FRANKENSTEIN di P.

Photo by Pierperrone

Raccontare la mia storia.
Voglio raccontare la mia storia.
E’ lo scopo, la ragione della mia vita.
Voglio raccontare la mia storia.
Per capire il mio tempo, forse.
Per spiegare cosa è mai la mia vita.
Per dire anch’io “Ecco.
Vedete. Questa è la mia storia.
Anch’io ho una storia da raccontare”.
E non si tratta di vanità. No.
Io non ho una vita come le altre.
Per spiegare…

Io non sono mai nato.
E non ho neanche un corpo tutto mio.
Che mi appartenga, alla fine dei conti.
Eppure … non sono neppure mai morto.
Sono nato in una provetta di vetro.
Si, più o meno è così.
Sono figlio di un esperimento riuscito.
Poi, anzichè un dolce seno materno,
mi ha nutrito un freddo utero in affitto.
Il latte in polvere mi ha fatto diventare
un putto perfetto. Sono cresciuto con bistecche
di vacche ingrassate con mangimi, antibiotici e ormoni.
E verdure coltivate in serre solari e campi idroponici.
Mi ha dato da vivere una vita intera in affitto.
Si, mi sono veduto per trenta denari
al migliore offerente. Ho avuto mille padroni.
Come una prostituta qualunque.
Ma non ho donato amore neppure a pagare.
E poi, dopo l’incidente,
a causa del quale sono rimasto tecnicamente
in morte apparente, ora mi tiene in vita
sospeso un ansimante polmone d’acciaio.

Ecco.
Che vi dicevo?
Non è interessante, forse, la mia?
Non è una storia speciale?
Non è una storia straordinaria davvero?
Ho davanti a me un futuro infinito.
L’immortalità dentro una macchina elettrica.
La mia mente è integrata con gli elettrodi
impiantati nel mio sistema neuronale.
I miei occhi comandano due telecamere miniaturizzate
che possono spiare in giro,
anche al di là dei confini del mondo.
Con l’aldilà non ho confidenza, ma tanto lo so,
non è connesso alla mia rete virtuale di servizi integrati.
L’anima l’ho persa tra gli algoritmi di sintesi dei miei sentimenti.
Non so cosa possa importare, ma la felicità assoluta,
per me,
è una perfetta formula di acidi si sintesi chimica.
Cosa mi deve importare allora del mondo?
Forse di voi?
Che qualcuno stacchi per sbaglio la spina?

8 thoughts on “FRANKENSTEIN di P.

    • Ormai è già così, almeno in qualche modo.
      I confini della vita e della morte si sono allargati fin dove non si vedono più un inizio ed una fine.
      La scienza ci sta regalando – o infliggendo – miracoli che nessun dio ha osato realizzare.
      O forse sono proprio i miracoli a fare paura.
      E adesso che sono gli uomini di scienza a farli la paura diventa sottile angoscia…
      Mi piace, su questo tema, questa profonda poesia di Rilke, con la quale ti saluto affettuosamente :

      RESURREZIONE DI LAZZARO

      Dunque, era necessario per questo e quello,
      perché volevan segni che gridassero.
      Ma lui sognava che a Marta e Maria bastasse
      Capire che poteva. Ma nessuno credeva,
      tutti dicevano: Signore, che vieni a fare ormai?
      E si avviò, per compiere sulla natura quieta
      Ciò che non è consentito.
      In collera. Gli occhi quasi chiusi,
      chiese del sepolcro. Soffriva.
      Parve loro che il pianto gli colasse,
      e lo seguirono in folla curiosa.
      Gli pareva tremendo, camminando,
      una prova dall’azzardo spaventoso,
      ma d’un tratto divampò in lui
      un alto fuoco: rivolta
      contro le loro differenze,
      il loro esser morti e esser vivi.
      E fu ostilità in tutte le membra
      Quando comandò roco: alzate la pietra!
      Una voce gridò che il morto era putrido
      (il quarto giorno di sepoltura) – ma lui
      S’ergeva teso, invaso da quel cenno
      Che montava in lui, e pesante,
      pesante gli sollevava la mano – (mai
      una mano si levò di più e più lenta)
      finchè s’arrestò, rilucendo nell’aria;
      e lassù si contrasse, divenne artiglio;
      chè l’orrore lo assalì che per la cripta,
      da cui l’aria era figgita,
      tutti i morti tornassero là
      dove qualcosa, con moti di larva,
      s’ergeva da quel suo giacere – –
      ma poi una cosa sola stette sghemba nel giorno,
      e si vide: l’indistinta vaga vita la riprendeva
      in sé.

