RIFLESSIONI ALLO SPECCHIO

Photo by Pierperrone

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Ecco cos’è.
Lo smarrimento.
E’ quello che può vedere anche adesso.
Un velo sottile sul volto.
Una sottile nebbiolina sul cuore.
Ecco cos’è.
Un vago senso di vuoto.
Una sospensione del senso…

Si, certo, capisco, immagino.
Posso vederlo, intuirlo, più che altro.
E’ quella ruga piccola, là, all’angolo della bocca, meno di un sorriso, poco più di una sfumatura.
Si, lo smarrimento.
Ma cos’è?

E’ l’impressione di sorpresa di fronte all’esser vivi… o alla paura di non esserlo abbastanza.
Sa – si, forse posso permettermi la confidenza – alle volte ci si sente così, smarriti, inadeguati.
Sarà capitato anche a lei, qualche volta.
Ne sono certo.

Mah, non saprei, non sono sicuro.
Ci si sente inadeguati, si, alcune volte.
E’ vero.
Comunque questo capita quando si ha di fronte qualcosa di imponente, un’impresa più grande di noi stessi.
Ma, invece, smarriti… è un’altra cosa.
Capita sono in casi rari, difficili.
Solo allora, in quei casi così, in casi come quelli…

Mah, forse lei non vuole aprirsi con me.
E ha ragione sa?
Non dobbiamo mostrarci deboli, indifesi.
Dobbiamo essere riservati, comprendere i pericoli, prudenti, con noi stessi, mai compiacenti con gli altri.
E poi, non si sa mai con chi si ha a che fare, specialmente in una discussione, con qualcuno che non si conosce bene!
O addirittura uno sconosciuto!

No, no, non dica così.
Noi, è vero, in effetti, ci frequentiamo da tanto, lo so.
Ma è vero anche, ha ragione lei, che non c’è mai stata tanta confidenza, fra noi.
Sa, anche se a me lei sembra tanto familiare, siamo davvero tanto diversi…
E’ vero, lo ammetto, non mi costa nulla farlo.
Alle volte ci si sente inadeguati, impotenti.
E smarriti.

Si, alle volte prende così.
All’improvviso.
Mentre si sta andando avanti, sicuri, lungo una via diritta, nella vita di tutti i giorni, mentre si procede con attenzione, intenti a non incespicare, e a non perdere la giusta direzione…
Poi, ecco, è un istante!
Ti assale un dubbio!
No, meno, qualcosa di più profondo e al tempo stesso qualcosa che si sente meno intensamente.
Un’incertezza.
Uno smarrimento.

Si, è vero, ha ragione, succede proprio così.
E, anzi, direi, è al più un’esitazione.
Si, chiamiamola col nome giusto.
Non un’incertezza, ma più un’esitazione.
Uno scanso.
Una leggera mancanza del pensiero.
Una sensazione di vuoto dello spirito, un sussulto dell’essere, un presentimento…

No, non mi parli di presentimento, la prego!
Siamo seri.
Se ammettiamo l’idea del presentimento, dovremmo ammettere anche, poi, il destino.
E dopo qualcuno, qualcosa, una volontà superiore, che sta lì e si mette a decidere al posto nostro.
E si permette di avvertire, di avvisare.
Qualcuno che non vorrebbe permettere alla realtà di sfugga il controllo, non vorrebbe consentire al pericolo di entrare a far parte del presente…
E allora consente all’ignoto di far presagire l’avvicinarsi della catastrofe.
E allora cominciano le immaginazioni, gli avvertimenti, i presagi, i presentimenti…
No, tutto questo è impossibile.
Parlare di presentimenti è davvero troppo.
Si smarrisce la ragione.

Ecco, e si arriva allo smarrimento!
Si, si, ha ragione.
Ha proprio ragione lei.
Mi sono lasciato prendere la mano.
Anzi, la parola.
Mi è sfuggita di mano la situazione.
Ecco.
Si, è vero.
È esatto, come è esatto quello che dice lei, è quello dico sempre anch’io.
Mai, mai lasciare spazio al presentimento, che poi si finisce con l’esitare, col lasciarsi prendere dall’accidia del dubbio, dal malessere dell’incertezza, diciamolo pure, dal cancro dell’indecisione.
Il mancamento comincia di lì.
Lo smarrimento.

