Il sorrisino €sarcastico dei misuratori di zucchine.

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Lo ribloggo perchè il tema è molto serio ed attuale.
Dal blog di Paolo Popof, che ringrazio, prendo questo articolo, che è interessante davvero.
Vorrei che i commenti, se ce ne saranno, andassero a fondo su questo argomento, perchè il nostro presente è strettamente dipendente dai rapporti con la UE e con i rappresentanti dei popoli, dei governi e della burocrazia d’Europa.
Grazie

Aggiungo, come stimolo di riflessione e per esprimere il mio pensiero sul tema, il commento che ho postato sul blog di Paolo:

Caro Paolone,
il tema dell’Europa capita proprio puntuale. Adesso si andrà a votare – a maggio prossimo – e sarà, diciamo così un bagno di sangue.
L’Europa, per me, è indispensabile: questo lo premetto subito, perchè se l’Italia è uscita dallo stato medievale (ma ci è uscita veramente?) in cui versava negli anni ’70 del secolo scorso e se non ha fatto la fine dell’Argentina nel 1992 e nel 2008/2009, dobbiamo dire grazie ai lacci europei.
Inoltre, ai nostri legami con l’Europa tanto stretti da strangolarci o quasi, dobbiamo (anche) altri due risultati straordinari:
1. Il nostro potere d’acquisto è come quello di un francese, di un tedesco, di un inglese, un americano o un giapponese (+/-). Ci costa in termini di “manovre”, “vincoli” e “perdita di sovranità”, ma se ancora possiamo andare in giro per il mondo come cittadini del 1^ mondo (sempre +/-), lo dobbiamo ancora all’UE.
2. Se l’Italia non è naufragata sotto lo tsunami berlusconiano, ancora lo dobbiamo all’UE, che ha rappresentato il parametro di raffronto, se non il “primo motore mobile (ma non era immobile, per Aristotele il primo motore della creazione?)” che ha spinto per tenere a galla la democrazia italiana (non sappiamo ancora se ci sia riuscita davvero. E, comunque, non lo ha fatto per generosità. Ma solo per convenienza: il mercato italiano è importante, non lo si può mandare a … farsi friggere. Una volta, avrebbero mandato un esercito di lanzichenecchi a conquistare le nostre contrade, dovendosi sobbarcare, però, anche l’onere di sfamare i morti di fame. Oggi, è più facile e meno oneroso, basta tener vivi i mercati/democrazia).
Premesso questo, vado al punto.
I sorrisetti (di oggi e di ieri), la teoria dei “compiti a casa”, eccetera.
Mettiamo a parte l’arroganza sussiegosa dei politici (Sarkomerkel) e dei tecnici (Barrompuy) ed i sentimenti che ci provoca: quei sentimenti sono lo specchio dei sentimenti che l’Italia – giustamente , secondo me, ancora oggi – suscita in Europa: ma ci pensate, ancora siamo il paese il cui parlamento ha votato per “la nipote di Mubarak” e che parla impunemente di “4 golpe italiani”, “un complotto europeo” e di “colpo di stato dei giudici comunisti”. E non è il nostro popolo quello che sta per votare come primo partito alle prossime elezioni europee quello messo su da un imbonitore di piazza, ex comico, arricchito con i proventi di televisioni e pubblicità, reso celebre dalle amicizie con Pippo Baudo e i direttori generali RAI, e che oggi si spazza per un cristo sceso in terra assieme ad un sodale di cui nessuno, fino a pochi mesi fa, conosceva neanche il nome?
Voi, ad un popolo così, non ridereste in faccia?
Ma condivido che si tratta di arroganza, quando si mostrano quei sorrisetti stronzi.
Sarkomerkel non sono molto migliori e neanche Barrompuy: scandali e incompetenza affliggono pesantemente anche loro, senza parlare dei deficit eccessivi che fingono di non vedere ed i tassi di crescita economica da prefisso telefonico.
Ma quello che vorrei dire è che dell’Europa abbiamo bisogno.
E che la linea cosiddetta “del rigore” non è altro che una delle linee politco/economiche possibili, quella di destra.
