CIAO PINO !

CIAO PINO !
CIAO PINO !

Per ricordare una persona che se ne va, per ricordarla davvero, intendo, non ci si può fermare all’immagine del santino che ti vendono al primo angolo di strada. 
Pino Daniele è stato – e purtroppo è con sincero dolore che devo scriverlo, da oggi, al passato – prima di tutto un giovane di Napoli, uno poco più grande di me, nato e cresciuto in quel crogiolo di bene e di male che si chiama Napoli, concimaia di genio e di miseria, di disperazione rassegnata e di ribellione anarchica e individualista. 
Pino Daniele era uno che voleva cambiare le cose, il mondo, la miseria che era nelle cose e la disperazione che era nel mondo. 
Il mondo era grande e piccolo, allora, grande quanto ce ne può stare in una giovane vita napoletana che si voleva ribellare e piccolo quanto poco ce ne poteva stare tutto attorno. 
Eravamo così, allora, come faccio a raccontarlo? 
Nascevano allora le radio commerciali, ma allora non si chiamavano così.
Non si chiamavano neanche radio private, ancora, perche il privato, allora, era pubblico.
Si chiamavano radio libere e liberavano la mente.
O, almeno, ci provavano.
C’era tanta voglia di musica, allora.
Ce n’era ancora tanta, nonostante la sbornia che durava da qualche lustro e anche di geni musicali ce n’erano tanti, in giro.
Era un mondo tutto differente, diciamo così.
Non voglio e non posso farne un riassunto, che sarebbe solo nostalgica retrospettiva.
In quegli anni comunque cresceva Pino.
In quel mondo che non si fermava neanche davanti al porto di Napoli.
Anzi!
Napoli stessa era una ricca, ricchissima fucina.
A parte Eduardo, grande e immenso, ma non musicista, chi c’era a Napoli, a quei tempi?
La Nuova Compagnia di canto Popolare, per esempio.
Ed Edoardo Bennato.
E Napoli Centrale.
E Tullio De Piscopo.
E anche lui, Pino Daniele.

Ma il tempo è passato.
Inesorabilmente, viene da dire, volgendo indietro il capo a quei tempi andati.
Oggi, il mondo è diverso.
Più grande e più piccolo, per esempio.
E’ diventato sconfinato, nel senso letterale di un mondo senza confini, eppure, quante altre frontiere si sono alzate, riducendo gli spazi che si possono visitare!
Si è allargato come una ragnatela globale, il mondo, il nostro mondo, ma ha finito per rinchiudersi dentro gli orizzonti individualisti di ciascuno.
La musica… e la musica?
Oggi ha perso un pezzo, un importante pezzo del puzzle.
E restiamo più soli, con i ricordi che ci girano dentro e non trovano una via di uscita.
Neanche questa pagina può bastare, non è possibile rinchiudere la vita, gli anni, la chimica dei ricordi in poche righe personali ed imprecise.
Non ha senso fare paragoni fra oggi e ieri.
E’ un inesorabile senso di vuoto a scoperchiarsi davanti ai ricordi quando la chimica riproduce ciò che gli stessi sensi produssero allora, un vuoto incolmabile, come quando muore qualcuno.
Solo allora si sa che non potrà più essere nostro veramente, neanche per un istante.
Così, lo sappiamo, i tempi che furono non ritornano più, sono morti. Morti davvero.
Ma la musica ha un potere straordinario, si lega con i ricordi in maniera fisica, come certi odori, aderendo ai nostri sensi in maniera totale, coinvolgendoli in una danza del tempo che sa andare avanti ed indietro, al ritmo del nostro cuore.
E la musica è uno straordinario collante chimico, che lega indissolubilmente il nostro sentire all’istante folgorante.
E’ un attimo.
Una specie di big bang.
Non ce ne accorgiamo neppure.
Non occorre neanche quella musica ci piaccia davvero.
Ma, costituito quel legame… ecco, il tempo, e noi, col tempo, possiamo ballare, danzare, andare avanti e indietro volteggiando, invischiati in una catena di reazioni chimiche che ci sommergono totalmente.
E in quel mare amniotico possiamo ancora respirare, come fosse il mare nel quale e del quale ci siamo nutriti prima di venire separati nella nostra vita individuale.
La musica è questo, una placenta che ci avvolge e ci nutre.
E chi fa musica è come… è una parte della grande madre che ci nutre per metterci al mondo.
Poi, all’improvviso, ci lascia al nostro destino.
Ma solo perchè sa che veglierà sempre su di noi.
Almeno, fnchè la morte non ci separi.
Finquando, un giorno, e che sia sempre lontano, il tempo non deciderà di riunirci.
E ci troveremo di nuovo in grembo alla grande madre.
Per sempre.

