Il Paradiso dei Maestri napoletani

Il paradiso me lo immaginavo molto diverso, visti i racconti che avevo ascoltato fin  qua.

Più di tutti mi piaceva, ed avevo ascoltato, già diverse volte, restando sempre affascinato e rapito, sempre commosso, la voce del grande Maestro, Eduardo de Filippo, che recitava la storia triste di Vincenzo De Pretore.
Il povero Cristo, ladro disgraziato, forse un incapace, ma un brav’uomo, napoletano con il destino sfortunato di essere nato nella miseria, come a tanti, in ogni parte del mondo, fervente fedele devoto a San Gennaro, che, nel momento di morire si sogna di andare a bussare in Paradiso, per pretendere un pò di giustizia, almeno allora, alla fine del suo ingiusto tribolare.
O, forse, sarebbe meglio dire all’inizio, al principio della nuova vita, di quella che, come tutti i credenti sanno davvero, comincia proprio allora, in quel momento terribile che coincide con la fine della vita terrena.
La vera vita.
O, forse, quella finta.
Comunque, com’è che sia, a chi può chiedere giustizia, il povero Cristo? Cos’è che pensa, che sogna, il povero Vincenzo De Pretore?
Ma, è ovvio, il suo santo protettore.
San Giuseppe, il padre putativo di Gesù, il marito della Madonna.
Imparentato strettamente, quindi, anche almeno indirettamente, proprio con il più Giusto dei Giusti, col Signore, il Dio Padre Onnipotente.
Ecco qua, per il ripasso, la poesia recitata dal Maestro Eduardo:

E’ un paradiso dolceamaro, con un termine azzeccato anche se un pò sgrammaticato.
Un paradiso umano, dove trova la giustizia anche chi, in terra, è condannato, dai giudici, in mestizia.
Ma la morte sta in agguato, un demonio indiavolato, pronta a cancellare il miracolo oracolare. Senza giocare con le rime che non mi vengo poi bene, devo dire che quel paradiso, che pure pare un pò consolatorio, non sembra davvero un destino definitivo, una destinazione in cui sostare per l’eternità.
E infatti, De Pretore, dopo un poco se ne muore.
Realmente, questa volta, almeno in termini di sangue e di calore.

I Maestri, però, si sa, ci prendono per mano, e un poco alla volta, piano piano, ci mostrano la Strada.
Per andare in Paradiso, alle volte, è il Padrone che ha deciso se portare uno o tutti, oppure poi che fare.
Anche Lui però, certe volte, resta alfine un pò sorpreso.
Perchè certe storie che raccontano i Maestri mostrano aspetti un pò imprevisti.
Una lacrima, un sentimento, anche il Signore, allora, prova quasi pentimento.
Non voglio essere blasfemo, metto in bocca all’attore principale, Eduardo, questa volta, i versi del Maestro Di Giacomo Salvatore.

Anche questa scena che, alla fine, è di somma poesia, non basta a raccontare come è fatto il Paradiso.
Si sa, lassù come pure qua, le cose sono tante, più di quante se n’immagina realmente di sapere.
E pensare di conoscere proprio tutto è soltanto una vana presunzione, la predica un pò tronfia di chi si mette a concionare.
Se invece, poi, ti piace andare a curiosare, dai quei Maestri una risposta in più davvero puoi trovare.
Questi ultimi spezzoni di bellissime poesie, non so dire a qual di loro si possa attribuire, ma, è certo, con la forza dei poeti la verità san raccontare.

Ci sarà, poi, un motivo, una causa, una ragione, perchè questi Maestri sono stati tutti di Napoli figlioli.
Forse perchè lì c’è la porta che trasporta i vivi nel regno della morte.
Non sembri un verso vano, un groviglio di parole, una volgare rima mal riposta.
Quella porta, a Napoli, c’è qualcuno che l’ha vista.
La racconta, ve lo dico, il Maestro De Giovanni con la voce di Servillo.
Questo basta, son sicuro, per amare Napoli un poco ancora più… tantillo.

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3 Replies to “Il Paradiso dei Maestri napoletani”

  1. Bellissimo post! I sentimenti così veri dei napoletani, che loro nascondono con un modo di fare scanzonato… questa è una delle ragioni per cui amo Napoli e i napoletani, non la sola certo…la sua bellezza, il suo cuore…
    Senza levare nulla al grande Eduardo, il mio applauso va al meraviglioso Toni Servillo, splendido dicitore!
    Mi hi fatto terminare la lettura con gli occhi velati dalla commozione!
    Ciao Piero
    Fausta

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