TRUMP – storie di gatti e di topi

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Film: Moore in Trumpland (click here)

E’ andata così.
Ormai, si dice tanto in Tv, la storia ha vinto contro i sondaggi.
Trump è la storia, Clinton i sondaggi.
Così dicono.
Comunque, è andata così.
Senza parole, restiamo a vedere, ora, cosa succede.
Bene?
O male?
Cos’altro possiamo fare, se non restare a vedere?

Ognuno di noi ha una responsabilità.
Nelle cose della vita, intendo, della vita in cui è inserito come uomo, come cittadino, come padre, o madre, o figlio, o fratello, o amico, o semplice prossimo di qualcun altro.
Ognuno di noi, nel restare a vedere, non può restare fermo.
Restare a vedere significa, per ognuno, continuare a vivere la storia.
Nessuno può tirarsi indietro, neanche se lo volesse davvero.
Perchè la storia è fatta del sangue di noi tutti, della nostra carne, dei nostri bisogni, dei desideri e anche dei sogni.
E nessuno può impedire, a chiunque di noi, di essere sangue, o carne, o di soddisfare i nostri bisogni, oppure di avere speranza che desideri vengano esauditi ed i sogni realizzati.
Nessuno ce lo può impedire e nessuno può tirarsi indietro.
E’ questa la storia.

Il tempo che stiamo vivendo è il tempo delle solitudini solitarie.
Lo chiamano social, questo Tempo.2, il tempo delle solitudini solitarie.
Lo chiamano social perchè ad ognuno è stata data una lavagnetta bianca su cui scrivere i propri sogni.
O i desideri, i bisogni, e i nomi di ognuno, che sono, poi, invece, la carne ed il sangue di ciascuno.
Ci hanno dato queste maledette lavagnette bianche, che cantano e suonano, e ci cullano portandoci in sonno.
E cosa scriviamo, invece, su queste lavagnette?
Che siamo soli.
Ognuno è solo, e, solitario, scrive il suo messaggio in bottiglie vhe si perdono nel vuoto immenso dell”oceano social.
Qualche volta si trova un messaggio.
Ma a nessuno vin voglia di leggere davvero cosa c’è scritto su quel maledetto fastidioso messaggio.
E così, giorno dopo giorno, sera dopo sera, il tempo passa, i messaggi si accumulano come le immense isole di immondizia galleggiante che si formano si perdono in mezzo agli oceani.
Ogni messaggio porta scritto, in calce, un nome e cognome.
Ma senza carne, nè sangue, non sono altro che nomi.
Nomi perduti.
Ed ognuno di noi, perduto il suo nome, resta davvero da solo.
Da solo, senza se stesso e senza nessun altro.
Sono queste le solitudini soliarie del Tempo.2 che siamo vivendo in questo tempo perduto.

La storia delle solitudini solitarie genera mostri.
Fantasmi, paure, angosce.
La mente degli uomini soli si riempie di fantasmi, angosce, paure, terroti.
Mentre nel mondo gli orrori del mondo restano sempre gli stessi.
Donne, bambini, uomini, a cui viene rubato il destino.
Sono i poveri, i deboli, quelli che non hanno niente o nessuno.
Quelli che scappano, che fuggono, che cercano, che sperano sempre in qualcosa domani.
E quelle moltitudini metto tanta paura.
Moltitudini di fantasmi.
Moltitudini di uomini soli.
Solitudini solitarie.
Che mettono angoscia.
Perchè in mezzo a quei fantasmi che mettono tanta paura ci siamo persi anche noi.
Con le nostre angoscie, le nostre paure, le nostre angoscie solitarie e penose.

Temiamo più noi, gatti con la pancia piena, addormentati sulla porta di granai fortificati, che loro, i topi, che vengono a rubarci, tra le zampe, di nascosto, la preziosa mercanzia che abbiamo accumulato.
Siamo sazi.
Grassi.
Obesi.
Non riusciamo più a catturare quei topi affamati.
Neri, puzzolenti, fetidi, sgattaiolano tra le nostre zampe lasciandoci soltanto un senso di nausea a strozzarci la gola.
Non riusciamo a fermarli e pensiamo di costruire dei muri, chiedere porte, sbarrare finestre.
Mettere i sacchi davanti alle trincee nelle quali ci siamo rinchiusi.
Galere nelle quali moriremo asfissiati, ingozzati, infelici, perchè non abbiamo più la forza neanche di fare la guerra a quei fetidi topi.
Per questo, ormai, abbiamo imparato ad usare soltanto la voce.
Facciamo “BUM!”, perchè ieri, i topi scappavano, quando uno di noi faceva “BUM!” davvero forte, così.
E facciamo anche volare i droni, ora, senza i piloti, così, non può più accadere che un nostro pilota si sfracelli colpito da un razzo sfuggito alle difese delle fortezze volanti.
Fanno “BUM!” anche loro.
Ma fanno anche morti e rovine.
Ammazzano qualche topo e distruggono una tana.
O due.
Ma tanto, a che serve?

