UNA SOLUZIONE POSSIBILE

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Bandiera

Io è da un pò che ci penso.
Non sono sicuro che la democrazia sia la strada più semplice per un popolo.
Lo capisco.
Richiede molte qualità.
Etica.
Morale.
Valori civili.
Principi politici.
Coerenza.
Responsabilità…
Quello che si può sintetizzare nell’endiade “DIRITTI-DOVERI”.

Lo stesso si può dire per la libertà.
Sul piano individuale, la libertà è ciò che,a livello collettivo, la democrazia rappresenta per un popolo.
Un uomo è libero di decidere la propria strada, il proprio destino, la propria fine.
Almeno finchè non lede la libertà altrui.
E nell’ambito dei comportamenti ritenuti leciti dalla società (quante cose si potrebbero aggiungere, ma limitiamoci al meno).
Allo stesso modo un popolo.
Può democraticamente scegliere la propria strada, il proprio destino, la propria fine.

Ma questo è vero solo fino ad un certo punto: si tratta di un componimento adatto per Facebook, dove si postano le frasi perfette, indipendentemente dal fatto che abbiano senso reale oppure no: basta che suonino bene.
Così, vediamo cosa succede adesso.
Un uomo può decidere la propria strada, è chiaro.
Individua l’obiettivo e si comporta di conseguenza.
Un uomo può decidere il proprio destino.
A parte i casi indipendenti dalla propria volontà (che pure sono incommensurabilmente incalcolabili), può scegliere in conseguenza della propria volontà e comportarsi coerentemente con l’obiettivo.
Non affrontiamo, per logica, nessun argomento nel quale vi sia contraddizione o incoerenza fra gli obeittivi prescelti e le azioni conseguenti.
Ma.
Ecco, ma ora c’è il problema.
Un uomo può decidere la propria fine.
Allora, coerentemente con il proprio obiettivo, può agire di conseguenza.
Per esempio, può impiccarsi.
Ma se un popolo decide la propria fine, cosa deve fare per realizzare il proprio obiettivo?
(Ogni riferimento ai casi recenti e meno recenti della storia italiana e solo casuale, dovuto e determinato dall’iscrizione anagrafica.

Sembrerebbe, quindi, che un popolo sia condannato a restare perennemente un popolo ed a rappresentare in eterno se stesso.
Eppure, la storia ci insegna con l’evidenza dei fatti che i popoli si estinguono.
Intere civiltà si sono estinte.
E non sempre a causa di eventi naturali catastrofici o di aggressioni da parte di altre civiltà (le chiamiamo così solo per convenzione linguistica o semantica).
Su certi medesimi territori, supponiamo delle città, si succedono, nei secoli, popoli diversi espressione di civiltà differenti.
I Sumeri si sono estinti e su quella terra di Babilonia ora ci sono i conflitti iraqueni.
Per esempio.
Ma nessun caso di cui si possa esser certi riguarda un popolo che abbia deciso volontariamente di estinguersi.
Resta la condanna da espiare per l’eternità: la radice di un popolo non si può auto-recidere.

Quindi, non è ammissibile la speranza.
Almeno nel senso di questo articolo e nei limiti di questo discorso.
Si è condannati dalla propria identità.
Per lo meno quella pubblica, nel senso dell’appartenenza ad una comunità popolare.
E’ inquietante, ma vero.
Vediamo un pò quanto è vero.
Esiste la possibilità di cambiare cittadinanza.
Sposando una persona di un altro paese, oppure andando a lavorare altrove.
Ma, oltre a dover superare le questioni legate al diritto di acquisire una nuova cittadinanza (ius soli, ius sanguinis, ecc.), resta che, pur se con diversa cittadinanza (ed ammettendo che si sia rinunciato a quella di nascita), non si riesca realmente a purificare la propria coscienza a livello tale di perfezione, da poter essere sicuri davvero che si è perduta ogni connotazione della nazionalità di origine (diamo per scontato, qui, che ad un popolo corrisponda anche una nazione).

