ISIS

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In questi giorni di sangue e paura, l’informazione, soprattutto quella televisiva, per reazione istintiva oppure per indirizzi politici (intesi in senso comunque ampio), ha seguito gli eventi dell’aereo russo abbattuto in Egitto, nell’area sul Sinai, e quelli parigini, reagendo, come era naturale, in modo istintivo ed emotivo.
Testimoniare la storia, se si può dire così, sta diventando il modo di fare informazione, oggi.
Bisogna essere sul posto, mostrare il video ripreso in corsa, in preda allo shock, da un telefonino anonimo.
Rappresentare lo spettacolo della paura, che fa contrarre i muscoli e serrare i denti, portare nelle case, attraverso le televisioni, le immagini della morte e dei cadaveri, trasmettere l’odore acre della polvere da sparo e delle rovine fumanti che passa attraverso le immagini in diretta.
E, infine, sopra ogni altra cosa, assicurare la giustizia del taglione, parare la morte con la morte, l’esecuzione con l’esecuzione, l’assassinio senza processo con l’assassinio senza processo.
Non so se si possa fare altrimenti, ma questo è ciò che accade sotto i nostri occhi.
E visto che le coscienze restano tramortite in questo clima di terrore in cui qualcuno senza volto ha dichiarato una guerra in cui tutti gli altri sono nemici senza volto – neanche il sollievo delle divise ci è consentito! – allora vorrei offrire il mio piccolo contributo a questa oscura pagina di storia.
In questo momento di alta emotività e di scarsa riflessione, mi sono detto: “fammi andare a cercare”.
Qualche domanda per cercare di capire.
Qualche elemento di riflessione per cercare di comprendere.
La realtà in cui viviamo non è lo scenario di una fiction o il livello finale di un videogame di guerra troppo realistico.
Le azioni di cui non comprendiamo senso e significato non sono il risultato della follia di qualcuno che ha perso la bussola e neppure il complotto di un’anonima SPECTRE che vuole conquistare il mondo.
E, soprattutto, siamone certi, non verrà nessun eroico 007 a liberarci: nelle catene dell’ignoranza ci stiamo imprigionando da noi stessi.
Forse dobbiamo decidere di liberarcene.

Per cercare di capire, ho rivolto a google delle domande, quelle che mi sono sembrate le più logiche per cercare di capire con chi abbiamo a che fare e come funziona la macchina del terrore che ci ha ingabbiato in questi giorni.
Io non credo che le cose accadano per caso e che la storia sia frutto dell’iniziativa dei singoli contro i quali il mondo non ha difesa; per muovere uomini, eserciti, armamenti, occorrono molti soldi, relazioni ed alleanze politiche influenti, moventi storici e fondamenti culturali e religiosi.
Tra le risposte fornite dal motore della nostra conoscenza, ho scelto quelle che mi sono sembrate significative e documentate, benchè sia rimasto, come è ovvio, al livello non professionale del cittadino comune (che non vuole affatto dire dell’uomo fesso qualunque):

“CHE COSA E’ L’ISIS”.

L’infinita guerra fra sciiti e sunniti che continua a mietere vittime (Fonte: il Messaggero.it)

Isis, ecco cosa cela la lotta fra sciiti e sunniti (Fonte: Formiche.it)

L’Occidente nella trappola dell’odio tra sciiti e sunniti  (Fonte: il sole24ore.it)

“COME SI FINANZIA L’ISIS”.

Come si finanza Isis: dalla vendita del petrolio al contributo dei foreign fighters (il sole24ore)

Rapporto FATF (questo rapporto internazionale è citato nell’articolo del sole 24ore precedente; qui ne ho linkato una traduzione in italiano fatta con google translator)

ISIS: tutte le fonti di finanziamento. Anche l’Occidente finanzia il gruppo terrorista (Fonte: Forexinfo.it)

Come si finanzia l’ISIS? Tutte le fonti dello Stato del terrore (Fonte: Termometro politico.it)

Così il mercato nero delle armi alimenta il terrorismo in Europa (Fonte: La Stampa)

Terrorismo, l’esperto Lorenzo Vidino: “Così l’Italia finanzia il Califfo” (Fonte: Libero quotidiano.it)