Si.
Bisogna essere decisi, sempre.
Già, basta poco, al giorno d’oggi.
Ormai si vive più da morti che da vivi.
Ormai.
Fra mille paure, e mille timori.
Per lo più, è vero, si tratta di sensazioni irrazionali, prive di ogni fondamento.
Fantasie frutto dell’immaginazione, appunto.
Diciamolo pure.
Se l’immaginazione non fosse poi quasi un peccato!
Ma veniale, però, si, non grave.
C’è di peggio, anche.
Peccati più gravi che l’immaginazione!

Eh, ha ragione, ha ragione.
Ha proprio ragione!
Dico anch’io le stesse cose.
Sembra davvero di sentire le mie stesse parole.
Abbiamo molto in comune, noi due, io e lei, lo sa?
Si vede che la pensiamo alla stessa maniera.
Siamo molto simili.
Uguali, quasi, direi, se non temessi di prendere, a mia volta, troppa confidenza nei suoi confronti.
E allora mi scuso, sa.
mi scusi se mi comporto così.
Non mi capita mica spesso!
Dev’essere lei!

Si, si, anche le scuse, adesso!
Ma stia al suo posto.
E comunque, se pure abbiamo qualcosa in comune, non esageri, adesso.
E non mi stia tanto addosso.
Non si avvicini così tanto.
E cosa mai abbiamo di tanto in comune, lei ed io?
Mi dica?!

No, no, mi scuso.
Dicevo così, tanto per dire.
Ecco, lo vede?
È proprio questo.
Il senso di smarrimento.
Quel lieve mancare del passo che le dicevo.
Quel bisogno di appoggiarsi a qualcosa.
Ecco, lo vede?
E che cosa, adesso, io ho trovato?
Ma lei, lei, no?
E mi ci sono aggrappato!

Si.
E adesso, magari, mi chiederà anche scusa.
Mi si attaccherà addosso come un cappotto!
Ma mi faccia il piacere!
Stia più attento, piuttosto.
Mi faccia il riguardo.
E, mi raccomando, faccia attenzione.
Molta più attenzione.
Così non finirà per sentirsi tanto smarrito.
Che tanto è già molto difficile vivere, al giorno di oggi, che siamo tutti spaesati.

Ecco.
Ecco!
Lo vede?
Vede, lo dice anche lei.
Siamo tutti spaesati.
Smarriti.
Sperduti.
Oggi non ci troviamo più.
Non ci riconosciamo più neanche dinanzi allo specchio.
Potremmo parlare con la nostra stessa immagine riflessa in quel vetro senza riuscire a capirci.
E neanche a vederci, riconoscerci… salutarci, magari.

Ma stia fermo!
Stia fermo, la prego!
Non si muova così tanto!
Dannazione!
Non agiti in continuazione la mano!
Non vede che non riesco a seguirla?
Mi trovo continuamente in ritardo.
Non la riconosco più, perbacco.
Non mi riconosco io stesso, perdio, dentro a questa prigione di cristallo argentato.
Ecco, ecco cos’è, lo smarrimento.
Ora lo vede?

Mi dispiace, di dispiace!
Adesso cercherò di fare attenzione.
Ecco, la prego, ora mi calmo.
E si calmi ance lei, la prego.
Non si agiti poi tanto.
Ora, lo vede, ecco, adesso faccio più piano.
Ecco, ora alzò la mano…
Saluto.
Lo vede?
Riesce a seguirmi?

Si, si.
Stia calmo.
Non si agiti tanto.
Ecco, ecco, adesso va meglio.
Piano.
Piano, ora alzo anche io la mano.
Lei, a sinistra, io, a destra, di qua.
Lo vede?
E’ perfetto così.
Ecco, siamo simmetrici.
E proprio perfetto così.

Si, grazie, grazie.
Adesso va meglio.
Ecco.
Torniamo a quello che stavamo dicendo…
È quel senso di leggero smarrimento…
Quella leggera esitazione.
Come se… allo specchio…
Ci disobbedisse la nostra stessa immagine riflessa…

5 thoughts on “RIFLESSIONI ALLO SPECCHIO

  1. Il senso di smarrimento….
    Inadeguata mi sento sempre…da sempre
    Difficilmente mi capitava di sentirmi smarrita prima, ultimamente invece è una sensazione che provo più spesso di fronte a quanto succede nel mondo… anche se mi metto davanti a me stessa non riesco a mettermi d’accordo…. mi trovo spesso a combattere con i miei pensieri….
    Bella la tua riflessione….
    Fausta