12 pensieri riguardo “CIAO PINO !

  1. Caro Piero, di Pinuzzo, ci rimane la sua grande musica e le sue parole profonde, che narravano la normalità con la semplicità delle emozioni del cuore, quel cuore tanto sensibile e tanto debole perché all’improvviso ha deciso di smettere di raccontarci la vita.
    Un abbraccio
    Francesco

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  2. Bello questo scritto Piero, questo modo di far viaggiare paralleli il ricordo di un grande musicista con i propri ricordi, con il tempo che abbiamo vissuto. La musica che lo ha accompagnato, ora ci permette di rientrarci ogni tanto, con l’anima. Sì caro Amico, perchè è vero che quel tempo non tornerà, ma chi l’ha vissuto, proprio per merito della musica, quella di Pino e di tanti altri, ritorna dentro di noi quasi virtualmente, se vogliamo usare una parola attuale. E che c’è di male se questo ci fa bene al cuore? L’importante è che ci faccia bene… Dici bene… non serve fare confronti tra ieri e oggi, non serve perchè noi possiamo comprendere il risultato di questi confronti avendo vissuto quel tempo, ma come glielo spieghi ai giovani di oggi? E poi, interesserebbe loro saperlo? Loro vivono il loro tempo,come è giusto che sia. Noi stiamo vivendo lo stesso loro tempo ma in modo diverso, perchè il confronto, Amico mio è inevitabile. Possiamo solo conservare dentro di noi quello che di buono c’era e cercare, per quanto possibile, di far arrivare qualcosa alle giovani generazioni. E la musica, quella di Pino e degli altri, può forse molto di più di tante parole.
    Un abbraccio

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  3. Caro Francesco,
    si, del povero Pinuzzo ci rimane la grande musica e, se vuoi, i nostri ricordi personali.
    Non so bene dei tuoi, ma i miei senz’altro, in qualche modo si intrecciano con lui.
    Un caro saluto,
    Piero

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  4. Mia cara Patrizia,
    hai ragione, la musica può senz’altro fare più di tante parole.
    Sento perfettamente mio il tuo commento.
    E mi piace quando dici che possiamo “cercare, per quanto possibile, di far arrivare qualcosa alle giovani generazioni”.
    Tu ci avevi messo anche un “solo” (possiamo solo), ma per me è superfluo.
    Certo, possiamo solo fare questo, ma questo vuol dire, in modo molto naturale, essere vivi, attivi, parte di questo mondo di oggi.
    Siamo una cellula, due, tre, qualcuna in più, una delle tante che portano i geni “buoni” (passami il termine e anche il giudizio un poco manicheo), ma l’organismo è tanto grande, immenso, infinito e quindi ci sentiamo piccoli e pochi.
    Ma siamo tanti lo stesso.
    Lo sai che io nuoto tra queste due sensazioni contrastanti, come te, forse si, e come altri amici, fra il sentirsi come pesci fuori dall’acqua, in questo mondo qua, in questo oggi frantumato in mille individualità divise e separate, mille e mille cellule pressochè disorganiche… e la percezione, a volte più vaga, a volte più forte e precisa, del non essere mai soli.
    Tu, altri amici, altre persone che stanno vicino a noi, siamo qualcosa di più che “cellule disorganiche”, anche se stiamo in questo brodo sempre più disorganico…
    E questo “nuotare” è anche un “ricordare”, che non è solo memoria, ma anche fisicità (o, meglio, “chimicità”).
    E ricordare col corpo è anche agire e interagire col mondo, proprio con quel mondo di oggi così strano, a volte distante…
    E’ anche frutto dell’età, mia carissima amica, che ci rende “ricchi” di passato, ricordi e … chimica (e lo so, la sento, la tua chimica, tu me la sai passare attraverso le tue parole, e mi piacerebbe, una volta poterti conoscere di persona…).
    E la musica è un collante chimico straordinario, no?
    Come quella (musica) di Pino.
    Un bacione,
    Piero

