L’ODIO

PARIGI, oggi
PARIGI, oggi (foto da IL FATTO QUOTIDIANO)

L’ODIO

Guardate com’è sempre efficiente,
come si mantiene in forma
nel nostro secolo l’odio.
Con quanta facilità supera gli ostacoli.
Come gli è facile avventarsi, agguantare.

Non è come gli altri sentimenti.
Insieme più vecchio e più giovane di loro.
Da solo genera le cause
che lo fanno nascere.
Se si addormenta, il suo non è mai un sonno eterno.
L’insonnia non lo indebolisce ma lo rafforza.

Religione o non religione –
purché ci si inginocchi per il via
Patria o no-
purché si scatti alla partenza.
Anche la giustizia va bene all’inizio.
Poi corre tutto solo.
L’odio. L’odio.
Una smorfia di estasi amorosa
gli deforma il viso.

Oh, quegli altri sentimenti –
malaticci e fiacchi!
Da quando la fratellanza
può contare sulle folle?
La compassione è mai
arrivata per prima al traguardo?
Il dubbio quanti volenterosi trascina?
Lui solo trascina, che sa il fatto suo.

Capace, sveglio, molto laborioso.
Occorre dire quante canzoni ha composto?
Quante pagine ha scritto nei libri di storia?
Quanti tappeti umani ha disteso
su quante piazze, stadi?

Diciamoci la verità:
sa creare bellezza
Splendidi i suoi bagliori nella notte nera
Magnifiche le nubi degli scoppi nell’alba rosata.
Innegabile è il pathos delle rovine
e l’umorismo grasso
della colonna che vigorosa le sovrasta.

È un maestro del contrasto
tra fracasso e silenzio
tra sangue rosso e neve bianca.
E soprattutto non lo annoia mai
il motivo del lindo carnefice
sopra la vittima insozzata.

In ogni istante è pronto a nuovi compiti.
Se deve aspettare aspetterà.
Lo dicono cieco. Cieco?
Ha la vista acuta del cecchino
e guarda risoluto al futuro.
– lui solo.

di Wislawa Szymborska

6 pensieri riguardo “L’ODIO

  1. Bellissima e molto vera la poesia della Szimborska ma mentre provo sgomento e rabbia non voglio provare paura, l’odio sa essere sempre pronto a distruggere per continuare a vivere, gioca sulla paura, sulla divisione e sulla capacità vile di creare pathos. Solo con l’unione, con la convivenza pacifica, con la forza della ragione si può sconfiggere….solo con la cultura dell’amore

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  2. meravigliosa poesia, che sviluppa la parola ODIO in ogni sua terribile declinazione, e non c’è risposta agli atti avvenuti se non la parola. Una sola parola alla quale contribuiamo tutti è DEMOCRAZIA, democrazia e civiltà e liberazione dagli estremisti e dal terrorismo.
    Piero, hai postato le parole migliori per descrivere questi momenti, per dare uno slancio verso il futuro sapendo quanto è triste e violento il presente.
    Francesco

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  3. Eh… tu lo sai dove andare a cercare…Questa donna che amo così tanto e questa poesia in particolare. Mi viene in mente ogni volta che dobbiamo assistere al risveglio di questo “noi dormiente” . Il potere attrattivo dell’odio, il suo subdolo richiamo a cui mai riusciremo a sottrarci è qui descritto nel modo chiaro e realistico, tipico di questa poetessa. Qualcuno lo definisce pessimismo e credo che non sia sbagliato: verso certe realtà lei lo era e per questo forse che la amo tanto. Trovo che vedesse la realtà senza illusioni, senza facile retorica, Ma viaggiava su due binari paralleli: pessimismo e meraviglia, disincanto e stupore per le piccole cose.Quasi una ribellione ad una realtà di fatto. In lei mi ci ritrovo come in pochi altri.
    Ciao Piero, un grande abbraccio e un grazie, come sempre…