E’ anche – forse – possibile rinunciare a qualunque forma di cittadinanza.
Restare apolide completamente.
Non so se esiste un diritto a questa forma di a-cittadinanza.
Essere “res nullius” è un’idea che, confesso, esercita un fascino diabolico, per mille ragioni, ma anche un infinito terrore.
Tuttavia, anche in questo caso, resta il dubbio irrisolvibile, una specie di impossibilità a garantire la verità della conclusione, che nel fondo della coscienza del nuovo soggetto, un “unicum” internazionale, non restino incrostazioni della formazione originaria.
Anche un sentimento, più che una parola, un inconscio movimento della coscienza, che vengano a macchiare – purtroppo – l’immacolata candida purezza della nuova a-cittadinanza.

Se è vero tutto questo, cioè che, nel campo civile, nessun individuo può liberarsi della propria coscienza realmente, fino in fondo, con certezza ineludibile, a maggior ragione, allora, è vero che nessun popolo ha la possibilità di decidere la propria estinzione.
Non so se questo sia un sollievo, ma mi sembra una realtà.
Un principio di verità.
Così, visto che non è possibile altro, in quel popolo, in ogni popolo, ci si dovrebbe dare da fare di conseguenza.
Eppure, esiste la “cupio dissolvi”.
E’ inesorabilmente vera e reale, e spinge intere masse, popoli carichi di storia e vestigia millenarie, all’autodistruzione.
Per me resta un mistero, questa possibilità.
Ma, per quanto misteriosa, quella possibilità resta concreta.

Concludo con un piccolo suggerimento.
Una proposta per edulcorare il dolore di essere cittadini nel caso ci si trovi di fronte a scelte suicide del proprio popolo.
Propongo di relativizzazione della democrazia.
In pratica, il sistema della democrazia individuale.
Nel senso che restano validi tutti i principi democratici, salvo che si applicano su scala individuale, anzichè collettiva.
Per esempio, il voto.
Il suffragio universale.
Tutti devono votare.
Maschi e femmine.
Voto obbligatorio.
Ma, poi, l’effetto del proprio voto vale solo per sè.
Mi sono trovato spesso, guardandomi attorno, leggendo i giornali, ascoltando i tiggì, a fare questa considerazione: “Ma cosa ha da spartire “quello”, con me?
Come è mai possibile, in base a quale diritto, l’effetto del “suo” voto deve valere anche per me, mi deve condizionare, obbligare, vincolare, impedire…”?
Ecco, la soluzione, più semplice di quanto si pensi.

Con questo principio si possono – forse – ancora aggiustare le cose prima del suicidio finale, premeditato e volontario, di un popolo che, se pure ammaestrato dalla storia e contraddetto da ogni logica, ha deciso di por fine alla sua storia.
(Oggi, le potenze straniere si sono fatte furbe, non occupano più gli Stati nemici, ma preferiscono spolparne le ossa di ogni nutrimento, lasciando gli inutili resti a calcinarsi sotto al solo caldo dell’eterna primavera).

8 pensieri riguardo “UNA SOLUZIONE POSSIBILE

  1. Molto stuzzicante questo post! Con tutte le capacità di cui è dotato l’uomo, e lo dimostra continuamente, è riuscito però ad ingarbugliare la vita sua e degli altri uomini al punto che tutto ha una duplice faccia, il possibile e l’impossibile…
    Purtroppo non esiste il tasto “reset” e bisogna districarsi in questo mondo ingarbugliato cercando di mantenere quanto più possibile la propria coerenza a quei principi morali, etici, civili con la personale responsabilità, ben sapendo che in questo sforzo non c’è nessuna certezza di fare davvero “il bene” ma solo la speranza di essere veri.
    Questo cerco di fare, da tanti tanti anni, da quando ho visto e sentito sulla mia pelle l’orrore della guerra…
    Proprio per questo sento tanto vera la tua ultima frase… nonostante tutto l’orrore la guerra era meno orrenda di questo “spolpare le ossa” dei popoli …..

