospeso, come indeciso, inconsapevole.

Incerto come un bambino e, come un bambino, irrefrenabile, argento vivo, mai pago …

Il tempo, sostanza del tuo esistere, autore del tuo racconto, giocatore della tua partita…

Il tempo, che scolpisce, impietoso, le rughe sul tuo volto, che, irridente, irriverente, tinge di bianco quasi innaturale i tuoi capelli, come volesse farli evaporare, che, scurrile, ti tratta da vecchio  e senza ritegno alcuno ti lascia sempre più indietro indietro nella sua folle corse impazzita…

Il tempo…

E’ qualcosa che non esiste davvero.

Già.

E chi glielo va a spiegare al povero Gilmour che i segni che vedo sul suo volto non sono i segni del tempo, ma qulache altra cosa a cui non so dare un nome …

Già.

Comunque, davvero, il tempo … non esiste davvero.

Il tempo è … ciò di cui siamo fatti, è la materia nostra e la sostanza del tutto.

E’ ciò che siamo.

Ma ciò che noi siamo, quella materiua, quel tutto, muta,  cambia in continuazione, non è mai lo stesso, non lo si può fermare, immortalare in una immagine fissa e sempre uguale …

Noi siamo il mondo ed il mondo, ciò che ci circonda, il tutto, è quello che noi siamo, l’universo, il creato…

Insomma il Tutto che si evolve, che obbedisce alla legge dell’entropia, che si consuma, che si trasforma …

E’ l’eterna Metamorfosi.

Il tempo è questo.

Non è altro che questo.

I nostri sensi percepiscono tutto ciò, tutte le più impercettibili modificazioni generate da questo processo inarrestabile e che ci vede coinvolti in un lento ballo senza pause.

Ma loro, i nostri sensi, non sanno come chiamare questo insensato fluire, questo scorrere continuo, questo movimento perenne.

E così gli abbiamo dato un nome …

Il nome di …  Tempo.

Time.

 

 

Ognuno cerca di ordinare le proprie percezioni dandogli un senso, una direzione, una trama.

E in questo sforzo immane, che ci coinvolge in ogni attimo dell’esistenza, non facciamo altro che generare un immenso eterno racconto per fermare quel senso, indirizzare quella direzione, formalizzare quella trama.

Un romanzo interminabile.

Una storia senza fine.

E poi, in modo ancora più sublime, ci convinciamo in maniera assoluta che tutto queso processo, questo racconto,  sia la Realtà, la dura, materiale, incontrovertibile Verità delle cose!

Illusi !

Pazzi !

Il tempo non esiste davvero.

Non esiste per un albero, che perde le foglie ma poi le ritrova.

Non esiste per una rondine, che sente solo l’istintivo bisogno di seguire le svolte imprevedibili delle temperature, inseguendo il tepore dei raggi del sole.

E non esiste per un satellite, una luna qualsiasi, che gira solo fissando innamorata al suo pianeta.

Non esiste per una stella, che vaga al buio, irradiando inutilmente nello spazio vuoto il suo calore

Nè per una galassia …

Non esiste. Nn esiste, il tempo. Non esiste nenache per l’intero universo.

Perchè Tutto va.

Tutto gira.

Tutto si muove.

Tutto ha inizio ma subito, e comunque, quel Tutto è già finito, assorbito in un altro stato del proprio Essere, diverso da sè anche quando sembra esattamente la copia immobile di quel sè.

Tutto è l’Inizio ma anche la sua stessa Fine.

Si nasce e si corre dentro un Tutto che anche un Niente inevitabile.

Un indissolubile legame.

Una doppia Natura.

Tutto, senza sapere.

Un destino ineluttabile, di cui si ignorano cause e pretesti.

Ecco, questo è il tempo che non esiste.

Noi lo dividiamo in frazioni, per rendere più credibile la nostra immortalità illusoria.

Sopravviviamo al succedersi di quelle parti del Tutto che resta comunque inconoscibile, ma così, almeno, ci sentiamo eterni.

Secondi, minuti, ore, giorni, setimane, mesi, anni, secoli, millenni, ere …

 

 

E’ una sequenza ordinata, scandita dal ritmo perfetto battuto dalle regole della scienza e misurata dai suoi strumenti perfetti.

Ma chi lo ha detto che quella successione è sempre, invariabilmente, inalterabilmente rivolta al suo davanti?

Non può essere, invece, che il nostro tempo vada un pò di qua e un pò di là, bighellonando annoiato, a zigzag lungo sentieri che seguono il corso dei suoi pensieri distratti o delle nostre sensazioni volubili?

Oh, per percepire queste sottigliezze sarebbe necessario dotarsi di  un buon cannocchiale, delle lenti  distorte di un buon bicchiere di rosso sangue degli dei, di un alito di speranza che vaghi nello spazio senza il bisogno necessario di andare in un posto preciso.

Odio la precisione !

E’ vana, falsa, inutile, macchinosa e meschina.

E’ solo illusione.

Nient’altro che speranza di mettere ordine a ciò che non potrà mai averlo, un ordine !

In questa vita solo un mistero resta davvero da svelare: come sia possibile che all’uomo sia stata donata la coscienza di sè.

Misteriosa  fonte dell’invenzione del Tempo.

Incredibile, insaziabile fame di senso e significato.

Ecco, a questa domanda si dovrà rispondere.

Ebbene, io una risposta non ce l’ho.

Deve essere la sera tarda, il sonno, la stanchezza …

O la paura, lo sgomento, l’ignoranza …

Oppure la mancanza di fede in un dio pietoso che doni un senso al mio cammino incerto e titubante.

La coscienza.

La riflessione sul Sè.

L’Io che vede il suo Essere distinto, separato dalla sua materiale corporeità, dalle sue sensazioni più fisiche, e per questo più vere.

Misteri.

Miracoli.

Sortilegi.

Incantesimi…

Chissà !?

LE VOYAGE DANS LA LUNE

Stasera ho voglia di andare …

… va … libera la mente … va.

Facciamo una pagina di vecchi attrezzi, una specie di museo dei ferri che ho usato per fabbricare quello che oggi mi porto appresso.

