26 APRILE

GUERNICA - Pablo Picasso
GUERNICA – Pablo Picasso

26 Aprile.
Un giorno uguale agli altri.
Sabato mattina.
Oggi.
Sole tiepido, sbadigli, il tempo, piano, va.

26 Aprile.
D’improvviso sprofonda, il tempo, là, nell’ombra.
Ogni giorno, accade, mi dice, decrepito, ritorto su sè stesso.
Ogni giorno sprofondo in un vortice e gli uomini ritraggono lo sguardo.
Spaventati e ciechi. Ammutoliscono.

26 Aprile.
Guardo.
Con gli occhi attenti, guardo.
Mi do coraggio.
Indago.

26 Aprile.
Nel vortice sprofonda lo sguardo mio, nell’abisso oscuro.
Dove rutilano i giorni intorno a me, i mesi e gli anni.
Mi premono sul petto e quasi mi spezzano il respiro.
Si confondono, negli occhi miei, racconti e fatti.

6 Aprile.
Si confondono, col tempo che fugge indiavolato, le stupide stagioni.
E i fiori, che con esse germogliano e poi muoiono.
E’ la vita, che nasce con la morte attaccata al fianco.
Non la può lasciare andare.

26 Aprile.
Spuntano, i fiori, dalla terra bagnata di rugiada dolce.
Miele d’amore profumato.
Spuntano anche dalla terra ebbra di sangue, maledetti.
Volgari e indifferenti, figli d’un grembo che si concede a tutto.

26 Aprile.
Mattine di sole e pomeriggi bagnati dalla pioggia.
Vapori e tepori, e nubi e sogni.
Cristalli luccicanti, e stridule luci.
Pioggia, porta la vita, e una pesante lastra, vasta e mortale.

26 Aprile.
Mille e mille giorni senza memoria.
E poche, dolorose eccezioni al nulla.
Giorni distratti e giorni di vedetta.
Nuvole e cavalloni che si rincorrono.

Giocano?

Fanno sul serio?

In questo giorno, il 26 Aprile, accade questo. Io ho provato a raccontarlo.
Ognuno può, come sa.
In questo giorno, il 26 Aprile accadde anche questo. Provo a ricordarlo.
Ognuno può, come sa.

26 APRILE 1937
http://www.youtube.com/watch?v=kYpYlzfkPss

26 APRILE 1986
http://www.youtube.com/watch?v=6pNclc_o2HY

4 pensieri riguardo “26 APRILE

  1. Il tempo passa veloce e quasi non ce ne accorgiamo se non quando ripensiamo a fatti ed eventi che abbiamo vissuto, fatti che ci hanno portato sgomento e domande e paura. Fatti che sembravano ed erano molto più gravi di quanto ci fecero allora intendere pur nella gravità delle comunicazioni. Cosa sappiamo veramente, ancora oggi su quali siano state, sono e saranno le conseguenze? Ma il tempo diluisce anche i più grandi dolori e le più grandi tragedie, ottenebra la memoria e la ragione, tanto da non farci tremare davanti all’uguale tragedia molto più recente. Chi ne parla più? Chi ci dice la verità? E il tempo passa…e noi ne sentiamo il peso, ogni volta che pensiamo a ciò che è stato, a ciò che è, a ciò che sarà…
    Un abbraccio e buona domenica

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  2. Mia cara Patrizia,
    il tempo passa, come dici tu.
    Con il tempo scorre la vita.
    Dimenticarsi la vita che si è vissuta è come essere morti senza saperlo.
    Oggi, la memoria si è fatta molto corta, ipocritamente, per fingere di dimenticare, per potersi arricchire, per poter sfruttare, per poter rubare ed usurpare il tempo che si vive nell’oblìo.
    Questa memoria corta mi fa rabbia, e m’inquieta.
    E’ un alibi per compiere i più turpi delitti, per uccidere i valori, depredare gli ideali, violentare le coscienze…
    Anche se la memoria da sola non basta a tenere in vita valori, ideali e certezze, almeno noi facciamo lo sforzo di essere vivi.
    Questa è la nostra resistenza, la nostra lotta, la nostra rivoluzione.
    Sarò un nostalgico dei valori e degli ideali che oggi non si usano più…
    Oppure sono solo come un agricoltore, umile e sporco, che semina quando è freddo, inzaccherandosi di fango…
    O sono tutte e due le cose…

    So che anche tu sei come me, amica mia, per questo ti voglio bene.
    Piero

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  3. Cara Fausta,
    noi possiamo ricordare e dare alla memoria valori e ideali, come se ciò avesse un senso, come se servisse a dare un senso ed una direzione al futuro, al tempo che viene dopo.
    Non so se abbiamo ragione.
    In parte sento di si.
    Ma quando vedo la terra fiorire nel luogo dove una volta s’è sparso il sangue, dove ha pascolato la morte, beh, allora capisco la vacuità del sentimento morale…
    Poi, ci sono posti dove anche la natura viene mutilata, come a Chernobyl, in modo permanente. E se non è permanentemente, almeno, anche la natura, in certi luoghi, deve fare i conti con le sue ferite, con le sue cicatrici, con la sua memoria.
    E ci troviamo qualcosa che ci accomuna, noi e la natura, in quei luoghi dove, come scrivi tu, “Spuntano i fiori bagnati da tante lacrime amare…. dolore che si acquieta ma non ha fine…” .
    Il dolore sconfinato – dolore morale, etico, politico, non fisico o corporeo – ha questo, che raccorda il tempo eterno di quella natura e la coscienza universale, come se creasse una legge morale al di sopra di ogni cosa transeunte.
    Una legge morale che sta scritta nel DNA di ogni cosa del creato.
    Forse, scoprire che anche il creato soffre per mano dell’uomo, e per questo, si sottomette ad una legge morale – oppure la impone, con forza impetuosa, non so – ecco, sentire che siamo una cosa sola, noi e il tempo che scorre, mi acquieta un pò.
    Non perchè quel dolore indelebile sia “un mal comune” che consola, ma, al contrario, perchè è una voce che urla il suo dolore, la sua rabbia, la sua sete di giustizia.
    E non si può fare a meno di udirlo, quel grido.
    Poi, ognuno, secondo la propria coscienza, reagirà a suo modo.
    Ma il richiamo “alla lotta” è chiaro, forte, udibile da tutti.
    Nessuno può far finta di niente.

    Solo, che oggi, si fa finta di non vedere, di non ricordare… sordi che non vogliono sentire…
    Peccatori per i quali si spalancheranno le porte dell’inferno.
    Ma un inferno terreno, fatto di deformità, dolore e morte: è quello che è già accaduto.
    E’ quello che annuncia la Guernica di Picasso.
    E’ quello che indica la tragedia di Chernobyl.
    Saprà, l’uomo, ascoltare?
    Non so, non posso rispondere per tutti.
    Io, però, la mia risposta l’ho data.
    Alla mia vita.

    Un abbraccio, cara Fausta.
    Piero

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