FUGA, MISTERO

Photo by Pierperrone

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Da questa porta, da questa porta!
Su, svelti, svelti.
Da qui, da qui, si passa.
Per questa parte, mi raccomando.
In fretta, non fate rumore, in fretta!

Chi sei? Dimmi, chi sei?
Nel buio non vedo niente, ti prego, dimmi chi sei!
Corro da tanto, non ho più forze, sono disfatta.
Ti prego, aiutami!
Dimmi chi sei?

Dai, non fermarti, di qua, passa di qua!
Vedi, dai, salta su, su salta, dai, ce la fai!
Hai visto?
Ecco, eccoti da quest’altra parte.
Forse sei salva, ora.

Sono spaventata, chi sei?
Come mai mi conosci, perchè mi hai aiutata?
Come sai che stavo fuggendo?
E qui, dimmi, dove siamo?
Chi sei, tu, dimmi, chi sei?

Non avere paura.
Ora sei al sicuro.
Non tremare, stai tranquilla.
Su, dai, adesso puoi calmarti.
Siediti, respira.

Si, ho bisogno di respirare.
Non ce la faccio più.
Sono giorni che fuggo.
Mesi, anzi anni.
Una vita, m’inseguivano, e non sapevo più dove andare.

Ma adesso sei al sicuro.
Vedi?
Guardati intorno.
Non vedi che qui sei al sicuro.
Il pericolo è passato, finito. Tutto finito.

Si, finito, ora sembra tutto finito.
Tutto finito.
Ma tu chi sei?
Come ti chiami?
Come mai mi conosci e perchè mi hai fatto fuggire?
Qui dove siamo?

Quante donande! Quante domande!
Dai, ora, alzati, e guardati intorno.
Non vedi?
Hai oltrepassato quella porta.
Ti sembra impossibile, ma ora sei qui!

Qui?
E dove?
Cosa vuol dire “qui”?
Vedo la porta, laggiù, come una bocca, tonda, aperta.
Io… sono solo il boccone.
Ma ora, dove mi trovo?
E tu, chi sei?

Non capisci e fai tante domande.
Credi che le domande possano rassicurarti, non è vero?
Ti aggrappi a quegli interrogativi come a dei salvagente, per non affondare.
Ma, in realtà hai paura di annegare.
Ma, dimmi, hai mai imparato a nuotare, tu, laggiù?
O hai passato il tuo tempo solo a farti inseguire?

Ma… si, forse è vero.
Forse hai proprio ragione.
Qui dove mi trovo non dovrei chiederlo a te.
Anche perchè – dove sei? – io non ti vedo.
Sento solo una voce, e credo che ci sia qualcuno a prlarmi.
Forse mi sono salvata da sola.

Salvezza?
E cosa vuoi dire?
Da chi, o da cosa, ti saresti salvata?
Perchè?
Ti sentivi in pericolo?
Sembri una bambina spaurita.
E ingenua.

E’ un mondo pieno di luce, questo.
Sono contenta.
Sembra un grande mare, soffice, mi sento leggera.
Dove sei, adesso? Perchè non ti mostri?
Fatti vedere, voce.
Vorrei ringraziarti!

Come correvi, sembravi impazzita!
Non avevi più fiato in gola, il cuore ti batteva come un tamburo.
E gli occhi! Sapessi che espressione avevano, vuoti, impauriti, il più puro terrore…
Eri sul punto di restare asfissiata.
Un altro pò e annegavi nella vita tua stessa, oscura, buia.
Vuota.

Si.
Ma anche qui, niente riesco a vedere.
Un mare bianco infinito, spalancato su quella stretta bocca che si sforza inutilmente di chiudersi.
Il mondo di sopra, questo mondo di sopra, bianco e soffice, inutile, vuoto.
No, scusa, voce, è che mi sento stanca, sono smarrita.
Non riesco a capire e ho ancora paura.