E se la si chiamasse col suo nome, politica di destra, si potrebbe provare a costruire una linea politico/economica diversa (stavo per dire “alternativa”, ma mi mette quasi paura quel termine, siamo troppo mologati per usare un termine così normale, ma importante).
Senza pensare ad alternative rivoluzionarie (ma in Sud America, ci stanno costruendo il boom dei Paesi emergenti di quell’area. Inoltre, cosa sono le politiche della Cina? Non sono alternative rivoluzionarie (o controrivoluzionarie, se vi va) che negano i principi “nostri”, tranne quello di arricchirsi? Quindi si deve tenerne conto, viste le dimensioni e la necessità di combatterle (o controbatterle) …
Ma senza pensare ad alternative rivoluzionarie, si può parlare di alternative.
Quelle di Giappone e Stati Uniti, per esempio.
Espansive e forse (quasi) iperkeynesiane.
La cosiddetta “patrimoniale” (che per esempio ha inasprito Cameron, noto comunista inglese infiltrato tra i conservatori) è la forma privilegiata di tassazione preferita dai capitalisti americani ed europei e ce la consigliano vivamente…
Voglio ancora dire che un’Europa senza democrazia non può andare avanti: a maggio sbatterà il grugno contro gli “euroscettici” perchè il voto di maggio non serve a niente o quasi: è solo il megafono di che vuole farsi notare perchè è escluso dalla tavola imbandita dei potenti veri. Che sono quelli che decidono.
I potenti veri, oggi, sono quelli che decidono cosa devono fare gli altri popoli.
Irlandesi, greci, portoghesi, spagnoli, italiani… ci sono altri che sono disposti ad obbedire senza dire la loro?
La situazione di oggi è questa: a casa mia, stiamo pieni di debiti.
Io guadagno più di tutti.
Mia moglie, sopravvive facendo debiti, finchè può.
Mio figlio ha smesso anche di fare debiti, vive facendo la raccolta nei cassoni dell’immondizia (comunque non riesce a morire di fame, non è riconosciuta l’eutanasia).
Allora, io ho deciso che taglieremo i consumi di mia moglie, la meterò a fare la raccolta dei cassoni dell’immondizia e mio figlio lo castigherò mettendo una tassa sulla raccolta nei cassoni dell’immondizia.
Io posso stare tranquillo.
Presto, redenti, mia moglie e mio figlio, spossati e felici, torneranno a chiedermi in prestito la macchina e forse gli pagherò una serata al cinema.
Tanto, sono l’unico ad avere macchina e biglietti.
Se questa famiglia rispecchia le politiche europee del rigore, mi viene il dubbio che si possa/debba prestissimamente cambiarle!
Infine Renzi (solo un flash): non vorrei mai che fosse la famosa rana dalla bocca larga
(per una versione simpatica della storiella cliccare qui:
http://web.tiscali.it/bettinelli/la%20rana%20dalla%20bocca%20larga.htm).

libera...mente

CatturaA me le scelte di Renzi non piacciono molto, anzi per niente, ma vedere la foto di quei due con il sorrisetto ammiccante (cliccando sulla foto ci si collega al filmato) perché si sentono forti di un’Europa che sa scegliere la dimensione delle zucchine o il diametro delle pizze, un’€pa che sa e tace sugli intrallazzi dell’expo prossimo venturo, un’€pa che si trincera dietro i numerini imposti dalla BCE e poi sfodera quel sorrisetto ironico che ricorda quello di Sarkozy e Merkel, il sorrisino  di quei due che devono dire grazie all’Italia che partorisce Draghi e non solo bungabungaman, mi ha dato proprio fastidio. Insieme a mister B ormai è sparito anche l’altro gigante del sorriso ironico Sarkozy, ma oggi quel sorrisino fra Barroso e Van Rompuy è davvero fastidioso. Certo l’eredità del ventennio nanista è dura, ma una volta tanto si sente qualcuno che mette sul piatto della bilancia non…

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