P.

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foto by Pierperrone

La mia storia è la storia di tutti, di ognuno, una storia comune.
Mi chiamo P.
P. come Pinocchio.
Come nome, magari, non è un granchè e, certo, potrebbe essere poco convincente, per un personaggio di una storia.
Ma non potevi inventarlo con un nome completo, dirà qualcuno.
Si, saggio.
Consiglio saggio.
Ma non abbastanza, in fondo.
A pensarci, P. è un nome completo ed è il nome giusto per il personaggio di una storia così, una storia come tante altre, la storia di ognuno.
Che è, sarebbe, come dire, anche, la storia di tutti.
Si, perchè, nelle storie, i personaggi veri, quelli grandiosi, eroici, unici, esemplari, quei tipi di Individui che la Storia conosce una volta soltanto, insomma, quelli che, da Achille ed Ulisse, su su, fino ai giorni nostri, hanno riempito i romanzi, le poesie, le tragedie, di contenuti universali, eppure al tempo stesso esclusivi, modelli per tutti, ma comportamenti soltanto individuali, ecco, insomma, per raccontare davvero la storia di tutti, nelle storie, ormai, si può usare solo un nome così.
Un nome che serve soltanto a porre un soggetto al centro di una frase e, di tante frasi che fanno una storia, trovare un bandolo che conduca dentro una grammatica comprensibile nel linguaggio di un racconto.
Ma, invece, i contorni di un personaggio, in una storia che deve essere la storia di ognuno, o, che è dire lo stesso, la storia di tutti, devono per forza essere sfumati, sfuocati, dire qul poco che basta, il minimo indispensabile.
Non una lettera di più.

Così, sono nato io.
P.
P., con il punto.
Che è una stampella, un appoggio.
Oppure, soltanto un vezzo, non so.
Un ghirigoro.
Un lezioso capriccio, un ciuffo minimalista d’inchiostro.
Insomma, io, P.
Mi ha fatto nascere un autore sconosciuto.
Uno scrittore senza fama, senza precedenti, insomma, si, anche lui uno senza nome.
Uno scrittore che non ha mai scritto, anzi pubblicato, è un signor nessuno.
Proprio il padre adatto per un personaggio con un nome così.
Un figlio di N.N.
Non Noto.
Un figlio N.N. di padre N.N.
E’ proprio perfetto.
E’ l’attacco ideale per raccontare una storia ideale.
Una storia perfetta.
La storia di ognuno.
La storia di tutti.
Si, perchè, ognuno, come tutti, uno come ognuno degli altri, ha sempre, comunque, una storia.
Anche se gli scrittori non se ne occupano.
Quelli importanti, almeno.
E compaiono soltanto come protagonisti, per lo più involontari, degli articoli sui giornali.

A dire il vero, non sono il primo venuto al mondo così, con un nome sincopato che pare venuto fuori dal colpo secco di una ghigliottina letteraria.
Non faccio nomi – ovviamente, come potrei! – ma c’è sicuramente qualche nobile caso della letteratura, già dagli inizi del ‘novecento.
Un caso, almeno, quello che io ricordo, un mio lontano parente europeo, molto fortunato, in termini di successo letterario.
Era stato destinato all’oblìo dall’autore morente, affidato, come manoscritto che sarebbe dovuto essere arso nel fuoco d’un caminetto purificatore, nelle mani di un amico fedele, risultato, però, alla fine troppo generosamente legato al desiderio di regalare al mondo il ricordo d’una storia esemplare, d’un autore immortale, d’un romanzo, sì, incompiuto, ma sicuramente universale parabola della colpa di esistere.
Insomma, si, pur trattandosi della storia d’un mio lontano avo, nato senza un vero nome proprio ed una collocazione precisa nella storia del mondo, purtuttavia non si può negare che proprio il racconto del suo universale sfortunato destino abbia finito per far diventare quel K. il personaggio che raccoglie le colpe di tutti, quindi, una specie di Cristo moderno.
Colme si vede, a dispetto d’un nome pure carente di qualsivoglia sporgenza individualista, è stata la storia di quel tale a fare diventare quel personaggio il vero protagonista della tragedia dell’Uomo.
E, quindi, a meno di non voler credere davvero che la vita dell’uomo – non dell’Uomo, badate un pò bene – è solo un’immane tragedia, allora, la storia di K. resta all’interno di quel novero di personaggi che hanno qualcosa di unico, di esclusivo, di eroico, di super-umano.

