IL RE LUCERTOLA

Re lucertola (photo by Pierperrone)

Re lucertola (photo by Pierperrone)

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Un’avvertenza: dalla visualizzazione del post che ho effettuato dopo la pubblicazione ho rilevato molti malfunzionamenti della pagina, come inserti pubblicitari e lentezza nel caricare il sito da wordpress. Inoltre, nonostante abbia selezionato l’opzione apposita, i link caricati si aprono su questa stessa pagina, creando problemi nella lettura. Se i problemi continueranno a permanere, se non sono momentanei, se wordpress ha davvero l’intenzione di … scaricare i suoi affezionati clienti, beh, ne prenderemo atto. Vedremo.

Re lucertola.
Si faceva chiamare così.
Oggi, in tivvù, hanno trasmesso un documentario che riguardava la sua storia.
Era un istrione, un bimbo umbratile e capriccioso, un corvo dal piumaggio nero, una lucertola che strisciava cercando una via d’uscita dall’ansia esistenziale di una generazione irrequieta e sofferente.
Ma non è abbastanza.
Era uno di quei personaggi che hanno su di sè il compito terrificante di attrarre il destino di un’epoca intera, di farsene carico, come un novello Atlante, e come un gigante esausto, rimanere schiacciato sotto quel peso immane.
Nessuno può reggere a lungo il confronto col proprio Fato.
Le Parche, quando nasce un uomo così, stabiliscono la lunghezza del filo della sua esistenza in modo che non possa allungarsi più di tanto.
Fanno così perchè un uomo solo, foss’anche un titano, non ha forze bastevoli per reggere il mondo su di sè.
E allora, arrotolato il filo, corto come un guinzaglio, intorno al collo del Cristo del suo tempo, concedono soltanto breve tempo che basta a scolpire la storia con la sgorbia della fama eterna.
Non un colpo di più, che la fragilità della povera creatura mette pietà nel cuore di quelle Vecchie poste a guardia del destino degli uomini.
Affilate le forbici, tagliano al momento giusto quel filo, solo dopo che la povera creatura ha sofferto le pene di una vita concessa solo agli eletti.
Non è possibile descrivere le sofferenze di una vita così breve e intensa come quella di certi artisti.
Possiamo solo provare ad immaginare.
E pure, in questo sforzo, le ferite che lancinano le carni di quelle anime, non riusciamo proprio a raffigurarcele.
Non è il dolore comune e neppure quello terribile della Disgrazia, no, quello appartiene al lato comune dell’esistenza, anche quando l’accanimento, come in certi casi, pare proprio crudele.
Il dolore del Re lucertola, come quello degli spiriti sensibili che sono stati condannati al fuoco dell’arte, all’inferno terreno dei dannati, è il dolore dell’anima, quello che nessuno può descrivere e spiegare.
E’ un dolore che deve avere a che fare con il fuoco.
Me lo immagino per quel che posso.
Ma deve bruciare dentro in modo devastante, come un incendio dal quale non ci si può proteggere.
Brucia la voce, la vita, l’anima.
Lui, il Re lucertola ci ha lasciato in eredità quella voce graffiante e roca, calda come fiamma che arde.
E, più ancora, uno spirito indomito, ribelle, ipersensibile, quello di un’intera generazione che si è infiammata perchè ha creduto in qualcosa.
Veramente non so se dico il vero, parlando di generazione.
Forse, tra coloro che appartenevano a quella generazione, di giovani che nel 1971 morivano senza aver neanche compiuto i 30 anni non ce n’erano molti.
E neanche di torce tanto luminose, ce n’era abbastanza.
Forse la luce della fama che ancora oggi illumina il loro faro è solo il riflesso torbido della gola del drago chiamato dio-mercato, quella baluginante fiammella che occhieggia al guadagno facile ottenuto bruciando sulla pira funebre del commercio giovani eletti come il Re lucertola.
Loro lottarono contro quel drago anche se spesso ne furono sconfitti.
Almeno lottarono, ebbero il coraggio di farlo.
Oggi sembriamo ciechi, tanti ciclopi, Polifemi che non sanno fare altro che allevare le greggi mansuete che belano e muggiscono soltanto.
Eletti, forse, non ne sono nati abbastanza.
Forse non saranno mai abbastanza.
Forse gli eletti di oggi io non li so riconoscere: è il prezzo che devo forse pagare al mio tempo che fugge?
Non ho la risposta, no, la risposta non c’è.
Ma se c’è un fuoco che arde, io lo sento sulla pelle dell’anima.
Io sto di sentinella.
Non mi sento ciclope, non mi sono fatto pastore, neppure pecora o vacca.
E anche se oggi un Re lucertola, in fondo, mi metterebbe persino paura…
La mia anima, allo specchio, mi parla…
E con la sua voce roca e graffiante, mi dice che un Re lucertola è il redentore dei cuori, liberi e ribelli, che amano il fuoco.
Perchè quella fiamma che brucia è la vita.
E’ l’unica vita che vale la pena davvero d’esser vissuta.