Vediamo cosa c’era in officina, a quei tempi, quando ero solo un apprendista meccanico.

Che materiali c’erano allora, ai tempi dei fatidici 17 anni.

Che materiali.

Materia musicali, intendo.

Stasera è questo.

Non so neanche se riuscirò a caricare in una pagina qualcosa del genere. Non so se ce la farà il blog a reggere. Dovrò scegliere, selezionare, non potrò mettere su più di qualche … vecchio vinile… sento già l’odore acre nel naso… sarà una scelta incompleta, necessariamente mancante di più che qualcosa.

Sono solo flash, piccoli frammenti di memoria che la memoria virtuale di Youtube mi permette di ricostruire.

L’officina, gli attrezzi, i ferri, le cariche elettriche, gli angoli da squadrare, tanto lavoro da fare … a rischio di mandare in fumo tutto …

Tutto fumo sull’acqua (battuta infelice, ma serviva per caricare il primo video):

Che gioia, che piacere, con lo schiaffto dalle note dure ma cadenzate di Smoke on the water sono entrato in un questa piccola antologia del mio rock personale, delle mie scosse preferite.

Non che io sia mai stato soprattutto un amante di questo genere così forte.

Ma, certamente, qualcosa si muove, si muoveva, e si muove ancora, quando la chitarra batte, quando la voce si alza, il ritmo impazza, la foga incalza …

Cos’altro vuoi di più dalla vita?

Soddisfazioni ?

Eccole:

Anche questo mi mandava, mi amandava e mi manda in sballo.

Si, i Rolling, proprio loro, erano davvero straordi, nari, ma non mi piacevano poi davvero troppo.

Queste due canzoni si. Anche qualche altra, anzi molte altre. Adesso qui non c’è spazio.

Dico solo Angie, eh?

Che cosa c’è in queste canzoni – in queste note sconclusionate – che stanno scorrendo sulla pagina?

Pezzi d’infanzia.

Sono più che fotografie istantanee.

Quelle, le istantanee, sono schegge che inchiodano solo in istante. magari lo inchiodano per sempre, ma rimane troppo soggettivo, per diventare un’esperienza da mettere in comune.

Invece in questi video, in quei suoni, in quelle canzoni c’è il tempo, c’è lo scorrere del tempo, c’è una memoria. La mia memoria personale e quella di un’epoca. Così posso condividerla meglio su questa pagina.

E ppoi ci sono sapori, odori, sensazioni, sentimenti.

Sono i loro.

Erano i miei.

Sono e restano ancora i miei, visto come si agitano dentro.

E sono anche i tuoi, no?

I tuoi, di te che leggi. No ?

Ecco, adesso passo a qualcosa di più vicino ai miei gusti musicali, di più calmo, di più … ordinato, se si può dire così.

Io sono, ero e sono ancora, così, un … melodico, un pò melodico, melodico a modo mio.

Melodico complicato.

Ecco Angie, canzone che mi ha fatto battere forte il cuore …  quando il cuore batteva per un qualche giovane angelo della mia gioventù un pò chiusa e timida… chiusa fra le colline alte, o montagne basse, della mia privincia, della mia città antica, millenaria, della quale avevo imparato ad amare i visi, le persone, le rughe e le pietre, le colonne, gli archi, il centro storico, le stradine…

Memorie del tempo andato ancora vivo, che viveva ancora in quei ruderi, nelle sale della Rocca, sulla scena dell’antico teatro romano, nei rioni abbandonati ancora semidiroccati e smozzicati dalla guerra e dall’incuria della storia…

Memorie che non vogliono andarsene, che sono come il sale, che condisce il mio sugo, la mia pasta, la insaporiscono, consolida le ossa, tiene attiva e desta la cirolazione, l’attenzione…

Quanto cose passano sulle ali di queste canzoni.

Che attrezzi potenti sono.

E che materiali preziosi !

… Oh, ma c’era dell’altro, anche molto altro…

Vediamo un pò.

E’ un miracolo davvero Youtube, materializza qui, davanti agli occhi miei, oggi, le immagini di suoni che hanno vagato per decenni dentro la mia anima senza coagularsi mai in colori, in volti, in mani, in occhi, o corpi, mossi o immobili, scossi o perturbati, espressioni assorte o arrabbiate…

Che miracolo il tempo moderno.

Che gioia poterlo tenere fra le mani, abbracciarlo come un bambino.

E’ discolo, si, impertinente, egoista, proprio come un bambino, il tempo moderno.

Corre sempre, frenetico, infaticabile, sembra argento vivo. Bolle corrosive di mercurio che bruciano le mani,  se si cerca di trattenerlo…

Ma senza di lui !

Ecco, ecco…

Una parte di me è fortissimamente intrisa di questi suoni … eccoli, sgorgano fuori da una sorgente incantata …

Una sorgente inesauribile.

Calda, carezzevole, una corrente alla quale lasciarsi andare, braccia calde che ti cullano…

Ecco, eccoci alla sorgente del tempo.

Tempi.

Che tempi quelli.

Si andava nello spazio, sulla luna, fra le stelle.

Si cercava qualcosa di nuovo, di nuovo davvero e lo si cercava anche dalle parti dell’uomo.

Un uomo diverso.

Un uomo che poteva anche venire o andare nello spazio, abitarlo, colonizzarlo.

Ma in modo ecologico, costruttivo, buono, inclusivo…

Ecco, era questo che volevamo. Che volevamo e che voglio ancora oggi.

E lì, nello spazio, mentre andavamo a conquisatre dimensioni ancora sconosciute, lì, cosa c’era, cosa si sentiva, che suoni, che melodie, che musica?

Lì vagavano e ci conquistavano le prime atmosfere elettroniche, perfette, dolci, suadenti, stranianti…

Eh, no… basta … non ho abbastanza spazio…

No, non ho proprio più spazio.

Ci vorrebbero pagine …

… e pagine…

Ecco, erano questi i miei colori, le mie atmosfere. Alcuni, solo alcuni.

Ne ho dato un’idea.

Solo un’idea.

Quant’altro c’era.

