CAREZZE DI UN POETA

Rilke ritratto da Leonid Pasternak due anni dopo la morte

Rilke ritratto da Leonid Pasternak due anni dopo la morte

E’ da un pò che non rileggo queste poesie di Rainer Maria Rilke.
Stasera mi è venuta voglia di dissetare la mia sete alla sua sorgente.
Sai, quelle volte che hai sete e non sai bene con cosa saziare quell’appetito che non si vuole spegnere?
D’estate capita ancora più spesso.
Anche se questa estate non è di quelle torride e afose.
E la sete, quindi, non è un fuoco che non si può spegnere.
Ecco, stasera, qui, seduto, sul mio divano rosso, la mente spazia di qua e di là.
Si sono aperte le porte davanti ai miei occhi e lo sguardo spinge l’anima sempre più lontano.
Sarà il desiderio di partire.
Sarà l’idea che senza andare non si può vivere.
Andare.
Andare, si può, sempre.
Anche senza muoversi fisicamente dal proprio posto.
I bambini dono viaggiatori straordinari.
E i poeti.
Hanno lo stesso dono, poeti e bambini, essere viaggiatori straordinari.
Dinanzi a loro non vi sono porte, pareti, cancelli, confini che possano trattenerli.
Non sono state ancora forgiate le catene per tenerli legati…

Rilke, allora.
Le sue poesie.
La prima.
L’immagine che si presenta spesso agli occhi di chi viaggia.

LA CATTEDRALE.
In quelle piccole città ove in cerchio vecchie case
stanno come baracche di una fiera accovacciate,
chi di lei con spavento s’accorge, all’improvviso
chiude le sue botteghe e intento e muto,
tacendo i gridi, fermatisi i tamburi,
tende in alto le orecchie alla sua voce -;
mentr’essa, sempre calma dentro il vecchio
panneggio dei suoi contrafforti si erge
e delle case nulla sa:
n quelle piccole città si vede
come le cattedrali eran cresciute alte
sul mondo circostante. Il loro sorgere
tutto sopravanzava, come cose
troppo vicine all’occhio sempre eccedono
l’orizzonte della nostra esistenza,
quasi non accadesse altro e il destino
fosse quello che in loro oltre misura,
pietrificato per durare, cresce;
non ciò che è in basso nelle oscure vie
attinge al caso e porta un qualche nome
come il bambino porta il verde e il rosso
del grembiule ed altra tinta che si trovi.
Allora in questi bassi c’era nascita,
impeto e forza erano in quell’ascendere
e ovunque amore come pane e vino,
e ai portali le voci del lamento amoroso.
Esitava la vita al suon dell’ore e nelle torri
che colme di rinunzia a un tratto più
non ascendevano, c’era la morte.

E poi un’altra.
Solo un’altra, questa.
Di più profonda intensità.
Ma comunque la poesia di un viaggio, se vogliamo, oltre il limite, oltre ogni limite, oltre la volonta ed ogni volontà, foss’anche la volontà di un Dio.
Perchè, anche se è estate, e d’estate l’idea di viaggiare è troppo legata agli stereotipi dell’andarsene liberi per il mondo, alla Jack Kerouac, tanto per dire, sullìon the road che porta verso i limiti dell’orizzonte, anche se è estate, non dobbiamo dimentiacare che viaggiare è anche altro, è cercare l’avventura, o trovare l’insolito.
Non si viaggia solo da turisti, con mete, destinazioni e ripari assicurati da polizze tuttocompreso.
Più spesso si viaggia perchè non si può fare a meno di andare.
La vita è il nostro grande viaggio.
Dove, da dove, verso dove… andiamo?
Ed un poeta sa anche di più.
Il viaggio può andare anche “contro”.
Può essere un’esperienza pericolosa, dolorosa, involontaria.
Il viaggio dei vagoni blindati di Auschwitz sono un’immagine di quei viaggi senza prenotazione senza ritorno.
E come quei vagoni piombati, ci sono ancora oggi viaggiatori costretti addirittura in celle con pareti vaste come il cielo, ma non per questo meno prigionieri, meno perseguitati, meno predestinati.
Ed anche questa idea di viaggio non basta a qualche poeta.
Perchè si può andare ancora oltre.
Oltre le le leggi di natura.
Ci si può trovare, andando, viaggiando, peregrinando per i sentieri della vita, anche di fronte all’impossibile, al disumano, all’empio.
E cosa c’è di più impossibile, più disumano, più empio che violare le leggi che la natura ha imposto a sè ed a noi?
Cosa c’è di più tremendo che violare le leggi che l’eterno custodisce come la reliquia più sacra dell’esistere, del vivere, dell’andare?
Ecco, allora, che il poeta sa che anche il Dio, di fronte a questo peccato mortale può esitare, può dubitare, può dolersi e soffrire.
Ma il destino di un Dio è senza pietà.
Deve agire senza che neanche il Fato possa fermare il suo passo.
E quel giorno, il Dio che andava per la terra di Galilea, sentendo intorno a sè il dolore ed il pianto, deve peccare contro se stesso!
Mai, un viaggio potè avere conseguenze più tremende.
E solo un poeta poteva cogliere quell’attimo.
E lenire, con le sue parole, con il suo compatimento, la solitudine e il dolore del Dio.
Così, quel Dio, nel suo viaggio senza ritorno, ha trovato dinanzi a sè, oltre al peccato, anche la pietà.
Ecco.
Così. Tanto per dire del viaggio…