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  5. Oggi ho disfatto il Presepe, se durante la sua composizione ho ascoltato il Fidelio oggi nel riporre i pezzi ho riascoltato le musiche di Pino Daniele e il suo morbido blues attraverso una lunga play list di you tube. Non mi aveva mai appassionato pur apprezzando armonie musicali e poetiche, però devo dire che riascoltare tanti brani tutti insieme mi ha fatto capire quanto la sua musica sia stata un prodotto spontaneo della sua terra e della nostra età (per me è un coetaneo) e quanti momenti siano ricollocabili alla colonna musicale che lui ha imbastito in questi quarant’anni.

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  6. Caro Paolo,
    le canzoni di Daniele le un pò nel sangue, cioè, nella vita, oltre che nelle cuffiette spesso e volentieri.
    Mi piacevano soprattutto le prime canzoni, quelle più vecchie; poi, forse, aveva preso una vena un pò più commerciale, melodica, non so, o forse sono io che sono cambiato, o il mondo, chissà.
    O tutto insieme.
    Sta di fatto che molte sue musiche, qualche concerto, canzoni e atmosfere sono legate alla nostra esistenza.
    Mi è dispiaciuto davvero tanto la sua fine.
    Un caro saluto,
    Piero

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  7. Cara Mistral,
    forse anche io le ho ballate, alcune canzoni di Pino Daniele.
    Certo, ne ho ascoltate molte, e anche se non è il mio cantante preferito mi piace davvero molto, specialmente quando suonava in maniera acustica, con molta bravura e poche scosse elettriche.
    Peccato che la sua storia sia finita così presto!
    Un bacio,
    Piero

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  8. È una lunga serie di colonne sonore della mia vita, fatta di tante musiche, di tante voci, ritmi diversi, sonorità vecchie e nuove. Pino è stato uno di queste, un blues che mi accompagnava con dolcezza…. piano piano stanno diventando ricordi che però mi tengono legata alla mia storia. I nipoti mi fanno ascoltare una musica moderna che a volte non riesco neppure a chiamare musica, ma c’è anche qualcosa di buono e comunque li rappresenta….. intanto però cerco di infilare tra la loro qualche musica “mia” …..

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  9. E chi lo sa? Magari un giorno deciderai di dedicare uno dei tuoi viaggi alla mia bellissima città. Se decidi, fammelo sapere ok?🙂 Lo stesso farò io. Non è detto che non capiti a Roma, ho degli amici lì. Vedremo, vedremo…🙂
    Ciao

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  10. Cara Fausta,
    Pino Daniele fa parte della vita di tutti noi; la sua musica è popolare davvero, popolare nel senso migliore del termine, come Eduardo, diciamo, che appartiene a tutti noi.
    I miei ricordi sono molto legati a Pino Daniele, soprattutto per la musica più vecchia, che ha riempito alcuni periodi della mia vita un pò strani.
    Ma la musica fa questo affetto, si lega alle persone ed al loro tempo, come dei segnalibri messi fra le pagine.
    Fai bene ad ascoltare musica con i tuoi nipoti. Lo so, anche io non amo questa musica moderna, che spesso è solo fastidio, oppure melensa melodia noiosa.
    Ma, proprio come dici tu, è un’occasione in cui si può … infilare qualcosa di “tuo”. Ma anche perchè loro … infilino qualcosa di “loro”: della musica, comunque, qualcosa rimane. Lascia fare al tempo, poi vedrai…
    Un caro abbraccio, Nonna Techno!
    Piero

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