PHRAESIA [Canto di un fiore. Canto della Bellezza]

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Quando me la ritrovo davanti non so trattenere il brivido che mi suscita.
E’ una questione di sensibilità.
La pelle s’elettrizza, prende odore e vive!
Un palpito batte forte e sussulta, tutto, il cuore .
Si riflette l’eco di quel colpo e corre sui fili delle vene, come una corrente che accende e brucia, arde, fulmina…
Nelle tempie pulsa il lampo, in un attimo, e tutto s’illumina, intensamente.
E l’onda che viene dal profondo, rullando e bussando, colpisce, impetuosa, potente.

La vibrazione dura quel tanto che basta a tendere tutto il corpo.
Come il soffio di vento che, nel sole limpido di marzo e tiepido, scuote il fiore, in piedi, un poco emozionato sul suo sottile stelo.
Me la ritrovo davanti agli occhi e non so trattenere il brivido che mi provoca.
Ogni volta e ogni volta.
E ogni volta, sì, è lo stesso.
Sbatto le palpebre e mi stupisco, sempre.
Sempre come la prima volta.
E più la vedo e più mi stupisco e trasecolo e inghiotto saliva che in gola si strozza.
E’ sempre, l’emozione, sempre la prima.
La stessa.
Sempre.

Io sono il figlio di un dio, se la natura, ogni volta, mi grazia di questo dono.
O sono io la casa del dio.
O, forse, il mio cuore è la casa, per lui.
Qualcosa di sovrannaturale avviene, ogni volta, in una briciola di di tempo così fragrante, e intensa.
L’umano che son io si schiude.
La infinita intensità della vita si squilibra, espansa a fiotti nel mio cuore, e mi sconvolge.
Turbina in un vortice e si turba, ma non esita.
E infine, con un boato, esplode, l’emozione.

Qualcosa accade alla mia materia.
In un breve istante, il grilletto scatta e parte il colpo.
Il corpo resta ferito e sangue fiotta dalle labbra appena aperte.
Caldo, pulsa e sgorga e lo sento, denso, scendermi il rosso miele sulle dita.
E, goccia, a goccia, piovere e nutrire terra, a sazietà.
La memoria prende forma e si fa materia il tempo mentre il cuore musica una carica impazzita.
Torma di cavalli imbizzarriti scalpita e di lontano sopraggiunge il rombo.
E apro le mie porte, m’arrendo.
Felicemente offro il petto e cedo il mio stendardo.
E’ il piacere acuto della sconfitta repentina.
Il piacere che la chimica non sa spiegare ancora.

Non occorron più parole per dir di questi studi.
Ogni corpo sente l’intenso brivido salire.
Il corpo è muto, si sa, quando vuol godere dei suoi reconditi segreti.
La pelle contagia la pelle che la sfiora e v’è, da questa, un sùbito contagio.
Nè è più possibile, oramai, arginar la dilagante epidemia.
Nè, prescriver alcuna quarantena.
E’ la malattia, nel corpo, che rapida s’avanza.
Un’invasione, un’infezione, un flusso d’influenza.
Ardenti febbri che rovinosamente dappertutto avvampano le membra.

6 pensieri riguardo “PHRAESIA [Canto di un fiore. Canto della Bellezza]

  1. Incredibile diavolo d’un uomo!!! Sottoscrivo ogni sillaba di ciò che magistralmente hai descritto; mi appartiene e, perchè le fresie sono il mio fiore preferito per il loro profumo penetrante, per lo splendore dell’eleganza della semplicità delle linee ma soprattutto perchè ogni anno mi procurano emozioni vere. Hai ragione a dire che siamo la casa di Dio e che il nostro cuore è la Sua casa..quando in purezza due Sue creature s’incontrano sono certa che un brillìo s’accende nei Suoi occhi.Grazie, è bello leggerti.

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  2. Non solo per le fresie si scatena il cuore ed esplode e mi lascia senza fiato ma per ogni più piccola creatura dei prati che si risveglia a primavera. Per la perfezione, per l’amore che vi leggo, perché quando guardo un fiore, dal più piccolo che occhieggia nel prato al più colorato e profumato, quello è lì per me e tutto questo mi fa felice!

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  3. Cara Vera, grazie.
    Per me queste fresie sono una metafora per parlare della bellezza.
    Bellezza in senso generale.
    E’ lei, la Bellezza che provoca brividi, quando ce la troviamo davanti.
    Qualunque forma abbia.
    Un corpo, un fiore, un volto, un paio di occhi, un panorama, un’opera d’arte, un vecchio rudere, una rupe, un fiume, un lago, il mare, un riflesso, un raggio di sole, un arcobaleno e… un amore.
    E’ un brivido che anima e scuote.
    E’ una scintilla e ci rende divini: tempio, casa del dio.
    Una cosa tutta umana, che porta l’uomo al di là della finitezza umana.

    Un abbraccione, cara Vera.
    Piero

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  4. Fausta, anche tu condividi questo fuoco.
    La Bellezza che arde nei nostri cuori!
    E’ un fuoco che riscalda il cuore e l’anima, il corpo e lo spirito.
    E ci rende veramente vivi.

    Un abbraccio,
    Piero

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  5. Abbiamo bisogno di bellezza, quella vera, quella scoperta e non imposta, quella che fa nascere il brivido e fa niente, se nasce solo in noi… Se succede, quella è bellezza vera. Basta che uno solo senta quel brivido e quel dettaglio è ciò che deve essere. Che sarebbe comunque, anche senza di noi, perchè la bellezza esiste di per sè. Ma è felice, credo, quando qualcuno si sofferma e ne gode, la fa diventare parte di sè, si fa fecondare da essa e darà, prima o poi, un qualche frutto. Una pagina, un dipinto, un pensiero, un cambiamento di rotta, un’idea nuova, un semplice sorriso, un attimo di felicità.
    Grazie… 🙂

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  6. La Bellezza, Patrizia mia cara, è carburante per vivere.
    I fiori, le fresie, sono un simbolo come un altro.
    Potrebbero essere due occhi azzurri, o neri, o verdi, due spalle forti, due seni rotondi, due parole dolci, due note, due gabbiani, due colombe, due passeri, due passanti, due fanali nella sera, due passi persi nel buio… o anche uno solo, un raggio di sole, un soffio di vento, un riflesso su una finestra, un ramo di un lago, una cima di un monte…
    La bellezza abbraccia tutto, è il nostro esser vivi, il nostro amore per la vita…
    Ecco, è così, senza Bellezza non c’è vita.
    Perchè, come dici tu, è quel dettaglio che è ciò che deve essere, un dettaglio che sta al posto suo, proprio lì, al centro del nostro cuore.

    Un bacio,
    Piero

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