PROFUMO DEL TEMPO PASSATO

photo by Pierperrone

photo by Pierperrone

Alle volte basta una canzone nelle cuffie, sulla strada, mentre torni a casa, la sera, e sei distratto, disattento, un poco svanito.
E’ un attimo, un attimo solo.
Da quelle cuffie ti prende qualcosa, ti entra dentro, s’appropria del tuo essere, si confonde con quello che gli occhi distrattamente sfiorano e, che, pure, continua ad avere il nome di vita, coscienza, realtà.
La tua, le tue.
Sono la tua vita, la tua coscienza, la tua realtà, sono loro, sono loro le tue condizioni di oggi.
Eppure, invece, da quelle cuffie il passato ti assale.
Tende il suo agguato nascondendosi sotto forme discrete, nascostamente, a tradimento.
Ti stringe alla gola come un pendaglio da forca, quasi volesse rapinarti di qualcosa che ti appartiene.
E poi, dopo averti tenuto in ostaggio per un tempo che sai contare, una canzone, due, tre, ecco, ti lascia andare, con un altro tradimento che non ti aspettavi…

E così, con qualche rimpianto, ti ritrovi solo per qualche via che al tramonto s’infila in un batuffolo di luce rosata.
E dalla gola, dove quel passato ti aveva stretto forte le mani, sale un groppo difficile da ingoiare.
Sarà l’effetto di quel tentativo di strangolamento fallito.
Ma poi, lentamente, mentre la musica sfuma, anche un altro sintomo si fa sentire inavvertitamente, e pensi che sarà una forma di allergia al tempo, una malattia endocrina, o da stress, una forma disadattamento, disturbi della polarità.
Il tempo che passa lascia queste tare.
Si tratta di una specie di liquida secrezione degli occhi, che comincia ad affacciarsi inaspettatamente mentre stai distratto e guardi, a volte, verso un orizzonte lontano che si tinge d’arancio o di rosa salmone.
Saranno quelle tonalità ad essere urticanti per l’anima…
Così cerchi di chiudere le imposte, per riparare un poco le tue finestre sempre spalancate, tanto quel mondo che stai vedendo così acutamente da pungere, nessun altro lo può vedere…

Poi, la musica, pian piano si spegne.
Oppure è la strada, che si spegne, dopo che ha finito di inerpicarsi nel giardino delle fate e si è allungata sul viale ferrato che porta verso la vita di tutti i giorni…
Chissà…
Ma ti resta nel naso quel particolare profumo.
Inconfondibile.
Lo riconosceresti fra mille.

5 thoughts on “PROFUMO DEL TEMPO PASSATO

  1. Piero, il tuo racconto ha qualcosa di profumato di un profumo buono.
    Di quando il tempo scivola intorno e la musica ti trasporta lontano, ci sono sensazioni che prendono forme improprie lontane da quella giovinezza ideologica.
    Un camminare a passo senza sapere lasciando che i piedi guidino un cuore distratto dai sogni e le speranze che inseguono l’aquilone del tempo.
    Con amichevole simpatia
    Francesco

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  2. Eh, sì Amico caro…a volte basta davvero solo una canzone, o poche righe di un libro riletto dopo tanto tempo, o un’immagine arrivata chissà come tra le pieghe della mente. Basta un niente davvero per rivederci mentre lanciavamo sassi alle stelle.
    Vedi, io mi ritrovo moltissimo in queste due canzoni che hai messo a cornice del tuo scritto e mi ritrovo anche in quello che scrivi. Ripensare a come eravamo credi sia inevitabile arrivati ad un certo punto della vita. E la disillusione che ben cantano Guccini e De Andrè, fa parte di noi, ora, più di quanto lo fosse nei giorni in cui li ascoltavamo, giovincelli e pieni di ideali. Si può negare questo? Io credo di no; anzi, se devo essere sincera, posso dire che quei testi ora li comprendo davvero a fondo, sulla pelle e nell’anima. Allora li comprendevo solo a metà forse…
    Si dice che arriva il giorno in cui tutti diciamo “ai miei tempi…” in cui ci sembra che i nostri giorni fossero molto migliori di quelli attuali e che questo è sintomo di vecchiaia galoppante. Può essere vero, probabilmente lo è, ma non credo che sia del tutto sbagliato pensarlo.
    Del tuo scritto mi ha colpito soprattutto questa frase
    “Così cerchi di chiudere le imposte, per riparare un poco le tue finestre sempre spalancate, tanto quel mondo che stai vedendo così acutamente da pungere, nessun altro lo può vedere…Lo trovo un finale dolce-amaro. Dolce perchè quel mondo, quello che sognavi, che pensavi di riuscire a realizzare lo vedi ancora. Amaro perchè c’è l’impressione forse, di essere rimasto l’unico a vederlo ed è un’impressione che spesso provo anch’io. Un po’ come il bambino del finale della canzone di Fabrizio, che smette di tirare sassi e si guarda le mani…
    Non so se è questo che volevi esprimere…ma questi sono i pensieri che mi hai suscitato.
    Un grande, grande abbraccio

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  3. Nel leggerti mi arriva quella musica e quel profumo che tanti anni fa erano il leit motiv della vita ed ora invece vivono nel profondo del cuore, più sentite, più comprese, diventate essenza intima del sentire….
    Quando la musica che ascolti incontra quella che hai dentro succede che il cuore si scioglie….

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    • C’è una chimica dei ricordi, che è messa in moto da impercettibili fenomeni che chiamiamo alle volte musica, altre volte profumo, o chissà. Ma è chimica, cioè materia, qualcosa di fisico, che prende il nostro corpo e lo porta a spasso nel tempo…. quella chimica ci tiene vivi, oggi e sempre. Oggi come allora. Sai, io non ci trovo troppe differenze tra oggi ed allora. Certo, le ossa, la schiena, il collo, i mille piccoli acciacchi, ma quelli sono l’età… invece è il tempo che batte dentro di noi, è quello che determina il nostro sentirci uguali a noi stessi o diversi… quelle canzoni mi/ci commuovono ora come allora… non sento differenza….

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