La Storia del mondo dei topi si scrive applicando un’altra regola della grammatica.
Ricordo ancora, dai tempi di scuola, la differenza fra i nomi comuni, scritti con la minuscola, ed i nomi propri, ai quali si deve premettere l’iniziale maiuscola.
Già, la scuola.
Sarebbe, oggi, una medicina efficace per curare la malattia della nostra solitudine solitaria e angosciosa.
E invece?
A scuola, oggi, s’insegna, ancora, quella regola della Storia Maiuscola e di quella minuscola?
Le scuole in cui si diploma il nostro mondo dei gatti non conosce più la differenza.
Anzi, credo, sinceramente, ormai si pensi seriamente che la storia sia solo quella che si scrive nel libro dei gatti.
E che la Storia, nei libri dei topi, al contrario, venga scritta con i caratteri di indecifrabili calligrafie e strane regola di rozze grammatiche.
Così, anche nei libri, noi gatti, soffriamo una malinconica solitaria solitudine angosciata.

Non credo che l’elezione di Trump riuscirà, nel tempo in cui siamo fermi in attesa, a cambiare le regole della nostra grammatica.
Forse si tratta solo di un altro gatto messo a guardia del nostro fornito granaio fortificato.
Forse, altri grassi gatti da difesa si stanno già leccando stancamente gli unti baffi cadenti, nei nostri granai, al di qua dell’oceano.
Sento ronzare i motori dei droni nelle officine delle nostre città.
E vedo innalzarsi, di giorno in giorno, muri sempre più alti, laggiù, all’orizzonte, che diventa ogni giorno più stretto. Come una cella.
Ci stiamo rinchiudendo in prigioni dorate.
Qualcuno dirà, meglio che nelle sconfinate pianure dove si muore di fame, di sete, di malattie e di guerra.
Così, abbiamo descritto la differenza fra la storia, che stiamo scrivendo di qua.
E la Storia, che stanno scrivendo di là.
La storia di grassi prigionieri sazi, rinchiusi in celle con porte e sbarre dorate.
E la Storia, di chi fugge, negli sterminati spazi del mondo, dalla morte certa e dalla miseria.

Anche i gatti erano animali selvatici, un giorno.
Fuggivano dalla miseria, dalla fame, dalla crudele caccia dei cani.
Scrivevano nobili libri di Storia.
In quei libri erano narrate le eroiche gesta della conquista del mondo.
Un mondo dove la libertà, l’uguaglianza ed il progresso dovevano rendere felici tutte le creature che nascevano eguali da Madre Natura.
Ormai, quei libri son perduti nella memoria del popolo dei sazi gatti guardiani sulle porte delle fortezze-granaio.
Schiavi obbedienti al padrone che gli riempie ogni giorno la pancia.
Solo qualche randagio, forse, perduto tra i fantasmi del mondo, ancora ne ricorda l’esistenza.
Seppure nel dubbio.

Noi, possiamo solo raccontare la Storia

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4 pensieri riguardo “TRUMP – storie di gatti e di topi

  1. Con qualche rima sparsa verrebbe fuori un ottimo rap accoppiato ad un sound hip hop, se passa di qui Fedez ti prenden il testo 🙂
    Mi viene anche in mente l’Ausmerzen di Marco Paolini in cui si ricorda che il nazismo non fiorì solo in Germania e non fu diretto solo contro gli ebrei.
    Siamo grassi gatti, appesantatiti, isolati e infastiditi.

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  2. Per ogni muro che crolla ne sorgono altri, l’unico gesto che la tribù dei gatti sazi è ancora capace di far pur di non doversi smuovere dall’apatia: meglio chiudere i problemi fuori e non vedere, tanto quello che passa in TV – per doloroso che sia – sembra un videogioco!
    Sarà Trump la soluzione?…non me l’aspetto, mi sembra che ami i muri e finché il mondo non troverà il coraggio di guardare al di là, in quella vita dolorosa ma vera non cambieremo la storia di una virgola…
    O.T. Ho provato a seguire il consiglio di Popof…sai che viene davvero bene?
    Un caro saluto
    Fausta

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  3. Mah, restiamo a vedere anche noi, cos’altro possiamo fare?
    Abbiamo la fortuna di avere una vita ricca di cose, eventi straordinari (nel senso di fuori dall’ordinario) da narrare ai nostri nipoti, o da testimoniare in qualsiasi modo… papi dimessi, imperi crollati, magie tecnologiche sotto gli occhi… in fondo i Tram(p) passano sferragliando, ma non lasciano troppi segni nella storia.
    Almeno, speriamo.
    Piero

    Liked by 1 persona

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