“IL TRAFFICO DEI MIGRANTI”

Migranti, le rotte della morte e l’alleanza tra milizie jihadiste, tribù di beduini e militari corrotti. Un giro d’affari di 34 miliardi di dollari (Fonte: L’Huffington post.it)

Migranti, il traffico vale 10 miliardi all’anno
La traversata costa 3 mila euro. Il doppio rispetto a quando c’era Mare Nostrum. Dall’Isis alla mafia: gli interessi in gioco. Il piano Ue. (Fonte: Lettera43.it)

Migranti, c’è una Cupola dietro la tratta. Così si muovono i trafficanti di esseri umani. Dalle indagini e dai racconti dei testimoni emergono una serie di reti criminali che fanno affari sulla pelle di chi cerca di arrivare in Italia, spesso con la complicità dei militari. Ecco i nomi e le persone dietro questo business (Fonte: L’Espresso.it)

Io, profugo, cacciato dai preti di Francesco. Decine di porte sbattute in faccia. Da Nord a Sud. Dalle parrocchie alle basiliche. Così i sacerdoti ignorano l’appello del papa per l’accoglienza. Provato sul campo, dal nostro inviato che si è finto un rifugiato (Fonte: L’Espresso+.it)

6 pensieri riguardo “ISIS

  1. In questi giorni ho scoperto che sono tornato a leggere i giornali, i fatti se ben raccontati sono meglio di filmati e foto. Ho letto l’altro ieri che molti telefonini vengono strappati dalle mani di anziani che avevano fatto delle riprese, immagini che poi fanno il giro delle redazioni per essere vendute al migliore offerente, e chiaramente c’è sempre chi spera nello scoop. Dicevo che son tornato a leggere i giornali anche per capire meglio, ma poi ad internet chiedo un aiuto per capire meglio.
    Molti degli articoli che citi li ho letti. In fondo la conoscenza serve per fugare la paura, come se il sapere a fondo allontanasse il male.
    Penso che ne avremo per molto tempo di questi fatti.
    Negli anni scorsi pensavo che una guerra ci sarebbe stata solo quando si sarebbe riusciti a produrre delle atomiche con effetto controllato che consentissero in breve tempo il controllo di una ampio territorio in breve tempo e con pochi effetti collaterali a migliaia di km di distanza. La guerra atomica non c’è stata. C’è questo attacco a macchia di leopardo che ora tocca anche noi europei. Pensa che le vittime del terrorismo nel monto occidentale sono solo il 2 o 3% del totale, questo vuol dire che il 98% è in Africa, Medio Oriente e India, in numeri circa 4500 vittime su quasi mezzo milione, vista in questi termini si capisce che la radice di tutto questo sta ancora nella lotta tra sciiti e sunniti. La liberazione del Kuwait è a mio parere l’inizio di questa guerra che da 20 anni si combatte a distanza di sicurezza, ora ce la portano in casa, perchè?
    La Francia dispone di un esercito di 30.000 uomini, ci cui 12.000 sono già impegnati nei vari fronti. In 48 ore potrebbe dispiegarli tutti in Siria, restando scoperta nel proprio territorio. Credo che il segnale da leggere negli attentati possa essere letto in questa considerazione: piuttosto che una vendetta senza processo sarebbe meglio che i 12.000 sparsi per il mondo tornassero a casa. Idem per italiani, inglesi americani ecc.

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  2. Non voglio e non so trovare cause ed effetti di questa follia contemporanea.
    E’ frutto di cosa?
    Fenomeni complessi, profondi, che legano gruppi sociali sofferenti.
    Strana, brutta forma di legame, questo che tiene uniti vittime ed assassini.
    Ma forse è uno dei più antichi ed intimi.
    Comunque, io, come te, resto a favore della pace.
    Almeno fin quando la tempesta non muterà il mondo.
    Un abbraccio,
    Piero

