IL VIAGGIO

Photo by Pierperrone

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Ci sono tanti modi per viaggiare.
I mezzi sono pressochè infiniti.
Si può viaggiare col treno, in macchina, in bici, in aereo, in nave, a cavallo, in slitta, a dorso d’asino o di cammello.
Si può viaggiare per terre lontane, sui mari, nei cieli infiniti, negli sconfinati deserti senza orizzonti.
Si può andare, viaggiare, spostandosi da un luogo all’altro.
Oppure si può viaggiare in spazi sconfinati senza neppure muoversi da casa.
Viaggiare, l’idea di viaggiare, è connessa all’idea di spazio.
Viaggiare è spostarsi, andare un luogo ad un altro, ma un luogo non è obbligatoriamente un luogo fisico.
Un luogo è un punto di vista, anzi, un punto, anche fuori vista: non è necessario avere di vista un punto, cioè una destinazione, una meta, per dire “voglio andare là”.
Viaggiare.
Si.
Forse viaggiare è più un’idea, un modo di essere e di pensare, che non un’attività vera e propria.
Forse non è così ovvio pensare che si può viaggiare standosene rintanati nel proprio angolo, nel proprio cantuccio.
La cella di un prigioniero, o quella di un frate, la grotta di un eremita, sono mezzi straordinariamente efficaci per intraprendere viaggi spericolati.
L’evasione, il sogno, il progetto, la follia dell’evasione, è un viaggio che porta il prigioniero lontano dalla propria cella: e poco importa se quella cella ha spesse pareti di pietra oppure rigide convenzioni sociali o morali.
La fede è un mezzo di trasporto per varcare le soglie della fisica e trovare accoglienza nel meta-mondo situato un pò più in là.
Anche la morte, la stessa arcinemica dell’uomo, il fantasma di ogni paura, l’incubo di ogni terrore, è un mezzo che trasporta l’uomo dall’aldiquà … all’aldilà.
E anche l’idea di uomo, il viaggiatore, dobbiamo essere disposti a vederla con maggiore larghezza di vedute.
Spesso è il corpo a doversi muovere, per compiere il suo viaggio.
Ma molto più spesso, credo di poter dire con quasi certezza, non è il corpo a doversi muovere, per dare compimento ad un progetto di viaggio.
Diciamo pure che, alle volte, forse più frequentemente di quanto non siamo abituati a pensare, anche il corpo si sposta da un luogo all’altro, questo fenomeno non ha niente a che vedere con il viaggio.
Esempi facili facili, sono gli spostamenti, grandi o piccoli, di tutte le migrazioni che quotidianamente muovono miliardi di persone ogni giorno.
Da casa al lavoro.
Da un luogo ad un altro.
Da un paese ad un altro.
Lungo un infinito percorso involontario.
Gli stessi attraversamenti, gli stessi spazi, gli stessi ambienti attraversati possono assistere ad esperienze diverse, a seconda che ci si muova per una ragione o per l’altra.
Ogni mattina mi reco al lavoro mescolandomi a piccole o grandi folle di turisti curiosi.
E non sono certo un turista, in questi casi quotidiani!
Ma forse, neanche un turista è obbligatoriamente un viaggiatore!
Le due cose, i due modi di vivere l’esperienze di andare, possono essere davvero diverse.
Moltissime volte non è neppure il corpo a viaggiare.
Fermi, in un letto, ad un tavolo, su una panchina, in una stanza, di fronte ad un muro…
Basta far andare lo spirito.
La mente.
L’anima.
Il frate, nella cella dell’eremo, nel buio della notte, orientato dalla stella polare della sua fede, viaggia per distanze infinite.
Verso un mondo invisibile ma ben tangibile, tanto da potergli chiedere, alle volte, imporgli, anche i più estremi sacrifici, anche il più estremo, se è il caso.
E così veniamo a ciò che muove il viaggiatore, al fine, allo scopo.
E’ quello, la ragione che spinge un uomo ad andare, ciò che distingue un viaggiatore da un emigrante, da un pendolare, un turista, da un passeggiatore, da bighellone…
E’ ciò che ci si prefigge, cosa si vuole, ciò che si cerca, è quello a fare di un uomo un viaggiatore.
Per viaggiare è necessario non avere radici, eppure, senza radici nessun uomo potrà mai dire di essere un viaggiatore.
Le radici sono ciò che lega un uomo alla terra, come l’albero al suolo.
Occorre spezzarle, quelle radici, per mettersi in viaggio.
Voler dire: da qui io vado, voglio esser diverso, vedere dell’altro, ciò ch’è ignoto, quel che ignoro.
Eppure, per rendersi conto del resto, di ciò che chiamiamo con il nome di “altro”, occorre, è indispensabile, conoscere questo, il noto, il risaputo, il luogo da cui si parte, ciò che si lascia.
