I MAGGIO

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photo by Pierperrone

Oggi è il giorno del lavoro.
Del lavoro e della fatica.
Il lavoro che diventa licenziamento.
Il lavoro che si mischia alla morte.

Lavoro e non lavoro…

Oggi è anche giornata di celebrazioni, manifestazioni e soprattutto di tanti discorsi…
Rumori fastidiosi che confondono e nascondono ogni verità.
Credo che la retorica, in giornate “memorabili” come queste, più che inutile, sia pericolosa: non esiste veleno peggiore per la coscienza.
Niente parole, allora.
Diamo la voce al Lavoro.
Anche così, certo, non è facile evitare pericolose scivolate retoriche o celebrative…
Allora, facciamo così, mettiamo i fatti in… scena, scena musicale, che mi piace tanto.
Si.
La realtà del lavoro.
Quella che è più vera.
Almeno secondo me.
E allora, via.

Il lavoro e la speranza, migranti di tutto il mondo in tutto il mondo:

Il lavoro e la fatica:

Il lavoro e il licenziamento:

Il lavoro e la morte:

Lavoro e non lavoro:

E, infine, per rimettere d’accordo lavoro e parole:

BUON PRIMO MAGGIO !

4 thoughts on “I MAGGIO

  1. Hai ragione, la retorica è sempre dietro l’angolo e ancora di più fastidiosa quando viene usata volontariamente.
    Stamattina cercavo qualcosa da mettere sul blog.non sapevo bene cosa… Ti dirò, ho ascoltato canzoni, quelle bellissime canzoni che anche tu hai scelto, straordinarie…eppure mi facevano uno strano effetto, come se quel passato, quella forza, quella determinazione e consapevolezza che esse esprimono, fossero diventate un ricordo, qualcosa che non c’è più, un respiro che si è fermato. So che tu non sarai d’accordo con me, ma io non le sento più oggi, non sento più quel respiro. Mi sento come in prigione: ho creduto e credo in qualcosa che non so più cosa sia; un ‘utopia che reca in sè, proprio in quanto tale, la certezza della non – realizzazione o un fallimento che ha lasciato scie di emozione dentro di me, bellissime scie, ma pur sempre un fallimento…E non so più da che parte girarmi, ovunque guardo, vedo il vuoto…
    Cia Amico caro. Un grande abbraccio.

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  2. Cara Patrizia,
    quello che senti tu, purtroppo, è quello che sento anch’io. Il purtroppo sta in quel velo di malinconica distanza che ci allontana da quel tempo, da quei ricordi, da quei valori.
    E’ naturale, normale, credo, che sia così.
    Il tempo cambia.
    La storia va avanti.
    Niente resta uguale e tutto muta e si trasforma.
    Tutto.
    Ma il processo della trasformazione è qualcosa di diverso dall’annientamento, dalla cancellazione, dalla distruzione.
    Quelle cose in cui credevamo, quei valori e quegli ideali, si, si sono trasformati.
    E non si riconoscono più tanto bene.
    Sono invecchiati, in qualche modo, come noi. Scusa, come me!
    Ma non erano parole al vento, quegli ideali.
    Non erano speranze vuote.
    Non erano sentimenti di carta, estetismi morali, massaggi perbenisti alla coscienza.
    No, mia cara Patrizia.
    Erano cose concrete.
    Lo “sfruttamento” che volevamo combattere non era un’invenzione, una finzione, una menzogna ideologica.
    Io lo sento sulla carne di mio figlio, che è anche la carne mia.
    La scuola che non è più libera e di tutti, ha rubato due anni alla sua preziosissima (per me e per lui) vita, due anni nei quali avrebbe dovuto volare come un’aquila, alta e lontano.
    Il tentativo di trovare un lavoro ha fruttato una precaria occupazione, benedetta come parentesi… emostatica, ma estremamente dura come lezione di vita.
    Dura e utile.
    Lo sfruttamento esiste, come no, certo che esiste!
    Rubare la vita ad un giovane – e bada, ti parlo di lui, mio figlio, solo perchè voglio essere vero, pratico, materiale, ma riferisco, tramite lui ad un’intera generazione, ad una società nella sua completa vastità – rubare la vita ad una persona per pochi spiccioli e senza un futuro, è sfruttamento.
    Senza ulteriori aggettivi.
    Solo che oggi non si riesce a lottare contro lo sfruttamento (e leggi questa parola nel suo senso più vasto, lato, nella sua dimensione più politicamente aperta), perchè …
    Le ragioni sono tante, non starò qui a tentare di spiegarle.
    Anche se so che è questo fatto, questa lotta negata, a darci la malinconia di cui stiamo parlando.
    Però, di una cosa sono certo, amica mia.
    Certo come posso essere certo che sono al mondo.
    Ed è che niente può fermare la storia.
    Le dinamiche dello sfruttamento e della lotta contro lo sfruttamento non sono legate alle epoche del passato, ma sono scritte nel sangue degli uomini.
    Non ci sono leggi immutabili, rapporti di forza sociali e politici statici, lotte che finiscono.
    Da sempre, l’uomo lotta contro il suo destino.
    Da quando ha scelto/inventato Prometeo come suo epigono, che si è scagliato addirittura contro le proibizioni divine. O Eva, che ha ceduto alle lusinghe della conoscenza.
    Le catene con le quali Zeus ha fatto legare Prometeo al monte Caucaso, la spada infuocata con cui l’Angelo ha compiuto la missione di cui era stato incaricato di gettare nel mondo il destino degli uomini, stanno a testimoniare che fin da allora, fin da sempre, l’uomo si trova nella condizione di dover cercare di spezzare le sue catene.
    Alle volte le sue forze ed i suoi tentativi riescono vittoriosi.
    Altre volte, vengono frustrati.
    E’ l’onda della storia, anzi, della Storia.
    Noi abbiamo visto la cresta dell’onda.
    Ci siamo saliti su e da quell’altezza immensa abbiamo salutato Eva e Prometeo.
    Cercando di aiutarli.
    Oggi non possiamo dimenticarlo. Questo non riusciamo a farlo. Dimenticare.
    Tanto basta.
    E’ sufficiente che continuiamo ad essere testimoni.
    La Storia, domani riattizzerà le braci che covano sotto le ceneri del tempo e metterà il fuoco nelle vene delle generazioni future.
    Sta scritto così nei geni del sangue dell’Uomo.
    Non sono io a dirlo.
    Io posso solo scegliere le parole sbagliate.

    Un caro abbraccio.
    Piero

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