PREPARATIVI (1)

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Foto by Pierperrone

Noi ci stiamo già preparando.
Abbiamo messo su tutte le cose nostre.
Quelle, almeno, che potremo portarci appresso, perchè abbiamo avuto poco tempo per i preparativi.
Non sappiamo neanche dove potremo andare.
Abbiamo letto in cielo la grande scritta.
“ANDATE. SCAPPATE. PORTATE VIA QUEL CHE POTETE. PER VOI NON C’E’ PIU’ POSTO. NE’ PACE”

All’inizio, prima ancora dello spavento, siamo rimasti increduli.
Nel nostro piccolo villaggio non avevamo mai visto qualcosa di simile.
Era incredibile anche il modo con cui quella scritta, già così terribile e minacciosa, potesse restarsene appiccicata lassù, sulla calotta celeste, come fosse stata inchiodata alle soffici nuvole bianche.
Come, e chi, potevano aver pensato ad una cosa così orribile?
Ma poi, dalla radio, sono cominciate ad arrivare le prime notizie.
E poco dopo, ecco anche le prime troupes delle televisioni locali.

In capo a poche ore avevamo potuto accertarci dei fatti.
O, almeno, dell’unico fatto certo di cui era possibile accertarsi.
Nel cielo, nei cieli di tutte le città della nostra nazione, campeggiavano i grossi caratteri rossi di quella orribile scritta.
Come sia potuto accadere un fenomeno come quello e chi ne poteva aver disposto la realizzazione, queste erano cose che non si riuscivano a comprendere.
Neanche con quale materiale si fosse potuta comporre quella scritta, che non veniva via in alcun modo, nonostante tutti i tentativi che l’amministrazione aveva cominciato a compiere fin dal primo momento.
In tutto il Paese, quelle parole troneggiavano in cielo, come la parola di un dio stufo e crudele.

Lo spavento, dopo l’incredulità, fu forte.
Un’incredibile minaccia poneva in pericolo le nostre famiglie, i nostri beni, i nostri patrimoni, le nostre case.
Poche cose, sembravano certe e, tra queste, solo l’invito minaccioso a fuggire via, scappare, rifugiarsi da qualche altra parte.
tralasciando, perfino, di potersi portare via le cose più care, i risparmi, i ricordi.
Andarsene.
Così.
Su due piedi.
Come vigliacchi.
Conigli.

Qualche duro ci aveva provato, all’inizio, a convincere i tanti pronti a raccogliere l’invito.
Pochi, in verità, se la sentivano di respingere quella minaccia con le armi della forza.
Intanto, neanche l’esercito, nè l’aviazione, erano riusciti a trovare un sistema per cancellare, o spostare, quella scritta dal centro del cielo.
E questo fallimento era sembrato, ai più, come il segno della manifestazione di qualcosa di potente, di una forza sconosciuta, una forza aliena, divina, che aveva tracciato il segno di una volontà inoppugnabile lassù nel cielo sopra le nostre case.

Se Dio, il nostro Dio che adoriamo nelle chiese, che mettiamo al centro delle nostre preghiere sugli altari nei templi e nelle nostre case, avesse scelto un modo così inequivocabile per manifestare la sua esistenza e la sua volontà, potete starne certi, non ci sarebbero stati miscredenti a negare la Verità, non più, almeno, dei soliti alcolizzati, degli spergiuri e, ovviamente, dei soliti bastiancontrari che negherebbero qualsiasi evidenza pur di mettersi in mostra facendosi beffe d’ogni evidenza.
Ma Dio scelse altre forme per manifestarsi agli uomini.
O forse a quei tempi, al tempo in cui ci furono i fatti che diedero vita a i sacri vangeli, allora, in quei tempi remoti, forse, io dico forse soltanto, allora, ancora, lo stesso Dio non aveva escogitato un sistema tanto evidente per farsi notare.
E, lo sappiamo, ne continua a pagare le conseguenze ancora oggi.
Ma questo è un altro argomento.

Si qualche bullo, qualche duro, avevano provato ad opporsi, a far ragionare la gente che quella cosa lì non poteva mai essere.
Ma chi poteva mai pretendere da tutto il paese una cosa così?
Il governo pure aveva, all’inizio, provato a fare del suo meglio per respingere un ordine così prepotente.
Più che altro per non vedersi accusato di viltà nei confronti della Nazione.
La Patria, si sa, il sacro suolo, la difesa, il dovere.
Le solite parole che si usano in circostanze così.
tanto, sono sempre i poveri cristi a morire, poi, nel caso una vera guerra dovesse scoppiare.

