IL REFERENDUM – p. III

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Bene, la Tv ha dato le percentuali dei votanti alle 19,00, molto alte, molto più delle solite occasioni. Il che fa capire, così mi sembra, che questa volta sia una delle volte in cui il popolo ha deciso di far sentire la sua voce in modo chiaro e forte.
Ottimo, qualunque sia la sua decisione.

Io anche ho votato e, con me, la mia famiglia.
Siamo andati un pò sparsi, chi di mattina, chi stasera.
Ma ci siamo andati tutti.
Non siamo, peraltro, tra quelli che si astengono, di solito, se non ci sono ragioni di forza maggiore, magari con la sofferenza nel cuore, facciamo comunque il nostro dovere.

Io ho votato SI.
Non divulgo, invece, ciò che i miei hanno votato.
Io ho votato SI, nella consapevolezza, o nell’aspettativa, di trovarmi in minoranza, nettamente, tra coloro che, pur tra mille dubbi e mille perplessità, hanno pensato che bisognava fare qualcosa, dare un segno, dire basta, almeno, a quelli che per gli ultimi due o tre decenni hanno fatto strame della povera Italia.
Quelli, tutti uniti, formavano l’armata Brancaleone del NO.
Quelli non vorrei ritrovarmeli per altri due o tre decenni a fare strame del destino di questa nazione.

Tra i NO ci sono anche gli ultimi arrivati, i collodiani, i grilloparlanti.
Settari, parolai, illusi, disperati.
Novelli seguaci di una parrocchia nichilista.
Presuntuosi ed incapaci, anzi, incapaci soprattutto perchè presuntuosi.
Presto la fatica del Fare li disperderà come polvere al vento, perchè per gestire qualcosa, un comune, una città, una nazione, oltre le buone intenzioni e le belle parole, occorrono capacità, organizzazione, competenza, professionalità.
Merci rare.

L’onestà.
Occorre l’onestà per Fare le cose.
Gestire, amministrare, dirigere, condurre, guidare. Gli uomini di un gruppo, di un Movimento, di un Paese.
Occorrono onestà e modestia.
Onestà intellettuale e disposizione alla fatica ed al sudore.
Non bastano le chiacchiere.
Ed io ho anche il dubbio che, oltre le chiacchiere, in quel movimento si stiano intruppando forze marce della politica.
Troppo ingenui, questi principianti, per volponi collaudati nel trasformismo politico.
Troppo permeabili.

Cosa mi aspetto da domani l’ho già scritto sulla mia pagina Fecebook.
Non mi aspetto granchè.
Anzi niente.
A meno di sorprese impreviste.
Finquando gli italiani, il Popolo, non daranno segni di risveglio dal torpore ultradecennale in cui sono caduti, un letargo pericoloso ed eticamente vergognoso, non accadrà nulla, da domani, che possa farci dire: Finalmente.
Nei partiti i soliti affaristi di lobby, di loggia e di interesse, saranno pronti alle solite giravolte ballerine.
E noi, vittime predestinate del bordello nazionale, saremo di nuovo pronti ad accogliere le loro offerte da quattro soldi.

Sorprese?
Possono succedere.
Certo.
La storia cammina, non si ferma mai.
Chissà.
Pure in questo marasma generale, nel quale emergono drammatiche forme di disprezzo per i valori morali, civili e politici nei quali mi sono formato, non posso non sperare.
In silenzio, me ne sto a guardare.
Qualcuno mi ha detto che sbaglio, a starmene in disparte.
Può darsi che abbia ragione.
Oppure no.
Chissà.

Forse non ho più l’età.
O forse è la stanchezza.
Ma basta un voto.
Anche oltre confine.
Oggi, in Austria, non hanno scelto in modo cieco ed egoista, come avevano fatto negli USA ad inizio novembre gli americani.
Hanno dato un segno.
Basta così poco per fare accendere al speranza.
Almeno per un istante.
Basta una percentuale un pò più alta.
Per dare un pò di calore.
Almeno per un post.
Restiamo in attesa del responso delle urne.

POST SCRIPTUM
Il mio voto per il Si è basato su una modesta valutazione del merito della riforma.
Molte preoccupazioni mi avrebbero spinto, in un’altra situazione, a votare per il No.
Ritengo pericolosa la deriva populista di questi ultimi tempi e la costituzione riformata darebbe corpo e forza agli istinti della pancia popolare e politica, questo mi preoccupa più di ogni altra cosa.
Il mio Si, tuttavia, vuole essere un voto d’opposizione, un voto Contro.
Opposizione alla vecchia classe politica.
Opposizione al modo opportunista di fare maggioranza ed opposizione speculando sulle rendite di posizione maturate in una democrazia rappresentativa autoreferenziale.
Contro quei politici di destra che di Destra non avevano niente, mentre avevano solo fame e volevano saziarsi alla nostra tavola, a spese nostre. E ci sono riusciti.
Contro, anche, quei politici di sinistra che di Sinistra non avevano niente, neanche più, alla fine, le belle parole o le buone intenzioni, essendogli restata, alla fine, soltanto la fame che hanno saziato, anch’essi a spese nostre.
Contro, infine gli speculatori, che hanno mangiato a spese nostre e che, con le nostre tasse hanno riempito le loro tasche.
Anche tra i sostenitori politici del Si sono molti quelli che ricadono nelle mie categorie dei Contro.
Non posso farci nulla.
Ma, dovendo scegliere, mi sono sembrati più compatti i Brancaleone del No.

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Un pensiero riguardo “IL REFERENDUM – p. III

  1. Mi commento da solo.
    Mi ero sbagliato; l’altissima affluenza era segno, si di riflessione politica forte, da parte degli italiani, ma molto diversamente da come potevo sperare.
    L’Italia è ferma alla stessa stazione del dopoguerra. Sta aspettando la corriera che la porterà in un nuovo mondo, solo che la corriera ritarda, forse non arriverà, non si sa.
    Intanto, la folla, alla fermata, si arruffa, si azzuffa, si arraffa…
    Chi urla e chi strilla.
    Il biglietto non l’ha comprato nessuno, perchè, tanto, il controllore non sale.
    Ma non arriva neanche la corriera.
    E si sta.
    Male, ma si sta.
    Meno male che c’è il sole, ci riscalda.
    Indifferente, stamattina, brillava nel cielo azzurro, ignaro di ogni piccolezza, lui, grande dio della luce.
    Mentre lì, alla fermata, la gente sta.
    Ma, sta.

    Piero

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