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  2. Cara Fausta,
    si, mi sento spolpato, da vermi, parassiti e sanguisughe che si mangiano tutto.
    Sono furibondo.
    E trovo che nessuno, almeno sulla stampa o in tivvù, racconti la nostra storia, quella italiana di questi ultimi 50 anni, in modo veritiero, ma dietro infinite amnesie si sia costruita una verità ad uso e consumo di una classe di potere fondata sul ricatto, sull’omertà, sul malaffare e sull’incompetenza.
    Non è colpa del berlusconismo, non è colpa dei politici, come si dice oggi: tutti pronti a dimenticare le proprie responsabilità.
    Ma dove erano, dove siamo stati a chiedere giustizia per e migliaia di morti innocenti, o almeno incolpevoli, delle stragi di Stato, delle stragi di lavoro, delle stragi di terremoti, fabbriche velenose, territori avvelenati e mutilati…
    La Ligruia, il Veneto, il napoletano… eccetera eccetra… territori avvelenati, velenosi, tossici, mortali…
    Le piazze e le banche, i treni, le gallerie, le strade martoriate da bombe che nessuna mente ha progettato, nessun portafoglio ha pagato, nessuna mano ha poggiato …
    Morti, morti che piangono perchè nessuno li consola con il velo della giustizia…
    E nessuno ha pietà di loro.
    Li hanno, li abbiamo dimenticati: ma non è questo che addolora!
    Su quei morti, quante carriere si sono costruite?
    Quanto malaffare?
    Prova a pensare, amica mia, procurarsi il tritolo per una bomba sul treno… a chi chiedere? quanti sanno? e poi, quanto costa, una bomba? come si è certi che il prezzo è giusto, dov’è il mercato? e chi ci ha messo i soldi? e perchè? e chi l’ha poggiata lì, proprio lì e non in un altro posto? Chi ha deciso? E perchè? e dove? in quale stanza? era al sole o all’ombra? Quante teste, quante persone, quante carriere, quanti affari, quante fatture, quanta sporcizia….
    50 anni.
    La repubblica poggia su questo.
    Neri e rossi.
    Rossi e neri.
    In realtà la società era daltonica e non voleva neanche distinguere i colori.
    Società.
    Nel senso della ‘ndrina, penso.

    Come possiamo difenderci sotto questa pioggia di domande?

    Ecco.
    A modo mio, una soluzione l’ho trovata.

    Un abbraccio,
    Piero

    PS. Non credo che la storia italiana sia particolarmente diversa o peggiore di quella degli altri paesi, comunque.
    Ma questo è un altro discorso, non lo facciamo ora, qui.

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  3. Si, noi.
    Tutti noi.
    E, se ti confesso la mia contraddizione, ti dico che sento come estranei quei LORO che hanno distrutto questo paese.
    Quanti sono quei LORO?
    Hanno svenduto per trenta denari città, coste, campagne, diritti, bellezza, cultura.
    Hanno svuotato di ogni significato i valori della comune convivenza, dello Stato, della politica.
    Hanno ridotto la Polis a mercato, anzi a jungla per bestie feroci…
    LORO.
    E quanti sono?
    Ma LORO siamo anche noi, in qualche modo (almeno anche io, in qualche modo, che pure ignoro quale sia).
    Perchè tutti dobbiamo sentirci Stato.
    Ma, Fausta, aiutami a capire, io non mi sento molto in sintonia con LORO.
    Li sento estranei, stranieri, alieni…
    Piero

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  4. Non puoi sentirti in sintonia con LORO (e le maiuscole in questo momento sono dispregiative) come non mi ci sento io. E questo mi fa una rabbia tremenda perché mentre mi sento “altro e contro” sono costretta a sentirmi coinvolta senza però avere nessuna arma per contrastarli dato che sono profondamente contraria alla violenza.
    Come si può permettere che le cose vadano così e restare con le mani in mano ma come si può farlo senza che non si ritorni alla guerra civile che fa tanto male a tutti?
    In questo momento non ho risposte ma solo disgusto per il fatto in sé e per quel voler ancora stravolgere la verità non ammettendo le colpe…..
    Spero solo che finalmente diventino tanti i poveri cristi che aprono gli occhi, se hanno ancora un po’ di amore per quella che un tempo era la loro patria ed ora è asservita agli interessi di pochi…..
    Diceva Dante…..e le sue parole sono così vere ancora “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!”

