IL MAESTRO (2)

Photo by Pierperrone
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In questi lunghi anni lontano dalla scena, il mondo mi ha dimenticato.
Ma non gli dei.
Non le Muse.
In questi lunghi anni lontano dal palcoscenico, mi hanno dimenticato le menti labili, i cuori falsi.
Ma io sono rimasto vivo.
Fuoco che ha arso il legno nella camino.
Goccia che ha scavato poco a poco la pietra.
Vento che ha consumato la roccia con insistente pazienza.

Oh, io non ho bisogno della fama.
Non vivo per il pubblico, non per le scene, non per i plausi volubili che oggi osannano un dio appena nato, ancora in fasce, e domani lo gettano nella polvere.
No.
Non è questa l’eternità cui tendo!
Non è questa la gloria che procura l’arte vera!.

Stasera.
Fra poche ore.
Minuti.
Frequenze che sgocciolano dal diapason divino.
Interminabili.
Infinite.
Eterne.

L’eternità ha un prezzo che nessun uomo potrà mai pagare.
E’ il prezzo della vita.
Caro, esoso oltre ogni misura.
Non vi è conto bancario, patrimonio, tesoro che possa permettersi con tanta noncuranza di dichiarare “Stasera pago io!”.
Quale boria si nasconderebbe in quella voce.
Quale orrore in quel cuore così spaventato e muto.
L’eternità vuole in cambio la vita, per donarsi, nuda, impudica nella sua sensualità oscena.

Il divano, in camerino, stasera, sembra velluto insanguinato.
Anche il sipario gronda, ancora chiuso sulla folla, un’ombra cupa di tragedia.
I velluti, gli ori sfarzosi, le decorazioni luccicanti, i brillanti, gli anelli, le collane, le sete, i broccati, gli strascichi, tutto ha il brillante colore rubro dell’estrema esibizione.
Dee eternamente giovani, nonostante i secoli di vita trascorsi nell’olimpo di questa città alle estreme propaggini del mondo, se ne stanno assiepate nei palchi del teatro.
Vergini acerbe ninfe sospirano, là, in platea, fra fruscìi e ansimi rappresi.
Eroi destinati ai sacrifici degli eserciti stanno rigidi nei corridoi, tendno le mani e battebndo i tacchi deferenti.

Il mondo intero è in attesa, questa sera, dell’Arte, che saprà donare agli uomini l’assoluto della pazzia.
Io solo, invece, quaggiù, tremo.
Nell’ombra d’una quinta, da un foro nel sipario, il mio sguardo vaga nel fitto buio del tempo mio ch’è sul punto di finire.
Poco tempo, ancora mi rimane.
Ore, forse.
Minuti, certamente.
Scale ascendenti verso il cielo.

Lì, strabiliato, tra poco, per sempre, l’Arte m’avrà tra le sue braccia.
E sul libro della Fama, sarà scritto, eterno, il nome mio.
Io.
L’artista.
Il Maestro.

In questi anni lontano dalle scene ho raggiunto l’Assoluto.
Io, l’uomo, la debole creatura, preda della morte, ho saputo sfuggire alle sue brame.
Io, la fragile creatura, l’uomo che il tempo lentamente ha consumato.
Io, il Tempo ho saputo ammaliare col mio pazzo sogno, con l’arte, con l’idea della follia, lucida, chiara, pianificata col cesello.
E stasera, finalmente, avrà luogo la Rappresentazione.
lo Spettacolo.
La Prima in assoluto.
L’Unica.
L’Ultima.

Compiuta nell’assoluta Perfezione della Creazione dell’Artista, del’Interprete, del Maestro che non si può ripetere mai più.
Ho progettato la mia impresa dettaglio per dettaglio.
Mille infinite difficoltà ho dovuto prevedere.
E dove la scienza del maestro non poteva prevedibilmente arrivare, è dovuta giungere l’immaginazione del creatore.
Fin qui, volevo giungere, dove mai, altro uomo, prima del sottoscritto, seppe, mai, prima, giungere altrimenti.
Qui, dove si compie la gloria del progetto più perfetto.
L’Opera completa.
La Creazione.

Stasera, nell’infinita solitudine del palco, in quello stretto cono di luce bianca che percorra il buio della sala, dinanzi alla perfezione del mio strumento, quella macchina assoluta che io ho immaginato, progettato e realizzato, e col solo ausilio della mia tecnica, resa inca per questa serata che resterà unica nella storia non solo dell’arte, ma nella storia dell’uomo, si potrebbe dire, ecco, stasera io sarò finalmente il Maestro.
Per questa serata ho superato la limitatezza di ogni uomo.
Ogni aspirazione creativa non è nient’altro che un estro più affinato del solito.

Una melodia nuova?
Un capriccio dell’artista che reinventa uno stile o dipinge un’epoca?
Una trovata scenica che mostra un infimo degli infiniti innumerevoli trucchi della tecnica di un attore?
Cos’altro?
Come li chiamereste questi componimenti, si, ottimi, indubitabilmente ben riusciti, capolavori dell’arte?
Si, e perché no?
Ma cosa hanno a che vedere queste misere invenzioni con la suprema creazione di un vero maestro?