E’ il confronto, il desiderio, la curiosità.
E’ questo lo scopo del viaggio.
Il duplice, il molteplice, il vario.
Il differente da sè.
Chi viaggia si stacca da sè per essere altro, l’altro, mentre continua a vedere se stesso nel luogo in cui è rimasto.
E’ un piccolo segno di personalità disturbata, potremmo dire, in questo sdoppiarsi dei sensi, anzi, del senso.
Vedere il diverso e riconoscere in quello anche il familiare che v’è indissolubilmente impresso ad immagine e somiglianza del vero.
E quindo, il vero, non è singolare, non è univoco, non è inalterabile e certo.
Per riconoscere il vero si deve riconoscere il falso, almeno per poterlo scartare.
Per riconoscere il diverso, si deve conoscere il familiare.
Per conoscere l’Uno, si deve conoscere il Numero, il molteplice, l’infinito.
Così, viaggiare è mettere un passo avanti all’altro, come un numero, il successivo, appresso ad un altro, il precedente.
E andare avanti così.
Avanti: o indietro.
Qual differenza c’è fra le due direzioni?
Andare e tornare.
Non v’è dubbio che siano movimenti diversi.
Quanti pensieri, quanti sentimenti, quante lacrime, quanto dolore sono la distanza fra l’andare e il tornare.
Sentimenti, lacrime, dolore che stanno in una direzione come pure nell’altra.
Ma un viaggio è anche, chissà, forse è sempre strettamente connesso alla speranza.
Viaggiare senza speranza non può essere detto viaggiare.
Viaggiare presuppone in modo assoluto la speranza di poter tornare e raccontare ciò che si è visto, quel che si è visto, condividere l’esperienza di vita che si è fatta viaggiando.
Viaggiare è un’esperienza di vivere, quindi.
Ma connessa alla speranza.
Di modo che il ritorno, il racconto, implicito nell’idea di ritorno, lo scambio umano in cui sostanzia quel racconto, e quindi il ritorno, sia l’arricchimento della vita determinato dal viaggio.
E quindi è l’arricchimento, lo scopo del viaggio.
Ma non un arricchimento qualsiasi, banale.
Bensì quel particolare arricchimento che è il racconto, ovvero lo scambio, che è anche memoria,o amnesia; la dimenticanza, quindi, e l’oblio, e poi l’invenzione: è questo lo scopo del viaggio.
Non v’è viaggio senza racconto.
E non v’è racconto senza invenzione.
E’ questa la ricchezza che si cerca nell’andare in viaggio nel mondo.
Fosse anche, quel viaggio, il viaggio intero d’una vita che non s’è mai mossa dal suo paesello natìo.
Quanto è diverso, tutto questo, dall’idea del rimpianto, del focolare domestico, dalla patria e dell’eroe.
Mentre la nostalgia è compagna di viaggio d’ogni viaggiatore che ha deciso di andare, il focolare domestico è il luogo in cui la radice spezzata è destinata a sanguinare in eterno.
Se per il viaggiatore è il mondo la patria in cui riconoscersi ogni giorno, per l’eroe è la patria il luogo dal quale allontanarsi vuol dire essere vile, commetter peccato, offendere il sacro immobile eterno inestinguibile fuoco.
E’ il vento, compagno di viaggio d’ogni viaggiatore.
Il desiderio di portare agli altri il dono del fuoco.
Il sacro braciere è nemico del viaggio.
La fiaccola del tedoforo non può restare immobile a lungo, è irrefrenabile, come la voglia di sapere che muove la mente di chi ha deciso di andare.
Quindi, viaggiare, viaggiare come dico io, è un’idea, una visione del mondo, una filosofia, la conoscenza più vera.

(Questo post ha una dedica privata).

3 thoughts on “IL VIAGGIO

  1. Sempre devi avere in mente Itaca ­
    raggiungerla sia il pensiero costante.
    Soprattutto, non affrettare il viaggio;
    fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
    metta piede sull’isola, tu, ricco
    dei tesori accumulati per strada
    senza aspettarti ricchezze da Itaca.
    Itaca ti ha dato il bel viaggio,
    senza di lei mai ti saresti messo
    sulla strada: che cos’altro ti aspetti?
    (Kostantin Kavafis, Itaca)

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  2. Molto bello il post…. è anch’esso un viaggio, che può sembrare difficile, colmo come è di mille e mille sfaccettature.
    Sembra strano ma per me una delle molle che mi hanno fatto iniziare i viaggi più belli è stata l’impossibilità di viaggiare…allora mi sono potuta dedicare a cercare i luoghi che avei sognato di vedere, e soprattutto ai viaggi tra e stelle
    Ora poi posso viaggiare con le tue foto….
    Buona serata!

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