Quant’altro, dentro di me.

Dentro di me.

Nell’immenso spazio che ho dentro, vivono, mi accorgo, li sento, si muovono, sono felici,  ancora oggi mondi immensi come allora, così grandi.

E moltissimi altri ancora, ce ne sono. Altri se ene sono aggiunti, colori nuovi, nuovi suoni, profumi e sapori che allora, ai miei 17 anni non avevo conosciuto ancora, non potevo neanche immaginare!

Tesori, immense ricchezze, fortune incommensurabili.

Sono conservate dentro di me.

Si, certo.

E moltissimo altro ancora.

E si muove, ancora oggi, ora come allora.

Orbite  eterne.

Ed io, io esisto e mi muovo.

Mi muovo e vivo, mi muovo e vivo con loro, sulla loro rotta.

Il mio intero spazio è determinato grazie al loro movimento inarrestabile, alla loro eterno oscillare senza fine.

E quando … per me, qui, non ci sarà più spazio, quando io me ne andrò, libero, quando non ci sarò più, qui, e andrò a cercarmi la libertà da qualche altra parte, io andrò lì.

Io sarò lì, in quello spazio.

Eterno.

Immenso.

Per sempre


(Adesso è l’ora – The Who, 5:15  ! – di salutare, no ?

…. al prossimo viaggio …

MADNESS

Il futuro. Che musica, che profumo ha il futuro?

Il futuro. E cosa è, il futuro?

Qualcosa di inafferrabile, che ancora deve materializzarsi.

Qualcosa che è possibilità pura.

Probabilità.

Essere in potenza.

Essere virtuale.

Un seme che sarà un albero.

Un seme che sarà un uomo.

Un destino che si deve compiere.

Un disegno che deve essere ancora sviluppato.

Un motore da mettere in moto.

Una meta da raggiungere.

Un sogno da realizzare.


Il futuro. Una volta, tanto tempo fa, prima che qualcuno rubasse agli uomini il tempo, il passato ed il futuro, lasciandoli nudi in un presente di abiti perennemente fuorimoda, prima che il tempo fosse rubato agli uomini, il futuro aveva tante immagini che lo rappresentavano nel mondo.

Erano immagini a volte meravigliose.

A volte erano più sogni sul punto di materializzarsi che materia concreta.


Altre volte, invece, si trattava di immagini terribili, tremende, crudeli.

Altre volte ancora, si trattava di figurine in cui sembrava andarsi a nascondere, come in un gioco, il futuro, che illuminava il presente, gli dava un senso, un valore, un significato, una speranza.

Il futuro.

Certe volte abbiamo ancora l’istinto di credere che il futuro esista. E quelle volte, in quelle occasioni, dovremmo davvero interrogarci, porci la domanda: “ma … sta per accadere quello che … ? “

Sta per accadere?

Accadrà davvero quello che m’illumina il cuore, mi addolcisce lo sguardo, mi indurisce la mascella?

Accadrà ? O è solo follia, pura pazzia, opaca, incosciente, incomprensibile aspettativa che qualcosa che abita nei nostri desideri possa davvero materializzarsi davanti a noi ?

Abbiamo l’ingenua incoscienza, a volte, di aspettarci davvero che quello che ci aspettiamo dal futuro accada.

Siamo incoscienti quando mettiamo gli occhi nel mirino di una macchina fotografica e siamo pronti a tirare il grilletto.

Il colpo partirà davvero ?

E davvero accadrà quel miracolo che trasferisce la realtà che si trova ora, adesso che la vedo davanti a me, nella memoria della mia digitale ?

Miracolo di incredibile potenza, quello che materializza un’immagine posta davanti ai miei occhi, magari miglia e miglia lontana, nella memoria della digitale nelle mie mani !

Quante cose possono accadere in quella frazione millesima di eterno che separano il programma della mia foto dal salto nel tempo che devono compiere le cose per farsi rappresentare nella memoria fotografica!

Che ordine incredibile devono assumere le circostanze intorno a noi perchè si incatenino esattamente come il mio desiderio comanda!

E così incatenate decidano di obbedire al mio comando, e non vogliano, invece, per un sussulto della loro volontà indisponibile ai miei ordini, cambiare il mio progetto, cassarlo dall’ordine delle cose possibili, eliminarlo dal novero delle possibilità della mia esistenza…

Così una fotografia diventa una vera scommessa col caso!

E quante volte la mia scommessa è stata perdente!

Le foto mosse. Quelle sfuocate. Quelle scure. Quelle sbagliate. Quelle scartate. Quelle che non mi sono piaciute. Quelle … che non sono riuscito a scattare. Quelle che ho immaginato. Quelle che sogno di notte. Quelle che mi corrono davanti agli occhi durante il giorno, mentre sono assorto nella più profonda distrazione …

Ed io, ingenuo, che penso sempre si tratti di errori, di sbagli, di calcoli sbagliati, eventi e circostanze non preventivate …

No.

No.

La risposta sarebbe molto più semplice se credessi davvero all’ordine della realtà e non a quello dei miei desideri.

Sono le cose che non mi obbediscono.

E’ il futuro che si sta prendendo la sua libertà.

E’ la natura, la realtà, la vita, che si sviluppa nel suo senso più proprio, secondo il suo disegno più intimo, secondo il suo destino più indipendente.


Oh, il futuro!

Meraviglioso sguardo in uno specchio che riflette la mia stessa immagine deformata.

Deformata secondo un’abitudine autistica e prepotente.

Delirio di piegare le leggi dell’Universo al volere di un minuscolo ammasso di materiali chimici tenuti insieme da un’inspiegata energia che chiamo Coscienza.

Delirio di onnipotenza.

Pensare di poter obbligare il Creatore ad eseguire i nostri volubili desideri, la nostra infima volontà.

E quante volte mi accorgo che l’immagine che rimanda quello specchio è falsa, traditrice, infedele, anarchica, disobbediente …

Basta solo che io desideri qualcosa che quella volubile proiezione del mio essere non desidera, non vuole, rifiuta, respinge, scaccia …

Come una mano che respinge una mosca petulante !

