ROSA SFIORITA

photo by Pierperrone
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photo by Pierperrone
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Ho fatto foto alle rose
al roseto profumoso di rose.
Ho fatto foto alle rose
passate, ai petali secchi,
stesi in un letto di terra
pietroso.
Ho fatto le foto alle rose
prima che il serale soffio
ventoso suonasse malinconico
l’ultimo valzer della milonga,
là, dietro l’ultima aiuola
sfiorita.
Ho fatto foto alle rose
al roseto, alle morte rose
che delle rose odorose ancora
il nome si portano appeso,
memoria dolente e sfiorita
bellezza.
Ho fatto foto alle rose
sospese in quell’ultimo soffio.
Rose appassite. Come il vecchio,
là, stanco sulla panchina.
Ramo rugoso di spine. Rosa
sfiorita.

P.S.
Non ho scritto questi versi per cantare, come si dice, la malinconia d’un pomeriggio che malinconico non poteva essere, certo, in un posto incantevole come il roseto di Roma.
Non ho scritto questi versi neanche per il motivo che al roseto di Roma ho visto davvero quel ramo rugoso che stancamente stava seduto sulla panchina dinanzi alle rose e, spento lo sguardo dalla cupa malattia che annienta il mondo circostante, come povera rosa appassita, aspettava muto qualcosa, forse l’ultimo soffio del vento della notte infinita.
Ho scritto, invece, questo piccolo canto perchè me lo ha chiesto la storia del roseto di Roma, antica terra che ha accolto prima il tempio di Flora e poi ha avuto cura dei morti ebrei romani.
Epifania della natura e parusia della morte.
Rose carnose e morte rose appassite.

(storia del roseto di Roma)

Ho scelto con cura, scartate le rose fiorite, nude e carnose, le rose svestite dell’età del rigoglio.
Le ho scelte fra quelle che mostravano impudicamente quella certa età morta dei fiori appassiti.
Meglio, i petali scevri d’ogni pudore di mostrarsi come pasto di vermi e formiche.
E, mirata bene la luce, ho scattato le foto.

Poi, mentre uscivo dal roseto ho incrociato lo sguardo nascosto sotto le palpebre del vecchio ramo rugoso inclinato sulla panca e m’è parso di vedervi brillare un bagliore ancora di vivida luce.
Forse era l’ultimo riflesso del sole prima del buio della sera.
Oppure la rosa non era ancora del tutto appassita?

6 pensieri riguardo “ROSA SFIORITA

  1. i fiori secchi, e le rose, in particolare, sono una specie di capolavoro a cui molti cuori sensibili si dedicano con molti sforzi e attenzione.
    Ho letto delle poesie, o forse delle pagine, che parlano delle rose secche, dei fiori conservati e preservati dal tempo, come mummie, diciamo così, pagine belle, che però ricordo a mala pena.
    Chissà, forse mi verrà in mente dove le ho trovate…
    A ora perchè non conservi più i petali di fiore fra le pagine dei tuoi libri?
    Io “colleziono” cartoline-segnalibri, quelle che si trovano in giro come pubblicità di qualsiasi cosa.
    Mi piacciono tanto, alcune sono bellissime. le ho raccolte anche all’estero, in giro.
    Pensavo proprio in questi giorni, ne ho prese alcune anche in questo fine settimana brussellese, che devo metterle un poco in ordine, passarle al computer e farle vedere un poco in giro, sul web.
    Un abbraccio,
    Piero

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  2. Non so mica perché ho smesso…. non credo che ci sia una scelta precisa, dovrò ricominciare! Mi incuriosivano tanto i fiori, le vignette, i santini che trovavo nei libri di nonna e mi immaginavo chissà quali strie….. magari potrei dare qualche spunto ai miei nipotini!!!!!

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  3. si, ecco, Fausta. perchè in queste collezioni un pò così, non paranoiche, piccole manie quotidiane, c’è qualcosa che coinvolge la memoria di sè tramandata agli altri, non importa chi.
    Piero

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  4. Bella questa poesia! Mi piace proprio tanto, così piena di tenerezza… Te l’ho detto ancora mi pare, in un’altra occasione, che quando cambi tono o registro o non so cosa sia davvero, mi piaci ancora di più. In questi versi ho come l’impressione che ci sia nascosto un qualcosa di te, che forse per pudore o per qualche qualche altro motivo tu temi di mostrare e invece dovresti farlo più spesso, secondo me. E non mi riferisco tanto al soggetto che hai scelto, la rosa, sarebbe troppo riduttivo, C’è dell’altro, qualcosa che sta proprio lì, dentro di te.
    Un abbraccio

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  5. Cara Patrizia, le tue parole sono molto dolci, e te ne ringrazio.
    Forse non c’è timore di mostrare, da parte mia, parti nascoste del mio “me”: forse è che quella parte di me gioca semplicemente a”nascondino”.
    Si mostra e si nasconde, a te, come a me.
    Ma è così bello quando me lo dici, cara amica mia, che spererei sempre di sapermi mostrare così…
    Ma ovviamente lo so, siamo come siamo… e quel gioco al nascondino è il fascino della vita, che ci fa scoprire aspetti della nostra esistenza (il nostro tempo, il nostro giorno, e anche il nostro essere) differenti ogni volta, ci lascia aperti alla sorpresa, pure alla meraviglia, certe volte.
    Un bacio, Pat.
    Piero

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