      Liked by 1 persona

      • A volte i poeti riescono ad arrivare alla verità di un avvenimento molto meglio di chi studia anni per spiegarlo ma non sanno arrivare al cuore… questo è il Cristo in cui credo, un uomo vero e non una specie di ologramma …
        Grazie per questa splendida poesia… ho cominciato ad amare Rilke da piccolissima perché era tanto amato dalla mia mamma che oltre alle favole spesso mi addormentava recitandomi poesie…

        Mi piace

  1. Che dolci ricordi, eh, Fausta?
    Grazie, grazie a te.

    Questa poesia è una di quelle che restano nel cuore.
    E nella mente.
    La lotta che quel Cristo ha combattuto, la vittoria sulla natura che è una sconfitta durissima.
    Le leggi divine, creatrici dell’ordine universale, dell’evoluzione, della trasformazione, dell’inizio e della fine, della vita e della morte, le leggi sovvertite per un’esigenza così umana, terrena, banale, quasi.
    Nessun cenno all’amore, al dolore provocato dalla morte di un caro amato, nessun alibi per quell’icesto alla perfezione della creazione…
    E’ un Cristo povero, dolente, irascibile, esibizionista.
    Rabbioso contro il destino che lo ha reso alla vita terrena.
    Un Cristo di protesta.
    Ma non è lo stesso Cristo che chiede, dalla Croce, che gli sia risparmiato il calice d’aceto, l’amara agonia?
    Non è il Cristo di carne e sangue che viene sacrificato da un Dio pieno di crudeltà?
    Che Dio è quello che sceglie la via del Male per redimere gli uomini?
    Come se già non conoscessero quella via così bene da aver peccato ed ammazzato fin dai primi passi sulla terra, ancora dentro l’Eden della purezza, fratello contro fratello, popolo contro popolo.
    Tanto da indurre quel Dio ad allearsi con uno solo di loro, uno solo di quei popoli.

    No, cara Fausta, questo Dio non è quello di Rilke e non è quello in cui un uomo buono può credere.
    Rilke ci mostra la via su cui l’uomo si è incamminato, costringendo lo stesso Cristo a commettere atti impuri pur di farsi conoscere.
    Questo Cristo deve soffrire fino in fondo, in tutto e per tutto, fino alla crudeltà, fino all’inverecondia, per essere infine crocifisso.
    Crocifisso dallo stesso uomo, per comando di Dio.
    Di un Dio vecchio che vuole rimanere solo.
    Ma Rilke ci mostra anche un altro Cristo.
    Quello della misericordia, del perdono, della dolcezza infinita.
    Il Cristo risorto.
    Quello che scende fino alle bassezze degli inferi ardenti di braci, e rossi di fuoco, ululanti di dolore, dove stanno gli uomini ancora con le mani insanguinate.
    Dove forse c’è anche quel Dio che ha creato il Male, gli ha dato un posto dove passeggiare, la terra, ed un regno dove dominare l’eterno, l’Inferno.
    E quel Cristo compie, lì, il suo vero miracolo.
    La pietà.
    Redimendo quel mondo, questo mondo terribile.
    Lui, l’unico, il Cristo, l’Uomo crocifisso.
    (Con questo, saluto).

    Rainer Maria RILKE . La discesa di Cristo agli Inferi.

