MAGDALENA

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Photo by Pierperrone

Alzando la bocca ancora sporca di sesso, il cuore già fuggiva via libero, lontano.
Forse non era mai stato prigioniero di qualcosa, o di qualcuno, quel cuore.
E con il cuore, padrone solo di se stesso, anche il pensiero, come capelli al vento, sciolti, leggeri, docili, eppure indomabili.
Alzando la bocca, anche gli occhi si sollevarono, guardando verso la finestra di fronte.
E furono subito trafitti dal primo raggio della stella del mattino.
Come un pugnale, come una colpo di frusta.
Come il senso di colpa.
Il peccato.

Il corpo disteso sul letto era volgare e pesante.
Puzzava di fumo, di alcol, e di vizio.
Era un corpo morto ma pieno di quella parvenza di vita che viene dal denaro.
Denaro sporco.
Ma senza puzza.
Nudo, ancora palpitava degli ultimi languori del piacere a pagamento.
Riverso, sfibrato, sembrava ancora più malato dell’anima che lo abitava, quel corpo.
Uno sbuffo di polvere bianca sul comodino.
Un rotolino per terra.
Una busta sul tavolino, là, davanti alla finestra.

Gli abiti erano di marca.
Un abito di gran taglio stava sciattamente svenuto su una sedia.
La linea delle natiche di Magdalena, forte e dolce allo stesso tempo, sembrava disegnare il sorgere di un sole malinconico, davanti allo specchio.
Mentre si guardava allo specchio, si ripuliva la bocca.
Ormai aveva fatto l’abitudine a quel disgusto che gli faceva provare nausea della vita.
Bastava un tovagliolo di carta, un pò d’acqua di lavanda, un gesto per ravvivare la curva stanca degli occhi.
Ed era un nuovo giorno.
Ma quel raggio di luce ancora bruciava, dentro.
Era sceso giù, molto giù.
Era entrato dentro, dove non è consentito a niente e a nessuno.
E ora, Magdalena sanguinava.

Il corpo sul letto si addormentò, dopo essersi fumato un sigaro.
L’orologio sul comodino era fermo.
Non segnava neanche più un’ora.
Era un tempo che non era mai esistito, per Magdalena.
Il tempo in cui il suo corpo si vendeva non lo registrava nell’agenda della sua vita.
Era un tempo alienato, ceduto, dato in pasto ai cani.
Quegli stessi cani, con desideri di bestie, che pretendevano, per pochi sporchi soldi, di fare i propri porci comodi.
E il corpo di Magdalena si concedeva, si vendeva, si apriva come un fiore e si chiudeva come una mano.
Una mano, un fiore, una bocca, un corpo.
IL Piacere offerto un tanto a ore.
Il dolore pagato un tanto al giorno.

Davanti allo specchio Magdalena piangeva, nel silenzio della stanza.
Piano, una lacrima, forse due, scorrevano, lucide, dai pozzi profondi e neri che si erano chiusi per dimenticare anche il tempo che era segnato sull’agenda della vita.
Tempo di lacrime, tempo da dimenticare.
Ma che vita è, quella di un corpo che non ha tempo da ricordare?
Soltanto tempo venduto e tempo dimenticato.
Ore, giorni, anni venduti e dimenticati.
O da dimenticare.
Che vita è la vita di Magdalena?
Ma non sapevano di avere questo suono, le parole che salivano dal pianto di quei due occhi stretti.
Solo, s’erano vergognate di quel sapore volgare di sesso che proprio non voleva andar via dalla bocca rossa d’amarena.

Quando uscì per la strada, s’era alzato, ormai, il sole, sulla strada.
Anche se era un sole malato.
Ma era un sole adatto ad una vita da sanatorio.
Lontano, un campanile svettava tra le nuvole.
Grigio.
Pochi ragazzi, per la strada, andavano a scuola.
Uno biondo, con la barba, le mani affondate nelle tasche, distrattamente guardava dalla parte di Magdalena.
Scendeva sullo stesso marciapiede.
Guardava il fantasma di un uomo camminare senza darvi importanza.
Era appariscente, quel corpo di scarafaggio travestito da farfalla.
Magdalena aveva linee calde che invitavano gli sguardi a fare viaggi in territori proibiti.
Ma il ragazzo non se ne accorse.