Questa volta, però, il tentativo era andato subito perso.
Contro quale nemico si poteva mai puntare il dito?
Non le opposizioni politiche.
Anarchici, comunisti, terroristi religiosi o fondamentalisti di qualsiasi fede erano esclusi.
I nemici, in quel minaccioso ordine stampato, inciso, scritto, scolpito nella volta celeste, erano inequivocabilmente inclusi tra i destinatari della… chiamiamola chiara missiva.
Anzi chiarissima.
Certo, si poteva credere, immaginarsi un tentativo, un’ingannevole sotterfugio, un imbroglio…
Ma, man mano che fu confermata la realtà di quell’indelebile segno iscritto lassù, che l’incredulità lasciò il posto alla sorpresa, lo sgomento, la paura, il terrore, il desiderio di obbedire al più presto, scoraggiarono qualsiasi tentativo di opporsi ad una volontà tanto potente.

Il segno di tanta potenza stava nella evidenza con cui quella scritta campeggiava sulla volta celeste.
A volte appariva come uno di quei grandi fazzolettoni appesi dai pubblicitari ai due lati delle strade, sopra pali infitti sui marciapiedi; anche se, in questo caso, i due pali non c’erano, e quella scritta non volteggiava come un grande fazzolettone.
Altre volte sembrava volteggiare come se fosse la scritta sotto la pancia di un immenso dirigibile del colore del cielo.
In altri momenti prendeva le sembianze, o così ci sembrava di credere, di un immenso cartello indicatore, come quelli delle indicazioni stradali.
A momenti, infine, appariva in tutta la sua terribile e crudele semplicità.
Una scritta nel cielo.
Nient’altro.

I caratteri erano quelli che si trovano su una qualunque scritta pubblicitaria.
Bianchi.
Lo sfondo del cielo.
Di forma un poco grassotta.
Ben evidenti.
Nessuna concessione all’estetica o all’arte.
Un deciso e incontrovertibile segno di praticità.
Poca o nessuna manifestazione delle mirabolanti invenzioni degli uomini del marketing o degli advertising.
Anche questo incuteva un terrone sordo.
Come se venisse da un altro mondo, quel segnale di morte.

Si.
Presto la parola morte si unì ai nostri pensieri.
E non avevamo, ormai, altro pensiero, da un paio di giorni a questa parte, da quando si era manifestato quel segno terrificante del cielo.
Gli uomini di fede molto presto avevano perso la loro fede nelle forze divine.
Mentre, per paradosso, i miscredenti, gli agnostici, gli atei, avevano ben presto, misteriosamente, iniziato a manifestare propensioni a credenze metafisiche e spirituali.
Chissà, forse una vita passata a non credere aveva consumato la forza per accettare il caso quale creatore delle avverse fortune.
O forse, una situazione come quella, semplicemente, non poteva essere un segno del caso.
E che fosse una manifestazione al di là di qualunque umana manifestazione, questo almeno era certo.

Così, presto, si cominciarono a formare i primi drappelli di profughi lungo le strade.
Piccoli cortei di due o tre auto, lungo l’autostrada, a tratti, distanziati l’uno dall’altro, per l’interminabile lunghezza che si profilava a perdita d’occhio fino all’infinito orizzonte.
Come le formiche, in certe colonne spezzate.
E sulla costa, le barche, una dopo l’altra, come in un’allegra regata.
Il corteo si addensava ora dopo ora lungo la statale.
Mentre il mare si gonfiava gravido di navigli, man mano che la luce del sole calava, quasi che fuggire di notte fosse meno vile oppure il buio nascondesse ai cuori la paura e lo sgomento.
Negli occhi, solo, sui volti di tutti, una triste consapevolezza.
Forse era stato meritato un castigo come quello.

Anche noi ci stiamo preparando, ormai.
Siamo gli ultimi, credo.
L’ultimo sparuto gruppo.
Non ci conosciamo nemmeno.
Ci siamo ritrovati per caso.
Forse eravamo rimasti ad aspettare che il tempo ci portasse via da sè.
Nessuno di noi ha saputo spiegare davvero un perchè.
Forse volevamo soltanto giocare a testo o croce con questo crudele destino.

Ma adesso anche noi ci stiamo preparando.
Non sappiamo neanche dove potremo andarcene a stare.
Forse, può darsi, decideremo di non partire neanche.
Tanto, a che scopo fuggire?
Non abbiamo niente da perdere.
E se, per caso, quella scritta, così com’è comparsa, dovesse, domani svanire?
Potremmo diventare noi i padroni di tutto.
Tutta la città a nostra disposizione.
Per sempre.
Tutta per noi.

