FALLE

Photo by Pierperrone

Photo by Pierperrone

Mi piace quando nel cielo si aprono delle valli profonde fra le nuvole alte come montagne che stanno lassù in equilibrio precario e corrono impazzite, inseguendo chissà quali fantasmi, sospinte da forze misteriose, immani, sfuggenti…
Mi piace quando in quel mare di dura pietra grigia e gorgogliante si aprono scie profonde, scavate da chiglie di naviri immaginari posseduti dalle forze ìnfere degli imponenti venti che spazzano i cieli profondi.
Mi piace quella lotta di forze sovrumane che ci sovrasta e ci domina da lassù, da quelle altezze prominenti.
Mi piace perchè da quelle valli in mezzo ai monti dell’immaginario ci si parano innanzi vie inaspettate, vie che svicolanbo verso impreviste direzioni, e le rotte improbabili del pensiero si allargano sui lati nascosti del mondo.

Mi piace stare a guardare il mondo.
Quel mondo, lassù.
Come un bambino, ancora, oggi, ora, come era allora, quando ero un bambino.
Mi piace il senso di meraviglia che provo quando scopro qualcosa di nuovo e d’inaspettato.
E’ lo stesso sentimento, ancora oggi, che mi dava vita quando ero bambino, quel sentimento che esplodeva col batticuore d’una sorpresa inattesa.
La meraviglia.
Lo stupore.
Oggi, che non sono più un bambino come allora, anche se conservo una certa predisposizione per quella meraviglia, ho imparato che esiste uno sperdimento ancora più forte.
L’alto.
Il sublime.
E’ lo stupore.
La profondità che coglie, e accoglie, ciò che nella meraviglia svetta verso i cieli.

La meraviglia sta nell’inaspettato apparire di qualcosa che sorprende.
Una notte.
Illuminati da uno sguardo distratto che s’alza involontariamente verso il cielo.
Noi, che siamo soliti menare la vita nel buio di città abbagliate dai lampioni.
Noi che consumiamo i nostri giorni stando curvi sotto l’alienante gragnuola delle incombenze quotidiane.
Noi, che i nostri giorni ci cadono addosso mentre viviamo ciechi, e indifesi…
D’improvviso, una visione.
La luna d’argento.
Candida e pura come una vergine santa.
Che ci lascia meravigliati.
Mi lascia meravigliato sempre, quella luna fatta di bianche fiamme di luce.
Come se io, quella luna così, bella e dolce oltre la comprensione dei sensi, non l’avessi mai vista prima.
E’ la meraviglia a sorprendermi, in quelle notti così.
La meraviglia del cielo stellato dei poeti nella nera notte della vita.
Un’apparizione sempre nuova.
Uno spettacolo mai visto prima.

Lo stupore, però, è cosa diversa.
Alla sorpresa aggiunge qualcosa.
Qualcosa che ha a che fare, forse, con la coscienza del mondo.
Quando il muro compatto delle nuvole pesanti di pioggia all’improvviso si spacca sotto il colpo di maglio del vento impetuoso, dalla voragine aperta s’effonde la meraviglia della vita luminosa che riprende a brillare.
La meraviglia sta in alto, lassù, svetta incantata, e ci addita le cose, lassù, col dito sporto, diritto.
Lo stupore, invece, è profondo.
E sprofonda nell’intimo oscuro.
Lo stupore attraversa le valli, impervie, che s’aprono in cielo, là, in alto, e faticando, affaticato, esausto, si riversa nel cuore, si riposa, estenuato, dopo il faticoso cammino.

Un bombardamento invisibile ha demolito, oggi, le difese antiaeree poste a protezione di una sconosciuta potenza invisibile che abita le rarefatte altezze del cielo.
La nera protezione delle mura di Gerico è franata.
Un crollo pauroso.
Una Scossa tellurica.
Un terremoto.
Violento, s’è rotto, improvviso, l’equilibrio della natura.
Imbronciata da ore.
Ha ceduto.
Una falla nella nera diga che argina il mare di luce. Ecco.
Senza preavviso, s’è riversata sul mondo, inebetito di sotto, una tempesta abbagliante.
Fiumi e correnti hanno pervaso, contorcendosi in nodi di flutti impazziti.
Forze immani si sono scatenate sul mondo.
E noi, inani, impotenti, siamo rimasti stupiti.

Stupore è lo sconvolgimento che sommuove l’animo mio nel momento in cui ho alzato gli occhi verso quel cielo rotto di luce.
Timoroso, un poco impaurito.
Eppure felice.
Qualcosa è accaduto.
La natura è là, sopra di me, in mia presenza si mostra, duetta insieme con me.
Non sospetta d’incuter timore.
Stupore.
Sconvolgimento.
Come quel cielo.
Sconvolto dalla tempesta di luce.
Montagna di vapore madido, evaporata così, come una scalpitante mandria al galoppo che si perde nel nulla
Battaglione di giganti sconfitto dai colpi inferti con cruda violenza del maglio di luce.
Adamantino mare di vampa che aleggia, eternamente sospeso, al di sopra del mare di nuvole nere.

