UOMINI E TOPI

 

 

photo by Pierperrone

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E’ un grande obiettivo, oggi, poter assicurare ad ogni uomo un suo spazio sicuro, un territorio protetto, uno stato libero, giusto, democratico e indipendente.
E’ importante come ogni grande obiettivo.
E bello, come un bel sogno.
Rivoluzionario come una grande utopia.
Ogni uomo è una repubblica indipendente.

La misura delle cose, oggi, è diventato il denaro.
E solo chi possiede denaro, oggi, ha un valore per essere considerato un uomo davvero.
In questo modo, perciò, l’uomo è stato riposto tra le cose, oggi, tra le cose che si possono acquistare, che hanno un prezzo, a cui un prezzo si può dare liberamente.
Solo l’uomo che ha denaro può comprarsi una casa, può avere una sua vita, ha diritto ad avere diritti.
Ma pochi, però.
Perchè i diritti fanno diminuire il denaro.

All’uomo senza denaro è stato tolto il diritto di essere uomo.
Gli viene negato lo spazio vitale.
L’aria che assicura all’uomo di vivere.
All’uomo senza denaro viene negato lo spazio per essere libero.
Gli viene negata giustizia.
All’uomo senza denaro, a cui viene negato lo spazio, viene rubata, quindi, la casa, la terra, la vita.

Per questo, masse di uomini senza denaro si mettono in marcia, ogni giorno.
Sanno che esiste una terra promessa.
Dove vivono gli uomini che hanno denaro.
E vogliono andare ad abitare in quella terra promessa.
Vogliono, anch’essi, diventare uomini che hanno denaro.
Per poter vivere anch’essi.
Per poter avere una casa, una famiglia, dei figli.
Un futuro.

Gli uomini senza denaro hanno una speranza e scappano dalle loro terre senza speranze.
Speranza, però, oggi, si scrive “denaro”.
Gli uomini senza denaro, quindi, sono in cerca d’un futuro pieno di tanto denaro.
Ma chi gli ha rubato la terra, e le risorse sotto la terra, e anche il diritto di essere uomini se non hanno denaro, gli ha rubato tutto, i sogni, la speranza, ed anche la vita.
Non resta che fuggire, allora, per andare a cercare una terra promessa, una terra con tanto denaro.

Sugli alberi cresce, nella terra promessa, il verde denaro.
Abbondante come le foglie di primavera.
E infatti, nella terra promessa, la primavera è l’eterna stagione promessa.
Alberi che crescono in fretta, nelle serre, nelle banche, nelle megalopoli sovraffollate.
Ma danno frutti solo per pochi.
Sono troppi gli uomini senza denaro, nella terra dell’eterna primavera promessa.
Sono come topi, avvoltoi, mosche giganti.

Allora s’è deciso di derattizzare le grandi città.
E mettere muri di filo spinato ai confini della terra promessa.
I topo, gli avvoltoi e le mosche giganti non debbono entrare.
Sono state poste le vedette al largo dei mari, le sentinelle ai confini, le polizie di ronda nelle strade affollate.
Le prigioni sono piene di uomini senza denaro.
Sono come case, alberghi, pensioni per topi senza denaro.
Avvoltoi affamati.
Mosche giganti.

Sarebbe un grande obiettivo, oggi, poter assicurare ad ogni uomo un suo spazio sicuro, un territorio protetto, uno stato libero, giusto, democratico e indipendente.
Sarebbe importante, forse più di ogni altro grande obiettivo.
E bello come un bel sogno.
Rivoluzionario come una grande utopia.
Ogni uomo, una repubblica indipendente.

4 thoughts on “UOMINI E TOPI

  1. Leggevo e mi passavano davanti agli occhi le immagini dei “muri” di filo spinato che stanno nascendo da ogni parte, su tanti confini…ogni giorno di più perchè poi “se lo metti tu devo farlo anche io altrimenti come posso difendere il mio spazio”?
    E il mondo sembra diventare un cimitero di gabbie…
    Condivido il tuo sogno… condivido la tua grande utopia….ci metto la mia ribelle speranza!

