PER LA MEMORIA

A cosa serve la memoria davvero?

Non sono in grado, in questa giornata speciale, dedicata alla memoria collettiva, di dare una risposta immediata alla domanda.
Lo specchio magico del mondo, l’informazione – tramite tivvù, internet e giornali – mi riflette un’immagine falsa della realtà e, al tempo stesso, di conseguenza, mi conduce ad una risposta non vera, o almeno solo parzialmente vera, più vicina al falso che al vero.
Se, mai, qualcosa di vero esistesse davvero.

La retorica delle ricordanze ci porta in casa immagini dolorose di 72 anni fa.
I campi di sterminio, la Shoah, il Male Assoluto.
La mortificazione dell’umanità.

Poi, dal fondo dei 72 anni trascorsi dalla apertura del campo di Auschwitz, tornando a guardare nell’oggi, cosa vedo?
La carneficina giornaliera di attentati e stermini, naufragi e morti per fame, guerra, schiavitù e lavoro, nel mondo e in Italia, le abbiamo dimenticate, pare, quelle.
Oggi, nei Balcani, ci sono 5 gradi sottozero circa di temperatura massima.
Fuori dalle porte dei confini sbarrati con i fili spinati, con un meteo che va da -11 a -5 mediamente, restano in attesa di un gesto di umanità, migranti e profughi scacciati ed indesiderati.
Nel mar Mediterraneo, come ogni altro giorno, come sulle spiagge e nei campi di Lampedusa e di cento altre città, marciscono centinaia e migliaia di senzanome, corpi che anche dopo morti restano di ignota identità.
Negli Usa, grassi e sovrappeso, si firmano i decreti per la costruzione di muri e imposizione di dazi doganali.

Barriere, divisioni, confini: è questa la memoria dell’oggi?

Il telegiornale, dopo le notizie di prammatica sulla memoria e le miserie del mondo, poi, scivola, come in preda ad un parkinsoniano delirio, sui pagamenti corruttivi dell’ex Cavaliere che continua a versare il riscatto della sua onorabilità perduta in un troiaio di lusso. E’, pare, la metafora perfetta di questo “oggi”, di questa memoria svagata e perduta.

Infine, ci eccitiamo anima e corpo per le imprese della nostra squadra del cuore. E, da ultras inferociti, lucidiamo le mazze per sfasciare teste e vetrine nella giornata calcistica che incombe nel weekend che ci assale.

Ormai, la sigla finale del Tiggì ci monda l’intorpidita e confusa coscienza.

Un pò smarrito mi godo un sorso di morbida grappa.

Ho dimenticato che mentre tornavo a casa, stasera alle 19,00 suonate, una povera crista mi ha chiesto “dammi un aiuto, dammi un soldo di carta, è la prima volta che mi trovo in una situazione così”.
Io le ho risposto contrito un “mi dispiace, non posso” ed ho allungato il passo per attraversare la via.

A cosa serve la memoria davvero?

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6 pensieri riguardo “PER LA MEMORIA

  1. Guardandoci intorno rischiamo davvero di lasciarci cadere le braccia: il mondo non cambia, la violenza e l’indifferenza sembrano inarrestabili, assistiamo impotenti al dilagare della dittatura dell’economia… La storia sembra non aver insegnato nulla, memorie che non ricordano veramente se non a livello di sentimentalismo compassionevole e non di autentica pietas, tanti, troppi discorsi farciti di “basta”, “mai più” eppure stiamo rotolando verso il più nero oscurantismo…
    Ma non può essere la fine…
    Come le parole del detto ebraico “chi salva un uomo salva il mondo” non lasciamoci “intorpidire” da quello che leggiamo e sentiamo… teniamo alta la coscienza, finché ci manda un campanellino d’allarme … che ci serva d’appiglio per non precipitare

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    1. Almeno, chi non si fatto sordo, aderirà al tuo appello, carissima Fausta.
      Io, nel mio infinitesimo che posso, mi faccio portavoce, ben sapendo che non possiamo altro che farci testimoni.
      Dobbiamo continuare ad esserci, a non scomparire, ostinatamente normali.
      Perchè l’anormalità sono loro.
      I sordi!
      Piero

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  2. Nel post dell’anno scorso scrissi “Passata questa giornata, guardiamoci intorno, annusiamo l’aria e diamo un’occhiata alla nostra coscienza, controlliamo se è davvero intatta.” Ed è proprio questo che volevo dire, quello che tu scrivi così bene qui. Penso che nessuno di noi sia esente da momenti in cui i gesti sono sbagliati, nonostante le nostre convinzioni.
    La differenza sta tutta qui: essere in grado di riconoscere i limiti, gli errori, i pensieri a volte lontani da ciò che pensiamo di essere. Chi sa farlo, sa anche rivedersi e mettersi in discussione. Per questo quest’anno ho voluto mettere i pensieri dei miei bimbi, perchè loro hanno compreso questo. Hai notato che nella filastrocca dicono “noi”. Noi riconosciamo il nostro errore, noi agiamo per rimuoverlo. L’impegno, la volontà, la consapevolezza. Nelle loro semplici parole c’è tutto questo. La memoria serve a questo e non fa niente se oggi sembra che nonostante il ricordo nulla sembra cambiato. Tu lo sai, io non sono un’ottimista di natura, ma ho il dovere morale di crederci, per poter continuare a stare con loro e per continuare ad imparare da loro.
    Non so se quello che faccio servirà o se è solo un’illusione (istintivamente propendo per la seconda ipotesi) tuttavia ci devo provare.
    Mi ha colpito poi, la conclusione del tuo scritto. Il coraggio di riconoscere i propri gesti sbagliati, di mostrare il proprio lato meno edificante. Da lì parte tutto. Avresti potuto non scriverlo, ma l’hai fatto. E questo dice tutto.
    Un grande e forte abbraccio 🙂

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  3. Cara Patrizia,
    grazie davvero. La tua presenza, la tua amicizia è un bene per la vita; il blog ci tiene vicini, dimostrando che anche su questo mondo si può sentire il calore di una persona, mentre, spesso, molto spesso, è solo la a-social-ità a legare finti rapporti (dis)umani.
    Qui, pochi sono gli amici che si parlano, ma hanno qualcosa in comune di più vero di tanti numerosi contatti.
    E’ molto anche questo poco.

    Sui bambini, lo sai cosa penso.
    E sul valore grande davvero che tu, e tutti quelli che insieme a te, nutrono quei boccioli tenendoli vivi.
    La società li/ci vuole vacche da mungere, borsellini da svuotare.
    Se qualcuno semina valori veri nelle coscienze è visto male.
    Ma… è così bello fare, seminare quel particolare tipo di malattia che si chiama conoscenza, cultura, spirito, anima.

    Un bacio e un abbraccio,
    Piero

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