25 APRILE

resistenza

Quando andavo a scuola mi hanno insegnato cosa voleva dire la data del 25 aprile.
A scuola ho avuto la grande fortuna di aver incontrato professori e compagni di classe, come dire, ricchi, fertili, preziosi… li ho messi insieme perchè gli uni senza gli altri non sarebbero stati in grado di far germogliare e maturare la messe che mi porto appresso, dentro, e quindi, oggi, li ringrazio.
Ma, sono certo, non possono bastare quelle lezioni, quella classe, per capire il valore della parola LIBERTA’.

Si, quando andavo a scuola mi hanno insegnato proprio questo, il 25 aprile significa LIBERTA’.
Prima, prima del 25 aprile non c’era la libertà.
Certo, non è che questo spiacesse davvero a tutti.
Molti, per ragioni diverse, ignoranza o convenienza, prevalentemente, stavano bene senza la LIBERTA’.
Pochi pensieri, poche responsabilità, poche decisioni.
Pigramente si può condurre una vita agiata nel sonno della coscienza.
Si.
Prima del 25 aprile non c’era la LIBERTA’.
La guerra, la terribile guerra, la seconda guerra mondiale è stato lo specchio nel quale si è riflesso il mondo dei senza LIBERTA’.
Quegli anni hanno mostrato all’umanità intera cosa vuol dire vivere senza LIBERTA’.
E, per l’Italia, il 25 aprile è stata la data che ha segnato il passaggio dal mondo di prima, quello senza LIBERTA’, a quello di dopo, alla LIBERTA’.

Strana parola, strana cosa, la LIBERTA’.
Porta problemi e mette in difficoltà.
Costringe a pensare e a scegliere.
Obbliga a distinguere dettagli e sfumature e a restare impigliati nei tentativi di fare suddivisioni esatte.
Chi ama la precisione si sente perso, in un mondo in cui la LIBERTA’ è il principio.
LIBERTA’ è parola plurale per definizione, a non si può rinchiudere in una formula singolare.
La parola LIBERTA’ è un nome collettivo, in tutti i sensi, sia perchè è intrinseco nel suo senso, nel suo presupposto, che debba essere presupposta una pluralità di uomini, per parlare di LIBERTA’. Ed è altrettanto necessario che debbano essere possibili più scelte, più alternative, più opzioni, altrimenti, se la via fosse obbligata, come si potrebbe dire LIBERTA’.
Strano, ma la chiamiamo al singolare.
E molti desiderano, pensano e credono, sognando, forse, che LIBERTA’ sia invece qualcosa che si applica ai sensi unici o ai divieti di accesso.
No, è un’autostrada a mille corsie, milioni di corsie e ognuno può andare dove vuole.
Il resto viene da sè.
Occorre trovare il modo di districare quel traffico, se si vuole andare veramente, sinceramente, da qualche parte.

Ma anche queste definizioni non rendono il valore di questa data, di questa parola.
A scuola, i professori sono stati sicuramente più bravi di me quando hanno spiegato questa materia.
Ed io, vedo, ho imparato poco e male, forse.
A scuola volevano essere certi che avessimo imparato le loro lezioni.
E ci assegnavano pagine da imparare, compiti da compitare, ci interrogavano e ci mettevano i voti.
Io non ero uno dei più bravi.
Ma stavo attento.
Mi piaceva ascoltare e partecipare alle ricche discussioni.
Ricche e arricchenti.
Chissà, forse mi sembrava di poter entrare nei racconti che ognuno faceva.
Mi sembrava di ascoltare come quando ascoltavo i racconti di mia madre.
Lei mi raccontava tante cose.
La vita di una ragazza come tante che, come tante ragazze, aveva conosciuto anche lo spavento, la paura, il terrore, i soldati, le bombe, la distruzione della quotidianità, il romitaggio degli sfollati, il sollievo dell’aiuto da parte degli sconosciuti, la speranza della ricostruzione e l’illusione di un Eden lontano, la partenza della famiglia per un Nuovo Mondo, l’amore per un giovane ragazzo un poco più grande di lei, il desiderio di costruirsi una vita propria, sua di lei e sua di lui, una vita propria, proprio loro, solo loro, solo per loro.
Questo già vuol dire LIBERTA’.

I professori, alle volte erano indulgenti con noi.
Forse ci volevano bene e ci sopportavano.
Forse ci stimavano e anche quando ci rimproveravano e ci sgridavano o ci mettevano i cattivi voti non volevano altro che il nostro bene.
Anche quando erano severi con noi volevano farci crescere.
Come mio padre.
Anche lui, uomo, per me, quando ero solo un ragazzo, la sua severa presenza, erano sale per il condimento.
Lui, carabiniere, per diventare un carabiniere, aveva lasciato la dura vita delle terre del sud.
Per provare a crearsi una vita tutta sua, aveva accettato la divisa e la solitudine dei migranti nazionali.
Per avere la sua chance, la sua opportunità, il suo destino, la sua vita, la sua LIBERTA’.
Anche lui, per avere una vita ha scelto la LIBERTA’.
E anche questo vuol dire LIBERTA’.