Dopo questa lunga premessa, qualche elemento concreto, un pò di materiale.
Un paio di link per leggere la storia della band dei DOORS e di Jim Morrison, il Re lucertola di cui sopra.

http://it.wikipedia.org/wiki/The_Doors

http://doors.altervista.org/index.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/Jim_Morrison

Una “controstoria” interessante, non per le teorie da complotto militarista propagandate, ma per le notizie relative all'”engagement” nell’Amministrazione militare americana dell’ammiraglio Morrison, padre di Jim:
http://hugequestions.com/Eric/TFC/FromOthers/Death-of-Jim-Morrison-I.html

Un’intervista ai familiari di Jim, la sorella ed il padre: va guardato fino all’ultimo secondo, fissandosi negli occhi il dolore di un padre che, ammiraglio della flotta americana al largo del mare del Vietanam, mentre infuriava la guerra, aveva rifiutato il proprio figlio, ribelle, da vivo, per ritrovarsi un incolmabile vuoto dopo la sua morte prematura:

Infine, la voce della sua anima, impressionante ritorno di fiamma dal suo cuore presago:

10 thoughts on “IL RE LUCERTOLA

  1. Mitici Doors che col suo Re Lucertola hanno cercato di svegliare coscienze
    Purtroppo, Jim, non saputo ( o forse voluto) salvare sé stesso
    Oggi le coscienze sono annacquate e dormienti e quei pochi che hanno ancora lo stimolo di usarla, non vengono appoggiati e
    compresi
    Dove sei Anima del Popolo?…
    Grazie, caro Piero
    Bacioni
    Mistral

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  2. Hai proprio ragione, Mistral.
    Oggi le coscienze sono annacquate, dormono, o peggio, si … concedono per denaro agli angoli delle strade (ma quelle, le coscienze, non hanno l’attenuante della miseria a scusarle, sono diventate pubbliche meretrici e basta).
    Dove sei Anima del Popolo?
    Urlo insieme a te.
    Grazie a te!
    Un abbraccio,
    Piero

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  3. Conosco poco dei Doors, lo ammetto, qualche pezzo sì, l’ho ascoltato e mi è anche piaciuto(ricordo che li ascoltava molto mio fratello) ma non ho mai approfondito. il rock non è mai stato un genere che mi appassionava. Ma quel che mi preme di più è il tuo testo: ci sono anime diverse, è vero, anime che assorbono tutto in modo forse eccessivo e non sempre questo è una fortuna. Lo è per chi può godere delle loro creazioni, lo è anche per loro, perchè il momento creativo creda sia uno dei brevi attimi di felicità che la vita concede. Ma la loro anima ha bisogno di altro, di più, di tutto e non lo può ricevere perchè il mondo e la vita non sono fatti per dare tutto, per dare quello di cui queste anime avrebbero bisogno. E allora spesso queste anime cedono..
    Intorno i miti poi e in particolare intorno alla loro morte, nascono tante storie, leggende, supposizioni. Chi può sapere davvero cosa si celava dentro quell’anima, cosa davvero è successo… Se si potesse davvero sapere capiremmo molto di più di lui come persona e come artista e forse colmeremmo quel vuoto che aveva dentro…
    Lui era probabilmente solo un’anima “tutto” e quel che gli girava intorno: l’industria discografica, i fans, il successo, non era quello che voleva, non era quello che poteva colmare quel vuoto. Leggere le sue poesie nei concerti ed essere ascoltato. Non volevano ascoltarlo (questo dice la sorella se non sbaglio) Ecco.. questa è la dimostrazione più semplice e probabilmente più vera di quello che ho appena detto.
    E l’ultima frase del padre…

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  4. Si, cara Patrizia,
    gli Eletti sono fortunati ma hanno un destino che può sembrare crudele.
    Soffrono più di chiunque altro, ne sono certo, perchè vedono e sentono e provano a raccontare più di chiunque altro.
    E vedere ciò che gli altri non vedono, e sentirlo, mentre gli altri non possono sentirlo è la condizione ideale per un horror o per una maledizione psicosociale: provare a raccontarlo, poi, espone solo alla condanna più atroce.
    Ma, se quegli Eletti lasciano una traccia nel mondo – questo non sono sicuro che accada sempre, nel senso che non sono sicuro che ognuno dei tutti possa vedere quella traccia, ma, limitandomi a me, io si, la vedo, quella traccia – in quella traccia c’è il segno di quell’Infinito che loro hanno visto e toccato, almeno per un pò, per un attimo forse, forse solo per il tempo di un’intuizione fugace…
    Ecco, si paga a carissimo prezzo questo privilegio.
    Essere Eletti è questo.
    Jim ha pagato caro quel privilegio, ad un prezzo carissimo.
    Come altri.
    tanti altri.
    Troppi, sicuramente.

    Un abbraccio,
    Piero

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  5. Mentre leggevo e ascoltavo pensavo anche a Jimi Hendrix, a Jaco Pastorius, a John Bonham, a Demetrio Stratos ….. per me Dio li ha chiamati a se perchè aveva voglia di un bel concerto e per non aspettare troppo ha ordinato alle Parche di tagliare il filo.

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    • Si anche Janis Joplin e parecchi altri.
      Si, deve essere un vero “parterre de roi”, come si dice, o una “jam session” universale.
      … però, sai, una qualche esitazione a comprare il biglietto ce l’ho, amico mio…. non vorrei mi costasse caro!
      Un abbraccio, Paolone
      Piero

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  6. Sul computer ballerino come è il mio in questi giorni non mi era arrivata la notifica di questo post.
    Lo devo gustare con calma perciò ora vado a preparare a cena e tornerò dopo….. 😀

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