STREET POETRY

Me n’annavo, stamattina, pe’ lla strada mia,
passeggiando, la testa perza ‘n tra le nuvole
e i penzieri. Bisbigliavo, di che, ogni tanto,
certi strani motti miei e confondevo li passi,
incerto, sur serciato. Me n’annavo girellando,
ve l’ho detto, a zonzerello de domenica mattina.
Distratto, ivo, un poco assorto, nun penzando…
Solamente se girava, drento a la capoccia vòta,
un venticello fracco, li fattarelli mia de vita.
Ivo. Sguardo guitto, poco mosso, ‘nnavo ar passo.
Gironzolavo come un gatto, annusavo l’aria mite,
co’ li baffetti ritti, spenzierato. ‘Na lucerta
pigra, ‘n topo, ‘na gattarella morta, smaliziata.
D’un subbito, arzo sbiechi l’occhi ad un palazzo
alto. E sobbarzo. Non veggo che, quarche pazzo,
certamente, ‘n su li muri scuri avea attaccati
certi fogliettelli bianchi, quadrettini? Eggià!
E su’ li fazzoletti sporchi di moccio de la via,
‘nce stavano due o tre righe storte, serpentelle,
nere file irregolari di formichelle zoppe? Stetti.
Strinzi l’occhio arguto. Viddi! Furbetto, subbito
m’intesi che le bestiolette nere cantaveno tra sè
‘na preghierina silenziosa, ‘na nenia, ‘na poesia.
Sbiascicaveno tra loro ‘na linguajia tutta strana,
un dialetto stretto, mò, anticarello, ‘na tiritera
de parole. Che si dicevano di per sè non saprei io
certo addire. Ma le ho riprese. Ecco qua. Chi vuole
può restare ad ascoltare

CARICA ELETTRICA A S. CROCE DEL SANNIO – videopost

A Capodanno sono stato a casa di amici carissimi, in un piccolo paese delle colline beneventane, sul limitare della provincia, dove si sconfina, quasi, nel molisano.
Abbiamo fatto una discreta passeggiata, prima di pranzo, il giorno 1 gennaio.
Respirando aria fredda e umida, ma salutare, sferzante, tonificante.
E qualche scatto fotografico, con piccoli ritocchi e qualche trucco più grossolano, hanno dato vita a questo breve video, montato con musica adatta (L’Orchestra di piazza Vittorio, non me ne voglia, non ho rubato nulla! Un loro pezzo, tratto da Mozart).

FRUITS

Photo by Pierperrone
Photo by Pierperrone

Esercita un’attrazione fisica, sensuale, un fascino conturbante, quasi erotica, essere catturati dall’intimità della natura.
Guardare i colori dei fiori, sentirne gli effluvi, umidi e dolci, densi ed eccitanti è piacere dei sensi, un piacere quasi fisico, una stimolazione che in primavera ha a che fare con l’esplosione ormonale della vita che si offre interamente nuda, nella sua splendente bellezza, ai baci luccicanti del sole ed alle carezze tiepide dell’aria.
I fiori esercitano questo potere usando i colori, i profumi, ed anche la carnosità morbida, soffice, lieve, leggera e setosa dei petali o il verde tenero e acerbo delle foglie…
Niente di male se al penetrante odore un pò aspro della linfa di alberi e piante ed all’inebriante malìa floreale non possono sfuggire creature innocenti e pure come le farfalle, le api, e le vespe, o le coccinelle, i maggiolini, le mosche, i grilli, i bombi ed ogni altro tipo e genere di calabrone volante o strisciante, chiamati, guarda un pò, insetti pronubi…
I frutti aggiungono anche un altro piacere all’amplesso naturale, più diretto e irresistibile, il piacere orale, la soddisfazione primordiale ed irresistibile del primo bisogno di ogni creatura.
Le sensazioni della dolcezza, dell’appagamento sazio, della pienezza dei sensi vengono dalla prima nutrizione, dal suggere ebbro, dall’abbandono estasiato…
Godimento totale di sapore, odore e colore sono, credo, il primo piacere pieno e completo a cui si abbandona ogni nuovo essere che viene nutrito e lo sfinimento dei sensi che ne segue è l’anticipazione dell’estasi amorosa dei sensi adulti.
Ma, nella creatura che si sazia del seno materno, vi è qualcosa di più che nell’amante sfinito: l’innocente certezza che nessun tradimento potrà mai porre termine al piacere ed al ripetersi del piacere.
I frutti richiamano questo primordiale impeto della natura, quasi fossero l’ambrosia concessa all’uomo!

Beh, consiglio sempre di impostare il video sulla massima qualità di definizione dell’immagine ed a tutto schermo e… buona visione e ascolto.

POESIA

Photo by Pierperrone
Photo by Pierperrone

Davvero consiglio di guardare il video impostandolo in alta definizione ed a tutto schermo sul computer.
Poi, mettetevi comodi, rilassatevi e immaginate di dare forma alla Poesia.

