TERRA DI NESSUNO

Torre di Babele (Bruegel)

Torre di Babele (Bruegel)

Io vivo nella terra di nessuno.
Loro si sono divisi la città,
si sono spolpati le ossa, carogne.
Hanno marcato il territorio di piscio
e di sangue. Hanno lasciato i vermi
a consumare i cadaveri nudi. Deserto,
solo deserto è rimasto in città.
Ora, gelo, vento, silenzio e morte.
Ovunque. Restano ombre, rumorose
e impaurite, a vagare nel buio.
Si odono spari, in lontananza,
e voci alterate, bestemmie e urla.
Ma svaniscono, mentre, stancamente,
cerco rifugio nella terra di nessuno.

11 thoughts on “TERRA DI NESSUNO

  1. Uau é una poesia molto bella e attuale dopo lo skifo dei politici romani e forse anche in altre città metropolitane del nostro paese c’è del marcio come a Roma .se fosse per me a questi signori politici che rubano bisogna mandarli in galera e buttare via la chiave , perché i criminali meritano questo , nessuna pietà per i criminali. Buon fine settimana🙂

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    • Cara Viola,
      purtroppo la situazione è molto grave, a Roma ed in Italia.
      Il marcio ed i criminali hanno divorato tutto.
      Sono rimasti i poveri cristi che stanno correndo a rifugiarsi dove possono, la tormenta di gelo gli brucia il cuore, non hanno altro che cercare di difendersi e portare con sè i pochi oggetti personali ed il fagotto di qualche figlio.
      I cani li inseguono, cani feroci.
      Ma io so, Viola mia, che non potranno vivere nella terra di nessuno, e quindi dovranno tornare a conquistare con le unghie, prima o poi, il poco che avevano e che hanno lasciato ai cani.
      Io ci credo.
      Anche perchè non esiste nessun’altra alternativa, per chi è un povero cristo.
      Piero

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  2. Siamo sull’orlo del baratro e tutto si distrugge e non solo metaforicamente….. alluvioni, crolli, smottamenti, frane, terremoti…. sembra che la terra stia cercando di far capire ad un’umanità quasi completamente accecata che è ora di cambiare totalmente. Ci sarà una terra di nessuno dove poter rifugiarsi almeno per riprendere fiato? Non lo so, non credo….
    La poesia purtroppo terribilmente bella che hai messo e le tue parole mi risuonano insieme a quelle di molti Salmi …. “un branco di cani mi circonda, mi accerchia una banda di malfattori…..”
    Niente soluzioni personali per ora se non trovare il coraggio della verità a qualsiasi costo.
    Sono con te Piero…
    Fusta

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  3. Caro Piero la poesia è meravigliosa per quanto l’amarezza che l’attraversa la renda dura, condivido queste sensazioni e mi rammarico di aver dato fiducia alla politica, ma questa è la realtà. Non voglio aggiungere altri commenti sulla gravità del momento, ma usare i versi più belli della tua poesia per trovare la speranza nel “rifugio di quella terra di nessuno”
    Un caro saluto
    Francesco

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  4. Cara Fausta e caro Francesco, voglio mettervi insieme in questo commento perchè nelle vostre parole trovo conforto.
    Lo so, siamo in un momento che forse, se la memoria o la comprensione non mi ingannano, è il più grave della nostra storia.
    Fausta è la più grande di noi, forse, ma non credo abbia vissuto direttamente il dopoguerra (mi scuserai, Fausta, se non ricordo bene la tua età), e di te Francesco, so poco.
    Ma almeno degli ultimi decenni è il momento più difficile.
    E’ questo che significa “terra di nessuno”.
    Siamo in una terra dove non ci soccorre più l’esperienza passata, anche se siamo ormai grandi.
    … ma c’è una cosa straordinaria nelle vostre parole, il sentirci insieme, in qualche modo siamo uniti.
    Non so in che cosa, forse soltanto nel sentirci assediati dalla melma crescente.
    Ma, sinceramente, non essere soli è l’uni cosa che conta.
    Un abbraccio a tutti e due.
    Piero

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  5. Mio caro Paolo,
    si, la società italiana s’è ripiegata su se stessa, è come annichilito, stanca, malata e diventa preda facile di quanti, parassiti e magnate, si nutrono di sangue altrui.
    Ma è la gravità della malattia a spaventare.
    Dal sito del Corriere di stamattina prendo questa notizia:
    http://www.corriere.it/cronache/14_dicembre_06/de-rita-figlio-direttore-generale-la-nomina-non-conflitto-interessi-b5222d84-7d6d-11e4-878f-3e2fb7c8ce61.shtml
    Leggila.
    Ecco.
    Che dire?
    Tra Noi e Loro quanta differenza c’è?
    Quanta distanza?
    È troppa, da un certo punto di vista.
    Tra la loro immoralità e la nostra vita di persone normali c’è un abisso, tanto più profondo se penso che siamo solo delle persone comuni, normali, perbene, non dei paladini della moralità, politici, preti, filosofi….
    Ma quell’abisso non profondo abbastanza per inghiottirli tutti e lasciarci vivere nel nostro mondo quotidiano al sicuro dai loro denti affilati, dai loro artigli rapaci, dai loro velenosi influssi….
    Ecco è questo che mi duole, oggi.
    Un abbraccio, caro Popof.
    Piero

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  6. Che vuoi dire caro Piero? Oltre lo scoramento e la forza dei tuoi versi, cos’altro dire? Ho la sensazione di star cadendo in un baratro a velocità esagerata. Non intravedo ancora il fondo, ma la paura mi raggela…
    Ciao, un abbraccio affettuoso.

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  7. Cara Mistral,
    si, c’è del marcio… a Malagrotta, che sta più vicino a Roma di quanto non sia Elsinore, in Danimarca.
    Marcio da far venire la nausea a tutta Italia (peraltro Malagrotta è la metafora perfetta di ogni discarica, o cloaca morale aperta in Italia).
    Un abbaccione affettuoso anche a te,
    Piero

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  8. Forse paura no, amica mia.
    Tutto, rabbia, schifo, ribellione, se ne abbiamo la forza, ma paura no.
    Non ho paura.
    Si cade, si precipita, si annega, tutto, ma non ho paura, non posso.
    Chissà, forse impareremo a ribellarci, a resistere, a non abbassare la testa.
    Oppure ci rassegneremo a stare in silenzio, a capo chino.
    Non lo so.
    Oggi ancora le regole della democrazia tengono in qualche modo.
    O forse, oggi, non c’è neppure più un uomo forte capace di fare il colpo di stato.
    Forse un popolo riesce a svanire completamente, scomparire senza lasciare traccia morale di sè: ma c’è un errore, in questo scoramento.
    Io non mi sento di appartenere a quelli che stanno con il capo chino fino alla fine.
    Mansueto, si.
    Paziente.
    Ma incazzato.
    Eppure, rassegnato no, non ci riesco proprio.
    Un abbraccio,
    Piero

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