GIORNO DELLA MEMORIA 2019

Per far si che il giorno della memoria non sia un vuoto esercizio retorico, penso che sia necessario, in questo presente pop-fascita, raccontare la propria storia, per dichiarare senza mezzi termini chi siamo e con chi stiamo, con chi possiamo essere e con chi non saremo mai.
In questo presente pop-fascista i miserabili pagano la colpa di esistere e di essere poveri, di cercare un luogo in cui vivere e sfamarsi, nel quale lavorare per avere la dignità di uomini.

La storia dei miserabili è la storia di tutti coloro che sono nati nella miseria con un destino di miseria addosso e che, per sfuggire a quel destino di miseria, che li rende invisibili e senza dignità, si mettono in cammino lasciandosi dietro la madre, il padre, fratelli e sorelle, parenti, amici, villaggi, campagne, fatiche estenuanti, guerre e fame.
La storia dei miserabili, per esempio, oggi è la storia dei neri che rischiano di annegare nel Mare Nostrum – che dovremmo ribattezzare Mare Mort(i)um – e degli indios, e degli ispanici e dei caraibici, e dei miserabili bianchi della pampa o delle montagne sudamericane, che si ammassano alle porte dell’Europa o degli Stati Uniti, dove vivono uomini bianchi, ricchi, grassi, sazi, avidi, che voglio alzare muri per proteggere il consumo del superfluo che si ammucchia in immense discariche maleodoranti e contagiose…

Bene, cari bianchi, sotto il colore candido della nostra pelle si nasconde la stessa puzza della povertà da cui fuggiamo continuamente e la repulsione che proviamo per questo esercito di poveri Cristi che si affanna dietro i muri che vogliamo alzare è soltanto la paura, il terrore, che la povertà che si portano appresso come puzza che li accompagna sia pericolosa perchè contagiosa come la peste.
Bene, cari bianchi, siamo tutti uguali, figli, nipoti, eredi della stessa povertà, ladri di terra e dei suoi frutti, perchè, come me, e come te, e come ognuno degli altri di noi, siamo figli di padri che sono emigrati dal proprio paese d’origine per cercare un posto in cui costruire una casa e fare dei figli, e di madri figlie di famiglie emigrate in Paesi lontani, nelle città del Nord, nella Francia, nel Belgio, in Germania, in America, dove ci stanno gli Stati Uniti ma anche il Brasile, l’Argentina, il Venezuela…
Siamo figli, nipoti, eredi dei morti di fame che fuggivano dalla fame e dalla guerra cercando un destino nelle colonie dell’Africa…
Siamo figli, nipoti, eredi, ma sputiamo sui nostri padri e sulle nostre madri, sui nostri zii e sui nostri nonni, sulle nostre stesse storie di cui ci vergogniamo, come se la povertà fosse una lebbra, un cancro, un tumore da cui non si può guarire.
Cari fratelli bianchi pop-fasciti provo vergogna per voi.
Non siamo fratelli, siamo diversi.

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