Non devi temere.
Io ho vegliato su di te, sempre, di giorno e di notte, fin dal primo momento.
Di notte ero al tuo fianco in quel mondo oscuro.
Di là, là, nel tuo oscuro mondo dal quale, spaventata, fuggivi.
E di giorno, ora, siamo di qua, qua, da quest’altra parte, insieme, di qua.
Ti accompagno da sempre.
Non puoi, non potrai mai sfuggirmi!

Chi sei?
Mostrati, dunque!
Io ti sfuggivo, allora, col terrore negli occhi!
Eri il mio mortale nemico, il pericolo estremo!
Fuggivo e con l’inganno mi ha presa, m’hai catturata!
E ora cosa vuoi fare di me?
Mostro, lasciami andare!
Non provi dunque nessuna pietà?

Ma… ma no, cos’hai capito?
Per quale ragione mi tratti così?
Io sono il tuo angelo, la tua ombra, il tuo pensiero, la tua voce…
Il destino, l’inizio e fine, la fuga e l’approdo.
Io sono la tua immagine che, nuda riflettevi nello specchio della fonte e non vedevi, persa nel buio.
Sono la tua luce, candida stella, sono il desiderio, il tuo fuoco, il tuo canto d’amore.
La paura, quella no, quella fuggiva dinanzia a te, terrorizzata…

Mostrati, allora!
Non negarti.
Come posso crederti se non mi resta nient’altro che questo, le tue vuote parole?
Dimmi il tuo nome, ignota creatura che a cui non so dare nè volto nè nome?
Come potrò mai credere a quel che mi dici se continui a negarti?
Negarti, non vuol dire negare quelle stesse amorevoli cure che dici d’avermi riservato da sempre?

Non crederesti ai tuoi occhi.
Mi negheresti.
Li negheresti.
E malediresti per sempre te stessa.
E me, me stessa, mi chiameresti col maledetto nome di creatura.
Mentre invece sono libero vento, aria, volo d’uccello in ogni direzione del cielo.
Perchè vuoi uccidermi, allora?

Eri tu, allora, a fuggire, disperata, la mia incombente presenza?
Eri tu a fuggire?
Io, allora, ero forse il carnefice?
E tu, eri forse la vittima?
Eri tu, forse ad essere inseguita?
Ero io la colpa, e tu, l’innocenza inquieta?
Tu!
E io?

(Lento, nel mistero, il cielo tramonta.
L’azzurro si colora rosso di luce sanguigna
Poi, nell’ombra, nero, l’intero universo scolora.
Infine, si rinserra, la bocca.
Oramai non v’è più tempo, purtroppo.
S’attarda, domattina, la prossima alba…)

3 thoughts on “FUGA, MISTERO

  1. Paure spesso incomprensibili che a volte ci attanagliano…. e la voce è fuori o dentro, è angelo o diavolo?
    Non penso ci sia una risposta o forse ognuno ha quella che si è dato se si è trovato in una situazione simile.
    Sicuramente è una bellissima lettura, di quelle che coinvolgono mente e cuore…
    Arrivata in fondo non ho potuto fare a meno di andare su “Interrogazione alla Croce”…e lì mi no fermata.. ho ancora tanto da leggere qui da te….
    Baci
    Fausta

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  2. Non saprei dire nulla di preciso, non ho risposte. Questo post è solo domande. È … come dire, il subconscio che si manifesta. La coscienza che si vede allo specchio. Un gioco di riflessi.
    Ma, in realtà, Fausta, cosa siamo mai?
    Siamo sicuri veramente delle nostre identità?
    Quante volte ci stupiamo di noi stessi, nel bene o nel male?
    Quante volte ci interroghiamo?
    E, di più, quante volte ci cerchiamo, ahimè invano?
    E quanto ci insegniamo?
    Essere se stessi o altro da s’è non è così facile da dire, a volte.
    Ecco, questo è il dialogo interiore fra parti che sembrano ignorare l’esistenza dell’altro, che si sono incontrate e si sono spaventate, si sono inseguite, ma quando, poi, si sono ritrovate, alla fine, hanno temuto di non riconoscersi… o hanno temuto, al contrario, proprio di riconoscersi?
    Un abbraccio, cara Fausta.
    Piero

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