Così fuggo via, spaventato, deluso, frustrato, come una mosca scacciata via malamente.

E come un moscone ronzante, quante volte continuo ad infrangermi contro quel limite invisibile che mi separa dalle immagini del mio futuro !


Oh, che belle immagini aveva il futuro, invece, una volta, neanche tanto tempo fa !


A lad insane

Ragazzo.

Ragazzo malato, pazzo, folle, fuggito lontano dai nascondigli della propria coscienza e del proprio tempo.

Un ragazzo timido e sfrontato.

Strafottente.

Strafottente e sfrontato perchè timido fino al rossore, puro, delle gote.

Un ragazzo timido, ma pieno di energia.

Energia musicale.

L’energia di questa sera.

Energy.

One of this energizing evening  that …


Energy.

Energia pura.

Energia che esplode fuori dalle viscere del tempo.

Tempo che fosti mio.

Tempo che sei stato come una puttana, di tutti.

Tempo che sei appartenuto a loro. A quelli che avevano l’energia per dominare la scena, e il mondo, e l’universo intero.

L’energia della vita, possedevano. Ed erano posseduti dall’energia magica della fantasia, del sogno, delle Muse.

A loro hai dispensato doni preziosi !


A me hai lasciato ricordi, memoria, nostalgia …

E mi hai dato energia, forza, potenza.

A loro apparteneva la dimensione rock della musica, il ritmo, il sound…

A me appartiene la dimensione un pò onirica della nebbia che si alza, il paesaggio che appare un pò per volta dentro la mia anima, la tela della memoria che si colora di immagini vive, suoni alti, odori penetranti …

Si. Si, sento ancora perfettamente l’odore del vinile che pizzica, penetrarmi nelle narici.

Vedo i colori delle grandi immagini stampate su quelle copertine dai lunghi capelli a dagli sguardi che sembrano indemoniati.

Mi perdo nei suoni che schizzano via da quelle elettriche strade che partono da una chitarra e raggiungono il centro del mio cuore.

La plastica trasparente, ferita, scivola via…

Raggi laser, i primi lampi, le prime scosse elettriche.

Sorgevamo dalla terra come zombie, in quei costumi dagli improbabili colori rossi, rosa, fucsia, cremisi…



Erano colorati gli abiti che portavamo in giro.

Erano molto visibili, come il mondo che avevamo dentro, che abitava nelle nostre teste.

Eravamo invincibili, eroi, impavidi.

Portavamo tra le stelle il nostro spudorato coraggio.

Atterravamo sulla luna e quella sporca polvere ci sembrava la conquista della frontiera più estrema dell’umanità.

Avevamo viaggiato con un mezzo improbabile, guidato senza certezze, senza una mappa, senza patente.

Era stato un viaggio su un’autostrada nello spazio.

Con un camion scassato che poteva attraversare le galassie per raggiungere il centro di una stella.

Energy.

Energia pura.

Ci spingeva allora e ci spinge oggi.

E’ il silenzio, fra allora ed oggi, a fare la differenza.

Nello spazio intersiderale, nell’intercolumnio che separa la nostra terra madre da quella stella così lontana, non c’è più alcun suono.

Nè alcun colore.

Non più il cremisi, colore partorito dalla nostra strana fantasia credula e fervida che si lasciava catturare da una tonalità così schioccante.


E non c’è più il porpora, così forte come l’energia che moveva i nostri sentimenti.


E nè il viola, nè il rosa.

Silenzio. Silenzio del tempo.

I colori dominano la nostra mente.

I suoni, emanazione di quei colori.

Suoni che sono suggestioni, impressioni, espressioni, sentimenti, anima, la nostra anima.

La nostra.

L’anima.

La nostra anima.

Uomini con l’anima.Uomini che sono  tutt’uno con l’anima del mondo e possono prendere il nome di “soul man”:


Time ….

Energy ….

Time —

No, non c’è tempo, non ce n’è più, in questa strana serata di un attore pazzo, spezzato, di ricordi forti ed energetici …

Non c’è più tempo.

Si, resta una strana energia.

Una strana forza.

Chi la sente la porta via con sè.

Chi rimane imprigionato nella forza di questa serata può restarne schiavo per sempre.

Forza. Ed energia.

Forza ed energia del tempo che ci trasporta lontano. Lontano.

Energy.

And Satisfaction.


Satisfaction.

Time’s satisfaction.

Our going times of Satisfaction………….



RASH MOUVEMENTS

Marc Chagall – UCCELLO DI FUOCO

Incomprensibili, si, incomprensibili i miei sentimenti, le increspature, le onde, i cavalloni che sbattono e scuotono e schiaffeggiano il mio oceano.

Incomprensibili, insensati, irreali, inconcludenti, immateriali, irrealizzabili, evasivi, intrattenibili, irrefrenabili…

Si, ero così, allora.

Eravamo così.

E lo scrivevamo sui muri e lo urlavamo e lo pretendevamo e …


Il lento scorrere del tempo gratta via la superficie candida della morbida pelle del marmo nel quale avevamo scolpito gli idoli dei nostri ideali.

Lento, impercettibilmente lento.

Un solo sospirante desiderio di immensa profondità che si impossessa di noi e ci conduce, come il vento solare, nello spazio infinito della nostra esistenza.

E, come il vento solare, quel tiepido calore è stato l’alito che ha donato la vita alle nostre secrezioni quotidiane, ha fatto germogliare i fiori del nostro giardino interiore, ha fatto scorrere linfa verde nelle vene del nostro cuore.

Eravamo e siamo così.

Ora come allora.

