IMMAGINARSI L’INCUBO

Immaginarsi l’incubo non è la stessa cosa che viverlo.
Porsi davanti all’immagine del temibile, del pauroso, del tremendo.
Con mente sgombra.
Senza la partecipazione rapinosa che l’incubo produce sulla mente, annientandone la capacità di ragionare, di ordinare, di dare senso alle cose.
L’incubo produce il ribaltamento del terrore in realtà.
Ma resta un sogno, per quanto pure brutto o orrendo.

Immaginarsi l’incubo è come affacciarsi alla finestra mentre in strada avviene un delitto terribile e starsene tranquillamente immobili a godersi lo spettacolo.
Come in un cinema che ha scambiato la finzione con la realtà.
Ma in questo caso, lo spettatore lo sa.
Sa di non trovarsi di fronte ad un’attività scenica, a trucchi e ceroni.
Eppure non fa nulla, nient’altro che starsene a guardare.

Forse c’è ancora un altro spettacolo più tremendo di questo appena descritto.
Invece di restarsene affacciati a guardare indifferenti, decidere di scendere in strada e partecipare al delitto.
Entrare in scena nella vita e farne parte.
Come uno dei protagonisti.
Sporcarsi del misfatto.
Facendosi beffe di ogni sentimento di umanità e di giustizia.
Essere parte della tragedia, in tutto e per tutto, senza rimorsi della coscienza, senza remore, senza esitazioni.
In tutto e per tutto partecipi e consenzienti.

Ma l’orrore non ha fine.
La vita riserva ancora un abisso peggiore.
Essere la vittima del delitto.
Scegliersi quella parte.
Senza provare alcun sentimento di ribellione.
Senza che il minimo riflesso dell’istinto di sopravvivenza ci faccia alzare almeno una mano verso il cielo.
Se non a proteggersi, almeno a condannare.
E se non a condannare, almeno a maledire.
E invece no.

Starsene comodamente sporti col collo sotto la lama del coltello.
A farsi sgozzare sapendo di essere giunti all’ultimo istante.
Dimentichi di tutto.
Di ciò che ci ha condotti in quel mattatoio.
Di ciò che dopo la nostra fine resterà.
Di noi.
Del nostro destino.
Di ciò che da noi è nato e su cui non potremo mai più agire.
Non dico, tentare di fermare, nè rallentare, ma almeno di condizionare, volendo, o rifiutando.
Questo pare possa accadere, a breve.
Immagino i titoli dei giornali.

Un fascista conquista il nuovo mondo americano, trasforma la democrazia in plutocrazia, l’impero planetario in impero privato.
Il vecchio continente si spacca in dieci, cento zolle alla deriva.
Zattere fluttuanti morse dalle zanne dei marosi sospinti dal maestrale.
E popoli silenziosi che annegano ridendo chiassosamente in immensi acquapark pieni di pesci.
Eserciti di mostruose creature umanoidi con la pelle dipinta di colori sanguigni partono su immensi barconi dalle terre nere dell’Africa abissale.
Dalle loro bocche balenano lingue di serpenti sibilanti.
Cinerre chiome e inestricabili barbe silvestri contornano i volti dei qui terribili demoni.
Noi, vermicolando viscidamente, ci porgiamo come una ciotola di rancido cibo madido.
Riflessi di fuoco e urla riempiono l’aria.
L’intero pianeta, sorridendo un pò ebete, si tuffa dal ponte sospeso sull’orrido abisso.
Affonda sotto i flesh dei fotografi increduli.
L’esercito del bene trattiene a fatica un’osannante aliena folla distante.
Prima di lanciarsi, spensierato, scatta un ultimo selfie.

4 thoughts on “IMMAGINARSI L’INCUBO

  1. Finchè si pensa è buon segno Amico caro…dobbiamo pensare a quel che sta succedendo, anche se ci fa star male, anche se ci macchia i giorni che non sono più sereni e tranquilli. Più gente pensa e si ferma ad osservare gli occhi dei bambini che stanno crescendo, più c’è speranza che le cose possano cambiare…Lo abbiamo già fatto altre volte e sempre lo rifaremo, questo è il destino dell’uomo. Non ne usciremo mai. Ma ogni volta continueremo a farlo.

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