PRESENZE ANTERIORI

photo by Pierperrone

photo by Pierperrone

Nelle profondità del tempo
maturano cristalli di luce,
su alti rami, raggi lontani.

Distillano sguardi a gocce,
occhi ebbri; suggono la vita
da mani a coppa, oggi. Bevono.

Bocche assetate, arse, alte
levano lodi eterne alla vita.
Vuoto, il calice di cristallo
domani chiamerà: “Coppiere!”.

9 thoughts on “PRESENZE ANTERIORI

  1. splendidi fotogrammi dell’arte antica scorrono sopra un flusso sonoro lieto e sostenuto per risvegliare le coscienze sopite.
    Piero hai montato un video molto piacevole, un mix trascinante.
    Un caro saluto
    Francesco

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  2. Sempre curiosa di quello che è stato…. mi domando perché, come e quando l’uomo ha perso la capacità di fare opere così!
    Ammaliata dal video, immagini e musica!

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    • Cara Fausta, non sono d’accordo, non credo che l’uomo abbia perso quella capacità che chiamiamo arte. In tutti i tempi, in ogni epoca, anche oggi vengono create opere che incantano, meravigliano, affascinano… penso alle foto di McCurry o di Salgado, a sculture di Palladino, pitture di Wharol, o murales di Banksy… solo per stare a oggi… No, sono certo che sarai d’accordo pure tu.
      Piuttosto direi che mi colpisce una cosa in senso opposto. Di solito siamo propensi a pensare che gli antichi fossero meno evoluti di noi e che anche nella bellezza, nell’arte, oggi siamo… più avanti.
      No.
      Per quello che penso io, l’arte è nata già completa all’inizio.
      La bellezza di certi testi scritti che risalgono anche a tre millenni prima di Cristo, certe opere di scultura, pittura, poesia, letteratura…. sono già profondi e completi dall’alba dell’uomo.
      In fondo, se ci pensi, già nelle prime pitture delle caverne, le mani rosse, o le figure animali, già sono arte perfettamente compiuta, puoi metterle a confronto con l’arte del novecento più affermata (certe figure di Klee, di Chagal, solo per fare qualche esempio, o Keith Haring e anche di alcuni rinascimentali fiamminghi, Bosch, per esempio, o Bruegel….
      In fondo il miracolo vero è proprio questo, che l’arte è nata già adulta, matura, completa. E questo vuole dire che l’elaborazione culturale dell’uomo è molto più profonda di quello che siamo abituati a credere, o di quanto gli studiosi vogliano ammettere (ma loro, forse, hanno motivi di … concorrenza, vogliono sempre primeggiare, primedonne, star del firmamento intellettuale).
      Un abbraccio,
      Piero

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  3. Hai ragione Pietro, ma in realtà è questo che intendevo dire, nell’antichità c’era già tutto, ma allora l’uomo non aveva né i mezzi né le possibilità che l’uomo ha ora. L’arte, in tutte le sue manifestazioni – e in questo tutto ci metto proprio tutto, non solo pittura o architettura o musica ma anche ricamo o addirittura cucina, se penso a capolavori di gusto ed estetica – mi riempie gli occhi e il cuore ma se metto accanto le figure trovate nelle caverne ad un quadro…. beh, il mio primo applauso va all’uomo delle caverne!!!!
    Non so se sono riuscita a farti entrare nel mio pensiero un po’ contorto – forse è chiaro solo dentro di me….
    Buonanotte…. tra poco è domani…
    Fausta

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  4. L’arte come impronta di vita, come segno più nobile e vero che l’uomo possa lasciare di se stesso. La parte migliore. Io non sono un’esperta d’arte ma trovo, nella mia ignoranza, lo ammetto, che forse un po’ di ragione ce l’ha Fausta. trovo che l’arte di oggi, non sempre certo, ci sia un’anima più fredda. Non so perchè, ma raramente mi emoziona come quella passata. Forse sarà perchè tendo sempre un po’ al passato, tu lo sai, un po’ mi conosci… :-))
    Molto belli i versi, Quegli occhi ebbri, quelle bocche assetate, sono le nostre? e quel verso finale è una certezza che comunque l’arte continuerà ad essere quello che è sempre stata per l’uomo, uno strumento di elevazione della propria anima e che sempre ne avremo bisogno per accertarci forse d’essere vivi? Chissà se ho compreso giusto, ma in ogni modo, davvero molto bella.
    Un abbraccio

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  5. Mia cara Patrizia,
    quello che hai cpmpreso è senz’altro giusto, se non altro perchè è il tuo sentire. Certamente, viene dalle mie parole, ma non m’importa niente di legare, come ad una catena, il senso delle parole al sentire tuo o di chi legge: questa forma dello scrivere, razionale, precisa, discorsiva, forse non te l’ho mai detto, ma appartiene al mio lavoro, quindi, qui, non ha nulla a che vedere.
    Se le mie parole, in qualche modo ti fanno sentire che l’uomo resta una certezza, che l’arte resta una certezza per l’uomo e che così si eleva l’anima verso qualcosa di superiore è questo che conta.
    E poi, corrisponde a quella invocazione:
    Coppiere!
    Mesci a profusione.
    L’arte è un fuoco e quel fuoco metti nel calice.
    Berremo fuoco.
    E di quel fuoco ci nutriremo.
    Il sangue resterà caldo.
    Il cuore pure.
    L’anima anche.
    Coppiere!
    Che sia rosso, e dolce sulla lingua, e scenda per la gola.
    Di quello ci nutriremo!
    Un bacio.
    Piero

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