NON È QUESTA L’EUROPA

P. BRUEGEL il Vecchio - TORRE DI BABELE

P. BRUEGEL il Vecchio – TORRE DI BABELE

Europa.
Un sogno, più che un’aspirazione.
Il tema di italiano, alla maturità, quando, nel 1976, ero un giovane studente liceale che stava per lasciare le superiori, riguardava le prospettive dell’Europa unita.
La visione ideale di un giovane, dei giovani, allora, in quegli anni tanto ricchi di fermenti intellettuali ma anche di muffe pericolose, era per un’area vasta, libera, democratica, di uguaglianza, fratellanza, solidarietà.
Libertè, egalitè, fraternitè, allora, sulla bandiera francese, richiamava noi giovani verso ideali di progresso e di prosperità.
Oggi, quella bandiera pare ammirata.
La Francia ha cambiato il suo stendardo.
Noi, con lei.

Il compito di maturità che svolsi in quel 1976 cominciava così:
“Dlen, dlen, entra la corte…”.
E da lì cominciava un processo che, sui due piatti di una ideale bilancia della giustizia, soppressa i pro ed i contro di un percorso epocale auspicato, immaginato, forse, a quel tempo, solo sognato.
Chissà, forse in m’è c’è un inconsapevole profeta veggente.
Forse, è più probabile che alla speranza si contrapponesse solo la paura.
Forse l’idea di uno Stato unico europeo appariva una meta ancora irraggiungibile, ma sicuramente era un sogno a portata di mano, o almeno un’aspirazione ideale per le conquiste civili e politiche dei Popoli che, nel continente tutto, erano in fermento e in agitazione per conquistare, con la lotta, il futuro migliore.
Un continente libero, emancipato, evoluto, prospero, aperto, era il sogno vero di quelli che scendevano in piazza sotto tante bandiere.
Piuttosto che gli angusti orizzonti ideologici contrapposti da una guerra fredda ancora calda ed armata, in cerca di sempre nuove leve da arruolare come soldati a difesa di bandiere partigiane, nasceva in noi l’idea di un territorio senza frontiere e senza confini, senza barriere politiche, economiche e culturali: e questa ci sembrava la destinazione ideale per gli slanci di una nuova generazione che si affacciava alla soglia della storia.

Avevamo sognato per una bandiera simbolo dell’intera umanità, l’avevamo intravista stretta nelle mani dei primo esploratori spaziali, benché ancora ricoperta dei colori nazionali dei due blocchi che volevano essere il bene il bene assoluto e, con le armi del male assoluto si fronteggiavano minacciando proprio noi, i nuovi arrivati!

Nel 1986 ci proposero, a noi, generazione sulla soglia di perdere, ormai, i sogni ingenui e assoluti per prendere le chiavi delle stanze dei bottoni, il Parlamento europeo, sotto le insegne di un cinto di stelle e l’inno patriottico più universale mai urlato da un’umana schiera di voci.

Le parole dell’inno alla gioia, l’esplosione di libertà con cui il coro e l’orchestra si sostituivano agli arsenali nucleari, ci riempirono ancora i cuori e le coscienze di sentimenti universali.

Alle chiese che si erano combattute sotto i simboli di croci e falci di luna, armate di libri affilati come spade e scimitarre, abbiamo creduto di poter costruire l’unica religione possibile, quella che, dall’alto dei cieli, avrebbe saputo guardare agli uomini come fratelli di sangue e non come seguaci di un Dio.

Nel 1989 abbiamo gioito per la caduta del muro che fino a quel momento aveva sanguinato al centro del nostro sogno universale.

Credo che, nella vita sociale, comune, collettiva, di un uomo, poche cose possano avere un valore più alto di quei simboli del male che abbiamo visto cadere: le dittature spagnola e portoghese, la fuga degli Apache a stelle e strisce dal verde Vietnam, l’abbattimento a colpi di maglio del muro di Berlino, l’ammainarsi mesto del  sogno comunista, religione immanente d’una umanità derubato e smarrita.

Aspettavamo solo che alle religioni trascendenti si potesse aggiungere quella che non aveva bisogno dei poteri ultraterrene di un Dio per costruire l’epoca del bene per tutti i fratelli.