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  5. Cara Fausta,
    hai usato parole che stanno dentro pensieri molto simili ai miei.
    Fatica il senso civile a sentirsi cittadino di questo paese.
    Notizie, fatti, volgarità, immondizia morale, questo ci si sente addosso, in questo periodo.
    Vedo salire un sentimento di fascismo strisciante intorno a noi, e mi mette paura l’indifferenza con cui lo si ignora, e ignorandolo lo si accetta…
    Prende un nome, ha un nome, prende forme e ha forme, scende in piazza e invade le piazze, ha argomenti a non finire e conquista greggi e mandrie scorrazzando in praterie sconfinate, lascia sterco per terra su cui si lanciano gli adoratori osannanti…
    Cara Fausta, tremo, quasi, di fronte a questa ondata che sento salire, pericolosa e asfissiante.

    Quando mi sento così mi domando: e se dovesse capitare davvero, cosa faccio?
    Cosa faccio se il fascismo tornasse in qualche forma?
    Io lo so, amica mia.
    Lo so.
    Non starei con le mani in mano.
    Non sono una persona violenta e quindi non saprei imbracciare un’arma.
    Ma qualcosa vorrei e saprei fare, me la inventerei…
    Credimi, te lo dico davvero, quando penso queste cose, non mi sento mai solo: e sarebbe soltanto quella la vera paura.
    Ma quella, credimi, non ce l’ho.
    Non mi sento solo.
    E mi da una consolazione, un sollievo, come una carezza, questo pensiero…
    E’ per questa ragione che leggendo nel tuo pensiero cose che sento anch’io, mi sento meglio.

    Un caro abbraccio.
    Piero

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  6. Io lo ricordo bene perché per un po’ l’ho vissuto….. Avevo solo 4 anni ma una notte vennero le SS nel palazzo dove abitavamo perché qualcuno aveva detto che c’era una persona che si nascondeva. Entrarono in tutti gli appartamenti, anche nel nostro – dove eravamo solo mia mamma e le mie sorelle – ed entrarono nella camera dove dormivamo frugando dappertutto. Mi credi se ti dico che ci è voluto tanto per riuscire a superare quella paura e che ho quell’immagine registrata come una foto nella mente….
    Quel ricordo però mi ha reso forte….

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  7. Che periodo terribile fu quello della guerra.
    Il tuo ricordo assomiglia a quelli che ogni tanto mi faccio ancora raccontare da mia madre e che, più spesso mi narrava quando ero piccolo.
    Se ci pensi adesso, la guerra è il totale sovvertimento di ogni regola del vivere di oggi.
    La prepotenza, la violenza, la morte che regnano e governano la vita.
    La dignità dell’uomo viene calpestata, anche nelle manifestazioni più elementari: chi, oggi, tollererebbe un’intrusione in casa, chi deve correre a nascondersi, chi deve subire la violenza di un’arma puntata in faccia, o peggio implorare pietà ad un altro uomo…
    Peggio, io mi sono sempre chiesto come potevano, degli esseri umani, o almeno, coloro che pretendevano di essere ancora uomini, usare tanta bestialità… anzi, come sia possibile ancora oggi tanta mostruosa bestialità?

    Mia madre, Fausta, non ha mai dimenticato, e sono certo che anche tu non puoi e non potrai.
    Però è vero, si diventa più forti, perchè … ciò non strozza ingrassa (permettimi il proverbio, un pò volgarotto, ma efficace).

    A presto,
    Piero

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