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  4. Cara Fausta,
    non possiamo lasciarci vincere dalla paura, certo, ma un poco di timore, quello, non possiamo nascondercelo.
    No, non tanto il timore per noi stessi, non la paura che ci possa accadere qualcosa davvero.
    Troppo grandi i numeri perchè la probabilità di restare coinvolti direttamente in qualcosa di brutto ci tocchi davvero.
    Ma il timore di un mondo che esploda, quello si.
    Io la vivo così, con una sensazione addosso che il mondo, quella cosa che non so come chiamare altrimenti se non “il mondo”, come fosse una cosa viva, con una sua volontà precisa, con un agire conseguente ai propri scopi, ecco, ho la sensazione che il mondo, oggi, desideri una nuova catastrofe planetaria.
    Una nuova guerra.
    Troppa follia, troppa ignoranza, troppo desiderio di ricchezza, troppo egoismo, troppo potere da espandere, troppa ricchezza da ricostruire, troppo di tutto.
    La guerra, mi pare, è la risposta che “il mondo” sta cercando al suo vagare indeciso, alla sua incerta direzione, alla sua confusa svagatezza.
    Ho questa brutta sensazione.
    Certo, mi sbaglierò.
    … Ma è da tanto che me la porto dentro.
    Anche il papa Francesco, in qualche modo, dice la stessa cosa (più o meno, quando dice che la terza guerra mondiale è già in atto, a pezzettini).

    Ma la paura non mi vince.
    Resto ancora lucido e certo che l’unica strada possibile è quella di restare consapevoli che l’odio non si può vincere con altro odio.
    Guarda, cara Fausta, che non lo dico per una qualche convinzione, per moralismo, o per bontà. Ma solo perchè non so odiare. Non posso che rispondere all’odio con la “resistenza”, con la fedeltà al mio modo di essere.
    Non so restituirgli, all’odio, l’odio, perchè non ne ho.
    Ma so anche che per molti altri uomini non è così.
    E chi ha l’odio, dentro di sè, non può tenerselo dentro.
    Deve seminarlo. Farlo esplodere, in qualche modo.
    E oggi le occasioni sembrano aumentare.
    Però so anche che siamo in tanti, a non nutrire il seme dell’odio, a non coltivare quel sentimento così terribile.
    Lei, Wislawa, lo descrive in maniera, direi, scientifica.
    Lei lo ha vissuto, l’odio.
    Come modalità sociale, come dittatura, come ferite sulla pelle in forma di discriminazione e miseria, personale, familiare e nazionale.
    Per questo lo sa descrivere così bene.
    Per questo, ieri, mi è sembrata perfetta, questa poesia, per descrivere quello che proviamo (anche se, devo dirti la verità, la poesia l’ho trovata un pò per caso, anzi, è lei che ha trovato me).
    Un abbraccio stretto stretto,
    Piero

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  5. Caro Francesco,
    hai ragione, dobbiamo rispondere con la democrazia, con i sentimenti civili, con la solidarietà, all’odio che viene versato come pece bollente sulla società affamata di sangue.
    Ieri sentivo in tivvù che si parlava di “tolleranza”, a proposito dell’incrocio culturale che sta contaminando la società degli uomini.
    Trovo troppo povera, quella parola.
    Minimalista.
    Al limite dell’insofferenza, di una violenza a mala pena trattenuta.
    Quello che stiamo vivendo è l’ibridazione delle culture tradizionali.
    Il fenomeno che ci sta… travolgendo, come un ciclone, è la più grande migrazione delle razze umane che la storia (almeno quella a noi nota) abbia conosciuto.
    E ciò comporta che si mischiano le culture, le religioni, gli usi, i costumi, i giudizi ed i pregiudizi.
    Ma ciò non avviene in modo istantaneo, nè omogeneo, nè regolare o regolato…
    E si generano le reazioni che vediamo attorno a noi, violente, discriminatorie, difensive, razziste… e quelle contrarie, le mescolanze, le ibridazioni, le contaminazioni…
    Come quando una tempesta ciclonica scuote le case.
    Noi, le nostre case, stiamo in mezzo a questa tempesta.
    E ieri, a Parigi, è accaduto qualcosa di terribile.
    Ma non è la sola cosa, non è l’unica, anche se, per ora, è quella che ci è più vicina, o, almeno, che ci sembra tale.
    Noi non possiamo che reagire con la democrazia.
    E che altro mezzo avremmo?
    Qualcuno potrebbe rispondere con l’odio all’odio.
    Con la paura alla strategia del terrore.
    Con la forza alla forza.
    Accadde, nel nostro paese, al tempo del terrorismo.
    Potrebbe ritornare di moda oggi.
    In Francia, vedremo: oggi la risposta più forte sembra la mobilitazione democratica, lo stringersi in piazza, la solidarietà nel dolore.
    Ma, si sentono, in quella società, i palpiti della reazione, forti.
    Potrebbero vincere loro.
    E se dovesse accadere, potrebbero aprirsi porte… che sarebbe meglio restassero chiuse per sempre!
    … Ma magari non vinceranno.
    Vedremo.
    Intanto, grazie.
    La tua riposta mi riempie di gioia, pur nel momento triste di oggi.
    Perchè, significa, che condividiamo lo stesso modo di sentire.
    E’ molto, sai, Francesco.
    Un caro saluto,
    Piero