La Moneta che prendeva il nome dalla mitica creatura che a cavallo di un toro fuggi’ per il mare infinito.

Ma…

Come il mito ci dice, preveggente, come continua la storia:

Europa, era una giovane e bellissima principessa, figlia del re Agenore e di Telefassa sorella quindi di Cadmo, che viveva in Fenicia. Un giorno Zeus, dall’alto del Cielo, notò la bella principessa insieme alle sue ancelle sulla riva del mare, dove Europa amava bagnarsi e cogliere fiori. Zeus si innamorò subito di lei e per non intimorire le fanciulle assunse la forma di un toro bianco mettendosi a pascolare l’erba del prato. Le fanciulle, vedendolo calmo, lo presero ad accarezzarlo, addirittura Europa gli salì in groppa. Allora il toro spiccò un balzo e cominciò una lunga corsa, Europa era talmente spaventata che non aveva più voce per gridare, si teneva aggrappata forte al toro che dopo ore e ore di cammino arrivò nell’isola di Creta dove finalmente si tramutò in Zeus. Zeus dichiarò il suo amore ad Europa e fece scendere da Cielo le Ore, sue ancelle, e l’unione fu subito celebrata. Da Europa nacquero: Minosse, Radamanto e Sarpedonte.”

Nel 2015, oggi, cosa ci si para dinanzi allo sguardo attonito?
Cosa ci resta di quei sogni, ideali, speranze, lotte, impegni, sacrifici, fatiche?
L’acre profumo dei crauti, il tintinnare di monete di scarso valore, le rive del mare su cui galleggiano le barche in fuga da incubi più mostruosi del nostro…
L’ammainabandiera degli Stati europei ha smesso di fare sventolare i simboli in cui avevamo creduto.
Libertè.
Egalitè.
Fraternitè.
Gli italiani sembrano aver dimenticato cosa vogliono dire il verde della speranza, il bianco della pace, il rosso del sangue dei martiri che vollero costruire una patria per accogliere tutti.
Oggi, il desiderio di alzare muri e scavare fossati è più acuto di quello di trovare i fratelli sparsi al di là delle frontiere.
Oggi il mare divide e non unisce.
Uccide e non dona più la vita a tutte le specie.
Il piatto di quella bilancia, nel tema della maturità, s’è piegato tutto da una parte.
Ormai non ci resta che la speranza.
Quel toro che rapì, in quel mare greco fulgido e ricco, la giovane Europa, si mostri in tutta la sua divina maestà.
Ci restituisca la nostra regina.
Riscriviamo la storia.
Anziché un labirinto, il labirinto d Minosse, il figlio degenere di Zeus, costruiamo una torre alta che porti al cielo tutti gli uomini della terra.
Non ci sarà mai più un Dio tanto invidioso da abbattere un sogno così bello.
 

6 thoughts on “NON È QUESTA L’EUROPA

  1. Carissimo , il tuo scritto è magnifico ma l’ umanità dalla notte dei tempoi è sempre stata una
    Pentola in ebollizione di tante belle e onorevoli parole che sono rimaste alla fin fine, solo parole e neanche, a volte, belle
    A presto, un abbraccione
    Mistral

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  2. Purtroppo questa volta quelle parole sono diventate la nostra cornice storica quotidiana.
    Dovremmo fare qualcosa per renderla più giusta e accogliente.

    Grazie, cara Mistral, grazie sempre.
    Un abbraccio,
    Piero

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  3. Non voglio commentare questo tuo bellissimo scritto, Che mi piace sai? Mi piace tanto… ma non voglio commentarlo e tu che un po’ mi conosci, comprenderai certo il perchè. Sono cos’ delusa Amico mio, così delusa e scoraggiata da tutto quello che vedo intorno a me e stanca,,,tanto stanca…
    Ciao e un grande abbraccio

