L’OGGI

 

Obiettivo anniversario anno 7

 

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Ormai, non scrivo quasi più, su queste pagine.

La bacheca di wordpress mi ha ricordato che proprio in questi giorni compiono sette anni i sogni di una “repubblica indipendente”.

Sogni che non svaniscono, anzi, che fino ad oggi si sono fatti più forti e vivi, concreti, materiali.

Ma sono sogni che si sono staccati da questo mondo di parole e immagini.

Non voglio dire che i sogni sono un mondo ingannevole, certo proprio no. Almeno finchè nei sogni uno ci crede sapendo che sono sogni e senza scambiarli per una realtà … diversamente comoda.

Invece, voglio dire che in questi anni, con questi post che, spesso, hanno voluto testimoniare la fede in un mondo migliore, nel domani, nel futuro, in questi anni, mi sono dovuto convincere di alcune ineluttabili verità.

Prima di tutto che le intenzioni che possono animare un… volontario come me non bastano a cambiare il mondo circostante.

Oggi siamo costretti a vedere, a continuare a vedere, immagini di morte, di guerra, di ingiustizia, immagini di bambini morti, di poveri esseri umani annegati, bombardati, annientati, derubati, sfruttati e violentati…

Mentre stiamo a tavola a mangiare.

Addirittura, le cosiddette associazioni no-profit con scopo umanitario si servono di immagini scioccanti per chiedere un obolo alla nostra coscienza. E potremmo concederlo, quell’obolo, per mondarla e sentirla più leggera. Mentre mangiamo, a dieta, il nostro pasto light, antiossidante, nutriente e leggero.

Oggi siamo costretti a subire la violenza di una finta democrazia, avendo concesso il diritto di parola a tutti. E poichè tutti possiamo dire la nostra verità, la verità che più ci aggrada, e crederci, come se ognuna delle migliaia e milioni di verità indipendenti, fosse l’unica vera verità, abbiamo dato vita ad un  mondo di menzogne. O, almeno, ad un mondo in cui non c’è più nessun valore in cui riporre la nostra fiducia, nel quale non c’è più nessuna differenza fra menzogna e verità.

Oggi siamo costretti a credere che i nostri sogni ed i nostri incubi sono fatti della stessa e medesima materia.

E dire, parlare di questo, consegnare ad un foglio, una pagina, bianchi, i nostri pensieri, i nostri sentimenti, i nostri sogni, forse non ha più un gran senso.

Un blog, ho imparato in questi anni, è una palestra importante per sviluppare il pensiero, è una palestra dove i muscoli delle idee si fanno più forti.

Ma una palestra finisce per diventare una specie di spazio angusto, e gli esercizi, rischiano di diventare inutili ripetitivi passi di un’ossessiva danza solitaria.

Un volontario come me, oggi, si sente sommerso dal peso di ciò che accade nel mondo.

Non riesce più a sopportarne il carico, così pesante.

E non riesce neppure a far pace con la propria coscienza, vanamente e prolungatamente urticata dall’indifferenza del mondo al proprio grido di LIBERAZIONE.

Urlare al cielo, solitari, mentre quello, indifferente, fa finta di nulla, alla lunga è troppo duro, fa male al cuore.

Può uccidere i sogni.

Il mondo, là fuori, è pieno di urla solitarie, che non si fanno urlo di folla, di masse.

Restano disperati tentativi di articolare un qualche pensiero.

Utili, o inutili, quei tentativi, non fa molta differenza.

Nè molto male.

L’indifferenza del mondo, delle televisioni, delle notizie, dei fatti, assomiglia tanto a quel fiore giallo che ho visto crescere, indifferente e bello, nella terra del campo di Auschwit.

Immorale, sconcia, volgare, la verità delle cose, della natura, del mondo, non si lascia neppure sfiorare dal senso, dalla pietà, dalla coscienza.

Ecco, oggi viviamo nel tempo delle parole che si sono fatte pesanti e dure, come pietre, e come pietre spigolose o taglienti.

Eppure, mute, indifferenti, immobili.

Per questo, oggi, il peso del settimo anniversario di questa “repubblica indipendente” è diventato quasi insostenibile.

Il mondo, leggero, con una smorfia, svagato e distratto, procede nel suo volteggiare volubile.

L’uomo, pare, si sia perso.

Forse è sceso.

O caduto.

Chissà.