Un attimo prima di incrociarsi, Magdalena, di scatto, si accorse di qualcosa.
Ma non era un qualcosa di preciso.
Era solo come un ricordo lontano.
Un sogno, forse.
O un desiderio remoto, nascosto, inconscio.
Un qualcosa di inesprimibile che tuttavia era emerso per un attimo.
Facendo scattare un’idea, un pensiero, una parola.
Ma l’idea, il pensiero, la parola, se ne restarono ben bene nascosti in silenzio.
Com’era d’abitudine, per Magdalena, restarsene ben bene nel buio, specialmente quando passava la Madama.
Poi, una sirena si avvicinò, ma lentamente, senza la fetta d’un pronto intervento.
Dapprima lamentosa, poi si fece sferzante.
Infine, prepotente, s’accostò al marciapiede.
“Frocio, dove stai andando!”

Magadalena avrebbe voluto che il sole all’improvviso calasse e la notte scendesse pietosa.
Nel buio è tutto più facile.
Fuggire, nascondersi, scappare.
Oppure, quando non vi è neppure una via di scampo, un nascondiglio, una strada per dileguarsi e sfuggire al destino, la notte sa essere anche pietosa.
Mantello nero che sa nascondere ogni umiliazione.
Quanto tempo viene ribato di notte ai corpi innocenti e distratti che si vendono, come il corpo di sirena di Magdalena venuto, nuotando, dall’oceano lontano.
Buoenos Aires.
O forse Rio de Janeiro.
Il mondo è immenso.
E piccolissimo.
Per i corpi che, come Magdalena, non hanno alotro destino che vendersi di nascosto di notte.

Il giorno, grigiastro, umido, aveva il sapore sporco del sesso.
E la voce volgare d’un poliziotto affamato di prima mattina.
Chissà, forse aveva litigato con la sua bella di turno.
Oppure era stato solo l’istinto d’un maschio senza controllo.
O la frustrazione d’una divisa portata solo per caso, per il misero stipendio d’un morto di fame.
Un pugno colpì Magdalena al centro del petto.
Un altro sul labbro d’amarena matura.
Si piegò, mentre cadeva.
Una mano l’afferrò per i lunghi neri capelli.
Trascinava quel corpo come la corrente impetuosa di un fiume.
Nell’angolo della traversa che si apriva di fianco alla strada.
Piangeva in silenzio, Magdalena, attendendo la cieca violenza che già conosceva.
Senza lacrime.
Attendeva.
Il cuore, piangeva.
Non gli occhi.

Ma il caso, alle volte, riserva strane sorprese.
Un colpo nell’aria, violento, secco, uno schiocco.
Uno solo.
E d’improvviso Magdalena sentì che la forza che comandava nel mondo, la cieca violenza che chiedeva il suo pasto diurno, era svanita.
S’era dissolta.
Come la nebbia sul fiume vicino, quando d’inverno, all’improvviso, certi giorni, viene scacciata di colpo da un colpo di vento.
Basta uno schiocco.
Ma la strada non è il fiume poco distante.
E uno sparo non è un colpo di vento.
Il corpo del poliziotto stava riverso sul marciapiede quasi dormisse.
Con la faccia all’ingiù.
Un rivoletto rosso, poco visibile, scorreva, breve, un pò luccicante.
Magdalena si mise a tremare.

Quando la mano gli carezzò la guancia, Magdalena sussultò.
Temeva un altro colpo violento.
Solo a quello era abituato il suo dolce visino di fata.
Una fata abituata a cattivi incantesimi, è vero.
Malìe da appariscente odalisca per adescare qualche passante.
Mai una carezza, quella era vietata da chissà quale strana legge morale.
La mano scorse calda sulla pelle del viso liscia come la seta.
Una carezza come un fiume, che scatenava prorompenti correnti nel suo cuore confuso.
La mano d’un dolce ragazzo che passava per caso.
Biondo, distratto.

“Io sono Salvatore”.
Disse con voce dall’accento meridionale.
Salvatore, come Gesù.
“Ho schiacciato la testa al serpente che ti voleva avvelenare.
E tu, come ti chiami?”
“Io sono Magdalena.
Porto il peso del dolore del mondo”.
La Magdalena, lo scandalo, l’adulterio, il peccato.
“Finirai in cella, lo sai, Salvatore?
Finirai sulla croce elettrica che un tribunale t’infliggerà con le regole sante della giustizia”.
Magdalena piangeva, nel profondo del cuore…

8 thoughts on “MAGDALENA

  1. Ho letto tutto d’un fiato. Peccato che io non sappia esprimere, con la stessa tua capacità di raccontare, tutta la gamma di sentimenti che ho provato. Un racconto, una storia triste, amara, violenta MA nello stesso tempo quell’immagine di Cristo la trasforma e la carica di compassione (nel senso di ” patire con” chi è costretto a vivere così) . Ciao Piero, sei una bella penna anche tu come altri qui nei blog.