Quali immagini crea ora il vostro spirito?
Quali colori?
Quali profumi?
Il paradiso, ditemi, non ha a che fare con queste vostre immagini?
Non dico il paradiso promesso a chi crede nella vita dopo la morte, ma questo, qui, vivo e presente dentro ciascuno di voi… di noi…
Ognuno ha diritto al suo paradiso e, se sa riconoscerlo, riuscirà a scorgerlo in fondo al proprio animo.
Tutti ne abbiamo uno, dentro, a saper guardare.
Basta lasciarsi andare e … ascoltare la voce del proprio cuore.
Non senti cosa recita la poesia della bellezza, dell’arte, della natura?
Non senti l’armonia che ci sospinge nel flusso perenne della vita?
E’ come un soffio, una melodia, leggera eppure potente, reale eppure inafferrabile…
Dura giusto il tempo di un incantesimo…
… Poi, quando la magia finisce… se vorrete, potrete tornare agli affanni quotidiani, alle corse ed alle feroci lotte della giungla urbana…
Ma non ditemi che non sentite nostalgia di quel paradiso!
Il paradiso della poesia…

SPRING

Photo by Pierperrone Photopost cliccare sulla foto, oppure qui
Photo by Pierperrone  –  Photopost: cliccare sulla foto, oppure qui

Passeggiare in questi dolci giorni primaverili arricchisce l’anima, oltre che corroborare un pò il fisico provato dalle troppe ore di poltrona in ufficio.
E dato che ormai siamo dotati di fotocamere telefoniche sempre più perfezionate, possiamo catturare schegge di primavera e portarcele a casa come pepite, o gemme, rapite al ventre della montagna o, meglio, all’azzurra volta del cristallo celeste.
Schegge di gemme colorate, pepite preziose più di gioielli d’oreficeria.
La natura compie il suo miracolo, in questi giorni, mostrando ad ognuno che ogni cosa si trasforma, muta, scorre e niente resta imperituro o eterno, immobile e fisso.
Gli occhi, nel mirino della fotocamera, godono dello spettacolo di un mondo che abita nel fondo della retina, anzi più giù, o più in fondo, là, in quell’ombra che chiamiamo anima, pronta a brillare del riflesso della luce e della vita.
E, come una fonte miracolosa, sa restituire allo sguardo molto più di ciò che la semplice luce ha potuto illuminare.
Un fiore, per esempio, diventa colore, intenso come sangue, o come umore o essenza pregiata, e diventa, andando più a fondo, anche profumo, come se quell’essenza si facesse sensuale creatura, fiore che si fa carne, morbida, tiepida, nuda, generosa, desiderosa di dare e ricevere piacere come la Ninfa di Primavera.
Non si può sfuggire al richiamo di un fiore in primavera.
Amante al cui fascino non si può che cedere.
Così, una foto, la primavera stessa, diventano un pò una festa della natura, una festa di Afrodite… e si può anche comprendere, anzi, sperimentare ogni volta, e vivere su se stessi, e con se stessi, sulla propria pelle, sul proprio corpo, nel proprio essere più intimo e profondo, quanta è la forza, il richiamo, dei sensi…
E la natura compie, si, ad ogni primavera, il suo miracolo eccelso, che possiamo fare entrare in una foto, se vogliamo, o nel cuore, se si preferisce.
Ed io lo preferisco.
E sento, e comprendo, che il miracolo di ogni vita, per quanto precario sia, è spiegabile solo se partecipa del miracolo della primavera, che altro, poi, non è, se non uno dei mille nomi della dea Afrodite, o Lilith, o Venus, o Isis…


– guarda il video direttamente su youtube e impostalo in alta definizione! –

PACE

Photo by Pierperrone
Photo by Pierperrone

Me lo sono tenuto per un momento bello, questo video di festa, un video per un momento di festa.
E forse questo è il momento giusto.
Le immagini sono ancora quelle della lontana India, ed anche la musica è quella di quel mondo magico e incantato.
C’è una sola cosa che rende le immagini vicine e attuali, lo scorrere della vita.
Passa la vita da lì a qui, come un fiume, come una lunga liana, come un serpente senza fine.
Passa da lì a qui attraverso gli occhi di chi guarda.
Ma soprattutto, passa dagli occhi che ci fissano da lì a qui.
Non sono bastati gli anni passati dal viaggio, era il 2000, credo, nè sono bastati chilometri, quasi 6.000, per interrompere il flusso continuo della vita che scorre da lì, da Jaipur, a qui, a Roma.
Infinite distanze che non sono sufficienti a raffreddare neanche un poco la fiamma della vita.
La vedi danzare in quegli occhi ed in quei sorrisi di bimbi così comuni che non si scorge differenza dai sorrisi e dagli occhi dei nostri bimbi.
Il resto, le cose diverso, i costumi, i colori, le bestie, i profumi che non si sentono, i rumori che non sono quelli veri, insomma tutto il resto che fa la differenza fra quel mondo esotico ed il nostro presente attuale, è poco e non conta niente.

Era festa, lì, quel giorno di agosto.
Caldo e umido, acquoso, monsonico.
Ed è festa, ormai, anche qui, in questo aprile tiepido e dolce, primaverile, azzurro e luminoso.
Pasqua è in arrivo.
Ma è una festa ancora più grande, stasera, e voglio davvero celebrarla, proprio stasera, perchè sia foriera, in questo periodo di oscuri presagi di tenebra, di un nuovo vento di pace.
Il futuro dipende ancor più dalla pace che dalla ricchezza.
La notizia che il negoziato fra il Grande Satana e lo Zio Sam si è concluso con un risultato positivo mette speranza, apre gli occhi al futuro.
E’ festa.
E voglio dirlo.
Almeno, qui, si festeggia!

Un caro saluto e infiniti Auguri a tutti i concittadini ed i pellegrini di passaggio di questa repubblica di pace.