RESURREZIONE DI LAZZARO

Dunque, era necessario per questo e quello,
perché volevan segni che gridassero.
Ma lui sognava che a Marta e Maria bastasse
Capire che poteva. Ma nessuno credeva,
tutti dicevano: Signore, che vieni a fare ormai?
E si avviò, per compiere sulla natura quieta
Ciò che non è consentito.
In collera. Gli occhi quasi chiusi,
chiese del sepolcro. Soffriva.
Parve loro che il pianto gli colasse,
e lo seguirono in folla curiosa.
Gli pareva tremendo, camminando,
una prova dall’azzardo spaventoso,
ma d’un tratto divampò in lui
un alto fuoco: rivolta
contro le loro differenze,
il loro esser morti e esser vivi.
E fu ostilità in tutte le membra
Quando comandò roco: alzate la pietra!
Una voce gridò che il morto era putrido
(il quarto giorno di sepoltura) – ma lui
S’ergeva teso, invaso da quel cenno
Che montava in lui, e pesante,
pesante gli sollevava la mano – (mai
una mano si levò di più e più lenta)
finchè s’arrestò, rilucendo nell’aria;
e lassù si contrasse, divenne artiglio;
chè l’orrore lo assalì che per la cripta,
da cui l’aria era figgita,
tutti i morti tornassero là
dove qualcosa, con moti di larva,
s’ergeva da quel suo giacere – –
ma poi una cosa sola stette sghemba nel giorno,
e si vide: l’indistinta vaga vita la riprendeva
in sé.

8 thoughts on “CAREZZE DI UN POETA

  1. Trovare stamani questo post è stato l’inizio di un viaggio, un viaggio all’indietro nella mia storia.
    Mia madre era innamorata delle poesie di Rilke e mi ha fatto innamorare di lui fin da bambina.
    Io, fin da piccola, assetata di storie, di vita, di musica e di poesia….
    Quando il mio treno ha bisogno di una scossa per ripartire, perché troppo spazio ha lasciato alla pigrizia, arriva una “strana coppia” a risvegliarmi: Rilke e Turoldo.
    La resurrezione di Lazzaro, così cruda e intensa, mi ha subito richiamato alla memoria questa di Turoldo:

    E PURE TUO FIGLIO

    E pure il tuo figlio
    il divino tuo figlio, il figlio
    che ti incarna, l’amato
    unico figlio uguale
    a nessuno, anche lui
    ha gridato,
    alto sul mondo:
    “Perché…!”
    Era l’urlo degli oceani
    l’urlo dell’animale ferito
    l’urlo del ventre squarciato
    della partoriente
    urlo della stessa morte:” Perché””.
    E tu non puoi rispondere
    non puoi…
    Condizionata onnipotenza sei!
    Pretendere altro è vano.

    (David Maria Turoldo)

    Buon giornata Pietro!

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  2. in fnodi anche Turoldo si pone gli stessi problemi di Rilke.
    Fausta una rispostamigliore te la darò quando ritorno a Roma. Adesso stiamo un poco in giro. Matera e Lecce… A presto. Un abBraccio. Piero

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  3. Straordinario tema quello del viaggio e hai ragione Amico mio, la vita è il nostro grande viaggio e nel viaggio ci si può perdere per poi ritrovarsi o perdersi per sempre, si può ridere e piangere, stupirsi ed annoiarsi. Ma noi tendiamo sempre verso una qualche meta, immaginaria o reale, piccola o grande, poco importa.
    L’andare fa parte della nostra natura, fisicamente o con la fantasia, a seconda del carattere di ognuno. Siamo così “irrimediabilmente viaggiatori da immaginarne uno anche dopo l’esistenza. (Della Divina Commedia ne vogliamo parlare?🙂
    E se così fosse, se davvero ci fosse un viaggio dopo, una meta da raggiungere, sarebbe definitiva? L’approdo finale? E come faremmo poi…ad assecondare la nostra natura di viaggiatori? Cambieremmo natura probabilmente…
    “u signor…vedi un po’ a cosa mi fai pensare…proprio io…🙂

    Su un’altra cosa hai ragione:per i bambini ed i poeti “non vi sono porte, pareti, cancelli, confini che possano trattenerli.

    “Non cercate di prendere i poeti, perchè vi scapperanno tra le dita” (Alda Merini) :-))

    Buon viaggio Amico caro…e Buona Poesia

    “Non cercate di prendere i poeti, perchè vi scapperanno tra le dita” (Alda Merini) :-))

    “Non cercate di prendere i poeti, perchè vi scapperanno tra le dita” (Alda Merini) :-))

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  4. Ciao Piero, sono in viaggio, in questa fresca estate. Anche ieri ha piovuto, tutto il giorno, tv in lingua croata che fa riscoprire il silenzio🙂 con l’orto giardino a mettere in mostra fiori bagnati e gocce appese alle foglie di palma. “Ma che stai a fotografare le nuvole?” mi dice mio padre e dopo un po’ comincia a vedere anche lui forme animali che si inseguono in cielo.
    Di poesia bisogna contagiarsi.

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  5. Eccomi già di ritorno.
    Bel giro, posti bellissimi e a vario titolo, per me, importanti… poi caricherò le foto (devo lavorarci sopra, ma lo farò… ho avuto, ne frattempo un incidente ed ho perduto delle foto, quelle di Matera… sono disperato… … insomma, beh, me ne farò una ragione…) e spigherò meglio. Peccato solo che sia durato così poco… ma si sa, le vacanze durano sempre troppo poco…
    Beh, risponderò a tutti, domani però.
    Stasera sono un poco rinco…
    Un caro saluto
    Piero

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