E lo scriviamo sui muri e lo urliamo e lo pretendiamo e …

THE BEATLES

REVOLUTION N. 1


Rivoluzione 1

Dici che vuoi fare la rivoluzione
Bè, sai
Tutti noi vogliamo cambiare il mondo
Mi dici che è evoluzione
Bè, sai
Tutti noi vogliamo cambiare il mondo
Ma quando parli di distruzione
Non sai che non devi contare su di me
Non sai che andrà tutto bene [quindi non c’è bisogno della rivoluzione]
Non sai che andrà tutto bene
Non sai che andrà tutto bene
Dici che hai trovato una versa soluzione
Bè, sai
Non ci va di sapere il piano
Mi chiedi di contribuire [con soldi]
Bè, sai
Facciamo quel che possiamo
Ma se vuoi finanziare persone che nutrono odio
Fratello, tutto ciò che posso dirti è di aspettare
Non sai che andrà tutto bene
Non sai che andrà tutto bene
Non sai che andrà tutto bene
Dici che cambierai la costituzione
Bè, sai
Vorremo tanto farti cambiare idea
Mi dici che è l’istituzione
Bè, sai
Faresti meglio a mettere la testa a posto
Ma continui a portare foto del Presidente Mao
Non la farai [la rivoluzione] con nessuno, in nessun modo
Non sai che andrà tutto bene
Non sai che andrà tutto bene
Non sai che andrà tutto bene
O, o, o, o, o, o, o, o, o, o
Tutto bene, tutto bene, tutto bene, tutto bene, tutto bene
Tutto bene, tutto bene, tutto bene, tutto bene, tutto bene
O, o, o, o, o, o,
Tutto bene, tutto bene, tutto bene
Tutto bene
Tutto bene

LET’S SPEND THE NIGHT TOGETHER
(Jagger/Richards)

PASSIAMO LA NOTTE INSIEME 19
(Jagger/Richards)
Dai, non preoccuparti di quello che mi è passato per la testa
Non ho fretta,
posso prendermela con calma
Sto diventato rosso
e mi sto stancando la lingua
Sono fuori di testa e ho la bocca asciutta
Sono fa-a-a-tto

RITORNELLO
Passiamo la notte insieme
Ora ho bisogno di te più che mai
Passiamo la notte insieme, ora

Mi sento così forte
da non poterlo nascondere, oh sì
Bene, non posso proprio scusarmi, no
Non mi mollare ma non mi deludere
Ci divertiremmo un sacco solo andando in giro a fare i matti,
in giro, in giro

RITORNELLO

Oh, sai che sorrido, piccola
Hai bisogno di una guida, tesoro
Decido io, bambina

RITORNELLO

Non è una cosa che mi succede tutti i giorni
Non ho scuse in ogni caso, hey
Soddisferò tutti i tuoi bisogni
E so che anche tu mi soddisferai, oh povero me

Passiamo la notte insieme
Ora ho bisogno di te più che mai (x3)

Passiamo la notte insieme
Dicevano che eravamo troppo giovani
Che il nostro tipo di amore non era divertente
Ma il nostro amore
viene dall’alto
Facciamolo!
Facciamo l’amore
Ohh!

RITORNELLO

Note: 19 Cover del brano dei Rolling Stones del 1967.

Non abbiamo bisogno di educazione
Non abbiamo bisogno di essere sorvegliati
né di oscuro sarcasmo in aula
Professore, lascia in pace i ragazzi
Hey, professore, lascia in pace i ragazzi!
Tutto sommato, è solo un altro mattone nel muro
Tutto sommato, siete solo un altro mattone nel muro
Non abbiamo bisogno di educazione
non abbiamo bisogno di essere sorvegliati
né di oscuro sarcasmo in classe
Professori, lasciate in pace i ragazzi!
Ehi, professore, lascia in pace i ragazzi!
Tutto sommato, siete solo un altro mattone nel muro
Tutto sommato, siete solo un altro mattone nel muro.


Noi non abbiamo bisogno di istruzione
Noi non abbiamo bisogno di controllo del pensiero
Di sinistro sarcasmo in classe
Insegnanti,lasciate stare i ragazzi
Ehi,maestro lascia stare noi ragazzi
Dopo tutto è solo un altro mattone nel muro
Dopo tutto sei solo un altro mattone nel muro
Noi non abbiamo bisogno di istruzione
Noi non abbiamo bisogno di controllo del pensiero
Di sinistro sarcasmo in classe
Insegnanti,lasciate stare i ragazzi
Ehi,maestro lascia stare noi ragazzi
Dopo tutto è solo un altro mattone nel muro
Dopo tutto sei solo un altro mattone nel muro

Edward Hopper – DONNA AL SOLE

Si, ero così, allora, come sono ancora oggi, così, solo più vecchio, più saggio, più consapevole.

E per questo più solo.

Sono cambiato e sono rimasto lo stesso.

Non sono più io anche se resto uguale.

Mi guardo allo specchio e mi vedo, sempre uguale, sempre lo stesso, e sempre diverso, diverso e mai lo stesso.

La mia barba si allunga ogni giorno di più e quasi c’inciampo coi piedi, e i capelli, radi e sfibrati mi raccontano di quando era primavera e da loro nascevano bei fiori profumati.

Mi guardo e mi vedo, riflesso nel quadro della finestra, nell’immagine rosea del bimbo di fronte che con la manina butta la minestra sul muro di dietro.

Mi specchio nella finestra, mi guardo, mi vedo, e si perde la mia immagine, nel tempo che vola lontano …

Mentre, lento, il fumo della sigaretta consuma in cenere il vigore strozzato del respiro che s’incaglia nel ricordo.

E mi ricordo, mi ricordo ancora com’ero.

E il mio urlo si alza, ancora, rabbioso contro il tempo che scorre.

E mentre la sigaretta consumata ha finito di fumare, sento il mio eco che ritorna.

Non più urlo, ma dolce, vittorioso, sussurro.

Jean-Baptiste Greuze – LE PETIT PARESSEUX


My generation

Chissà se il tempo del cambiamento è poi arrivato.

Lo cercavamo. Era nell’aria. Era tutt’intorno a noi.

Il cambiamento. Era tutto.

Tutto doveva cambiare.

Tutto.

E niente.

Niente doveva restare eguale.

Niente.

Era nell’aria, il cambiamento, e lo respiravamo.

Era musica e lo suonavamo.

Era canzone e lo cantavamo.

Era uomini, e donne, e ragazzi.

E tutti insieme camminavamo.

Con le chitarre imbracciate come armi musicali.

Con il trucco pesante sugli occhi.

Con i capelli a zazzera. Ed i blue jeans sgualciti.