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  3. Qualcosa ho letto anche io (con calma leggerò tutti gli articoli) … sono d’accordo con il tuo pensiero e resto strenuamente fedele al sogno della pace.
    Solo una cosa che in questi giorni, guardando la tv mi ha sempre colpito: come si fa in certi momenti a prendere in mano il telefonino e filmare? Io credo che il solo pensiero che mi verrebbe in mente sarebbe quello di dare una mano a chi è stato colpito o semplicemente a chi è bloccato dalla paura! Ma non è per volermi sentire più brava – penso che a volte, anche uno spezzone preso da una persona qualunque possa essere utile – ma perché ho sempre cercato di “vivere” la storia piuttosto che guardarla…
    Un pensiero che non riesco ad esprimere chiaramente…spero che tu – come fai sempre – riesca a leggere tra le righe
    Un abbraccio

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    1. Si, credo di comprendere molto bene.
      Per tanti, purtroppo la vita si vive come dal buco di una serratura, non direttamente sul palcoscenico della tragedia (o della commedia, come vuoi).
      Qualcuno lo fa per denaro, e forse quelli ancora li capisco.
      Ma per molti altri è puro voyerismo.
      Sai che mi piace molto fotografare, anche in giro per la città, in mezzo alla gente.
      Ma è diverso che stare con l’occhio dietro l’obiettivo mentre intorno a te accade qualcosa di tremendo…
      Non so, non voglio giudicare, magari anche io, in un caso così potrei diventare come loro… non lo so. Ma certo quando c’è bisogno d’aiuto, quando c’è il cuore da buttare oltre l’ostacolo, non credo che il videofonino sia d’aiuto a nessuno.
      Ma è come per i cosiddetti social: spesso sono solo il modo per mettere allo specchio una solitudine esistenziale.
      Una volta, al teatro o nei libri, ti ricordi, era un tema molto frequentato, quello della solitudine esistenziale, c’erano i francesi, soprattutto a lavorarci benissimo sopra. Ed avevano ragione, quel tema è di attualità estrema ancora oggi, anzi, oggi più di allora.
      Solo che oggi, per paradosso, la chiamiamo “social”, che un pò il contrario di solitudine…
      Un abbraccio, mia cara Fausta.
      Piero

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  4. Da tanto tempo non ho più ricevuto le tue notifiche e non ho capito il perché. Oggi sono venuta a vedere che succedeva da te ed ho trovato tutto cambiato, rinnovato, catalogato. Ho girato qua e là e mi sono fermata qui.
    Ho letto di questo lungo post soprattutto “Io profugo cacciato dai preti di Francesco” . Non mi esprimo sul comportamento dei preti, risponderanno davanti a Dio del loro operato. Volevo solo dire che accanto ai rifiuti ci sono anche gesti di accoglienza. Ciao Piero. Buon Natale.
    Mi iscriverò di nuovo al tuo blog.

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  5. Cara Lucetta, ciao, ben tornata, allora.
    Non so cosa sia successo, tecnicamente, ma sono contento che ti sei reiscritta.

    Questo post vuole solo essere un modo per portare sul piano della ragione un problema che viene “venduto” troppo facilmente facendo appello ai sentimenti, che, ovviamente, data la materia, non possono che essere sconvolti dagli accadimenti.
    La ragione, invece, lavora sulle cose e (almeno dovrebbe) permettere di comprendere (nel senso di capire, non in quello di giustificare) cosa sta accadendo nel mondo intorno a noi.

    L’articolo sui profughi non ha il valore di una verità generale, ma vuole soltanto dare visibilità ad alcune situazioni di ipocrita buonismo: in fondo, fra chi finge e chi dice la verità, i secondi sono da preferire.
    Questo vale per tutto: tuttavia chi di solito predica la sincerità e poi finisce per essere pescato in flagrante contraddizione si prende la maggior riprovazione.
    Però è verissimo, cara Lucetta, che l’articolo si limita ai casi specifici.
    Io credo che nel popolo dei credenti, nel cosiddetto “gregge”, siano molti gli uomini di buona volontà, quelli che fanno il bene senza dirlo e senza farlo vedere.
    Sono tanti, silenziosi, ma preziosi.
    Quelli non fanno clamore e non chiedono ringraziamenti.
    Ma a loro porgo tutta la mia ammirazione.
    Spero che nel nostro piccolo ci possiamo annoverare fra quelli: io, invero, davvero in maniera immeritata, dato che davvero poco è quello che faccio.

    Un carissimo abbraccio e i miei migliori auguri.

    Piero

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