DESTINI ERRANTI

Destini erranti

Destini erranti

4 thoughts on “DESTINI ERRANTI

  1. Abbiamo la memoria corta… Preghiamo che non tocchi ancora questa sorte, perchè, forse, solo allora potremo ricordare e vergognarci per come siamo ora…
    Splendida la canzone di Francesco.
    Ciao Piero
    Un abbraccione

    DINO CAMPANA – BUENOS AIRES

    Il bastimento avanza lentamente
    Nel grigio del mattino tra la nebbia
    Sull’acqua gialla d’un mare fluviale
    Appare la città grigia e velata.
    Si entra in un porto strano. Gli emigranti
    Impazzano e inferocian accalcandosi
    Nell’aspra ebbrezza d’imminente lotta.
    Da un gruppo d’italiani ch’è vestito
    In un modo ridicolo alla moda
    Bonearense si gettano arance
    Ai paesani stralunati e urlanti.
    Un ragazzo dal porto leggerissimo
    Prole di libertà, pronto allo slancio
    Li guarda colle mani nella fascia
    Variopinta ed accenna ad un saluto.
    Ma ringhiano feroci gli italiani.”

    Mi piace

  2. Musica e parole s’accompagnano ad immagini toccanti di popoli che con coraggio affrontano l’ignoto con la speranza nel cuore ed il futuro negli occhi. Prima l’atlantico adesso il mediterraneo, tra il presente del non vivere ed il sogno del futuro, c’è una barriera che spesso taglia ferocemente il filo della vita e rimangono petali umani in balia delle onde.
    Tragedie che si ripetono che non hanno semplici soluzioni, ma possano i governanti ripristinare gli interventi umanitari almeno per minimizzare le perdite.
    Ciao Piero questo è un tema molto triste che purtroppo sembra non aver fine.
    Francesco

    Mi piace

  3. Carissima Patrizia,
    grazie per la poesia che mi hai regalato.
    Non la conoscevo (peraltro conosco davvero poco Campana), ma mi sembra un testo davvero adatto a spiegare cosa vuol dire emigranti, vecchi e nuovi.
    Di prima e seconda generazione.
    Dove i primi hanno dimenticato la propria storia, o l’hanno deformata in ricordi personali che la memoria distorce e isola dal resto.
    Ed i secondi, invece, vuoti come vecchie sagome, come maschere, visto che siamo in carnevale, vanno alla ricerca di un presente, loro che hanno abbandonato il passato e non hanno ancora trovato un futuro.
    Sono perduti.
    Tutti quanti.
    Perchè migrare, se non si ha la fortuna di avere una coscienza ed una cultura, spesso vuol dire restare emarginati, intrappolati in quelle nicchie tra passato e futuro che non sono un presente, ma solo una sopravvivenza a se stessi…
    Però, spesso, questi topi intrappolati fuggivano da un altro presente che aveva artigli e becco da avvoltoio ed era in agguato, pronto a cibarsi di dolore e morte: per questi poveri topi, anche quelle nicchie nascoste sono una salvezza, come quelle prede che per sfuggire alla belva si rifugiano in un’oscura caverna.
    Già sopravvivere, a volte, può essere tanto!!!!

    Un abbraccio,
    piero

    Mi piace

  4. Caro Francesco,
    si, hai ragione.
    Le cause e i rimedi di tanto dolore sono molto complessi, non bastano i sentimenti o le buone intenzioni.
    In questo concordo pienamente.
    Oggi la storia ci sta mostrando il suo lato più convulso, la trasformazione rapida e veloce che mischia, oltre al resto, anche i popoli e le genti.
    Oggi non abbiamo più certezze,nessuno, in nessun campo.
    Cito alcune notizie di questi tempi recenti: abbiamo figli che nascono da padri morti qualche decennio prima, nascono figli che hanno tre genitori, nascono figli di due padri o due madri, viene proibito di morire a qualcuno che viene infilato in una macchina senza preavviso, viene procrastinato il sollievo della morte ad alcuni che non hanno commesso altro peccato, in vita, che vivere troppo a lungo, abbiamo madri che sono nonne, padri che non hanno conosciuto madre.
    Abbiamo orizzonti, davanti, nell’infinitamente grande e nell’infinitamente piccolo che non avevamo neanche immaginato mai, prima, ci troviamo di fronte a leggi della fisica sconosciute, a intelligenze e macchine e protesi umane di vario genere che ci trasformano in esseri bionici dalla potenza inffaerrabile, abbiamo depositi di memoria artificiale in cui si sperde la flebile voce della memoria umana…
    In questo fragore è facile non sentire più neppure la voce del cuore.
    In questo silenzio del cuore muore l’uomo.
    Il più debole.
    Perchè il più forte può ancora nascondersi in un rifugio antiatomico…
    E lì sotto non è più in grado di distinguere se è ancora vivo oppure se è già morto.

    Un abbraccio,
    Piero

    Mi piace

I COMMENTI SONO GRADITI

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...