11 pensieri riguardo “PREPARATIVI (1)

  1. Mi hai fatto pensare alla marea di profughi dalla Siria e dai paesi dove la guerra o la cattiveria dei tiranni li costringe a fuggire. Cerco ogni giorno di trovare un significato a tutto ciò per non lasciarmi sopraffare dall’angoscia.
    Ciao Piero. Buona giornata

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      1. beh, si, col tuo gioco di parole dici il vero. ma ogni partenza, ogni viaggio, forse anche ogni fuga, mettono in discussione la nostra stessa esistenza. almeno le certezze e le verità su cui essa si fonda.
        Vediamo dove ci porta questo viaggio, che, in fondo, neanche io conosco davvero la destinazione.
        Un abbraccio.
        Piero

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  2. L’angoscia per questi problemi è forte, cara Lucetta, cercare un senso in queste tragedie è difficile, almeno un senso positivo.
    In me si è aperta una ferita perchè questo continuo sanguinare di poveri esseri disperati in cerca di un minimo di umanità, scacciati dalle proprie case, dalle proprie città, dalla propria terra, in cammino come bestie, senza niente, senza cibo, senza vestiti, senza speranza, senza futuro, tutto questo che ci passa davanti agli occhi con indifferenza, o peggio, con l’ipocrito perbenismo di chi ha la pancia piena e non vuol sentirsi disturbato mentre è a tavola, a pranzo e a cena, e con un click può cambiare canale, e quindi cambiare il tempo e la storia in cui sta vivendo, lasciando quelle povere vittime, invece, nell’inferno in cui stanno agonizzando, ecco tutto questo è la dimostrazione che non è vero che gli uomini sono tutti uguali.
    Invece, la verità è che alcuni sono uguali, noi, qui, in questa parte del mondo.
    Loro, invece, di là, sono meno dei cani a cui noi, di qua, diamo una casa affetto e calore.

    Cara Lucetta, spero che un senso ce l’abbia questa tragedia, che è la tragedia eterna di chi è povero.
    Non lo so, ma temo che prima o poi, i ricchi, che seminano – anche involontariamente – odio e sangue tra i poveri, prima poi verranno tempi brutti, perchè quel sangue mette radici, dà frutti, e non potranno che essere radici e frutti velenosi.
    Spero che arrivi il tempo della giustizia.
    Lo spero davvero.
    Un caro abbraccio.
    Piero

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  3. Caro Piero, volevo scrivere quello che tu hai scritto in risposta a Lucetta…. il cuore è spezzato e ogni immagine, ogni racconto dei nuovi naufragi allarga questa ferita e non solo questo…le torture, gli omicidi…. una barbarie che sembra non aver fine..
    Non è facile trovare un senso a quanto succede, ed è difficile anche lasciare alla speranza la possibilità di farci intravedere la luce….
    Ma cerco sempre di dare forza alla speranza, fidandomi di una parola…anzi della Parola…

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  4. Cara Fausta,
    per me la speranza non può morire, perchè (altre volte ne ho scritto) senza speranza non si può vivere.
    Ma, certo, il presente che stiamo vivendo è terribile.
    Non troppo diverso da sempre, sia chiaro, i morti, gli stupri, le violenze, le sopraffazioni, lo sfruttamento… le guerre, le carestie, le malattie, e ogni altro genere di tragedie umane ci sono sempre state.
    Ma il disordine di questo periodo fa davvero spavento.
    Sembra che il mondo sia arrivato… sull’orlo di una crisi di nervi.
    Sembra che l’odore di morte, il desiderio di sangue, stiano eccitando la bestia che c’è nel mondo.
    Sembra che il capitale, mettiamola così, da veterocomunisti, stia alle strette ed abbia bisogno di una guerra per ritrovare margini di profitto perduti nell’epoca di pace che FORTUNATAMENTE (almeno qui da noi, in Europa), stiamo vivendo.

    Poi penso che la nostra è la generazione più ricca e longeva di tutta la lunga storia della razza umana.
    Penso che la scienza sta mettendo nelle mani dell’uomo una potenza sconosciuta prima, la forza di governare la vita e la morte.
    Penso, però, anche, che questa fortuna tocca solo ad alcuni.
    … fortuna… ma non sono sicuro che sia la parola giusta.
    O, almeno, lo è se per fortuna intendiamo un PATRIMONIO” una RICCHEZZA.
    Non un CASO BENEVOLO.
    Perchè, certo aspirare concretamente all’immortalità è senza’altro una fortuna, cioè un capitale, almeno se sei un capitano d’azienza, un redditiere, ma non sono certo che ciò sia necessariamente un caso benevolo …

    Un abbraccio anche a te
    Piero

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  5. Scusa, mi sono accorta adesso che i due racconti sono collegati, ora il commento all’altro non mi sembra più molto centrato. Ben mi sta, così imparo a non seguirti regolarmente come un tempo… Ma non è cattiva volontà, solo…poco tempo a disposizione. Scusami ancora. Un bacione.

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    1. Non ti posso scusare, perchè ti voglio sempre bene (sempre nel modo corretto e migliore).
      Ma sai che lo dico con la massima amicizia per te.
      Mi fa sempre piacere leggerti confrontarmi con il tuo cuore. Quando non c’è, un poco mi manca, no? Il mio, a te, no?

      Un abbraccio,
      Piero

      Mi piace

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