L’ULTIMA NOTIZIA

Dall’orifizio appena aperto, sottile e affilato, cominciarono, come ogni mezz’ora, a scivolar fuori le parole umide, viscide, untuose, scivolose, doppie.
Come al solito, la lucina rossa tremolante della telecamera gli aveva fatto l’occhiolino.
Per un attimo solo.
Poi, i suoi due occhi si erano aperti sul mondo.
Due fori neri, un pò larghi, si spalancarono sullo sfondo nero e freddo del vuoto.
Il freddo nero e vuoto del mondo dietro la telecamera.
Lo stesso mondo in cui viviamo ancora oggi.
Solo che, oggi, quel mondo è molto più triste e doloroso di allora.

Quando aprì la bocca, il mezzobusto era certo che la sua gola avrebbe sequenziato, come sempre, i suoni del testo che aveva davanti, scritti dal direttore del telegiornale.
Era normale.
Non ci avrebbe neppure pensato ad un’altra possibilità.
Un’altra volta non sarebbe stato attento a ciò che accadeva nello studio, ai movimenti intorno a lui, alle luci, ai segni dei tecnici di studio.
Avrebbe, invece, cercato di afferrare qualcosa dentro di sè.
Ma non ci aveva fatto caso, a quello che gli era accaduto.
E così, quando la bocca si aprì, una lenta cascata di parole, grasse e dense come bocconi maldigeriti, cominciò a depositarsi sul piano della scrivania.
Una piccola piramide irregolare gli si era formata davanti quando il cameraman si scosse dallo stupore.
Non diede tempo al malcapitato anchorman di assumere un aspetto contegnoso.
Staccò l’immagine e riversò nell’etere uno spot di puricatoria pubblicità.
Un advert!

Durò poco.
Qualche secondo soltanto.
Come una svista, un brutto sogno, un momento di delirio collettivo.
Il mezzobusto in giacca blu e camicia celeste si riprese, si ripulì l’orlo della ferita che s’era aperta, come sempre, per versare sul mondo le buone nuove del giorno, e si riassettò il nodo della cravatta ben intonata.
Poi si sistemò sullo sgabello.
Assunse la posa più professionale che avesse mai avuto dinanzi alla telecamera.
E fece un cenno al regista.
Mentre tutto tornava normale, l’addetto di studio, in un attimo, ripulì la scrivania dal gorgo di parole che s’era depositato maleodorante.
Prima che la rossa lucina gli facesse di nuovo l’occhiolino, tossicchiò un poco e si schiarì la gola dall’imbarazzo.
Poi, pronto, irrigidì la schiena e si mise ben dritto.

La bocca s’aprì come sempre per pronunciare la grave dichiarazione che gli avevano preparato in redazione.
Era l’annuncio più importante di tutta la sua carriera.
La mappa della Storia stava per essere disegnata di nuovo.
Lui, il suo volto, la sua immagine sarebbero rimbalzati in mille e mille schegge impazzite sui monitor di tutto il mondo.
La sua immagine, il suo volto, lui stesso sarebbero stati scambiati per la Storia in persona che si materializzava sugli sfarfallanti schermi dinanzi a tutti gli uomini del pianeta.
Ma dalla bocca, accanto ad un secco rigagnolo di parole prove di senso, cominciò ad allargarsi una nuvola leggera di colore giallastro.
Sembrava che le parole stesse stessero evaporando al contatto con l’aria elettrizzata che vibrava nello studio.
Lo strano fenomeno continuò anche quando il giornalista cominciò a leggere il secondo periodo di quel messaggio epocale.
Ma questa volta nello studio non accadde più nulla.
Nessun movimento, non uno scatto, neanche una vibrazione.
Improvvisamente erano morti tutti.
Un potente veleno sconosciuto aveva preso i loro cuori.
Erano restati solo dei gelidi rigidi cadaveri.

Dagli schermi, nelle case, nei negozi, nei bar, continuò a lungo ad irradiarsi la nebbia leggera.
Era una nube sottile che si dipanava dagli altoparlanti nascosti dentro gli apparati elettronici, ben celati sotto le mascherine di plastica degli chassì.
Un fenomeno inedito.
Le parole trasformate in onde sonore trasmesse elettricamente nel mondo erano diventate un venefico vapore mortale.
Ma nessuno più, ormai, si preoccupava di quello strano terribile fenomeno.
Tutto il mondo, ormai, s’era assuefatto a quell’orrenda cortina giallastra di verità.
Rassegnato, un mondo di morti continuava la sua vita nel nulla, come se, mai, nulla di simile fosse potuto accadere.
Io, anche, racconto questa storia solo per una strana bizzarria.
Forse perchè sono un disadattato.
Vivo in un sanatorio per malattie mentali.
E forse mi sono inventato tutto.
O forse, tutto è un gioco soltanto.
Un brutto gioco di cui provo orrore io stesso.

Per caso, nell’attimo esatto in cui il giornalista aveva incominciato il suo storico ultimo discorso all’umana nazione, un guasto aveva messo a tacere il mio apparecchio televisivo.
Forse fu questo guasto a provocare la mia malattia incurabile.
La chiamano follia, ma io so che è qualcosa di molto più serio.
E’ grave.
Io vivo fuori dal mondo.
Su di me non fanno presa le notizie che agghiacciano il cuore dei morti.
Non sono congiunto al mare di emozioni in cui annegano ogni momento quei poveri eserciti di anime nere.
Io vivo, freddo, nel mio io isolato.
Non odo il mondo, non ne vedo la fiamma, non ne percepisco il colore.
Non sento il dolore che ha unito tutti nell’abbraccio della notizia fatale.
Ho provato ad urlare.
E’ stato del tutto inutile.
Io sono muto.
Oppure sordo del tutto.
O vivo in un mondo di sordi.

Non credete alla mia storia.
Voi, che siete salvi, in quel mondo di morti, tenetevi saldamente aggrappati alla vostra realtà.
Io metto paura.
Provo a parlare, ma il silenzio mi agghiaccia.
E allora i pensieri cominciano ad aggirarsi nella mia mente come un branco di pesci spauriti.
Una tempesta li agita.
I miei sentimenti sono confusi.
Non posso muovermi nè urlare.
Lentamente, a volte, piano, in modo estenuante, una calma irreale viene a posarsi sopra di me.
Mi confida i suoi segreti, mi grida il suo nome.
Ma io non posso, purtroppo, raccontare a nessuno la mia verità, segreta ed inutile.
Non credetemi, se mai una volta riuscirete, per caso, a leggere queste parole.
Io ero giornalista, una volta.
E davo le notizie al telegiornale.

3 thoughts on “L’ULTIMA NOTIZIA

  1. Mentre leggo è come se davanti ai miei occhi sfilassero le scene di un film, scene che somigliano, o forse sono io che ne vedo la similitudine, agli avvenimenti di questi ultimi giorni.
    Certe notizie rischiano davvero di avvelenare il cuore degli uomini, accendere la paura e dare la morte….
    Sarà dei folli avere il coraggio di non farsi prendere da questo veleno?

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