Erano azzurri i nostri occhi.

Erano azzurri ed dvevano il riflesso del cielo.


Chissà se il tempo del cambiamento è davvero arrivato.

Sarà arrivato e noi non ce ne siamo neanche accorti.

Come è arrivato se n’è andato, senza disturbare.

Volava alto nell’azzurro dei nostri occhi.

Volava lassù. Leggero. In alto nel cielo.

In alto … Leggero …  Leggero …

Era candido. Innocente. E puro.

Era uno spirito, un soffio, un alito di vita.

Era una colomba. E, alto, volava.

Lassù, leggero, nel cielo.

E gli hanno sparato.

Un colpo.  Bum … 

… alla colomba.

Si sente ancora. L’eco.

Un colpo … bum …

Un tonfo, sordo, laggù.

Stridulo un grido.

… … respiro affannoso …

… paura …

… orrore …

 … bum …

… bumbùm  bumbùm …

… bumbùm … bumbùm …

… batte il nostro cuore …

… spaurito … …

  

Silenzio assordante.

E bandiere. 

Sudario pietoso.

Il cielo…

Scrutiamolo.

… attenti …

… poi torna…

Uno sguardo.

Infisso.

… nel cielo … …

Speranza.

    

CHANGES

(Bowie)

I still don’t know what I was waiting for

And my time was running wild

A million dead-end streets

Every time I thought I’d got it made

It seemed the taste

was not so sweet

So I turned myself to face me

But I’ve never caught a glimpse

Of how the others must see the faker

I’m much too fast to take that test

Ch-ch-ch-ch-Changes

(Turn and face the stranger)

Ch-ch-Changes

Don’t want to be a richer man

Ch-ch-ch-ch-Changes

(Turn and face the stranger)

Ch-ch-Changes

Just gonna have to be a different man

Time may change me

But I can’t trace time

I watch the ripples change their size

But never leave the stream

Of warm impermanence and

So the days float through my eyes

But still the days seem the same

And these children that you spit on

As they try to change their worlds

Are immune to your consultations

They’re quite aware

of what they’re going through

Ch-ch-ch-ch-Changes

(Turn and face the stranger)

Ch-ch-Changes

Don’t tell them to grow up and out of it

Ch-ch-ch-ch-Changes

(Turn and face the stranger)

Ch-ch-Changes

Where’s your shame

You’ve left us up to our necks in it

Time may change me

But you can’t trace time

Strange fascination, fascinating me

Changes are taking the pace

I’m going through

Ch-ch-ch-ch-Changes

(Turn and face the stranger)

Ch-ch-Changes

Oh, look out you rock ‘n rollers

Ch-ch-ch-ch-Changes

(Turn and face the stranger)

Ch-ch-Changes

Pretty soon you’re gonna get

a little older

Time may change me

But I can’t trace time

I said that time may change me

But I can’t trace time

http://www.velvetgoldmine.it/testi/HunkyDory.html

MUTAMENTI

(Bowie)


Non so ancora cosa stavo aspettando

E il mio tempo passava irruente

Un milione di vicoli ciechi

Ogni volta che pensavo di avercela fatta

Sembrava che il sapore

non fosse così dolce

mi sono voltato per guardarmi

ma non ho colto il minimo accenno

di come gli altri vedono uno che finge

sono troppo veloce per quella prova


M-m-m-m-mutamenti 1

(Girati e affronta lo straniero)

M-m-mutamenti

Non voglio essere più ricco

M-m-m-m-mutamenti

(Girati e affronta lo straniero)

M-m-mutamenti

Devo solo cambiare identità

Il tempo può cambiarmi

Ma io non posso inseguire il tempo.


Guardo i vortici che cambiano forma

Senza lasciare mai la corrente

Di calda precarietà e

Così i giorni scorrono attraverso i miei occhi

Ma sembrano sempre uguali

E questi bambini su cui sputi

Mentre cercano di cambiare il loro mondo

Sono immuni ai tuoi consigli

Sanno bene quello

a cui andranno incontro


M-m-m-m-mutamenti

(Girati e affronta lo straniero)

M-m-mutamenti

Non dire loro di crescere e di piantarla

M-m-m-m-mutamenti

(Girati e affronta lo straniero)

M-m-m-m-mutamenti

Dov’è la tua vergogna

Ci hai lasciati dentro fino al collo

Il tempo mi può cambiare

Ma tu non puoi inseguire il tempo.


Strano fascino che mi affascina

I mutamenti seguono

il mio ritmo


M-m-m-m-mutamenti

(Girati e affronta lo straniero)

M-m-mutamenti

Guardate fuori voi che ballate il Rock’n’Roll

M-m-m-m-mutamenti

(Girati e affronta lo straniero)

M-m-mutamenti

Molto presto sarai

un po’ più vecchio

Il tempo può cambiarmi

Ma non riesco a inseguire il tempo

Ho detto che il tempo può cambiarmi

Ma non riesco a inseguire il tempo

    

My generation

 

People try to put us d-down (Talkin’ ’bout my generation)

Just because we get around (Talkin’ ’bout my generation)

Things they do look awful c-c-cold (Talkin’ ’bout my generation)

I hope I die before I get old (Talkin’ ’bout my generation)

 

This is my generation

This is my generation, baby

 

Why don’t you all f-fade away (Talkin’ ’bout my generation)

And don’t try to dig what we all s-s-say (Talkin’ ’bout my generation)

I’m not trying to cause a big s-s-sensation (Talkin’ ’bout my generation)

I’m just talkin’ ’bout my g-g-g-generation (Talkin’ ’bout my generation)

 

This is my generation

This is my generation, baby

 

Why don’t you all f-fade away (Talkin’ ’bout my generation)

And don’t try to d-dig what we all s-s-say (Talkin’ ’bout my generation)

I’m not trying to cause a b-big s-s-sensation (Talkin’ ’bout my generation)

I’m just talkin’ ’bout my g-g-generation (Talkin’ ’bout my generation)

 

This is my generation

This is my generation, baby

 

People try to put us d-down (Talkin’ ’bout my generation)