Oggi sono in tanti a provare fastidio per la LIBERTA’.
Certo, sono in pochi coloro che lo dicono apertamente, che lo dichiarano ad alta voce.
Ma, non li vedete, lì, a fianco a voi, alle vostre spalle, sbuffare, recriminare, imprecare e anche, spesso maledire, ogni volta che qualcosa si pone come una scelta dinanzi agli occhi?
Si, sono in tanti quelli che pensano che LIBERTA’ sia una parola al singolare, che si applica a singoli individui, o singoli popoli, o singoli Stati.
La LIBERTA’.
Io e te vicini: io oppure te?
Eppure sono in tanti anche quelli che la sognano ancora la LIBERTA’.
E anche quelli ci fanno ombra, ci danno noia, soffriamo il fastidio di averli vicino, e sentiamo che ci fiatano sul collo anche se sono lontani a miglia e miglia di distanza, ci basta solo di sapere che quelli ci sono, là, da qualche parte, sperduti, persi in mezzo a un mare, a un deserto, a una strada sconfinata…
Ma loro ci sono.
E si portano appresso, addosso, dentro, i loro sogni.
E fra i loro sogni c’è, come c’era una volta per mia madre, o per mio padre, anche il sogno della LIBERTA’.

6 thoughts on “25 APRILE

  1. La libertà non è facile, nè da conquistare, nè da comprendere e nemmeno da vivere. Noi siamo stati fortunati: ce l’hanno donata la libertà, ma ora…il compito che ci spetta non è da meno. Esserne degni e non averne paura. Ti pare poco, Amico mio? Spaventa a volte questo impegno, ma non possiamo sottrarci, non vogliamo sottrarci. Tu parli giustamente del grande problema dell’immigrazione. Dio mio, come si fa anche solo a pensare di impedire la librtà di movimento a chi ne ha estremo bisogno. A chi fugge da guerra, da miseria, da dittature… Eppure succede.
    Non abbiamo capito nulla.
    E poi abbasso gli occhi, scendo terra, terra, nel piccolo e meschino quotidiano e vedo chi, sul posto di lavoro, rinuncia alla propria libertà, ancora per paura o per interesse personale. Triste tutto questo vero? Ma noi ci siamo.
    Un abbraccio grande e…buona Festa della Liberazione.

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  2. Buona festa della Liberazione anche a te, Patrizia mia.
    Godiamoci pure liberamente di quello che abbiamo guadagnato.
    E’ giusto e possiamo farlo.
    Tra queste cose c’è la libertà.
    Guadagnata? Difesa?
    Non lo so, non posso giudicare per te se non con i sentimenti, che ti assolverebbero certamente, nè per me, perchè è impossibile.
    Ma dobbiamo essere contenti di ciò che abbiamo.
    Non siamo noi quelli che vivono sopra un albero, per parafrasare il povero Gaber (grande)!

    Un abbraccio,
    Piero

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  3. Libertà, parola plurale! Sai che non ci avevo mai pensato? Eppure è vero, non si può pensare alla libertà come a qualcosa di personale…..se non è di tutti non è libertà. Per questo chi ne ha consapevolezza la deve vivere con gioia e riconoscenza perché altri ne possano capire la bellezza e l’importanza, che tanto non è con e parole che la si fa conoscere ora ma con l’esempio, alle menti frastornate da tanti “rumori”.
    Chi do noi ha avuto la fortuna di incontrare professori e compagni “preziosi” (che bella parola hai scelto!) e genitori che vivevano i valori veri ha trovato dentro di sé, nel cuore e nella mente, la parola Libertà, ma i giovani ora?
    Sta a noi adesso il compito di aiutare soprattutto le giovani generazioni, senza bisogno di prediche o troppe parole ma semplicemente essendo quello che siamo…persone Libere!

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    • Si, sono proprio d’accordo.
      Le prediche non servono, serve altro, la vita quotidiana.
      Essere liberi, vivere liberi, scegliere liberamente.
      Questa è la vita, ogni giorno.
      E invece?
      Non senti quelli che invece si sentono sempre prigionieri, che vivono in una vita che è una cella, che non sanno scegliere e non vedono alternative?
      E, lo sai, non mi riferisco ai disperati, ai derelitti, alle vittime di qualche malattia o della miseria.
      No, i galeotti veri sono altri, quelli che hanno venduto la propria coscienza a qualche losco mercante di anime…
      Un abbraccio,
      Piero

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  4. Purtroppo sono talmente convinti di essere nel giusto che difficilmente cambieranno…. un “inferno” che si creano da soli e riversano anche su altri!

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    • Loro si, certo.
      Ma noi, come semi sotto la neve, lasciamo che la prossima primavera porti nuovi germogli.
      Che altro potremmo fare?
      Ma è già molto davvero, secondo me.
      Piero

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