DANZA MACABRA

Il fatto quotidiano: Aereo caduto, corpi stipati in treno.
Il fatto quotidiano: Aereo caduto, corpi stipati in treno.

Non senti il tanfo acido della morte,
ora, qui, proprio dentro al tuo naso?
Non senti il piacere acre della morte
che gioisce mentre qualcuno ora muore?
Danza, ballerina senza pudore, la danza
dei sette veli, e godi, nuda, la scena!
Ai tuoi piedi, l’umanità implora piacere,
orgasmo, e la putrefacente dissoluzione.
Stiamo assisi al sacro desco sacramentale
mentre giungono da ogni dove urla e pianti.
Muti, ciechi e storpi, senza nome stanno
i corpi dilaniati. Non senti il tanfo?
Qua, nel vagone, pronti per il viaggio,
stipati estremamente: una folla siamo,
tutti.

Questi sono i miei poveri tentativi di circoscrivere in poche parole l’indicibile.
Il totem del silenzio, muto testimone, rischia di essere un’omertosa copertura.
Indifferenza, rimozione, complicità. Tuttavia non esistono parole per dire altro.
Il sentimento si contrae in pietra, il cuore si distrae, e cambiamo canale alla TV.

Ho scelto l’immagine del vagone che sta cullando i morti innocenti e inutili del volo malese abbattuto nei cieli dell’Ucraina perchè richiama alla mente altri vagoni piombati, altre morti innocenti e inutili, altri volti del male, altre messe in scena della ballerina nuda, altre condanne, altre parole vuote, altre lacrime, altro dolore, altra morte, altre e altre colpe senza colpevoli e colpevoli senza colpe.
Quel vagone porta in grembo i corpi di donne, uomini, vecchi, bambini, ricchi, poveri, cristiani, mussulmani, ebrei, bianchi, neri, maschi, femmine, padri, madri, figli, fratelli, sorelle, e di ogni altro genere, tipo, colore, credo, costumanza, ideale, fede, tempo o latitudine.
Quel vagone è come i muri di separazione: un assurdo tentativo che dimostra solo la vanità della presunzione dell’uomo di poter prevalere sull’uomo, di poter battere la morte con la morte, di poter vincere con l’arma della fine del tempo la guerra contro il tempo eterno.
I vermi, invece, si mangiano i corpi delle vittime come divorano i corpi degli assassini.
Così, il tempo consuma i muri, allo stesso modo come consuma i corpi dei morti.
Sarebbe bello se, nell’aldilà, si rincontrassero, vittime e colpevoli, per una volta senza sangue nelle vene e senza più paura della morte.
Sarebbe bello leggere negli occhi degli assassini la cocente delusione di ritrovarsi sulla stessa barca di Caronte.
E sarebbe bello leggere negli occhi delle vittime la compassione per l’abisso di disumanità in cui gli assassini si sono persi.

6 pensieri riguardo “DANZA MACABRA

  1. Giorni tristi questi, Amico mio, altri giorni ancora una volta. Li vediamo e poi ci sono quelli che non vediamo, che non sappiamo. Non ci resta che piangere…e sognare…

    Oltre il mio e il tuo,
    oltre l’io corroso,
    con ali di vita,
    di terra una
    e sassi
    e nuvole
    e cielo.
    Oltre gli dei,
    liberi,
    finalmente.

    P.S. Un regalo per te, nato ed incartato adesso adesso, sull’onda dell’emozione delle tue parole
    Grazie
    Un abbraccio

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  2. Mia carissima Patrizia,
    Grazie!
    Non ho parole molte.
    Bastano i nostri cuori.
    Battono sulla stessa lunghezza d’onda.
    Siamo almeno in due: non solitudini, quindi, ma comunità.
    Se si allarga la nostra comunità il mondo sarà migliore.
    Lo sai, è per questo che questo spazio virtuale porta il nome che si porta.
    Ed è così che da spazio virtuale diventa realtà dura e pura.
    Piccola e riservata.
    Ma vera.

    Un abbraccio stretto stretto,
    Piero

    P.S. … oltre gli dei,
    liberi,
    finalmente.

    Si. E’ così.

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  3. Caro Piero, il tuo cuore è un cuore umano, la tua anima è ancora più umana
    E anche coloro che amano la musica della Signora in Nero e ballano al suono di mitraglie e bombe cancellando vite altrui: hanno cuore e anima, ma sono marci dal verme dell’ Inumanità che anche le bestie possiedono
    Grazie, carissimo
    Un caro abbraccio da Mistral

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  4. Grazie a te, carissima Mistral.
    Il verme dell’inumanità rode, tarla, consuma, svuota, l’anima del legno storto dell’umanità (così fu perfettamente definita da un vecchio uomo filosofo e sagio, in un libro che non sono mai riuscito a leggere).
    Resta il vuoto, quello morale, civile, politico che i morti innocenti denunciano ormai muti e senza voce.
    E quello dello sgomento, che ci ammutolisce, ma non ci sconfigge.

    Un abbraccio,
    Piero

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  5. Leggo e rileggo le tue parole perché è come se tu avessi letto il mio cuore.
    Questo è un tempo pesante, opprimente, che grava sul corpo e sullo spirito e non so più se la mia stanchezza è colpa delle gambe che faticano a muoversi o del mio cuore che si sente addosso tutto il male del mondo.
    Eppure non mi do per vinta…. accolgo il mondo in un abbraccio e continuo a sperare che dove cadono lacrime vere si possano riaprire gli occhi di quella umanità che è persa.
    Nella sincerità e verità delle tue parole e in quelle dei tuoi amici trovo quiete….

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  6. Cara Fausta, è il tempo opprimente, si, come questa strana estate che sembra una bomba pronta a esplodere.
    Il mondo ha tante micce accese e ogni momento i tiggì ci mostrano il punto esatto dov’è giunta la fiammella.
    E solo grazie all’indifferente distrazione di chi ha altro da fare che quelle micce non hanno ancora dato fuoco alle polveri.
    Siamo con la pancia piena e non ci interessa se gli innocenti muiono.
    Loro hanno sempre qualcosa da chiedere, qualcosa di cui accusarci.
    E’ meglio se qualcuno se li porta via, come zanzare moleste.
    E adesso, anche i turisti in volo a prezzi salati si sono messi a strepitare per far notare a tutto le loro morti orribili.
    Finalmente li hanno piombati in un vagone, così potranno tacersi per sempre!
    Qui da noi, sotto il mio ufficio, i grandi tribuni della civiltà romana hanno chiesto udienza al re.
    Vantano il diritto di fermare qualunque brandello di storia, anche se sdrucito e scolorito.
    Loro, con la sotria, non hanno alcuna dimestichezza.
    E temono soprattutto la cronaca, quella nera, in primo luogo…
    Si, pesano le gambe, oppresse dal pesante abbraccio di questo mondo stanco.
    Ma è tempo di vacanze.
    Pensare al mare è la migliore medicina per questi mali.
    Passerà l’estate e con l’autunno tutto si aggiusterà.

    Un abbraccio (e scusa la mesta risposta, ma oggi sto un pò così)
    Piero

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