LETTERINA A BABBO NATALE

Caro Babbo Natale,
cosa mai può chiederti un adulto, ormai un pò avanti negli anni?
A te si rivolgono, solitamente i bambini, innocenti e dolci, per colmare la lor felicità con un di più che solo il loro cuore sconfinato può desiderare. Un di più che non è materiale e quindi solo tu puoi donare.
E anche i bimbi infelici, nel loro modo estremo di vivere la vita, qualunque essa sia e qualunque destino abbia assegnato loro, restano immersi una felicità inconsapevole, benchè più confusa e dolorosa.
Ma, credo che anche per i bambini infelici il mondo sia sempre, solo, lo specchio del loro cuore colmo di felicità, anche quando quel mondo esplode loro fra le mani e li rende storpi nei sentimenti. Quel mondo non rientra nelle previsioni del loro cuore e, quindi, è semplicemente un’imperfezione, seppure immensa, obbrobriosa, immorale. Ma l’innocenza di cuore, ai bambini, consente il dono del non capire, che è il non conoscere, e quindi rende possibile il dimenticare, e anche, quindi, il perdonare.
Ma io, caro Babbo Natale, non sono un bambino.
E, allora, cosa mai può chiederti, ti starai tu chiedendo, adesso, un adulto, un pò avanti negli anni?

E’ chiaro, un uomo della mia età lo sa bene che Babbo Natale non esiste ed è frutto di una fantasia metà dolce e per l’altra metà interessata.
Quindi, si rivolge a te disilluso, quasi per avere un motivo per parlare con qualcuno, più che per esprimere un suo desiderio.
I desideri, almeno quelli che un adulto può confessare pubblicamente, così, liberamente, sulla pagina di un blog, come fosse una pagina di quaderno, non hanno niente di realmente interessante, o alto ed elevato, grande, immenso, impossibile, come il desiderio che nasce nel cuore di un bambino.
Ed anche i desideri inconfessabili, anzi, ancor più quelli, i desideri che gli uomini si confessano di nascosto, a bassa vece, gli uni con gli altri, nel clima cameratesco che, tra femmine, o tra maschi, o in intimi conversari il più delle volte muti e silenziosi dove i maschi e le femmine non hanno più alcun carattere sessuato, ecco, anche quei desideri lì, anzi, ancor di più, quei desideri lì non sono nulla a confronto del desiderio di un bambino.

Perchè, la differenza, non sta nelle cose che si possono desiderare, lecite o illecite, utili o inutili, necessarie o superflue, pratiche o astratte, materiali o spirituali.
No.
La differenza tra i desideri possibili e quelli impossibili.
E ciò che rende un desiderio possibile o impossibile non è, come si potrebbe credere, qualcosa che ha a che fare con la possibilità o meno di poter ottenere, raggiungere la cosa desiderata.
La luna nel pozzo non è impossibile, per un bambino.
Lo diventa, invece, per un adulto.
Un milione non è impossibile, per un bambino.
Lo resta, anche se lo desidera, per un adulto.
Un sogno non è un desiderio impossibile, per un bambino.
Lo diventa, invece, in quanto illusione, per un adulto.

Poi, ci sono i desideri che hanno a che fare l’ossessione.
Questi, però, riguardano solo gli adulti.
L’ossessione è qualcosa che appartiene al quotidiano.
E’ il pensiero fisso che condiziona azioni e comportamenti, scelte e valori.
Ma questa, l’ossessione, resta qualcosa che viene dall’esterno, anche se, quando penetra nel cuore di un adulto, si appropria di ogni forza del desiderio e rende schiavo l’uomo, l’adulto, e lo piega a sè, annullandolo.
Ossessione può essere il denaro.
Ossessione, il potere.
Ossessione il sesso.
Ossessione il possesso.
Credo che siano molti, adesso, in questi giorni di preparativi al Natale, gli uomini, gli adulti, ossessionati dal desiderio di desiderare l’impossibile.
Ma per loro, per questi adulti schiavi dell’ossessione, ormai, è diventato impossibile desiderare davvero qualcosa.
I loro cuori sono restati vuoti.
Ecco, questo è il desiderio impossibile.

Per un bambino è impossibile non desiderare davvero qualcosa.
Qualunque cosa essa sia.
Giochi.
Dolciumi e caramelle.
O qualcosa di più materiale.
Dipende, in fondo, anche dall’età, dal luogo, dalla possibilità.
Ma, per un bambino, il desiderio è totale.
E’ qualcosa che ha a che fare con la forza primordiale della vita.
La sua sede sta negli occhi, prima ancora che nel cuore.
E’ una luce.
Una corrente.
Una tensione.
Qualcosa di trascendente e metafisico.
Niente a che vedere con il materialismo nichilista degli adulti.
Anche quando è irraggiungibile, l’oggetto del desiderio, resta possibile, e reale, concreto, tangibile, a portata di mano, il desiderio del bambino.
Anzi, acquista ancora più forza, il desiderio, tanto più si fa irraggiungibile la cosa.
Ma non per questo scivola nell’ossessione, quel desiderio.
Resta pur sempre possibile.
Ecco, questo è il desiderio possibile.

