SAN MICHELE A RIPA

photo by Pierperrone
photo by Pierperrone

Ci sono luoghi che hanno una storia che parla da sola.
Il complesso monumentale di San Michele a Ripa Grande è uno di quelli.
Sono andato a visitarlo domenica pomeriggio, in occasione di una apertura straordinaria dei monumenti romani e nazionali (viva le iniziative come questa!!!)
Era un bel pomeriggio, clemente, luminoso, fresco, d’autunno gioviale.
E anche fortunato, dato che siamo riusciti ad entrare e ad aggregarci alle visite guidate organizzate meritoriamente per l’occasione dal personale che, sono certo fosse volontario, si è prestato a mostrarci il sito con generosa disponibilità.
A questo proposito voglio ringraziarli davvero, e voglio ringraziare anche il Ministero dei Beni culturali che qualche iniziativa pure la sta prendendo.
La storia del San Michele a Ripa la si può trovare qui:
http://it.wikipedia.org/wiki/Complesso_monumentale_di_San_Michele_a_Ripa_Grande
http://www.iloveroma.it/immagini/sanmichele/sanmichele.pdf
Non voglio fare il riassunto, non avrebbe valore, quindi chi è interessato può leggerla da solo.
Vorrei solo evidenziare la funzione che per alcuni secoli, due o tre, all’incirca, il grande complesso ha svolto a Roma.
Fra la fine del XVII secolo, quando è iniziata la costruzione, e gli inizi del XIX, quando poi è andato, man mano, sempre più in stato di abbandono, è stata una struttura polifunzionale (come dice wikipedia) che ha svolto contemporaneamente diverse funzioni.
Orfanotrofio maschile con compiti rieducativi, scuola di arti e mestieri,lanificio ed arazzeria papale, falegnameria, ecc. per gli orfani maschi; ricovero per orfanelle senza famiglia e sostentamento, al fine di procurargli un marito oppure un posto in convento; ospizio per vecchi e vecchie senza sostegno nè dimora; carcere minorile maschile e femminile.
Ma ha ospitato anche i soldati come caserma, i carcerati come prigione politica, gli invalidi come luogo di ricovero, gli sfollati senza casa dell’ultimo dopoguerra come rifugio precario.
Ed è stato, tra l’altro, sede di taverne, esercizi pubblici e deposito di carrozzelle.
Infine, dopo l’abbandono e il degrado, i crolli e la speculazione, nonchè gli infiniti lavori pluridecennali degli anni ’70/80/90, è stato restaurato e recuperato ed ora ospita, tra l’altro, il Ministero dei Beni culturali, almeno in parte, l’Istituto superiore di conservazione e restauro, sale convegni, ecc.

E’ impressionante anche per la dimensione, oltre 800 metri di lunghezza del fabbricato, per un’altezza di oltre venticinque metri e più di quattrocentomila metri quadri di superficie (cito a memoria, perchè non ho trovato indicazioni su internet).
Ma forse, ciò che più mi ha colpito, è l’odore della vita che si respira ancora oggi fra quelle mura, vita, intendo coi suoi umori più intimi, la povertà e la malattia, la carità e lo sfruttamento, la colpa ed il peccato, la pena e l’espiazione…
Un intreccio di migliaia di esistenze che non hanno lasciato praticamente nomi.
Come per Pinocchio di qualche tempo fa.
Quanti ragazzi, zitelle, vecchi e vecchie, quante vite, quanti dolori, quanta miseria, sono passate attraverso quell’immensa bocca posta sulle rive del Tevere?
Ho portato la macchina fotografica ed ho scattato qualche foto, che poi ho montato con un pò di musica.
Dolce, per addolcire la sensazione di dolore che mi è rimasta dentro dopo la visita.
Preciso che alcune immagini sono state scattate all’esposizione fotografica organizzata come mostra temporanea presso il San Michele (http://video.ilsole24ore.com/TMNews/2014/20141209_video_14001650/00027063-litalia-scomparsa-nelle-foto-di-gargiolli-al-smichele-di-roma.php), immagini bellissime a cui ho rubato un poco di bellezza.
Tutto condito con il necessario bianco e nero che è servito per restituire alle immagini l’atmosfera del tempo che scorre, pure, però, con qualche eccezione del colore che affiora, qua e là, per marcare qualche immagine che è voluta sfuggire alla dimensione più intima della macchina fotografica.

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6 pensieri riguardo “SAN MICHELE A RIPA

  1. Caro Piero, questo video come testimonianza della tua visita, esprime tutta la bellezza del luogo. Ogni fotogramma illustra con delicatezza, sussurrando la bellezza che vive in ogni angolo e sulle pareti che hanno raccolto il tempo passato. Il montaggio e la musica accompagnano questo viaggio in un unicum sensoriale che avvolge il cuore con piacevolezza, terminando in quel gioco di luci nella penombra che esprimono tanta forza creativa.
    Un ottimo lavoro che a mio avviso riesce magicamente, nell’intento di trasmettere quanto hai percepito.
    Un caro saluto
    Francesco

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  2. Beh, in tanti anni che sto qua a Roma, anche per me è stata la prima volta.
    E non ho neanche visitato tutto, per esempio, gli stenditoi,sulla terrazza, restaurati come sala conferenze, sono famosi, adesso, ma non li ho mai visti…
    Però è anche il modo di dire che prima o poi un giro ce lo farò…
    Un abbraccio, carissima Fausta,
    Piero

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