PORTUGAL

LISBONA - photo by Pierperrone
LISBONA – CON QUESTO MEZZO E’ POSSIBILE COMPIERE IL VIAGGIO DI SARAMAGO IN PORTOGALLO E PREDICARE AI PESCI – photo by Pierperrone

“Avvicinatevi, pesci, voi della sponda destra che siete nel fiume Douro, e voi
della sponda sinistra che siete nel fiume Duero, avvicinatevi tutti e ditemi quale lingua
parlate quando, laggiù, attraversate le acquatiche dogane, e se avete anche voi
passaporti e timbri per entrare e uscire. Io sono qui a guardarvi dall’alto di questo
sbarramento, e voi guardate me, pesci che vivete in quelle acque che si confondono,
voi che altrettanto rapidamente vi trovate da una parte o dall’altra, in una grande
fratellanza fra pesci che si mangiano l’un l’altro solo per i bisogni della fame e non per
noia della patria. Datemi voi, pesci, una chiara lezione, e spero di non dimenticarla al
secondo passo di questo mio viaggio in Portogallo, è bene tenerlo presente: da un
luogo all’altro dovrò prestare molta attenzione a ciò che è uguale e a ciò che è
differente, sia pur facendo salve, com’è umano e come del resto avviene fra di voi, le
preferenze e le simpatie di questo viaggiatore, che non è certo legato a doveri di
amore universale, né gli è stato chiesto. Da voi, pesci, infine mi congedo, arrivederci,
riprendete la vostra vita finché non arrivano i pescatori, nuotate felici e auguratemi
buon viaggio, addio, addio”.
Da: Viaggio in Portogallo, di Josè SARAMAGO

Nelle prime pagine del libro “Viaggio in Portogallo”, Josè Saramago, “recita” questo sermone, o, come lui stesso dice, compie questo miracolo di parlare ai pesci.
Trovo che non poteva esserci viatico migliore per un viaggio in Portogallo fatto per vedere un paese nuovo, pieno do luoghi belli e di capolavori umani e naturali, ma, forse, per me, anche un viaggio verso due isole scomparse, ma ben presenti nella memoria, descritte sulle carte nautiche, ma ormai irraggiungibili.
Perchè quelle isole, ormai, purtroppo, si sono inabissate nei territori impraticabili della morte.
Ma le loro tracce restano, i loro ricordi, le loro esistenze non sono passate invano.
Saramago, appunto.
E Pessoa.
Due isole della poesia, dell’arte.
Diversi eppure infiniti, tutti e due.
Tanto per dimostrare che lo spazio, anche uno spazio piccolo, come quello della nazione portoghese, può essere tanto vasto da accogliere addirittura non uno, ma ben due universi sconfinati.

Così, in Portogallo sono andato anche per toccare con la mano, o calcare con il piede, la stessa terra che hanno toccato, o calpestato loro.
respirare la stessa aria, che io ho trovato umida e imbronciata, a dire il vero, ma forse è stato solo perchè a volte la malinconia nostalgica può fare questi affetti ad un cielo abituato a confrontarsi con le distanze oceaniche, così ampie e avvolgenti da aver reso possibile il miracolo di due isole piene dell’utopia dell’arte.
Ho girato, con il piacere di essere accompagnato da moglie e coppia di amici, le città di Lisbona, Sintra, Nazarè, Coimbra e Porto.
In cinque giorni.
Quindi… toccata e fuga.
Lo so, è superficiale e consumistico.
Ma, in fondo, leggendo il Viaggio di Saramago, mi sono detto: anche in quelle pagine, le visite sono veloci, tanto ravvicinate da non consentire alcun vero approfondimento al lettore, o alcuna ritenzione troppo circostanziata nella memoria (un pò provata, anche, a dire il vero, dall’età).
Così, nei giri, dei giri, mi è rimasta qualche impressione fugace, incompleta, dei luoghi, delle città, che in verità non posso dire di aver conosciuto davvero.
Per questo ho preferito lasciare alle foto dei post precedenti il compito di illustrare il viaggio.
Loro lo fanno meglio di questo breve commento.
Qui, mi limito a qualche breve considerazione.

Il colore viola, per Lisbona.
La fatuità dei gusti umani, per Sintra.
Lo spazio oceanico, per Nazarè (per questo paese le sei o sette foto non le ho publicate, me ne scuserete, lascio alla vostra immaginazione, la larghezza di una spiaggia gialla costellata da ombrelloni solitari, qualche rado bagnate, e una fila di case appollaiate sulla scogliera alta all’orizzonte. Vi taccio, invece, delle realizzazioni dell’ingegno turistico contemporaneo, che si è mangiato ogni idea di bellezza del vecchio centro di pescatori, come accade a quelle spiagge a cui il mare ha portato via ogni idea di spiaggia).
L’incombenza della dottrina, per Coimbra.
Il senso di inquietudine, per il centro storico di Porto.

Il viola, è quello degli alberi lilla che ho visto, e fotografato, quindi li conoscete anche voi, per Lisbona.
Il resto lo immaginate dalle foto.
A Lisbona, però, ho accarezzato delicatamente il monumento funebre a Fernando Pessoa, nel monasterio dei Jeronimos, e ho passeggiato accanto alla sede della fondazione Saramago, oggi su una strada in rifacimento.