Vedo che ancora non capite.
Leggo nei vostri occhi sguardi interrogativi, dubbiosi, in alcuni casi il sarcasmo ed il compartimento che si devono assicurare alla folle rappresentazione della pazzia.
Ah, ma come vi sbagliate.
Quanta ignoranza leggo invece io nei vostri miseri occhi vuoti, in quelle cavità buie dove mai prima giunse l’illuminazione del Pensiero!
Quanta poca immaginazione avete, voi, pubblico inconsapevole.
Ma fra poco, si, saprete.
E finalmente aprirete gli occhi!

Ecco, a minuti, ormai, mi lancerà in quel vortice.
Salire sul palco, questa volta, non sarà come nessun’ altra.
Come nessun’ altra mai, prima.
Mai, prima, nella storia.
Queste stesse parole, questo stesso pensiero, quante volte saranno state formulate e pronunciate, prima di adesso?
E quante volte tanta misera presunzione sarà stata fatta passare per gloria, e fama, e fortuna artistica?
E invece questa volta, per la prima volta, la verità di quelle poche sillabe troverà realizzazione nell’esecuzione di un’opera d’arte totale, assoluta, completa.

Mi sono preparato per anni a questo momento.
Ho dovuto lavorare come nessun altro mai, prima di adesso.
Ho dovuto elevare la conoscenza delle tecniche compositive al di là della storia della musica.
E quella della tecnica costruttiva degli strumenti musicali oltre la sapienza umana.
E quella di ogni dettaglio che farà parte di questo spettacolo irripetibile ha dovuto essere integrata con una sapienza universale e totale.

Tutto ciò che sarà compiuto su questo palco, stasera, sarà del tutto nuovo, ma anche tutto ciò che farà parte di questa serata che sarà la nuova Creazione, così saranno i titoli domani sulla stampa ed in ogni notiziario.
Tutto è stato creato appositamente per questa sera, tutto, ogni singolo minuscolo dettaglio.
Anche il tempo che si consumerà, sarà stato appositamente studiato e creato.
Il mondo non ha mai conosciuto un momento così per mano di un uomo.
Scriverò la storia, questa sera.

Una sera indimenticabile di storia, studiata e realizzata appositamente per voi.
Perché sia unica, irripetibile, indescrivibile.
E per farlo ho creato apposta per voi ogni dettaglio, ogni tecnica, ogni strumento, ogni conoscenza.
Tutto doveva essere messo al mondo apposta per questa meravigliosa serata.
Tutto.
Per la prima volta.
E tutto lo è stato.
Anche la mia stessa vita.
L’ho rimessa al mondo apposta per voi, questa sera.
Non chiedetemi come ho fatto.
Non ve lo rivelerò mai.
Vi dico solo che ho dovuto combattere con le forze più oscure dell’universo, le più profonde, le più remote, le più potenti.
Ed il trionfo, stasera, avrà il sapore speciale della conoscenza assoluta Dell’Arte.
Per questo, apposta per questa, mi chiamo il Maestro.

5 pensieri riguardo “IL MAESTRO (2)

  1. Mi associo a Lucetta, anch’io credo di non aver compreso… Questo Maestro che offre il lavoro di una vita a questo pubblico che poi, dice, capirà.
    Ma che cosa capirà? La sua bravura,? Capirà la perfezione assoluta della sua opera?
    Ma sarà davvero tale o solo l’illusione dell’artista, la sua follia? E se la perfezione è tale solo per lui, non basta questo?
    ???
    Un abbraccio

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  2. Avete ragione.
    Il testo non si capisce.
    Insomma non è venuto come pensavo o volevo.
    Io l’idea ce l’ho sempre in testa.
    E ve la racconto, almeno qui.

    Il nostro Maestro, che ha pensato di fare? Diversamente dai suoi predecessori, non si è limitato a creare un’opera nuova, una nuova composizione.
    No, questo, diciamo così, lo può fare qualunque genio.
    Lui, invece, ha voluto progettare tutto di nuovo.
    Il teatro, il pianoforte, la tecnica musicale, le luci, e tutti, tutti gli altri dettagli che fanno una serata musicale.

    Ma, evidentemente, è arrivato stremato al suo tentativo.
    Non ha avuto la forza, l’energia, la lucidità di raccontare tutto con la necessaria chiarezza.
    Spero che lo perdonerete.

    Io, intanto saluto.
    Dopo aver fatto “mea culpa”, vi abbraccio e vi ringrazio sempre per la pazienza e l’affetto.
    Piero

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  3. Quanto mi ha fatto pensare questo testo!
    Mentre leggevo mi sono venuti in mente – strana associazione di idee – John Nash e Carmelo Bene….Una follia che nasce dall’aver toccato e raggiunto l’Assoluto, e la assoluta certezza di essere “Genio” al di là di quelle che sono le possibilità umane… oppure le prime regie di Luca Ronconi tanto dure da capire o magari la dodecafonia al suo primo apparire….
    Sarà rimasto perplesso il pubblico? Avrà capito?

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    1. Cara Fausta, come per Caravaggio, oppure per gli impressionisti, o lo stesso Verrete… hanno dovuto aspettare anni, spesso secoli per essere compresi….
      Grazie davvero, hai dato un senso compiuto anche a questa pagina, e, come vedi, il senso glilo sa chi legge, non sempre colui che scrive.
      Un abbraccio,
      Piero

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