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    • Cara Lucetta, grazie.
      Mi fanno piacere le tue parole.
      Alle volte i racconti sono il modo per mettere “in bella copia” ciò che la cronaca ci mostra solo come sporco, come fugace attimo di “irrealtà”.
      Mi capita di pensare che se si guardano le persone per quel che sono, cioè esseri umani, solo esseri umani, tutti con gli stessi sentimenti, come con gli stessi organi e sangue, non si potrebbe più fare del male.
      Il male lo facciamo guardando solo la superficie di chi abbiamo di fronte, e vale per il colore della pelle come per i sentimenti che, dato che abitano nel più fondo del cuore, non appaiono in superficie.
      Un caro saluto.
      Piero

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  2. Caro Piero
    Oggi nel mondo ci sono tante Magdalena ma pochissimi Salvatore
    Ma ne basta anche uno per ridare un po’ di Luce a questa vita oscura
    Una storia raccontata con bravura , delicatezza e poesia
    Ti abbraccio
    Mistral

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  3. Vero…sei una bella penna ma sei anche un grande cuore…
    Il racconto di tanta sofferenza nascosta è da brividi ma lo penso molto simile a quello che è realmente avvenuto tra la Maddalena e Gesù. Arrivare a toccare il fondo del baratro ci fa avvertire il più piccolo gesto di benevolenza e quella carezza fa sì che Magdalena si senta almeno una volta amata….

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    • Forse la parola giusta è proprio Amore, cara Fausta.
      Le storie di oggi ce le volgono al negativo, solo sangue, cronaca superficiale, dolore, mai un tentativo di mostrare anche l’altra faccia delle cose.
      Quella nascosta.
      Che purtroppo non fa vendere i giornali e non fa audience in tivvù.
      Per questo mi piace scrivere storie … evangeliche.
      Perchè quelle storie e queste mie storie hanno in comune più di quanto sembri.
      Sotto il paludamento religioso, quella di Cristo resta una storia di senso, sentimento, giustizia, amore. Fino all’estremo.
      Anche per i poveri cristi di oggi.
      E amarli, se non è facile, almeno si può tentare.
      Quantomeno dargli un attimo di vita, a quegli attimi di amore sperduti in oceani di solitudine e dolore.
      Un abbraccio (e grazie, ovviamente, cara Fausta).
      Piero

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  4. E’ un racconto molto bello che scandaglia finemente i dettagli dell’animo umano, nel bene e nel male.
    Magdalena e Salvatore. Della prima sappiamo tutto, del secondo solo l’atto d’amore che compie. Naturalmente lo giudichiamo un buono, un puro. Eppure che ne sappiamo noi di lui? A me piace pensare che anche nella sua vita ci sia del tempo venduto e dimenticato, perchè se così fosse, quel gesto d’amore avrebbe ancora più valore, Così come ce l’hanno i gesti d’amore che anche Magdalena sicuramente sa fare e che nessuno conosce o forse nessuno vuole.

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  5. Salvatore passa e con il suo gesto compie un atto di amore e di morte insieme.
    Pagherà con la croce elettrica.
    Così, il bene ed il male sono due facce di uno stesso gesto.
    Una riparazione.
    Insufficiente.
    Tuttavia generosa.

    Non vorrei fare nessuna esegesi di questa storia.
    Non c’è.
    Come dici tu, Patrizia, non conosciamo Salvatore.
    Il suo gesto resta quello che noi decidiamo.

    In questi giorni la violenza sta pervadendo i notiziari.
    Una violenza inspiegata, benchè, a mio avviso, spiegabile.
    Non giustificabile, quello mai.
    Ma di senso compiuto, spiegabile, quello si, certamente.
    Diciamo, così per fare una sintesi, che il lato debole della società, gli esclusi, gli emarginati, i poveri, siano essi di provenienza straniera o meno, il lato che in tutti i modi, in questi dieci o venti anni, hanno pagato, soprattutto in Europa, il prezzo delle crisi economiche e delle politiche economiche del rigore, quelli che, venendo dai paesi in guerra, Medio-Oriente, Africa Mediterranea, Africa nera, Afghanistan, Siria, eccetera, e anche altri, dimenticati, reietti, trattati come invisibili, intoccabili, clandestini, oggi hanno qualcuno che parla loro. Qualcuno che parla con voce terribile e ma solenne. Con voce sanguinaria ma suadente. Con voce, comunque, rivolta a verso di loro.
    Il nostro silenzio, lungo, infinito, penoso, contro quella voce, non può nulla.
    Loro sono stati invisibili, in questi lunghi anni.
    E oggi tornano alla luce.
    Sporchi.
    Cattivi.
    Assetati.
    Affamati.
    Vivi.
    E morti.
    Questo sta accadendo, come lo diceva Pasolini.
    Con parole che mettono i brividi.
    (Io ti saluto, qui, con un grande abbraccio):

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