Quali potenze, quali forze, quali leggi regolano il mondo della natura, nel quale mi perdo, io, minuscola parte, quaggiù?
Corro a ripararmi.
Tremo.
Temo d’esser spazzato via nel mare di dardi di luce.
Raggi acuminati e abbaglianti.
Dorate frecce scagliate da una divina sconosciuta creatura.
Un mostro impazzito di felicità improvvisa.
Quali regole governano il mondo, allora?
Intuisco che non bastano le mie conoscenze delle leggi naturali.
Non mi spiegano un fenomeno così naturale.
Cosi maestoso, e imponente, incute il primordiale timore che atterrisce le bestie.
Nessuna equazione matematica può definire con esattezza ciò ch’è accaduto, oggi, lassù.
La scienza è mera approssimazione razionale alla realtà.

Il cielo è scosso da quella frana che mi precipita addosso, di là.
Istintivamente, alzo la man, vorrei proteggermi, anche se il cuore lo sa, è solo un meravigliato stupore.
Forze fuori controllo che non riesco a spiegarmi.
Ma non teme davvero, il mio cuore.
trema, soltanto.
E gioisce.
Impazzisce di gioia, timidamente nascosto sotto al giubbetto impermeabile che tengo ancora stretto sul petto per non lasciarmi inzuppare di luce i vestiti.
Senza volere, corro a proteggermi gli occhi con gli occhiali da sole.
Qualcosa mi frena.
Sto facendo torto al mio sguardo.
Vuole bearsi, felice, di quel boccale di luce.
Vuol tracannare l’intero fiasco, la botte e la vigna.
Fino alle radici della vita del mondo.
Vuole vedere dove inizia quel mare che trabocca dalla breccia che s’è aperta nel muro che, fino ad un attimo prima, stava ancora ben ritto sopra di me.
Occorrono, quegli occhiali, davvero a qualcosa?
Possono forse frapporsi fra la marea che mi sommerge e la mia misera, umile, zattera sballottata, qua sotto?

E’ una marea di onde.
Riflessi e mille colori.
Un mare di pesciolini d’oro e d’argento che guizzano, in banchi, continenti infiniti alla deriva, felici.
Il mio ombrellino calzato sugli occhi è vana difesa.
Inutile protezione contro la gioia che sale.
La calma marea degli oceani, là, sul mio capo, sommerge il nord della terra, ricopre lo zenith, sommerge il cielo dove incombe il volubile mostro bonario.
S’imbroncia, ruggisce, brontola.
Pio, calmo, poi, pigramente, sazio d’avermi fatto paura, si stende ai miei piedi.
Vuol farsi accarezzare, mansueto, il musetto che brilla di riflessi argentini e dorati.

Ecco.
Le valli, le falle, le brecce, s’apron nel cielo come ferite profonde.
E raggiunge quaggiù, il mio cuore di bambino stupito, la marea di sensazioni nelle quali mi piace annegare.
E’ un attimo.
Dopo la morte – la morte, si di una morte stiamo parlando – dopo la morte è il tempo della resurrezione.
Stupore è tornare al mondo di nuovo.
Dopo essere morti.
Sotterrati dal mare di magma che ci scorre inesorabile e lento sul capo.
Dal cielo, precipitano altezze infinite di fuochi.
Oh, come mi piacerebbe fare a ritroso il viaggio che quella massa infuocata ha compiuto!
Raggiungere il cuore del sole che l’ha generata.
Cavalcare l’acuminato raggio che s’è infitto, qui, al centro del mio iride che la lente degli occhiali non ha saputo salvare!
Vorrei domare l’indomito bestia impazzita.
Galoppare per tutte le piste dello sconfinato universo.
Come invidio gli astronauti che hanno visto la celeste palla del mondo da quell’altro punto di vista!
Lo stupore delle leggi contrarie.
La meravigliosa esperienza di vedere l’impossibile!

2 thoughts on “FALLE

  1. Non riesco a trovare le parole per dirti la bellezza del tuo post….ma è tutto questo che provo anche io mentre mi perdo nel cielo, nel mare, nel verde di un bosco…..
    Tutto intorno è meraviglia e stupore, tutto è sorpresa….
    Incanto che mi fa perdere la cognizione del tempo…..

    Mi piace

  2. Cara Fausta,
    il cielo è sempre là, una casa per tutti.
    Le sue porte sono aperte e la sua voce racconta le meraviglie che incantano il cuore.
    Ogni uomo che guarda verso l’alto, trova nel cielo un abbraccio materno, un’accoglienza celeste… sai che lo dico in maniera laica, ma so bene che quando quell’accoglienza celeste si manifesta come una presenza, lì, per chi crede, si manifesta Dio.
    Padre che abbraccia.
    Il cielo.
    Abbraccia tutti.
    Non scaccia nessuno.

    Un caro saluto
    Piero

    Mi piace

I COMMENTI SONO GRADITI

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...