ISTANTANEE

Sulla tavola ci sta il cesto rosso.
Noci, nocciole, pinoli.
Nell’aria il freddo, che non è più crudele.
Animale addomesticato, al guinzaglio, l’inverno non fa più paura.
Sulla tavola c’è un bicchiere per ciascuno, quattro commensali, ai lati spiove la tovaglia della domenica.
Si aspetta la festa.
La prossima.
La giornata ormai se n’è andata.
Il sole è andato a giocare un pò più in là, con altri quattro compagni, qualche metro più a ovest.
La luce, in cucina, è bassa, un quadro alla parete, quattro peperoni rossi e verdi.
Il televisore è inchiodato alla parete come un Cristo in croce solitario.
Quattro bicchieri.
Un’ombra di vino.
Il tempo non corre.
Pigro, s’è fermato.
Mille anni.
Diecimila.
Il pane è dolce, in bocca, con il gusto delle noci.
Un formaggio che ha il sapore delle pecore.
Il puzzo del caglio che riempie la bocca.
Il tempo s’è fermato, non ci ha mai lasciato, non se n’è andato mai.
E’ un fedele compagno.
La morte non abita più qui.

L’ho visto seduto sopra una panchina.
La fermata dell’autobus, di mattina, di solito è frenetica e scostumata.
Ma lui l’ho visto subito.
Occhi chiari.
Una lunga barba grigia.
Lo sguardo era dolce.
Un’anima sofferente.
La mattina acceca i passanti frettolosi.
Il sole ancora sbadiglia.
La giornata incombe minacciosa.
La noia riempie gli occhi.
Il tempo corre distrattamente.
Rincorre i passanti frettolosi.
Qualcuno fa footing sognando il tempo di braccare un fantasma invisibile.
Una voce mi ha chiamato.
Mi sono voltato.
L’ho visto.
Un volto di Cristo alla fermata dell’autobus.
Sporco.
Randagio.
Un predicatore muto.
Chissà cosa aspettava.
Forse soltanto l’autobus.
A ventinove anni il tempo dei miracoli deve ancora arrivare.

Ai tavolini dei bar di periferia stanno sempre seduti poveri cristi.
Gente qualunque.
Vestiti poveri.
Capelli disordinati.
Espressioni un pò scomposte.
Volti distratti o pensierosi.
Preoccupazioni nascoste sotto cappotti un poco lisi.
Luci basse.
Strade lunghe e poco affollate.
Modesti alberi, spogli d’inverno.
Vetrine senza gusto.
Una tazzina.
Un caffè.
Un gelato.
Un passeggino.
Due occhi tristi.
Un mamma che non guarda con il sole negli occhi la sua creatura è un Madonna che ha nel cuore i chiodi della croce a cui sarà appeso il suo piccolo povero cristo.
Un bar.
Un tavolino.
Due occhi tristi di mamma.
Italiana, straniera, che differenza fa?
Passando, non ho guardato negli occhi quel piccolo povero Cristo.
Forse non ho avuto abbastanza coraggio.

3 thoughts on “ISTANTANEE

  1. Anche queste tue “istantanee” sono bellissime…. e mi sembra d vederli tutti, li ho incontrati anche io l’uomo sulla panchina e mi hanno colpito i suoi occhi…e le persone alla fermata dell’autobus, e la mamma…e tutti i poveri cristi – ma credo che sia più giusto chiamarli Cristi, con la c maiuscola, nome proprio .
    Forse dovremmo trovare il coraggio di guardare, sempre….. forse a qualcuno manca proprio solo uno sguardo per non sentirsi invisibili….

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    • Cara Fausta,
      hai ragione.
      Non allungo molto le chiacchiere, ma quello sguardo manca sempre, o quasi sempre.
      Gli uomini sono bestie strane, possono essere cattive, crudeli, malvagie, oppure anche creature angeliche… a me dà fastidio soprattutto la falsità, l’ipocrisia, la doppia morale… con i deboli, gli sfortunati, i poveri Cristi (mi prendo il tuo appunto) troppi benestanti sono belve, pronte a inginocchiarsi senza dignità dinanzi ai più forti.

      Hai visto? le istantanee possiamo scattarle e scambiarcele anche se usiamo certe pellicole… davvero speciali.
      Un abbraccio
      Piero

      Liked by 1 persona

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