SERMONE DEI PESCI, J. SARAMAGO

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Il sermone ai pesci – Jose SARAMAGO, da VIAGGIO IN PORTOGALLO

A memoria di guardia di frontiera non si è mai vista una cosa del genere. Questo è il primo viaggiatore che in mezzo alla strada ferma l’automobile, ha il motore già in Portogallo, ma non il serbatoio della benzina, che si trova ancora in Spagna, e si sporge dal parapetto in quel preciso centimetro per cui passa l’invisibile linea di frontiera. E sulle acque scure e profonde, fra le alte scarpate che moltiplicano gli echi, si sente la voce del viaggiatore che predica ai pesci del fiume:
“Avvicinatevi, pesci, voi della sponda destra che siete nel fiume Douro, e voi della sponda sinistra che siete nel fiume Duero, avvicinatevi tutti e ditemi quale lingua parlate quando, laggiù, attraversate le acquatiche dogane, e se avete anche voi passaporti e timbri per entrare e uscire. Io sono qui a guardarvi dall’alto di questo sbarramento, e voi guardate me, pesci che vivete in quelle acque che si confondono, voi che altrettanto rapidamente vi trovate da una parte o dall’altra, in una grande fratellanza fra pesci che si mangiano l’un l’altro solo per i bisogni della fame e non per noia della patria. Datemi voi, pesci, una chiara lezione, e spero di non dimenticarla al secondo passo di questo mio viaggio in Portogallo, è bene tenerlo presente: da un luogo all’altro dovrò prestare molta attenzione a ciò che è uguale e a ciò che è differente, sia pur facendo salve, com’è umano e come del resto avviene fra di voi, le preferenze e le simpatie di questo viaggiatore, che non è certo legato a doveri di amore universale, né gli è stato chiesto. Da voi, pesci, infine mi congedo, arrivederci, riprendete la vostra vita finché non arrivano i pescatori, nuotate felici e auguratemi buon viaggio, addio, addio”.
E’ Stato un bel miracolo come inizio. Un venticello improvviso ha increspato le acque, o forse è stato il gorgoglio dei pesci che s’immergevano, e appena il viaggiatore ha smesso di parlare non c’era da vedere altro se non il fiume e le sue scarpate, né altro da ascoltare se non il mormorio sopito del motore. È questo il difetto dei miracoli: non durano molto.

Uomini e pesci.
Questo titolo, dopo Uomini e topi, andava bene.
Ma la dolcezza delle parole di Saramago è senz’altro migliore.
Lasua forza vince ogni resistenza.
A me basta.

8 pensieri riguardo “SERMONE DEI PESCI, J. SARAMAGO

  1. C’è sempre tanta poesia negli scritti di Saramago, anche le realtà più dure e pure tanto attuali le descrive rendendole poesia “pesci che si mangiano l’un l’altro solo per i bisogni della fame e non per noia della patria”…. Come ci descrive bene, persone che non sentono più di appartenere ad una patria ma continuano a remare controcorrente cercando di ritrovarla….
    Buonanotte Piero, sono le 4 passate e la tosse non mi fa dormire….forse è per questo che mi sento incline alla malinconia della delusione…
    Fausta

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  2. Spero che oggi stia meglio.
    La tosse in genere dura due o tre giorni, magari sta passando.
    Certo… le quattro del mattino a spolmonarsi…
    M’è capitato una volta, ma era d’estate…
    Mi raccomando, un bicchiere di vino a cena e un pò di miele, almeno per addolcire la nottata…

    Saramago.
    Oh, un grande.
    Ho letto tante cose sue e mi sono piaciute tanto.
    Geniale, sempre.
    A volte profondissimo.
    Forse non sempre elegantissimo nella forma.
    Ma godibile, e poi umile, mai altezzoso o presuntuoso, mai letterato, mai cattedratico.
    Un uomo del popolo.
    Ma… con una vista acuta, che vedeva ben oltre ciò che vedono i comuni mortali.
    Ci manca, cara Fausta, adesso.
    Mancano i suoi occhi, il suo sguardo, il suo mormorio, la sua parola.
    Mancano all’umanità.
    Ci consoliamo leggendo, o rileggendo, ricordando qualche sua frase.
    Cercando di condividere con gli altri qualcosa della sua dolce poesia.

    Una buona serata (e, soprattutto, una nottata di sonno ristoratore)
    Piero

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  3. Come parlare di realtà sbagliate e dure con leggerezza e poesia. Forse il modo migliore per toccare il cuore e la coscienza delle persone. Mostrare in modo semplice ed immediatamente chiaro l’evidente. E poi…cos’altro ha fatto qui Saramago se non osservare il mondo che ci contiene? E’ quello di cui parlavamo l’altra volta.
    Sono sempre più convinta che l’uomo dovrebbe ritrovare la sua appartenenza al mondo naturale di cui fa parte. L’ha persa troppo presto questa consapevolezza, probabilmente fin dall’inizio, quando cominciò a coltivare ed allevare.
    Un abbraccione🙂

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    1. Si, la forza delle parole sta nei pensieri che ci sono dietro, non nella violenza dei toni.
      Saramago è stato un genio vero.
      Ha saputo mostrare la vera identità dell’uomo, il suo vero volto, spesso crudele, violento, drammatico, mettendolo allo specchio delle sue invenzioni.
      Ma non ha mai gridato, mai alzato la voce, per dire ciò che pensava, per mostrarci per come siamo.

      In questa “parabola” mischia la dolcezza con la forza della natura, mostrando quanto siano, invece, artificiali ed ipocrite le leggi dell’uomo.
      Prima fra tutte quella dei confini.
      E credo che tu ne conosca il prezzo, pagato direttamente sulla tua pelle (o su quella della tua famiglia), come io sulla mia (o su quella della mia famiglia).
      Per questo gli vogliamo bene.
      A lui, e quelli come lui.
      Un abbraccio, mia cara Patrizia.
      Piero

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    1. Beh… autoriali forse si, dato il Nobel assegnato appunto all’autore.
      Certo non violenti, non chiassosi, non esagerati, come ormai siamo abituati a sentire e leggere da stampa, media e anche social.
      Grazie per la visita e spero torni presto, Domenico.
      Un saluto
      Piero

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