IL MURO

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Cliccare sulla foto, oppure qui:  Nostra signora delle macerie, Banksy (thans!), Gaza

Un muro.
Mi sto costruendo un muro anche io.
Ormai, senza un muro, non si può più neanche vivere.

Ma avete visto, tutto intorno?
Dove?
Ma come?
Dove.
Dappertutto?
E cosa?
Come, cosa?

Un muro.
Un muro, dobbiamo costruirci tutti dei muri.
Ognuno.
Per viverci in mezzo, dietro.
Al riparo.
Difesi.
Protetti.

Io me lo sto già costruendo.

Ma cosa?
E dove?
Per cosa?

Un muro.
Da qui.
A lì.
Un muro.
Un muro.
Di mattoni e di malta.
Un muro.
Alto, massiccio.
Con le punte di vetro spezzato, su in cima.
E il filo spinato.
Tutt’attorno.
Per stare al sicuro.

E per cosa?

Un muro.
Molto alto.
Robusto.
Per la difesa.
Senza fessure.
Senza aperture.
Senza porte e finestre.

Una cella, quindi.
Una clausura.
Anzi, di più.
Senz’aria.
Una gabbia.
Un sarcofago.
Una bara in muratura.
Una tomba.

Siamo, allora, già tutti morti?

7 thoughts on “IL MURO

  1. Lo so che il tuo ” muro” è una provocazione……meglio abbatterlo il muro dell’egoismo che cercare di tenerlo in piedi.
    Proprio oggi leggevo su un blog che esiste un’associazione “La rondine” formata da giovani di diversi paesi che tentano di costruire la pace….o almeno di compiere gesti di pace. C’è sempre speranza……non perdiamola. Ciao Piero.

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    • Oh, hai ragione e condivido. C’è sempre speranza.
      E senza, come faremmo a vivere?
      Si, la mia è una provocazione, si.
      Magari l’eco di quello che si respira in giro.
      Un abbraccio
      Piero

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  2. Penso anche io come voi, se perdessimo la speranza non ci sarebbe neppure più possibilità di abbattere i muri che stanno sorgendo, sempre di più, sempre più alti…
    Perfino nei nostri palazzi gli usci degli appartamenti a volte sono muri invalicabili…. perfino i volti delle persone spesso sono muri ed è tanto difficile entrare eppure, a volte, basta un sorriso, una parola per fare breccia….
    Banksy e altri street artists urlano questa tua provocazione dai muri, con la carica delle loro immagini…. riusciranno a fare breccia nei cuori (non ho dimenticato il punto interrogativo…. lo affermo, e sono convinta)

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  3. Il problema non sono i muri, o meglio, non solo quelli. Il problema è come riuscire ad aprire sempre un varco. In qualche modo,
    Riuscirci anche nei nostri muri interiori, che servono spesso. Serve avere un nostro angolo chiuso, fuori dal mondo, in cui nasconderci ogni tanto per non farci sopraffare dalle brutture. Ne abbiamo bisogno per depurarci e per non perdere totalmente la speranza. Ma stiamo attenti…lasciamo sempre un varco da cui poi uscire. Vero Amico mio?
    Un abbraccio

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    • Quell’angolo, mia cara Patrizia, è prezioso, per ogni essere umano. Chiamiamolo casa, nido, se vuoi, ma in metafora, perchè non intendo in maniera fisica nè la casa nè il nido.
      ma oggi si fabbricano muri, amica mia.
      Muri per tenere diviso, per separare, per escludere.
      Nessuna porta sta su quei muri.
      Sono galere, celle, prigioni, per rinchiudere… già, amica mia, per rinchidere cosa?
      Puoi forse rinchiudere la storia? O la vita?
      Non, servono solo a tentare – invano – di rinchiudere la paura.
      Ma quella, come – dal lato opposto – la nostalgia di chi emigra, purtroppo non si possono rinchiudere dietro un muro.
      Restano nei cuori, sempre, contro ogni tentativo.
      Hanno radici che non si possono sradicare.
      Nessun muro senza porta potrà assolvere l’assurdo compito che gli si vorrebbe dare.
      La porta, solo la porta è la via d’uscita (anche qui, metafora) da questa situazione drammatica che assomiglia così tanto all’assurdità che nel secolo scorso divenne ideologia totalitaria, che era praticamente la stessa, perciò la declino al singolare, sia nel campo nazista che in quello sovietico.
      Un bacio, amica mia,
      Piero

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