Just because we g-g-get around (Talkin’ ’bout my generation)

Things they do look awful c-c-cold (Talkin’ ’bout my generation)

Yeah, I hope I die before I get old (Talkin’ ’bout my generation)

 

This is my generation

This is my generation, baby

http://musicwiki.info/ita/the-who-my-generation/

La mia generazione

 

La gente cerca di umiliarci (Parlando della mia generazione)

Solo perchè andiamo in giro (Parlando della mia generazione)

Le cose sembrano fredde (Parlando della mia generazione)

Spero di morire prima di diventare vecchio (Parlando della mia generazione)

 

Questa è la mia generazione

Questa è la mia generazuione, baby

 

Perchè non sbiadite tutti (Parlando della mia generazione)

E smettete ti tirare vangate a quello che diciamo tutti noi (Parlando della mia generazione)

Non sto cercando di causare una grande sensazione (Parlando della mia generazione)

Sto solo parlando della mia generazione (Parlando della mia generazione)

 

Questa è la mia generazione

Questa è la mia generazione, baby

 

Perchè non sbiadite tutti (Parlando della mia generazione)

E smettete ti tirare vangate a quello che diciamo tutti noi (Parlando della mia generazione)

Non sto cercando di causare una grande sensazione (Parlando della mia generazione)

Sto solo parlando della mia generazione (Parlando della mia generazione)

 

Questa è la mia generazione

Questa è la mia generazione, baby

 

La gente cerca di umiliarci (Parlando della mia generazione)

Solo perchè andiamo in giro (Parlando della mia generazione)

Le cose sembrano fredde (Parlando della mia generazione)

Sì, spero di morire prima di diventare vecchio (Parlando della mia generazione)

 

Questa è la mia generazione

Questa è la mia generazione, baby

… pensieri in direzione contraria

Avevo pensato a tante cose, per questa giornata della Memoria.

Una poesia di Celan, “Neri fiocchi”.


Neri fiocchi Neve è caduta, senza luce. È già
una luna o due che l’autunno, sotto tonaca di frate,
ha portato un messaggio anche a me,
una foglia dai pendii di Ucraina:

“Pensa che è inverno anche qui, ora per la millesima volta
sulla terra dove scorre il fiume più vasto:
Sangue celeste di Giacobbe, benedetto da asce …
Ghiaccio di un rosso non terrestre – guada il loro atamano
con tutte le salmerie nei soli che s’oscurano … Figlio, uno scialle,
che mi ci avvolga, quando scintilla d’elmi,
quando la rosea lastra si spacca, quando polvere di neve
si fanno le ossa di tuo padre, sotto gli zoccoli
scricchiola il canto del cedro …
Uno scialle, solo un piccolo scialletto, ch’io conservi
adesso, che tu impari a piangere, accanto a me
la ristrettezza del mondo, che non è mai verde,
figlio mio, per tuo figlio”.

L’autunno, madre, mi è sanguinato via di qui,
la neve mi ha bruciato:
ho cercato il mio cuore, perché piangesse,
ho trovato il soffio dell’estate.
Era come te.
Mi sono venute le lacrime. Ho tessuto lo scialletto.

Ma mi sarebbe sembrato di ripetere, inefficacemente, quello che già la voce di Maddalena Crippa ha trovato nelle viscere della “Fuga di  morte”.

Il video è ancora sul blog.


E non può la forma scritta dei versi restituire alla poesia la forza che la voce di Maddalena ha saputo dare  al sentimento con un strappo così doloroso.

Anche Garcia Lorca aveva gridato contro le apparecchiature rituali ammantate di anelli d’argento e spine dolorose. Anche quel video, per me, è pura forza sgirgata dall’arte dei poeti.


Avevo pensato che una pagina di Milena Jesenska potesse onorare questa giornata, dalla pagina di questo stesso blog. Milena è morta nel lager di Ravensbrük il 17 marzo 1944.

La pagina era già stata pubblicata un pò di tempo fa. Davvero commovente.

Un lucido ingenuo stupore.

Racconta la facilità con cui il male può e sa entrare nel circolo sanguigno di una città.

A Praga, il 15 marzo 1939.

… Quando il telefono ha squillato, martedì, alle quattro del mattino, quando amici e conoscenti hanno telefonato e la radio ceca ha cominciato le trasmissioni, la città sotto le nostre finestre aveva il solito aspetto di tutte le notti. I lampioni in fila formavano lo stesso disegno, i crocevia la stessa croce. Solo che, a poco a poco, già dalle tre, hanno cominciato ad accendersi le luci: dai vicini, di fronte, di sotto, di sopra, infine in tutta la strada. Noi stavamo alla finestra dicendoci: anche loro l’hanno già saputo. Abbiamo svegliato altri per telefono: lo sapete già? Si, lo sapevano. Un’alba sbiadita sopra i tetti, una pallida luna dietro le nubi, volti di chi non ha dormito, una tazza di caffè caldo e gli annunci dati dalla radio a intervalli regolari. E’ così che giungono i grandi eventi: piano, in punta di piedi, senza preavviso.

I giornali tedeschi hanno pubblicato un reportage sui soldati tedeschi in marcia verso Praga: la città silenziosa avvolta in un’alba che sa già di primavera, la colonna di camion tedeschi carichi di uomini a cui batte il cuore: che cosa accadrà nella città? Come si comporteranno gli uomini in queste strade sconosciute? Giunti in periferia, fermano il primo passante che incontrano. E’ un operaio che si reca al lavoro. Capiscono a prima vista che egli sa tutto. L’uomo è calmo, in silenzio e senza scomporsi indica loro la via…. (vai alla pagina)”.

Bisogna leggerla tuta quella pagina. Non basta ricordarla. Ma basta il magico click del mouse per riportare il nostro tempo in quella dimensione.

La Memoria che si celebra oggi è proprio quella che entrava a Praga sotto forma di eventi storici il 15 marzo 1939.

Per questo bisogna leggerla quella pagina. E sono contento di averla pubblicata.

Ma la Memoria non è facile da frequentare.