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5 Replies to “L’OGGI”

  1. Carissimo Piero, comprendo e concordo con quello che scrivi. Anche per me è un po’ la stessa cosa come vedi. Scrivo poco, anzi pochissimo…ho l’impressione di non aver più nulla da dire. Anche se come tu ben sai, la mia scrittura era più intimistica che impegnata, eppure…il mondo che ci circonda sembra schiacciarci. Tu sei sempre stato l’ottimismo personificato, o almeno…io ti ho sempre sentito così: un vulcano di energia e di voglia di fare. Spero non sia sfumata questa tua caratteristica perchè, egoisticamente parlando, era, in questo mondo virtuale una piccola ancora di salvezza per me.
    Non ho molto da aggiungere a ciò che tu hai detto, e mi dispiace…moltissimo! E mi fa anche tanta rabbia non aver null’altro da aggiungere. Solo che mi dispiace tantissimo se non potrò più leggerti, davvero tanto…Eri per me motivo di riflessione e piacevolissimo scambio. Spero davvero che sia, questa nostra, solo una pausa di ricarica, Ti lascio queste due cose che forse conoscerai, specie la prima.
    La seconda è, se vuoi, più leggera, ma è come mi sento io, ora.
    comunque io non dispero di riprendere a scrivere. E tu?

    Un abbraccio forte, forte

    Mi piace

  2. Mia cara Patrizia,
    non so davvero come evolverà… questo silenzio.
    Mi mancano i momenti di confronto con quel me stesso sconosciuto, alterego, imprevisto.
    E mi manchi tu, e gli altri amici, il confronto con voci del cuore, più che fisiche esistenze.
    Mi mancano anche gli scritti concreti, la poesia delle cose che, per esempio tu, sapevano dare ai sentimenti del cuore una forma espressiva magari imperfetta, ma diretta, penetrante, come solo la poesia può essere.

    Ma noi ci siamo messi a confronto con il mondo, tu, io, e il mondo.
    Repubblica indipendente non è il nome di un diario personale, e come potrebbe mai? Che senso avrebbe un diario con un nome così?
    E anche se non è mai stata una pagina giornalistica, sempre la vita, l’attualità, il mondo vi hanno impresso il proprio sigillo in ogni articolo (almeno, più o meno).
    E come confrontarsi con un mondo come quello di oggi, Patrizia mia?
    Il suo peso ci schiaccia.
    Anche se mi fa rabbia, è vero, il silenzio, perchè ammette una sconfitta.

    Repubblica indipendente era nata come una protesta positiva, un modo di costruirsi un mondo “come dovrebbe essere”, nel momento in cui il mondo “come è”, al tempo di Berlusconi e Alemanno, facevano sembrare il mondo, almeno quello intorno a me, tanto incongruo da richiedere un’ancora di salvezza, almeno virtuale.
    Poi, cosa è successo?
    Il mondo, le vie del mondo si sono spalancate su un panorama che mette paura.
    Ma questo non mi ha mai spaventato, intimorito. E non è questo ad ammutolirmi.

    Il blog, a modo suo, Patrizia mia, è un modo di rendere terzo, di confrontarsi con ciò che è fuori di noi. Ciò vale, almeno, per questo blog, magari uno più intimista, il diario di… non avrebbe questo problema.
    Il confronto con ciò che sta fuori di me, nel caso di questo blog, riguarda quella parte di mondo che ha a che fare con il senso iniziale (e continuativamente presente nel tempo, a parte le evasioni e le cadute) della repubblica indipendente.
    Il senso civile, passami questo termine, delle pagine del blog alzavano la voce verso il mondo, verso le crudeli derive del mondo.

    Le berlusconeidi, ad un certo punto sono diventate banalità, rispetto alla continua conta del morti, alla rinascita dei muri, al risorgimento dei nazionalismi e dei populismi…
    E la voce della repubblica indipendente si è scontrata, così, non tanto con un senso di assuefazione, di accettazione, di rassegnazione che abbia spento, dentro di me il desiderio di cambiare le cose. No. Anche alla mia età, questo resta forte.
    Ma il mondo, la realtà, là fuori, ha opporto la dura arma del silenzio.
    E’ al silenzio indifferente del mondo, che non ho saputo più resistere.
    E’ quel fiore giallo della terra nera nutrita di sangue dei morti di Auschwitz, con la sua silenziosa bellezza indifferente, che mi ha ammutolito.

    Cosa possono opporre le mie parole a quel silenzio?
    Al momento non ne ho, di parole nuove.
    Mi hai parlato di ottimismo, di forza, io ti ringrazio.
    Ottimista continuo ad esserlo.
    Forte non credo di esserlo mai stato.
    Ma adesso mi sento muto.

    Magari, prima o poi, le parole, come un altro fiore, giallo o rosso, chi lo sa, sbocceranno.
    La musa, che ci parla dentro, a volte, forse domani tornerà a farmi parlare.
    Ma questa volta dovrei avere la capacità di raccontare una storia forte, completa.
    Non me ne sento davvero capace, ma dentro di me, nei miei pensieri, continua la ricerca di una via, di una strada per dare voce a quello che abbiamo dentro.
    E, se non mi prendi per un presuntuoso, credo di essere anche a conoscenza del fatto che c’è una qualche forza, nel mio scrivere, una vibrazione, diciamo così.
    Ma, oggi, in quel cosmo silenzioso, là, fuori di me, ogni mia onda si ferma.

    Un bacio davvero forte.
    Ti lascio la mia mail, se vogliamo conversare, più sottovoce, ne sarò felice: pierperrone@gmail.com
    Piero

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