La fatuità del gusto di chi ha ordinato la costruzione del più finto castello che ho mai visto in giro per il mondo. Credo che quella costruzione sul monte, nel verde rigoglioso del parco, in sè stupendo e rilassante, batta ance la copia di un colosseo costruito in cima ad una collina in una piccola città inglese, che se ricordo bene ha il nome di Oban (per chi vuole, nel link trova le immagini della copia dell’anfiteatro). Il resto della visita, meritevole e gradita, ha riguardato un palazzo quasi reale, sede di re comunque, bello, interessante anche ardito per certe soluzioni (i camini delle cucine sono insoliti davvero, come coni bianchi lanciati nel cielo. Nelle foto ci sono).

Nazarè, ho detto. Ma non dello spazio oceanico, che mi ha riportato alla mente certe poesie del Pessoa eteronimo, o le sue inquietudini.

L’incombenza dell’università, a Coimbra, è come l’incombenza del fato.
Alle volte può punire, oltre che premiare, come, per esempio, nelle celle della prigione dell’ateneo, qostruite quando, un tempo, un diritto penale speciale si applicava al corpo docente ed ai discepoli di quella casa della sapienza. Quali reati saranno mai stati puniti? Resta un interrogativo senza risposta. Ma inquietante. Per fortuna, nelle celle, oggi, oltre allo shopping center, hanno posizionato dei proiettori per diapositive che ci restituiscono le immagini delle manifestazioni studentesche contro la dittatura salazariana che ebbe fine solo il 25 aprile 1975 (mi pare).

E l’inquietudine serena del centro storico di Porto, dove i casermoni del secolo scorso, forse più antichi, ma non di troppo, sono come corpi morti, disabitati, vuoti, come certi uomini la cui anima è trasmigrata altrove.
Inquietante il numero dei palazzi vuoti, così come la certezza che i capitali necessari per la resurrezione di quei corpi non sarà mai possibile reperire. Specialmente se l’Europa di oggi bada più ai debiti che devono essere pagati ai bottegai che all’onore che deve essere concesso ai filosofi, agli artisti ed ai poeti (sic transit gloria europae… comunque ci resteranno le macellerie senza debiti, i crauti, i wurstel ed i parmesan in vendita in tutti i supermarket di Atene, e gli yogurt “GREEK STYLE”, prodotti da un’azienda tedesca, in vendita nei banconi dei supermercati LIDLE: che cani, non hanno lasciato ai cittadini greci neanche la possibilità di far riprendere le esportazioni con la vendita degli yogurt! Comunque, io mi sono rifiutato di comprarli. Un pò di etica, ci vuole, perbacco. E sono stato premiato dagli yogurt greci, realmente, che ho trovato in ofefrta speciale nel supermercato ELITE di S. Marinella, in confezione da chilo!- Boikott grrek style!!!).

Un caro saluto a tutti, ma prima, devo inserire un doveroso omaggio a Pessoa:

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4 Replies to “PORTUGAL”

  1. Hai toccato due tasti molto sensibili del mio cuore! Il racconto dell’isola sconosciuta di Saramago è in pianta stabile sul mio comodino. Ne ho visto anche una stupenda trasposizione teatrale e comunque tutto quello che ho letto di lui mi è entrato nel cuore.
    Ho letto meno di Pessoa, ma di lui amo certe sue frasi, soprattutto “Non sono niente/ non sarò mai niente/ non posso voler essere niente/ A parte questo ho in me tutti i sogni del mondo” … uno stile di vita!

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  2. Cara Fausta,
    Saramago l’ho letto abbastanza, ma non quel romanzo dell’isola sconosciuta. Qual’è?
    E’ uno dei miei autori preferiti.
    I suo i romanzi, le sue storie, hanno la capacità di indagare l’animo umano quando le situazioni si fanno imprevedibili, ma lui scava, sviscera, approfondisce e analizza, poi fa agire i suoi personaggi fin oltre l’immaginabile, il tutto partendo da storie davvero oltre il limite dell’impossibile.
    Ma amo moltissimo proprio questo osare l’impossibile, la letteratura cos’altro può essere?

    Si, può essere anche altro.
    Amo moltissimo leggere, ma solo le cose di qualità, che non sempre riesco a trovare.
    Pessoa, con i suoi ortonimi, è un altro dei miei “miti”.
    Lui era un poeta.
    Leggi la sua storia, cercala su internet.
    Oppure prendi il libro “Una sola moltitudine”, magari anche in biblioteca, e leggi la prefazione di Tabucchi.
    Lui, Tabucchi, è stato il … mentore di Pessoa, la ha fatto conoscere agli italiani, ed ha fatto conoscere la folle multipersonalità di Pessoa (comunque, di Tabucchi non ho mai letto nulla, a parte quella prefazione)…
    Io sono restato affascinato da questa personalità complessa, ultipla, poeti che hanno pubblicato libri e vissuto biografie tutti riuniti nella persona di Pessoa: che poi, destino di un nome, pesso, in lingua portoghese vuol dire proprio Persona!
    E poi, poesie bellissime, spesso un pò ironiche, o disincantate, oppure, proprio, incantamente, come nelle parole che hai citato tu…

    Un abbraccio,
    Piero

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    1. Il titolo esatto è “Il racconto dell’isola sconosciuta”.
      Sono solo 29 pagine ma sono una storia d’amore…. purtroppo è oramai fuori catalogo e non si trova più nelle librerie e non capisco perché non lo ristampino.
      Di Tabucchi ho letto il più famoso “Sostiene Pereira” mentre di Pessoa ho letto solo alcune poesie…ora cercherò il libro che mi hai indicato

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