Io la amo, questo lei lo sa. E gioco con lei a mosca cieca, a volte. E allora mi tocca cercarla, andarla a trovare dove si nasconde. Lo so che mi sorride dietro il velo che usa per mascherare la sua apparente assenza.

Vado a cercarla, a volte, nei miei ricordi d’infanzia, di gioventù. In giardini che mi sembrano sempre pieni di verde, di fiori colorati, di tenui profumi suadenti, di baci tremanti, di paure e desideri dolci come miele.

Vado a cercarla. E credo di trovarla, a volte, nascoste sotto il trucco pesante di qualche musicista dei palcoscenici che si montavano nelle città in cui sorgevano quei giardini sempreverdi. Credo di intravederla anche se assume le fattezze di qualche rckstar ormai stanca di portare la maschera di idolo dei giovani.

E sono certo che anche lei mi ama. Le piace giocare con me. Riportarmi indietro negli anni, a quegli anni felici che si assaporano insieme alle note musicali di allora, ai colori delle bandiere sotto le quali sfilava la nostra coscienza innocente, agli ardori dei nostri ideali incontaminati.

Le fa piacere, lo so, le piace giocare con me, coccolarmi, vezzeggiarmi, con le immagini che appartengono al mio passato che non riesce a passare. I volti cari dei compagni, delle amiche, dei compagni di quartiere di scuola e di interminabili discussioni sul futuro.

Discutevamo di tutto, volevamo conquistare il futuro, il mondo, l’universo intero. Che, a quel tempo, era una meta che entrava nel mirino dei cacciatori della NASA, puntato sui mari candidi o ombreggiati di Selene.

Purtroppo la Memoria non può fare i conti con i sentimenti che provocano le sue giocose carezze. Qualcuno di quegli illusi idealisti è stato rubato dal tempo, dalla malattia, dalla disgrazia, dalla sfortuna… E’ così che ci si accorge che, piano piano, la vecchiaia comincia ad accomodarsi vicino a noi. Anche se siamo ancora giovani, forti, vitali, lei, la stagione dell’autunno, proietta i suoi riflessi di bruna ombra fredda sui nostri passi. E non ce ne accorgiamo, all’inizio. Ma quelle ombre restano dentro di noi. Non possiamo cancellarle. Si uniscono alle tracce dolorose del passaggio delle generazioni che ci furono vicine, care, teneramente abbracciate. E che sparirono all’improvviso, quasi volessero correre a nascondersi. O affrettarsi a prepararci ancora una volta il letto, la sera, o farci ripetere la lezione di scuola, o rimproverarci perchè dovevamo crescere d essere pronti, preparati alla vita…

Ma ho pensato che di tutto questo ho tempo per parlare, se non l’ho già fatto ancora.

Stasera ho voglia di non essere scontato, di dire qualcosa che sia in qualche modo fuori dal solito coro anche se devo, sento il dovere, voglio parlare di quello di cui si parla oggi: della memoria della Shoa.

Lo farò a modo mio, giustificando, guadagnando, il titolo – non originale – del post : pensieri in direzione contraria.

Non userò parole mie, stavolta. Ho provato farlo in questo scorcio di tempo. Accarezzando, semmai ne sono stato capace, il dolce volto di Memoria. Mnemosyne, come la chiamo io in confidenza, quando stiamo soli, appartati, mano nella mano.

Stasera userò le parole di Elias Canetti. Anche se avevo pensato ad altre testimonianze, altre voci del martirio, altre poetiche, altri universi, credo che il pensieri a suo modo contrario di Canetti possa essere un modo degno di dare il mio segno a questa giornata.

da: LA PROVINCIA DELL’UOMO di Elias CANETTI

La storia dei romani è la più importante fra le ragioni del perpetuarsi delle guerre. Le loro guerre sono semplicemente divenute il precedente esemplare di quanto è seguìto. Per le civiltà sono l’esempio degli imperi, per i barbari l’esempio del bottino. Poiché però in ciascuno di noi vi sono entrambe, civiltà e barbarie, la terra forse andrà in rovina grazie all’eredità dei romani.

Che disgrazia che la città di Roma abbia continuato a vivere mentre il suo impero si è infranto! Che il papa l’abbia fatta progredire! Che boriosi imperatori abbiano potuto impadronirsi delle sue rovine e con esser del nome di Roma! Roma ha vinto il cristianesimo, in quanto esso è diventato la cristianità. Ogni distacco da Roma non fu che una nuova grande guerra. Ogni conversione a Roma, agli estremi confini del mondo, un proseguimento dei saccheggi classici. L’America scoperta per ravvivare la schiavitù! La Spagna, provincia romana, come nuovo signore del mondo. Poi, il rinnovarsi delle razzie germaniche nel ventesimo secoli. Null’altro che un gigantesco accrescersi delle proporzioni, la terra intera invece che il Mediterraneo, e un numero cento volte più grande di uomini colpiti dalla distruzione. Così, ci sono voluti venti secoli cristiani per fornire all’antica idea romana una veste che ne coprisse la vergogna e una coscienza per i momenti di debolezza. Ora sta lì perfetta ed equipaggiata con tutte le forze dell’anima. Chi la distruggerà? E’ indistruttibile? L’umanità è davvero riuscita a conquistarsi, con mille fatiche, proprio il suo naufragio?

In Germania è accaduto tutto, si sono manifestate tutte le possibilità storiche ancora esistenti nell’uomo. Tutto il passato è apparso sulla scena in una medesima ora. La successione è divenuta compresenza. Nulla è stato lasciato fuori; nulla è stato dimenticato. Spettava alla nostra generazione sperimentare che tutte le migliori fatiche dell’umanità sono vane. Il peggio, dicono gli avvenimenti tedeschi, è la vita stessa. Che non dimentica nulla, che ripete tutto; e non si sa neppure quando. Ha i suoi capricci, e in ciò consistono i suoi più grandi terrori. Ma non è possibile influenzarne la sostanza, l’essenza accumulata dei millenni; a chi la schiaccia troppo schizza in faccia il pus.

Sono pezzi diversi, pensieri sfusi, riflessioni disordinate. Ma sono, credo, in tema con quello che dobbiamo ricordare oggi.