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    • Grazie, cara Fausta.
      Credo che un pò tutti ci sentiamo smarriti, in questo periodo.
      Pensieri strani, svagati, ma anche affilati e taglienti ci corrono per la mente, correndo sul fiume di una realtà che sembra sfuggirci di mano.
      Realtà che vediamo, come risultato di mille sfaccettature diverse, attraverso la lente amplificata e deformata dell’informazione.
      Smarriti ci sentiamo anche perchè c’è un modo di leggere il mondo, adesso, dalle nostre parti (mi riferisco all’Europa, più che alla sola Italia) inadeguato rispetto a ciò che accade: aumentano gli attori sula scena – penso ai terrorismi, ai fondamentalismi, agli orrori, alle guerre, ecc… – e la recita si fa di difficile comprensione. Si richiede attenzione, concentrazione, cultura, conoscenza, educazione, insomma, c’è una complessità di sfumature da cogliere e apprezzare e… invece vogliamo semplificare tutto. Un colore solo, per favore!
      E anche la rincorsa delle tecnologie, la rivoluzione digitale, la smaterializzazione degli oggetti… e ancora ne vedremo! Penso al mondo della stampa in 3 D, che farà scomparire le fabbriche e gli operai, alla produzione di oggetti in grafene, e mille altre diavolerie a cui non faremo in tempo mai ad abituarci…
      Ecco… lo smarrimento è anche stanchezza.

      Un abbraccio, cara Fausta,
      Piero

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      • Sì, hai ragione…stanchezza. È proprio la sensazione che provo ed avrei voglia di gridare che si stava meglio prima, anche durante la guerra….almeno il nemico era uno e si sapeva e le cose non ti si ribellavano anche se il giorno prima ti erano sembrate amiche. Ma sto zitta…mi farei ridere dietro “ecco a solita retrograda che non vuole il progresso” mentre non lo sono…è questo che chiamano progresso che non mi piace, che mi dà…quel senso di smarrimento…..

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  2. Credo che tu abbia espresso una sensazione molto comune oggi, Il mondo sembra girare troppo velocemente e quasi mai nel senso giusto. A volte, quando leggo o guardo il mondo, è proprio questo che provo: smarrimento. E la sensazione di non avere via di fuga.
    E ci guardiamo allo specchio, parlando tra noi e con noi, ma a volte anche questo è faticoso, perchè non è facile parlare con se stessi, raccontarsi delle verità spesso è doloroso e fa paura. E scappiamo…ma poi torniamo, torniamo sempre… a combattere con noi stessi e con tutto quello che ci circonda.
    Grazie Piero, per questa puntuale ed efficace riflessione.

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    • Mia cara Patrizia,
      scappiamo e torniamo, è vero, perchè …
      Una volta, tanti anni fa, era diventato di moda il modo i dire: fermate il mondo, voglio scendere…
      ecco, vorremmo scendere (anche perchè da quel tempo è pure aumentata la velocità del mondo!).
      Ma torniamo…
      Perchè, poi, in realtà, non possiamo mica scendere dalla giostra!
      Siamo prigionieri di questa giostra che chiamiamo mondo.
      La “liberazione” sarà anche la maledetta fine di tutto.

      Ma secondo me ci sentiamo smarriti anche perchè … è l’età che porta questa sensazione.
      Più diventiamo “grandi” (i nostri piccoli, i tuoi ragazzi, mio figlio, sono piccoli, no?) più siamo distanti dalla realtà che, invece, per loro, è presente, adeguata, precisa … anzi, imprecisa e inadeguata, perchè in realtà è qualcosa che già oggi è in ritardo rispetto al futuro che, domani, porterà loro cose nuove da conoscere, toccare, dominare…

      Ecco, e allora ci sentiamo lontani, guardiamo da un punto di vista distaccato, non “naturale”, più “oggettivo”, certo, ma nel senso che noi – soggetto che si vede nella sua dimensione temporale – guardiamo con le lenti d’ingrandimento della nostra più acuta coscienza/conoscenza (bagaglio ormai ingombrante, ma pure sensualmente fascinoso) gli oggetti che formano la realtà distaccata da noi.
      Loro, i ragazzi, non fanno (quasi) questa distinzione: loro sono al tempo stesso soggetto e oggetto, e il resto, il mondo fuori di loro, è solo qualcosa da prendere e imparare a dominare.

      Un abbraccione,
      Piero

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