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    • Si, amica mia, la stanchezza, questa stanchezza qui, in particolare, la capisco.
      Forse è il mondo che va in qualche direzione imprevedibile… o forse siamo noi… o l’età… chissà.
      Forse … non so perché mi viene in mente questa vecchia canzone, di Conte/Jannacci… mi pare un’atmosfera giusta… niente l’extra con questa Europa, ma… quel complesso di cose… e quei francesi che s’incalzano… mi pare la surrealtà dei nostri giorni di oggi, i notiziari grandguignole…, uguale uguale

      Un bacione, a presto.
      Piero

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  4. Ho sperato tanto, da ragazza e nel mio piccolo, ho combattuto per lei, l’Europa, quando ancora era un pensiero solo sognato…..
    Sarà il caldo che mi fa passare anche la voglia di seguire le notizie….
    Le mie idee di Europa, di pace, non corrispondono più a quello che vedo vivere.. non mi piace però neppure sentirmi così …. forse col fresco andrà meglio
    Solo una cosa mi sento di dire “Auguri popolo greco! Spero che per voi ci sia la possibilità di vivere con dignità”
    Un abbraccio Piero

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    • Cara Fausta, è vero, sembra giunto il tramonto di questa Europa, giusto tramonto, verrebbe da dire, vista la tristezza degli eventi a cui stiamo assistendo.
      Non so cosa accadrà nei prossimi giorni.
      Non so se ci saranno imprevedibili novità da questo gelido c0nsesso di mummie apparecchiate.
      Ad Atene hanno osato ribellarsi a leggi che sembravano scritte nella dura pietra, le tavolde dei parametri di Maastrcht sembrano avere preso il posto di quelle altre che diedero a Mosè sulla montagna.
      Lui, tornato giù, trovò il suo popolo genuflesso nell’adorazione del vitello d’oro, l’idolo demoniaco che aveva conquistato le menti e gelato i cuori dei fratelli di Mosè.
      Non so, ma non credo che Tsipras possa essere il Mosè di quest’altro popolo, europeo, che a Berlino, o nelle sue periferie, a Bruxelles , Roma o Parigi, si è venduto interamente allo stesso demone dorato.
      Non so se il popolo greco, che oggi festeggia, domani sarà costretto dal ricatto dei debiti assunti volontariamente in passato a prostrarsi ai piedi dei suoi creditori.
      Loro hanno la forza, dalla loro parte, la giustizia, e il diritto.
      I greci cosa hanno?
      Si chiama coraggio?
      O disperazione?
      E’ certo che aderire ad una istituzione tecnocratica e fredda come questa europea ci fa rimpiangere il tempo in cui i popoli avevano una voce possente e innalzavano alti canti alla Storia.
      Oggi la storia si scrive con l’iniziale minuscola.
      L’interesse grasso dei bottegai ha preso il posto degli ideali e l’interesse dei banchieri ha spodestato la dignità del frutto del lavoro.
      La finanza internazionale ha già da tempo sferrato l’attacco contro i Popoli e le Nazioni, così gli stati sono diventati solo una coniugazione al passato di un verbo che ormai sembra non avere più presente.
      Ma, cara Fausta, la colpa non è dei greci, nè di Tsipras.
      E non è neanche degli altri, dei tedeschi o dei francesi.
      E’ di tutti coloro che hanno cominciato a, o hanno finito per. vivere per difendere il poco, o il molto, che hanno depositato in banca o immobilizzato in piccole o grandi proprietà.
      Costoro, cioè tutti noi, sono responsabili di ciò che sta accadendo.
      Gli speculatori, gli squali, i mostri dell’alta finanza agiscono su mandato di tutti quanti loro.
      Basta un soffio, un venticello, una calunnia, come diceva il buon Rossini, e fuggiamo spaventati.
      Cambiare una banca, modificare un investimento, scegliere di spendere qui, piuttosto che là, ormai, è sempre più il frutto di valutazioni di interesse che di utilità.
      Conservare, accumulare, consumare.
      Ecco i comandamenti che l’idolo d’oro iscrisse nelle tavole del popolo di Mosè mentre il povero vecchio votava il suo referendum personale sul monte Sinai.
      A noi, non resta che il superfluo, l’inutile, il surplus.
      Oppure, la visione un pò più romantica della vita.
      Un abbraccio a te,
      Piero

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