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  2. Grazie, cara Faustina.
    Una grande utopia deve riscaldarci il cuore, perbacco.
    In questo presente di tiepidi ragionieri sembra non esserci più spazio per un ideale.
    Ma noi ce ne freghiamo.
    E alla faccia di chi non ha calore, noi siamo il sole!
    Un abbraccio,
    Piero

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  3. Io non se queste persone sperino di ottenere tanto denaro, forse la maggior parte di esse sperano solo in una vita degna di questo nome e questo è un loro diritto come lo è per noi. Siamo noi forse migliori di loro? No, anche se molti, troppi , lo pensano. Li abbiamo sfruttati, derubati, schiavizzati. Era inevitabile che sarebbe arrivato il momento in cui si sarebbero ripresi la vita, con le buone o con le cattive. Non abbiamo nessun diritto di lamentarci ora, anzi… dovremmo solo chiudere la bocca e tenere gli occhi bassi, facendo il possibile per dre anche a loro ciò che gli spetta dividendo con loro quello che per secoli abbiamo indebitamente tenuto per noi. E invece no, ergiamo muri, e godiamo ogni volta che un barcone affonda, li accusiamo di toglierci i diritti. Prima gli italiani… Lo andiamo ripetendo da secoli, prima noi, io…io…io…
    Ma l’utopia riscalda il cuore, è vero. Riscalda il loro e il nostro. La alimentiamo noi e loro, perchè questo ci permette di contnuare a vivere. L’utopia è per definizione qualcosa che non si può realizzare ma il noi di qua e il noi di là continua a crederci per non morire. E’ l’unica cosa che ci rimane.
    Ciao Piero, un grande abbraccio

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  4. Ciao, amica mia carissima.
    Discordo (ovvero, non concordo) solo su una cosa.
    Non è vero che l’utopia e per definizione qualcosa che non si può realizzare.
    Penso, invece, a tante utopie che si sono realizzate grazie alla volontà di alcuni, o di molti.
    Penso al viaggio pazzo di Cristoforo Colombo, tanto folle da credere di raggiungere le Indie, senza avere azzeccato il senso di marcia giusto…
    Penso al cannocchiale di Galileo, che mise in luce la cecità del mondo cattolico romano, prima ancora che le macchie lunari ed i moti dei pianeti.
    Penso alle tirannie ed alle dittature, abbattute dalla volontà dei popoli, quando ci hanno creduto.
    Penso ai voli in pallone aerostatico, a quelli dei primi aerei, alle trasvolate oceaniche, ai viaggi esplorativi nelle terre mai segnate su alcuna mappa.
    Penso alla follia di alcuni artisti, poeti o musicisti, romanzieri ed architetti, pittori o scultori… Brunelleschi, Van Gogh, Botticelli, Michelangelo, Rilke, Mozart, ecc…
    Utopie l’una diversa dall’altra, tutte impossibili, eppure, ognuna raggiunta e conquistata.
    La libertà, la pace, la democrazia, la cultura…
    Mia cara Patrizia, non è l’utopia l’isola che non c’è, ma è la nostra insaziabile fame di impossibile che ci fa dimenticare quante utopie sono state raggiunte.
    Oggi, pure, il presente non ci piace, lo disprezziamo, lo paragoniamo, noi, uomini di denaro, con il presente dei topi, uomini senza denaro.
    Eppure, ne sono certo, verrà presto un domani in cui anche i topi saranno uomini, come noi, come tanti, che fino solo a pochi anni fa, qualche decennio appena, eravamo poveri topi, proprio come loro, in fuga da qualche miseria terribile, alla ricerca di un destino e di un futuro, di una speranza e di un’affermazione…
    No, mia amica carissima, no, l’utopia esiste, esiste eccome!

    Un abbraccio stretto stretto.
    Piero

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