Allora, Babbo Natale, lo avrai capito.
Io ti chiedo di lasciarmi ancora vivere il tempo del desiderio.
Se ci penso, magari con un pò di pudore aggiungo anche che forse ci penso superficialmente, o in modo non del tutto sincero, i non ho (molti) desideri impossibili.
Quelli che sconfinano nell’ossessione, restandone imprigionati.
Non so se sia giusto dirlo.
Chi sono io, in fondo, infatti, per dire qualcosa di preciso su me stesso?
Ma preferisco questo pensiero, anche se presenta il rischio di un errore.
E comunque corrisponde a ciò che sento dentro.
E dato che non vi sono vincoli, di costrizione o di convenienza, che mi spingono a formulare questo pensiero forse errato, allora posso davvero dirlo.
Ecco.

Ora che mi sono liberato, allora, lo dico.
Babbo Natale.
Portami un desiderio.
O, almeno, lasciami il tempo di vivere questo desiderio.
Che è già il tuo regalo.
Giunto prima ancora del tuo arrivo.
Che ha un’ora ed un momento preciso.
Mentre, non ne ha il mio cuore.
Forse i miei occhi non hanno la luce che brilla negli occhi dei bambini, quando il desiderio li anima e li muove.
Ma, forse, i miei occhi non sono neppure del tutto opachi.
Il mio cuore, forse, non è di dura pietra.
Se con il mio cuore continuo a “sentire”, allora, forse, sono ancora vivo.
Anche se non sono, ahimè, più un bambino.
Almeno, mi è rimasto qualcosa.
Il desiderio.

E allora, Babbo Natale.
Buona, sia, per te, la festa.
Ti auguro di portare molti regali in giro.
A chi crede di poterli ricevere, già basta, in fondo quel regalo dell’attesa.
Che, tanto, poi, ci si accorgeva, quando si era bambini, che molto presto giungeva la noia, dopo aver rotto la carta che nascondeva fino all’ultimo i regali tanto desiderati.
Poi, col tempo, con l’abitudine, con l’età, resta la noia.
Che arriva prima ancora dei regali.
E allora, Babbo Natale, lasciami la forza di resistere alla noia.
Almeno per qualche minuto ancora.
Per qualche attimo del tempo che non è misurabile con le lancette degli orologi terrestri.
Forse sarà per questo che io non porto l’orologio.

Portami, allora, un orologio del tuo tempo, dal tuo mondo.
Conterò il mio tempo su quello, se mi accontenti.
E anche se non potrai esaudire questo mio desiderio, sappi che esso, per me, resterà, comunque, per sempre, possibile.
Ed io, dietro la finestra del mio tempo, resterò a guardare nel buio del cielo per vedere se arrivi, Babbo Natale.
E ti vedrò, con la luce dei miei occhi.
E illuminerò, anche se fioca, quella luce, almeno un pò, il tuo cammino.
E non ti sia faticosa la gerla.
E’ leggero il mio sogno.
Un tempo leggero.
Cos’altro, potrei, io, mai chieder di meglio a Babbo Natale?

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8 Replies to “LETTERINA A BABBO NATALE”

  1. Che bella questa letterina… tanto più bella perchè scritta con una sincerità disarmante, quasi che mentre la scrivevi tu sia ritornato indietro nel tempo e abbia tirato fuori, sedendolo accanto a te, il bambino che sei stato. Dì la verità,…è lui che te l’ha dettata questa letterina, non è mica farina del tuo sacco, confessa…
    Se mi dici che funziona, stanotte mi metterò anch’io alla finestra a scrutare il cielo per vedere la sagoma di babbo Natale camminare piano piano, davanti alla luna.
    Un grande abbraccio 🙂

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    1. Prova.
      Hai anche tu la tua bimba che sei stata che ti tiene la mano e ti parla. Ti conosco (un pò) e lo so (molto bene).
      Mettetevi, stasera, a sbirciare, di tanto in tanto, fuori dalla finestra.
      Ma, forse, basta anche che dai uno sguardo di tanto in tanto nell’angolino segreto del tuo cuore.
      Vedrai, vedrai che meraviglie che troverai!

      Un carissimo abbraccio e tanti auguri.
      Piero

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  2. In qualche momento, anche senza parole, oppure con qualche riga sul blog, due spiriti bambini si sono incontrati e si sono accorti di avere ancora sogni, desideri, “pensieri felici”, utopie forse…. Non voglio perdere questa mia parte bambina, che mi fa aspettare ancora l’arrivo del Bambino, di vedere le grandi renne e la slitta rossa, di raccontare le favole della befana ai bambini dagli occhi allegri….
    Che mi fa aspettare la Pace!
    Buon Natale Piero, il mio augurio con il cuore!
    Fausta

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    1. Carissima Fausta,
      la parte bambina è quella più che ognuno di noi si porta dentro.
      Credo che non abbiamo niente di meglio da offrire al mondo, ai nostri cari, a chi ci circonda in ogni modo.
      E’ sulla parte adulta che dovremmo… riflettere.

      Sono in ritardo sul Natale, ma gli auguri te li faccio lo stesso, con tutto il cuore, Fausta, a te ed ai tuoi.
      Un abbraccio,
      Piero

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