Io invece, io, P., sono un uomo qualunque.
Uno come ciascuno di voi.
Oh, beh, si, forse non proprio come ognuno di voi.
Togliamo, escludiamo quelli, fra voi, che sono nati per essere eroi.
Lo sappiano o no, lo abbiano già scoperto, o meno, quel tarlo nel loro destino, ecco escludiamoli pure.
Ed escludiamo, anche, tutti gli altri casi dei tipi straordinari, eccezionali, quelli che sono pronti, lo sappiano o no, a lasciare un segno nel tempo, non fosse che per il breve tempo della memoria dei propri contemporanei, e/o anche un poco più in là.
Ecco, togliamoli pure.
Facciamo il conto.
Quanti ne abbiamo contati?
Si un certo numero, certo.
E vorrei essere anche un pò più generoso.
Vediamo, aggiungiamo, in sovrabbondanza, anche un poco di arrotondamento a quel numero, in eccesso e in difetto.
E quindi, anche quelli che non sappiamo riconoscere bene.
Ok.
Bene.
Adesso, proviamo a guardare cosa è successo.
Da un lato ci stanno tutti gli eroi (li chiameremo così solo per conveniente economia di parole, ma tanto, per dire con una sola parola quei casi che abbiamo più sopra descritto).
Una piccola moltitudine.
Ottimo.
Quelli non sono direttamente protagonisti della mia storia.
Oh, si, indirettamente, certo, lo sono anche loro, ma questo lo si capirà meglio soltanto un poco più avanti.

Adesso, invece, guardiamo dall’altra parte.
Chi ci è rimasto?
Ci è rimasto qualcuno?
C’è qualcuno che non si è sentito chiamato a far parte di quel numero di piccoli e grandi eroi della storia?
Si?
Si?
Si, sento che s’alza una voce potente, un boato.
La voce d’una massa sterminata di signori che ben si potrebbero chiamare nessuno.
Ma poichè non sono affatto dei signori nessuno, perchè sono al mondo, hanno, per esempio, una vita, dei genitori, e dei figli, e fratelli e sorelle, ecco, quella sterminata massa d’innumerevoli figli del mondo con nomi a cui basta anche soltanto una P. senz’appigli, ecco, anche loro hanno bisogno di qualcuno che li rappresenti, in un racconto, senza forzarne il carattere schivo, l’apparenza eterea di fantasmi incarnati.
Milioni e milioni di destini sottomessi al giogo di stare al mondo ogni giorno, di far girare la terra dall’alba al tramonto, di spingere, senza sosta, l’orbita attorno al sole, per non fare fermare il ciclo senza fine della vita che ha bisogno di andare, continuamente, avanti, senza sapere bene neanche dove o perchè.
Ecco, per quelli senza nome, per quelli che la morte li strappa alla vita senza lasciare nemmeno una traccia, per tutti quelli che vengono dal più profondo del tempo immortale, e vanno, vanno, sempre, e si spingono, sempre più avanti, ogni giorno, fin nelle profondità più vaste, infinite, della fine del tempo mortale, ecco, per tutti quelli che sono uomini, come me, ecco, per loro, ecco la storia di P.

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2 pensieri riguardo “P.

  1. Il tuo linguaggio è ammaliante e mi culla mentre leggo! Così, con queste parole, il sigor P. è diventato simpatico e di conseguenza ogni persona che passa nella mia vita, senza lasciare traccia perchè è solo un signor P. finisce per essermi simpatico…
    F.
    Un caro saluto

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