    Finito il patimento, la sua essenza si separò dall’orrido
    Corpo del suo patire. In alto. Lo lasciò.
    E la tenebra, sola, ebbe spavento
    E scagliò pipistrelli contro la spoglia livida –
    Nel loro sciame svolazzante a sera
    Freme ancora l’orrore di cozzare
    Contro il tormento raggelato. Cupa aria senza pace
    Si avvilì sul cadavere e una torpida inerzia
    Colse i forti animali veglianti nella notte.
    Libero dalla spoglia pensò forse il suo spirito librarsi
    Sul paesaggio, senza agire. Chè ancora gli bastava
    L’evento del suo patire. Mite gli appariva
    La presenza notturna delle cose e su di esse
    Si espandeva come uno spettro triste.
    Ma la terra, essiccata e assetata nelle sue piaghe,
    ma la terra si fendè e ruppero voci dall’abisso.
    Egli, conoscitore dei martìri, udì l’inferno urlare
    Verso di lui, bramando prendere coscienza del suo patire
    Ormai compiuto, perché dalla fine della sua pena (infinita)
    Traesse presagio e terrore la pena perenne degli inferi.
    E nell’abisso precipitò lo Spirito con tutto
    Il peso del suo sfinimento, procedè in fretta
    Seguito dagli sguardi stupefatti di ombre erranti,
    levò lo sguardo verso Adamo, un attimo,
    rapido si calò, sparve e si perse nel ripido
    di più selvagge voragini. D’un tratto (più alto, più alto)
    sopra il centro
    dei loro urli schiumanti, sulla lunga torre
    del suo soffrire si sporse: senza fiato,
    in piedi, senza balaustrata, proprietario dei dolori. Tacque.

    Mi piace

  2. La strada che stiamo percorrendo, più che paura mi fa pena. Mi farebbe paura se avessi vent’anni, ma ora no,ora guardo, rifletto e spero che sia una strada che ad un certo punto preveda un bivio. Non vorrei, per i nostri figli, non vorrei che la dovessero percorrere fino in fondo, senza possibilità di scelta, senza la possibilità di cambiare direzione.

    Mi piace

  3. Chissà.
    Il bivio, certo, è davanti ad ogni passo.
    Io questo lo dico come una certezza.
    Ma poi, che si imbocchi la via giusta o no, non si sa.
    E ancora più difficile è capire se i passi di un popolo intero o addirittura di un’intera civiltà si dirigano verso la via giusta o verso una sbagliata.
    Non lo so.
    Lo possiamo solo sperare.
    E’ caduta, infatti (purtroppo) la consolante certezza della Storia, il mito del progresso, la visione positivista che anche (forse, soprattutto) il marxismo di portava appresso.
    Il Cristianesimo pure crede in questo procedere verso un futuro luminoso, eccelso, paradisiaco, ma lo pone in una dimensione che va oltre i sensi, che va al di là della vita terrena, e quindi finisce per trasformarsi (per i credenti) in una speranza, in una fede.
    Però ho l’impressione che oggi la visione religiosa della vita sia qualcosa che appartiene soprattutto alla dimensione romantica di un pensiero debole, dominato più dal demone del ossesso che dalla fede nella vita.
    E parlando di possesso non mi riferisco solo ai beni materiali, al superfluo, al denaro, ma anche al possesso della volontà, che è potere, ma non quello delle poltrone, bensì il dominio dell’uomo sull’uomo.
    Così è per la visione delle religioni che si stanno affermando oggi nel mondo, almeno a me così pare.
    Vorrebbero dominare, con la loro visione, sul libero arbitrio.
    Non è bene, non è progresso.
    Ma anche il libero arbitrio… non è il progresso, ma qualcosa d’altro.
    Solo una possibilità.
    Basata sulla cura sistematica della coscienza, che andrebbe alimentata quotidianamente con l’istruzione, la cultura, i valori positivi, il lavoro, il rispetto per l’uomo…
    Ma… mia cara Patrizia, sono andato a finire lontano, mi sno perso…
    Mi hai confuso!
    Ti mando un bacio (spero ti siano mancati, in questo periodo d’assenza, i miei baci virtuali, del tutto affettuosi e rispettosi).
    Piero

    Mi piace

I COMMENTI SONO GRADITI

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...