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  6. Mia cara Patrizia,
    la poesia l’ho trovata un pò per caso.
    Non volevo commentare l’accaduto con parole di circostanza o con slogan troppo strillati.
    Una poesia vera, questo volevo.
    E ho cercato una poesia sull’odio.
    Google mi ha regalato la poesia di Szimborska.
    La conoscevo, ma non me la ricordavo.
    Quando l’ho trovata, quando l’ho rivista, ecco, ho capito che era proprio quello che stavo cercando.
    Lei mi ha trovato, per farmi dire quello che pensavo, meglio, quello che sentivo.
    E’ una poesia pessimista, dici tu.
    Non saprei.
    No, io la chiamerei realista, descrittiva, verista.
    Il male è il male, l’odio è l’odio.
    Una descrizione cruda, è vero, come alcune poesie di questa donna (che mi sta tanto cara).
    Ma quella crudezza è più precisione che cedimento, più forza descrittiva che pessimismo.
    Non trovo alcuna debolezza nelle sue parole, nessun senso di paura, di panico, di terrore.
    No.
    Al contrario.
    Vedere in faccia la belva per poterla colpire al cuore.
    Perchè davanti alla belva, se si ha il coraggio e la fredda determinazione di restare a guardarla in faccia (di leggere fino in fondo la poesia, senza indietreggiare dinanzi alla descrizione dell’orrore dell’odio, fino alla millimetrica precisione del cecchino), se non si fugge subito, allora si prende posizione e si colpisce al cuore.
    Ma noi, che non sappiamo odiare, possiamo solo usare i colpi dell’a nostra umanità.
    Cos’altro mai potremmo opporgli?
    Ma, di più, con cos’altro potremmo colpirla per fargli più male?
    No, mia cara Patrizia, non ci trovo pessimismo, ma solo la fredda descrizione di ciò che c’era nel cuore di quelle belve, là,ieri, a Parigi.
    Certo, è uno spettacolo orrendo, ma è l’esatta spiegazione di ciò che era nel cuore di quei tre pazzi disperati assassini che ieri hanno compiuto quella mattanza.
    Più terribile ancora è il fatto che in questa poesia si riflettano, come in un caleidoscopio di orrori, tutte le manifestazioni dell’odio di cui abbiamo notizia ormai ogni giorno.
    Ma lei, la Wislawa, l’odio l’ha provato sulle carni, negli anni terribili del regime.
    Per questo ne scrive con tanta precisione.
    E anche per ricordarci, se mai lo avessimo dimenticato, che la belva è sempre in agguato, è dietro l’angolo, trama e colpisce, può farlo quando vuole e noi siamo indifesi, non possiamo difenderci realmente.
    Possiamo solo avere il coraggio di leggere la sua poesia e usarla come uno specchio, contro la Medusa.
    Un abbraccione forte,
    Piero

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